Il gioiello di tufo

Ponza: la conoscenza di quest’isola è molto generalizzata, ma spesso superficiale anche per chi in mare è solito andarci.

Ero su di un piccolo aereo la prima volta che vidi Ponza. In una splendida giornata di primavera, l’isola era una grande virgola bianca incisa sul mare blu inchiostro. Il candore delle scogliere di tufo rifletteva la luce del sole e, attraverso l’acqua limpida, si scorgevano chiaramente le rocce del fondo. Poco distanti, le isole di Palmarola e Zannone. Bellissima e spettacolare la prima, fatta di vertiginose falesie e calette d’incanto ritagliate dall’arte del vento e del mare; un po’ un brutto anatroccolo, la seconda, così simile ad un panettone, priva di approdi e romantiche spiagge segrete. Le isole erano lontanissime da quel mondo che avevamo lasciato pochi minuti prima e che pure era geograficamente così vicino. La tranquillità del paesino sotto di noi, le onde leggere che accarezzavano le spiagge, le poche barche di pescatori sparse nel mare, non ricordavano neppure il traffico, il rumore, la vita della vicina capitale in un qualsiasi mercoledi di marzo.

E questa impressione è ancora più forte passeggiando lungo una spiaggia deserta, o fermandosi ad ammirare il porto dalle scale tagliate nella roccia che scendono a cala dell’Inferno, o, ancora, inerpicandosi sulle alture dell’isola coperte dalle ginestre fiorite. Ponza e le sue sorelle sono isole che meritano di essere vissute fuori stagione, quando anche durante il fine settimana l’arcipelago conserva il carattere di un Mediterraneo affascinante e pulito, fatto di natura e di tradizione. Poche ore di navigazione, una manciata di miglia di mare da attraversare, per scoprire tre isole dalle coste bellissime e selvagge, per nuotare in un’acqua trasparente, per raggiungere un posto che nella nostra fantasia sembrava lontanissimo. Trovarsi davvero lontano dalla città e dalla propria realtà quotidiana è una sensazione sempre presente in quelli che decidono di conoscere Ponza e il suo arcipelago al di fuori dei due mesi estivi, quando, in compenso, l’isola offre la possibilità di abbinare piacevoli serate mondane ad intense giornate di mare, che resta comunque il primo, vero, grande protagonista.

La prima caratteristica da evidenziare parlando del mare ponzese è la limpidezza delle acque che raggiunge a volte valori davvero sbalorditivi. E ciò anche a dispetto della relativa poca profondità dei fondali che circondano le Isole Pontine. Va infatti ricordato che l’arcipelago ha una genesi vulcanica che ha avuto il suo inizio circa 170 milioni di anni fa e che si è protratta fino a tempi relativamente recenti. Esplosioni ed effusioni vulcaniche dal fondo del mare hanno fatto sì che si generasse un’ampia piattaforma che riuniva Ponza, Palmarola e Zannone al continente. Le oscillazioni del livello marino dovute al succedersi di episodi glaciali e post glaciali portarono alternativamente le Pontine ad essere isole e parte della penisola italica. Durante la regressione “post-tirreniana”, il livello del mare era addirittura di cento metri più basso di quanto non sia attualmente. Così sia i fondali di Ponza che quelli delle vicine Palmarola e Zannone raramente scendono ripidi verso alte profondità, ma, al contrario, formano vasti pianori sabbiosi colonizzati spesso da rigogliose praterie di posidonia.

Le posidonie sono piante, della famiglia fanerogame, non delle semplici alghe, e formano un ecosistema molto importante all’interno del bacino del Mediterraneo. Come tutte le piante, espletano infatti la funzione clorofilliana, e sono dunque in grado di liberare ossigeno nell’acqua dopo aver fissato il carbonio presente nella molecola di CO2. Oltre a ciò, il posidonieto può essere considerato una specie di “nursery” per i nuovi nati di tantissimi organismi che possono trovarvi rifugio. In effetti le praterie di posidonia sono tradizionalmente snobbate dai sub che preferiscono concentrarsi sui fondali rocciosi. Se si è dotati di un buon occhio e di un po’ di pazienza l’esplorazione nelle ore notturne di questa foresta in miniatura può essere davvero entusiasmante. Si possono incontrare decine di piccoli animali insoliti e curiosi che di giorno trovano rifugio tra i rizomi e con il buio escono in cerca di cibo.

Questo è quello che mi è successo durante una immersione notturna la scorsa estate in un luogo che apparentemente non aveva nulla di interessante da offrire: pochi metri di profondità, al piede delle rocce che formano Punta Madonna. Giunto sul fondo mi sono avvicinato alle posidonie ed ho iniziato ad illuminarle con un potente faro. Un movimento brusco ha tradito un granchio grande come una moneta da cento lire, di una specie a me sconosciuta. Aveva il corpo tozzo e tondeggiante, completamente rivestito di spugne incrostanti rosse e blu che lo aiutavano a mimetizzarsi. A dispetto della forma del suo corpo si muoveva agilmente e con velocità sulle foglie nastriformi, sempre attento ad essere il più nascosto possibile. Ma chi è il temuto nemico di questo robusto abitante del mare? La risposta a questa domanda attendeva poco più là: un polpo se ne stava immobile sul fondo, i tentacoli completamente aperti, la pelle raggrinzita, ad imitare le asperità dei rizomi delle Posidonie. Con uno scatto fulmineo è saltato sul piccolo granchio, avvolgendolo tra i tentacoli fino a portarlo alla bocca. Ho lasciato il polpo al suo pasto e tra le Posidonie mi sono imbattuto in una murena, a sua volta un mortale nemico del polpo. E’ stata questione di un’attimo, e questo pesce dalla forma di serpente è fuggito a tutta velocità. Chissà se incontrerà il polpo e continuerà il ciclo della catena alimentare… Ancora pochi colpi di pinne, ancora un animale bello e terribile: l’Alicia mirabilis, un’attinia visibile solo di notte che lascia alla corrente il compito di dirigere i suoi micidiali tentacoli alla ricerca di una preda da fulminare. Poco lontano un piccolo cavalluccio marino, un animale timido e diventato purtroppo un incontro raro nel nostro mare.

