Pantelleria Vento e profumi d’Africa

Pantelleria: selvaggia e dolce, verde e desolata, offre angoli che richiamano il grande continente al quale è vicina. E il mare ha incantesimi e storie per cui le parole non bastano.

In tempi remotissimi, un mare profondo e dal colore blu intenso si estendeva anche dove oggi sorge l’isola di Pantelleria. Osservando la superficie dell’acqua in una giornata senza vento non si poteva immaginare quanto stesse accadendo parecchie centinaia di metri più in basso: una grande quantità di materiale fuso ed infuocato si trovava compresso sotto il fondo marino. A poco a poco il magma si apriva una strada verso l’alto, fino a rompere l’ultimo diaframma di roccia ed esplodere al contatto con l’acqua: uno spettacolo grandioso, un’ immane catastrofe dall’eccezionale bellezza. Qualcosa di simile, forse, a quanto è avvenuto nello scorso secolo proprio di fronte al Porto, quando una colonna di materiali ardenti infuocò le notti pantesche. Le giovani rocce vulcaniche si accumularono le une sulle altre, salirono verso la superficie del mare, la violarono e, a poco a poco, salirono più in alto, formando cime e vallate, imponenti falesie e dolci versanti che scendevano in mare. La violenza del vento ed il furore delle onde iniziarono il modellamento della costa immediatamente dopo la nascita dell’isola. Hanno aperto anguste calette o cesellato archi rocciosi, hanno frantumato tratti monolitici e ne hanno lisciati alcuni originariamente frastagliati. Il risultato è uno spettacolo maestoso, cataste di strati di piroclastiti policrome o potenti spessori di lava nerissima e porosa, lucente di cristalli, faticosamente aggredita da macchie di vegetazione verdissima.

Allontanandoci dal mare, ci avviamo verso l’interno dell’isola. A piedi o a cavallo, attraverso antichi sentieri. Ci inerpichiamo lungo versanti ripidi ed impervi, percorriamo le pianeggianti e fertili “cuddie”, il fondo di antichi ed estinti crateri. Ovunque costeggiamo interminabili terrazzamenti, scorgiamo i segni della lotta dell’uomo con l’asprezza del vulcano: le rocce aguzze e taglienti sono state ordinate, accatastate con criterio le une sulle altre, distribuite a disegnare la superficie dell’isola di infinite curve di livello, proprio come se si trattasse di una gigantesca carta topografica. La vite e le piante dei capperi sono le colture più preziose di queste terre faticosamente strappate alla roccia. Piante potate basse, protette da muretti a secco: il vento è un loro mortale nemico. Il vento che spazza incessante l’antica Cossyra, non a caso battezzata dagli arabi “Figlia del vento”. Oggi anche qui il lavoro agricolo è stato un po’ abbandonato e spesso i terrazzi sono coperti di rovi e di piante spontanee, così come i sentieri che collegano i piccoli borghi dell’interno stanno cadendo in disuso e sono stati richiusi dalla vegetazione. Vale comunque la pena di seguirne alcuni, come quello che da Sibà conduce al “bagno asciutto”, una sauna naturale in una grande spaccatura nella roccia; e quello che da Rekale sale fino alla Favara Grande dove soffiano alcuni getti di vapore, ennesima testimonianza dell’attuale attività del vulcano. Le evidenze del vulcanismo si ritrovano ovunque nell’isola: nello spettacolare lago dello “Specchio di Venere”, tanto ricco di minerali da avere l’acqua bianca, alle numerosissime emissioni di acqua calde che si trovano un po’ dappertutto lungo l’intero perimetro costiero.

Vale senz’altro la pena di seguire il giro della costa via terra, oltre che dal mare, attraversare i deboli pendii di roccia lavica della metà settentrionale dell’isola; poi affacciarsi agli impressionanti strapiombi del lato meridionale, dove le diverse eruzioni sono registrate come alternanze di strati di colori diversi, sovrapposti gli uni sugli altri. Di tanto in tanto si incontra un “dammuso” sporto verso il mare, quasi sospeso sulla verticalità delle rocce. Il dammuso è la tipica abitazione pantesca, costruita con i materiali di cui l’isola abbonda e adatta al clima caldo dei mesi estivi. Si tratta di una costruzione a pianta quadrata, fatta di pietre laviche. I muri arrivano a raggiungere lo spessore di due metri e talvolta contengono al loro interno una intercapedine riempita di sabbia per ottenere un isolamento termico ancora maggiore di quello che già è garantito dall’esagerato spessore delle pareti. Per la stessa ragione, per proteggere l’interno dal calore dei raggi del sole, anche le aperture, porte e finestre, sono molto piccole. Il tetto è a forma di cupola con delle canalizzazioni che convogliano la poca e preziosa acqua piovana in una cisterna scavata nella terra.

