Isola per tutto l’anno

L’isola del Giglio fa parte dell’Arcipelago Toscano, ma assieme alla piccola Giannutri ed alle Formiche di Grosseto costituisce un arcipelago nell’arcipelago.

Nel corso di questa ultima primavera una violenta polemica ferve sull’isola: come le altre sue sorelle dell’arcipelago Toscano, anche il Giglio è inserito nel progetto di istituzione dei parchi marini, e la sua popolazione sembra non aver affatto accettato di buon grado questa “offerta di protezione” dalla parte della realtà ministeriale italiana. Senza voler entrare nella polemica e senza, volutamente, prendere in esame i confini delle zone sottoposte a restrizione, ma solo considerando le realtà di altre zone elette a “santuario naturale”, bisogna ammettere che i timori dei gigliesi non sono del tutto infondati. Forse, infatti, nel nostro paese le parole “protetto” e “proibito” sembrano avere significati sovrapponibili, almeno nella lingua parlata nelle stanze dei ministeri. Difficilmente, infatti, nelle realtà già inserite nella lista delle aree protette si è riusciti a raggiugere un compromesso tra protezione, chiusura totale e possibilità di fruizione del patrimonio naturale in questione. Un esempio lampante di ciò è nella zonazione del parco di Giannutri, dove è possibile per la legge ancorare su tutti i fondali ricoperti dalla delicata prateria di posidonia, mentre sono proibite navigazione, ormeggio, immersione e quant’altro in tutte le aree prospicienti impervie coste a falesia. Come se qualcuno si sognasse di filare la propria ancora su di un fondale di sessanta metri, e come se, in definitiva, un’ ancora appoggiata sulla sabbia potesse rovinare più di una aggrappata alle matte della prateria di posidonia. Un po’ di buon senso avrebbe forse portato a chiudere una baia dal fondo a posidonia ed un’area prospiciente una falesia, lasciando aperte altre due aree analoghe. Forse proprio qualcosa del genere preoccupa oggi i gigliesi, e forse dovrebbe preoccupare anche ogni appassionato di mare, d’accordo, in linea di principio, con l’istituzione di zone protette, ma sempre realizzate con un pochino di buon senso in più, e, soprattutto nella considerazione della fondamentale importanza della fruibilità di un santuario naturale, e non nella miope ottica di inutili chiusure totali. A tutt’oggi non conosciamo il risultato della polemica e non vi sono ancora restrizioni di sorta, se non quelle imposte dal buon senso di noi appassionati di mare.

Partiamo dunque per un veloce giro dell’isola, evidenziando i punti di ormeggio più caratteristici e le più belle zone per l’immersione subacquea. Iniziamo dal piccolo porto. Fino ad oggi due banchine offrivano la possibilità di un comodo ormeggio, almeno in quei periodi lontani dal sovraffollamento estivo quando la terza fila era la norma. Nel mese di marzo di quest’anno, durante la realizzazione di questo servizio, erano in atto lavori di posa di una serie di catenarie per la creazione di boe d’ormeggio fisse. Non ci resta dunque che aspettare la bella stagione per riferire circa l’esito del nuovo assetto dello specchio d’acqua. In piena stagione è comunque consigliabile passare la notte alla fonda in una delle tante protette cale dell’isola. Non ultima proprio l’ampia insenatura che si apre a nord dell’imboccatura del porto, protetta dai venti settentrionale ed occidentali. A fianco del molo dei traghetti della Toremar, un lungo pontile galleggiante ci segnala il distributore di benzina.

Dal porto dirigiamoci verso sud, verso un gruppetto di isolotti distanti poche decine di metri. Siamo alle Scole, un punto particolarmente indicato per l’immersione subacquea e per la pesca alla traina a dispetto della vicinanza al traffico del porticciolo. Sia per la pesca che per l’immersione il punto migliore è rappresentato dallo scoglio più piccolo, dalla forma tondeggiante, proteso verso il profilo dell’isola di Giannutri. Qui, sul lato meridionale, ci aspetta una serie di belle pareti ricche di gorgonie rosse, oltre alla statua di una madonna posta in una nicchia a circa venti metri, e l’ancora di una nave con relativa catena, finita quaggiù per chissà quale ragione.

Da questo punto individuiamo con chiarezza l’ampia baia delle Cannelle, chiusa in fondo da una bella spiaggia di sabbia candida raggiungibile da terra per mezzo di una stradina stretta ma ben asfaltata. All’interno della cala, aperta ad oriente, siamo ben protetti dai venti di libeccio, ponente e maestrale.