Le praterie come quelle di Punta Madonna sono molte sui fondali di Ponza. Partono da pochi metri di profondità e scendono fino a quasi quaranta metri. Il fatto che queste piante possano vivere fino a profondità così alte è l’indice della limpidezza del mare che bagna l’arcipelago: se l’acqua fosse torbida le posidonie non riceverebbero luce a sufficienza per espletare la funzione clorofilliana. In effetti anche gli studi conoscitivi, commissionati dal ministero della Marina mercantile per il progetto del Parco Marino, hanno fornito dati piuttosto confortanti sulla situazione ambientale dell’arcipelago e sul livello di inquinamento delle acque.

A parte le praterie di posidonia, i fondali di Ponza, Palmarola e Zannone offrono molte belle immersioni più classiche, sui tipici fondali rocciosi mediterranei. Il titolo di posto più bello spetta, secondo me, alle pareti sommerse delle Formiche di Ponza, alcuni minuscoli scogli affioranti a Sud-Ovest del porto. Dopo un pianoro luminosissimo di roccia chiara a pochi metri di profondità, il fondo scende per salti successivi fino a toccare la sabbia in prossimità dei cinquanta metri. In alcuni tratti gli scogli sono coperti dai ventagli delle gorgonie rosse, un celenterato molto raro in tutto l’Arcipelago Pontino. Raro, invece, in assoluto lo spettacolo offerto dalle gorgonie gialle che qui vivono in colonie molto fitte e costituite da rami di dimensioni veramente ragguardevoli. Come le posidonie, anche le gorgonie sono l’ambiente ideale di vita per molti animali diversi. Tra i rami gialli e rossi si scoprono senza difficoltà molti crinoidi, parenti delle stelle marine ma dalle braccia molto più esili, delicate colonie di claveline, delicatissimi tunicati dall’aspetto diafano che filtrano continuamente l’acqua in cerca di nutrimento. Di notte i rami coperti di polipi diventano delle autostrade per una infinità di crostacei che vi si arrampicano in caccia di una preda.

Ma il fascino di una immersione alle Formiche è nella possibilità dell’incontro con i pesci pelagici che incrociano in queste acque. Branchi di minuscolo pesce azzurro, palamite, ricciole, aguglie, addirittura tonni, non sono certo una rarità. La ricchezza ittica delle acque dell’isola ha suggerito ai ricercatori di tentare un esperimento di acquacoltura: in due gabbie galleggianti sono stati introdotti alcuni esemplari di orata intorno ai 15-20 grammi. In circa dodici mesi i pesci hanno raggiunto il peso medio di 400 grammi, con una produzione di circa 18 chili per metro cubo. Alla fine dell’esperimento si era ottenuta quasi una tonnellata di pesce. Oggi le gabbie sono state concesse in uso al “Consorzio Operatori in Aree Marine Protette”, costituito per lo più da cooperative di pescatori e sotto la presidenza del sindaco di Ponza. Lo sviluppo della maricoltura sarà certo molto positivo nell’economia dell’isola, ma consentirà anche di ottenere una diminuzione nella pressione di pesca, che dovrebbe condurre ad un progressivo ripopolamento delle acque. Sarà, inoltre, un ulteriore stimolo al controllo della qualità delle acque da parte di coloro i quali hanno investito i loro capitali in un’industria che dalle acque dipende totalmente.

Ritengo che questo possa portare ad un controllo molto più attento e costruttivo sul degrado dell’ambiente marino di quello proposto dalle urla delle associazioni ambientaliste che fino ad ora hanno raggiunto solamente il risultato negativo della costituzione dei parchi marini, che in Italia altro non sono che delle aree dichiarate “off limits” nelle quali il mare continua a morire senza che nessuno se ne accorga.

NOTIZIE UTILI

Gli ottimi collegamenti di Ponza con il continente esistenti nei mesi estivi non sono purtroppo altrettanto efficienti nei mesi invernali. Piuttosto che elencare orari che possono risultare non più validi al momento in cui si sia deciso di partire, ci sembra più utile fornire i numeri di telefono delle compagnie di navigazione che assicurano i collegamenti:

Caremar 077123800-22710
Mazzella 077180380-809886
Med Mar 066521557

Per quelli che arrivano sull’isola in barca, sarà utile menzionare il nuovo centro nautico Enros che, tra gli altri servizi, offre un comodissimo molo galleggiante per l’attracco delle imbarcazioni. Il centro è situato presso la spiaggia di Giancos (077180012).

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