Benché l’indole e la cultura dei panteschi siano tipicamente contadine, Pantelleria è oggi più apprezzata per il suo splendido mare che per i saporiti capperi o per il profumato vino moscato. Siamo al centro del canale di Sicilia, dove il Mediterraneo è più ricco e pescoso, battuto da forti correnti, attraversato da banchi di pesci pelagici. Nel corso della nostra prima visita all’isola assistemmo alla cattura di uno squalo di oltre due metri, un evento per noi, ma non per i pescatori locali abituati a quelle prede, chiaro indizio della ricchezza delle acque.

Navigando lungo le coste scopriremo un’isola bella come solo un’isola mediterranea pu- essere, affacciata sull’acqua trasparente come il vetro, diversa in ogni cala, oltre ogni punta. Piccoli borghi si affacciano spesso sull’acqua, dove la morfologia delle rocce lo consente, dove le pareti non strapiombano in mare da centinaia di metri di altezza. Navigando si dovrà sempre fare molta attenzione ai numerosi scogli affioranti che emergono dalle acque attorno all’isola, e tanto più in quanto ci si trova su fondali che nell’immediato sottocosta raggiungono quasi i cento metri. Due i porti principali dell’isola: il “Porto”, diviso nel nuovo e nel vecchio bacino, e Scauri, dall’aspetto di un moderno marina, anche se un po’ trascurato dal punto di vista dei servizi disponibili. Coloro che possiedono un gommone o una piccola barca possono anche trovare un sicuro rifugio nelle deliziose cale come Cala Gadir, Cala di Levante e Cala Tramontana. Una caratteristica curiosa e quanto mai apprezzabile sta nel fatto che il Porto, Scauri e i tre ridossi descritti, siano tutti orientati diversamente tra di loro, consentendo di poter sempre contare su di un ridosso, con ogni tipo di vento. Chi ha una barca piccola potrà spostarla alternativamente dall’uno all’altro, a prescindere dalle condizioni meteorologiche, ed esplorare l’intero perimetro dell’isola dividendolo per settori, senza essere mai costretto ad una lunga navigazione per giungere dall’altra parte.

Sott’acqua Pantelleria offre fondali tra i più belli del Mediterraneo, esaltati dalla limpidezza dell’acqua che raggiunge spesso valori incredibili e che si mantiene sempre su medie elevate. A nostro avviso, la parte più bella è quella che da punta Spadillo scende fino alla famosa punta dell’Elefante, poco oltre punta Tracino, ma questa è probabilmente solo una questione di gusti personali, visto che ovunque si possono effettuare splendide immersioni. I tratti di mare prospicienti punta Spadillo e punta Tracino sono quelli dove il fondale è più ripido e scosceso e raggiunge alte profondità ad una breve distanza da terra. Le immersioni in queste acque sono riservate ai più esperti, sia per le quote che si raggiungono, sia per la possibilità piuttosto alta di incontrare forti correnti. Ma, si sa, la corrente in mare è il veicolo principale di nutrimento per tutte le specie bentoniche, e questo spiega il grande rigoglio di gorgonie rosse, di rami di corallo nero, di pareti interamente ricoperte di Astroides, di celenterati arancioni a forma di grandi margherite che proprio a Pantelleria raggiungono dimensioni veramente non comuni.

NOTIZIE UTILI

Per chi non possiede una barca propria, il modo tradizionale per arrivare a Pantelleria è sempre via mare, utilizzando il servizio di traghetti da Trapani e, solo nei mesi estivi, direttamente da Civitavecchia. In realtà il sistema più pratico per raggiungere l’isola è con l’aereo. L’aeroporto di Pantelleria è collegato con Trapani e Palermo e, nei mesi estivi, direttamente con Roma e Milano. Per l’alloggio consigliamo il villaggio di Punta Fram, della società Vacanze. Situato a quattro chilometri dal Porto, sulla strada che conduce al marina di Scauri, il villaggio è l’ideale per chi desidera trascorrere una vacanza attiva e divertente. E’ possibile, infatti, partecipare a corsi di canoa ed escursioni guidate a mare, utilizzare le strutture del villaggio per praticare tennis, pallavolo, tiro con l’arco, body building, sauna e tante altre attività. Durante tutta la stagione sono previste alcune “settimane speciali”, dall’interesse incentrato su di un particolare argomento. Tra tutte ci sembra opportuno segnalare i seminari di vulcanologia e geologia che si terranno nei mesi di luglio ed agosto. Per ulteriori informazioni ci si potrà direttamente rivolgere all’albergo “Punta Fram”, 91017 Pantelleria – tel. 0923/918075-333-207-208 oppure alle agenzie di Milano, 02/85391, di Roma, 06/4814041 o Torino, 011/5627506.

I subacquei dovranno mettersi in contatto con il Green Divers Pantelleria Diving Center, al numero 0923/911154-911734-911209.

In Porto, arrangiandosi un po’, è possibile ottenere tutti i servizi necessari, come acqua e benzina trasportate in banchina con l’autobotte. La situazione di Scauri è più o meno la stessa. Da tenere presente il collegamento con il Porto a mezzo autobus. La soluzione di tantissimi problemi si può trovare rintracciando Giovanni Esposito, titolare di una officina, noleggio, ricarica bombole e chi più ne ha più ne metta. Il suo numero di telefono è 911995.

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