Scendendo ancora verso sud, doppiamo Capo Marino ed avvistiamo la piccola spiaggia Caldane. Poco al largo del capo si estende un fondale pianeggiante e roccioso, buono per la pesca al bolentino. Piuttosto bella la passeggiata lungo il sentiero che congiunge in un paio di chilometri la spiaggia delle Canelle con quella delle Caldane. Rettilinea, rocciosa, priva di insenature la costa da punta Torricella a punta Corbaia, che segue un andamento decisamente nord-sud. Per gli appassionati subacquei lungo questo tratto di mare si trovano due bei punti di immersione: Zampa di Gatto e la secca della Murena. Si tratta in realtà di una imponente linea di contrafforti rocciosi che si sviluppa parallela alla costa dalla quale è separata da una vallata dal fondo sabbioso a circa trenta metri. Piuttosto facile individuare la struttura sommersa con un qualsiasi ecoscandaglio partendo dalle rocce della costa ed uscendo perpendicolarmente per qualche decina di metri.

Arriviamo così finalmente in vista della Punta del Capel Rosso, estremità meridionale dell’isola, sormontata dal caratteristico faro. I fondali della punta rappresentano un vero paradiso per i subacquei, che potrebbe però tramutarsi in un inferno al momento della risalita, a causa dell’intenso traffico di natanti specialmente durante la bella stagione. In ogni modo, per trovare i fondali più belli, ormeggiamoci in una piccola caletta ben visibile ancora nella costa orientale. Di là scendiamo e seguiamo il contatto roccia e sabbia. Giungeremo in breve ad una serie di speroni rocciosi che parallelamente si spingono verso il mare aperto. La limpidezza dell’acqua, la ricchezza di pesce e gorgonie possono rendere questa immersione fantastica. Ma attenzione: siamo in zona di forti correnti e in breve raggiungeremo i quaranta metri di profondità. La zona di Capel Rosso è anche la migliore dell’isola per la pesca alla traina.

Iniziamo a risalire il versante occidentale costeggiando un tratto roccioso e privo di insenature che sale approssimativamente verso nord-ovest, fino alla massiccia punta del Serrone. Al largo di questa troviamo un’altra secca ottima per l’immersione subacquea. Guardando a nord scopriamo uno scoglio allungato e basso sull’acqua: lo scoglio di Pietrabona, che prosegue sotto la superficie con una serie impressionante di ampie spelonche roccciose. Oltre lo scoglio, una piccola cala ci offre un discreto ormeggio per passare una giornata tranquilla in un magnifico ambiente naturale. Tutto questo tratto di costa, infatti, è impervio e selvaggio.

Poco più avanti, la angusta cala del Corvo ci offre un buon riparo dai venti settentrionali ed orientali fino allo scirocco. Attenzione con tramontana e grecale al vento che si incanala e si rinforza scendendo lungo la stretta vallata sovrastante la cala. Il versante sud occidentale dello scoglio del Corvo offre una fantastica immersione su di un impressionante fondale di maestosi picchi e guglie stagliati nell’acqua limpida e ricchissimi di fauna mediterranea. Immersione riservata però ai più esperti.

Di qui, volgendoci a nord, possiamo ammirare una impressionante e dirupata falesia. Siamo nel tratto di costa in cui il granito, caratteristico del Giglio, lascia il posto alle rocce calcaree che ci accompagneranno fino al seno del Campese. Noteremo certo la differenza nella morfologia della costa e della roccia, ma anche nella copertura vegetale. Il luogo migliore per passare una giornata in ammirazione della bella natura gigliese è la cala dell’Allume, caratterizzata da un fondale basso e buon tenitore, protetta dai venti settentrionali e orientali. Facile e divertente l’immersione ai piedi dello scoglio grande che emerge al centro della cala, traforato da divertenti grottini. Da non mancare un giretto sulla spiaggia alla ricerca di piccoli cristalli di pirite nei pressi degli ingressi della vecchia miniera. Anche la cala dell’Allume è raggiungibile a piedi per mezzo di un sentiero che parte dal paesino di Campese.

Oltre l’Allume doppiamo la punta di Mezzofranco e filiamo dritti verso nord, verso il faraglione di Campese. Facciamo estrema attenzione in questo tratto: il fondale è roccioso e poco profondo e, a parte il rischio di finire con la chiglia contro qualche scoglio, potremmo investire qualche apneista che si è avventurato lontano dalla costa intento nell’osservazione del basso fondale e magari privo del regolamentare pallone segnasub.

Doppiato il Faraglione, entriamo nel seno di Campese, caratterizzato dalla spiaggia più bella ed estesa dell’isola, in estate sede di attrezzati stabilimenti balneari. Proprio sotto la torre si trova un porticciolo per piccole imbracazioni. Nella cala, protetta dai venti meridionali ed orientali, si può passare una notte tranquilla all’ancora sul fondale sabbioso e poco profondo. Proprio davanti al campeggio, a nord della torre, una secca rocciosa pericolosa per la navigazione si innalza fino a due metri dalla superficie: la secca dei Pignocchi.

