Isola Miseno mmare, fumarole, imperatori

La zona che ha come centro Baia, per molti diportisti e subacquei è ancora da scoprire. Un mondo dove l’attività vulcanica è ancora viva e crea ambienti suggestivi, sulle tracce della storia.

Navighiamo da nord a sud, bordeggiamo lungo la costa del Tirreno. Come sempre, da poco oltre Ventotene, ci appare la sagoma di Ischia. Grande e massiccia. Come sempre invitante per i suoi comodi porti, per le serate mondane, per la promessa di una giornata di completo relax alle terme. E’ proprio il pensiero delle terme che innesca una serie di ragionamenti, che ci ricorda l’origine vulcanica di queste isole Partenopee. Un vulcanismo ancora oggi più che mai attivo, affatto sopito, come proprio le terme sono li a dimostrarci. Un vulcanismo che però non è proprio soltanto dell’isola di Ischia, ma dell’intero settore settentrionale del golfo di Napoli. Dal Vesuvio che cancellò e al tempo stesso consegnò ai posteri le città di Pompei, Stabia ed Ercolano, alla zona di Pozzuoli sottomessa all’implacabile bradisismo e circondata da fumarole ed emissioni di acque calde, alla punta più settentrionale e meno conosciuta del Golfo: la zona di Baia, che culmina su Capo Miseno, a sua volta affacciato sulla placida Procida.

Rotta verso il canale, dunque, tra Procida ed Ischia, fino ad entrare nel tardo pomeriggio tra i frangiflutti della pittoresca Marina della Corricella, all’isola di Procida. E’ appena iniziato il mese di giugno. Il cielo di un azzurro particolarmente intenso fa risaltare ancora di più i colori pastello delle piccole case che sembrano affollarsi sul panorama dei gozzi e delle cianciole dei pescatori ormeggiati nel porto. Dopo anni e anni di peregrinazioni attraverso gli angoli più sperduti e suggestivi del Mediterraneo, colpisce trovarsi ancora una volta attoniti, soggiogati dalla magica atmosfera, dalla serenità emanata dal piccolo porticciolo. Sembra di essere tornati indietro nel tempo, in un Mediterraneo ricco e pittoresco, nel limitato mondo delle piccole isole del passato, figlie ed al tempo stesso vittime della tradizione. La Marina della Corricella ci regala tutto questo in un pomeriggio caldo ed assolato nel mese di giugno.

Dopo una breve sosta in banchina mettiamo ancora una volta la prua verso il mare aperto. Di fronte a noi appare capo Miseno, sormontato dal bianco edificio del faro. Costeggiamo le gialle falesie, facendo attenzione a mantenerci a debita distanza dai filari di cozze che potrebbero arrecare seri danni alla nostra barca. Dopo poco entriamo nel porto di Baia dove passiamo la notte utilizzando i nuovi pontili galleggianti.

La cittadina di Baia è stretta tra il castello borbonico e il promontorio di Pozzuoli ad est. Siamo nel pieno della zona dei Campi Flegrei, una zona nella quale sono palesi le strutture degli antichi crateri vulcanici, oggi in alcuni casi occupati dalle acque di piccoli laghi. Proprio nei pressi di Pozzuoli nella zona della Solfatara si trovano ancora oggi imponenti fumarole e fanghi ribollenti. Come si sa, Pozzuoli è stata nel corso dei secoli vittima di movimenti bradisismici, che hanno avuto come conseguenza ripetuti sollevamenti ed abbassamenti di vaste zone che sono state in taluni casi portate fin sotto il livello del mare. E’ per questo che oggi nel seno di Baia si trovano i resti in buono stato di conservazione di parte dell’antica città. Baia era una splendida zona residenziale in epoca romana, rinomata fin dai tempi della tarda repubblica. Fasti e ville sontuose caratterizzavano la vita di questo piccolo centro raccolto attorno alle numerose terme naturali. Fin dal ‘700 si ebbero prove dello sprofondamento di una vasta zona a causa dei ritrovamenti casuali di numerosi frammenti, soprattutto sotto punta dell’Epitaffio.

Ed è proprio qui che, nel 1969, una mareggiata portò alla luce due statue in marmo ospitate nella nicchia di fondo di un vasto ambiente riconosciuto poi come un singolare esempio di triclinio-ninfeo. Il gruppo marmoreo rappresentava Ulisse ed uno dei suoi compagni intenti nella lotta con Polifemo. Attraverso gli anni Settanta, le ricerche a Baia avanzarono, fino ad una significativa campagna di scavo tra l’81 e l’82, condotta dal professor Gianfrotta e dal professor Andreae. Gli scavi sistematici condussero alla stesura di un dettagliato rilievo planimetrico dell’importante sito archeologico. Secondo le ricostruzioni, la imponente fontana oggi sommersa era un monumentale “stibadium”, ossia un triclinio nel quale l’imperatore Claudio banchettava con gli ospiti. Le vivande giungevano galleggiando su grandi vassoi a forma di barca, mentre sulle pareti statue e rilievi celebravano la grandezza della stirpe Claudia.

Le campagne ripresero nel 1984, mettendo in luce l’esistenza di un grande lago collegato al mare per mezzo di un canale navigabile e restituendo il rilievo di un edificio termale e di una sontuosa villa di gigantesche dimensioni. Precedute da un lastricato stradale, le terme di punta Epitaffio facevano parte del palazzo dell’imperatore e furono edificate nella seconda metà del I secolo d.C. Ancora oggi, pinneggiando sul fondale al seguito di una guida che ci indica con esattezza dove e cosa guardare, sono riconoscibili i vani riscaldati che hanno perso i loro pavimenti sospesi, ma che conservano ancora le tracce lasciate dalla camera d’aria entro la quale circolavano i vapori caldi: ne resta infatti ancora la caratteristica parte inferiore, formata da elementi in cotto. Per noi saranno però sicuramente più affascinanti gli splendidi mosaici che pavimentavano gli ambienti e che sono oggi parte del fondale marino, oppure le opere murarie, le basi di quelle che dovevano essere ardite colonne… La nostra sarà di certo una immersione unica, un vero tuffo nel passato, una immersione a non più di tre metri di profondità che tutti possono serenamente affrontare, anche chi non sia esperto, a patto che si affidi alle guide del locale centro di immersione. Dopo una esperienza di questo tipo avremo certo un motivo in più per dire che il golfo di Napoli è davvero un luogo unico al mondo.

NOTIZIE UTILI

Per immergersi nelle acque del golfo di Napoli, ed in particolare sulle fumarole e sui resti della città sommersa, ci si può rivolgere ad Antonio Cusano, titolare del Centro Mare Poseidon, proprio affacciato sul porto di Baia. Antonio è in grado di accompagnare i subacquei oltre che di fornire le attrezzature necessarie. Lo troviamo a via del Molo 14 tel 081-8687198 oppure 0335-423240. Il centro è in grado di organizzare soggiorni completi occupandosi anche della sistemazione logistica. Informazioni e prenotazioni si possono ottenere anche rivolgendosi alla Diving Tour di Sorrento Tel 081-8072900 fax 081-8071819.

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