Più estesa, pericolosa, proprio sulla rotta che ci porta verso la punta del Fenaio, troviamo la secca di punta delle Secche. Si tratta di un punto splendido per le immersioni subacquee ed ottimo per la pesca alla traina. Visto il notevole traffico in questo tratto di mare, non si dimentichi mai di segnalare accuratamente la presenza del sub in immersione.

E saliamo ancora verso nord, fino alla punta del Fenaio, dove una spettacolare parete attende i sommozzatori sul versante occidentale, proprio sotto al faro. Dopo l’immersione, in una giornata caratterizzata da venti meridionali, possiamo passare una giornata di relax all’ancora a ridosso di un tratto di costa che si sviluppa da est ad ovest. Circa un chilometro al largo una splendida secca sale fino a circa venticinque metri da un fondale sabbioso di ben oltre sessanta. Oltre la Punta del Morto incontriamo la bella cala Calbugina, ben protetta da tutti i venti meridionali. Al largo della cala, verso levante, scopriamo la celebre secca della Croce che sale fino a circa tre metri da un fondale che sul lato esterno raggiunge i cento. La costa fino a punta della Campana non offre ridossi o cale di rilievo. Oltre la punta troviamo invece un ampio seno diviso in due da punta dell’Arenella che protegge un’altra delle poche spiagge dell’isola del Giglio. In estate la spiaggia dell’Arenella, già di per sé piuttosto piccola, è quasi del tutto occupata dalle strutture dello stabilimento balneare. Oltre la spiaggia, arriviamo all’incantevole e minuscola Cala Cupa, aperta a settentrione, ma protettissima da tutti gli altri venti. Sul suo fondale sabbioso profondo tre metri si può agevolmente ancorare una piccola imbarcazione. Doppiata la punta del Lazzaretto e la punta della Gabbianara, ci troviamo nell’ampio golfo che include anche il porto del Giglio. E’ qui, alla fonda nella cala, al di fuori dell’antemurale, che vi consigliamo di passare la notte durante gli affollatissimi mesi estivi.

NOTIZIE UTILI

COLLEGAMENTI: Porto Santo Stefano, centro più importante dell’Argentario, è il porto di partenza per raggiungere l’isola del Giglio. Sono due le compagnie di navigazione che effettuano il collegamento con traghetti: la Toremar (tel.di Santo Stefano: 0564-810; di Giglio Porto: 803 809.349) e Maregiglio (Telefono di Santo Stefano: 0564-812.920 e di Giglio Porto: 809.309). La traversata dura circa 50 minuti. Sull’isola il collegamento fra i tre centri, Porto, Castello e Campese, è assicurato dai pullman della Autolinee Brizzi (tel. 0564-804.055)

PER LE IMMERSIONI: rivolgetevi al Dimensione Mare Giglio Diving Centre (via Thaon de Revel, Giglio Porto tel 0564 – 809096 – 809558 fax). Il centro immersioni è aperto tutto l’anno e con le sue imbarcazioni organizza ogni giorno immersioni guidate sui fondali dell’isola, nonchè corsi sub di ogni grado e specializzazione con rilascio di brevetti internazionali SSI.

PER VISITE NATURALISTICHE: potete rivolgervi alla guida autorizzata dell’isola, Marina Aldi, al numero 0564-806.096

FESTE TRADIZIONALI: Il 10 agosto a Giglio Porto si svolge il Palio marinaro, che vede contrapposti i tre rioni dell’isola. è un evento popolare che dura tre-quattro giorni con feste di piazza, manifestazioni varie e fuochi aritificiali. La sera del 15 agosto si terrà la tradizionale processione in mare in onore della Madonna protettrice dei navigatori, la Stella Maris; e contemporaneamente un gruppo di sub depporrà una corona di fiori alla Madonnina subacquea delle Scole. I festeggiamenti di metà agosto si concludono il 16 agosto, con la festa del patrono del Campese, San Rocco. Il 15 settembre è la volta di Giglio Castello di festeggiare il proprio patrono, San Mamiliano, con 3-4 giorni di feste, balli, fuochi artificiali e persino il palio degli asinelli.

PER SAPERNE DI PIU’ SULLE IMMERSIONI: potete consultare la guida subacquea “Giglio, Formiche, Argentario, Giannutri” realizzata da Roberto Rinaldi per La Cuba Editrice

PRO LOCO: Per qualsiasi tipo di informazione rivolgetevi alla Pro Loco dell’Isola del Giglio che risponde allo 0564-809.400

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