Una dolce montagna di tufo

Un’isola sulla rotta del turismo estivo, eccessivamente frequentata nei mesi della grande vacanza, che in primavera e all’inizio dell’autunno diviene romantica e ospitale.

“In estate i pescatori tornavano carichi di pescispada e tonni, attraversavano a nuoto la rada, tanto era scarso il traffico all’imboccatura del porto; la sagoma delle razze si stagliava, nitida, sulla sabbia chiara, tra la Posidonia. Girovagando attorno all’isola capitava di avvistare il dorso di una tartaruga, altre volte i delfini. Poi le prime immersioni, ore ed ore trascorse in acqua ad ammirare esterrefatti i fondali ricchi di vita. Sono trascorsi quasi quarant’anni da allora. Oggi le barche dei diportisti affollano, impietose, le banchine del porto. Ma il fascino dell’isola, tra le più belle del mondo è rimasto immutato: al tramonto, Ponza si tinge ancora di rosa”. Ascoltiamo le parole di Giorgio poco dopo l’ora del rosa, che oramai non è che una sottile striscia all’orizzonte, una linea che divide il nero del mare da quello del cielo. Sdraiati sul teak del ponte, ancorati nella rada del porto, a guardare il luccichio delle stelle e quello delle decorazioni per la festa di San Silverio. E’ proprio vero, il fascino di quest’isola rimane immutato. Anno dopo anno, scoprendola dal mare giungendo in gommone dalle coste del Circeo, o in nave su uno dei traghetti della linea Mazzella che arrancano tra le onde, o in barca a vela, quando arriviamo sull’isola pronti a cambiare ridosso ad ogni refolo di vento. Non cambia arrampicandosi per le stradine del paese, o sulle alture dell’isola, verso le Forna, dove le case sembrano essere in bilico sulla cresta affilata, affacciate sui due versanti.

Arrivare a Ponza, da Roma, sembra sempre un po’ un salto nel tempo. Un salto indietro, si capisce. Una manciata di chilometri dalla città, da tratti di costa aggrediti da case e villette, una breve corsa sul mare e tutto cambia. Cambiano i rumori i profumi, cambia l’atmosfera. Ogni volta che scopriamo Ponza da lontano assistiamo alla stessa magia, il suo profilo sottile sembra essere la porta d’ingresso all’arcipelago che non c’è. E solo per questo, per vivere e gustare questa magica sensazione, vale la pena di evitare i due mesi d’estate, o gli affollatissimi fine settimana. Ponza va vissuta in primavera, invasa dal giallo delle ginestre, o in autunno, quando l’ora del rosa arriva più presto e dura più a lungo. Scomoda Ponza per il navigante, con la sua rada-porto mai del tutto sicura, aggredita dai venti di levante o da quelli di ponente che scendono giù rotolando dalla montagna. Oggi screziata da quattro, cinque pontili galleggianti, comodi, di certo, ma che mai daranno quella sicurezza e quella tranquillità che tutti sulla nostra barca sogneremmo. Ma forse proprio questo è il bello. Forse proprio il fatto che Ponza dopotutto è un’isola per noi, un’isola dedicata ai naviganti, non ai turisti, una cresta di tufi che sale verticale dall’acqua cristallina, e si arrampica verso l’alto, corre sul mare sinuosa, formando cale e insenature. E ora sta a noi, alla nostra abilità, scoprire quale ci offre migliore rifugio, quale ci promette un notte tranquilla, quale un ancoraggio sicuro.

La banchina del porto, sul lato meridionale della baia, è circondata dalle colorate case del paese che vi si affacciano da presso, perennemente affollata di grandi pescherecci ormeggiati caoticamente gli uni addosso agli altri, a formare un unico indistricabile groviglio. Pescherecci, banchina, case affacciate sull’acqua: tutto appartiene all’isola, tutto sembra rimanere misteriosamente staccato dalla realtà turistica oggi assolutamente innegabile. Di fronte, la banchina riservata agli aliscafi e alle vedette di Carabinieri, Finanza e Guardia Costiera. A noi resta dunque la scelta tra la rada, i pontili galleggianti, o un ancoraggio altrove, in qualunque parte dell’isola.

E allora partiamo per un giro dell’isola, lungo una delle coste più belle e spettacolari che io conosca, navigando su di un’acqua così cristallina da sembrare quella del Mediterraneo di trent’anni fa. Subito a nord del porto superiamo lo scoglio Ravia, che chiude definitivamente la rada principale, oltre il minuscolo abitato di Santa Maria. Sarebbe divertente esplorare le grottine che si aprono nella roccia della costa, proprio sulla punta, ma talvolta la concentrazione di barche fa venire voglia di passare oltre. Sullo scoglio della Ravia c’è il fanale verde. Oltre eccoci nella cala del Frontone, che ci offre un discreto ridosso ai venti del III quadrante. La spiaggia del Frontone è meta dell’incessante andirivieni delle imbarcazioni di linea che qui trasportano i villeggianti dal porto. Entrando al Frontone fate attenzione allo scoglio della Zizza, ma soprattutto ad uno semiaffiorante a lui vicino. Come detto, se siete senza barca potete raggiungere il Frontone con le barche che fanno in continuazione avanti e indietro, oppure a piedi per un sentiero piuttosto scomodo. A nord il Frontone è chiuso da una protuberanza piuttosto massiccia, a sua volta frastagliata in piccole cale ottime per una giornata di relax ormeggiati su bassi fondali buoni tenitori, con la barca che sembra sospesa nell’acqua assolutamente cristallina.

Siamo all’ingresso della spettacolare cala dell’Inferno, segnalato dal caratteristico scoglio “la Piana Bianca”. Attenzione agli scoglietti affioranti là attorno, del resto non particolarmente pericolosi perché visibilissimi. Siamo alla “Spiaggia del Core”, una spiaggetta ciottolosa inaccessibile da terra con fondali che raramente superano i dieci metri. La roccia verticale e altissima protegge perfettamente dai venti di ponente, ma fa ombra fin dalle prime ore del pomeriggio. La spiaggia del Core è così chiamata per via di una roccia a forma di cuore, appunto, che si individua a mezza costa; a nuoto o con un tenderino a remi possiamo esplorare la piccola grotta degli Smeraldi. Andarci al mattino è l’unico modo per capire il perché del suo nome. Eccoci dunque a cala dell’Inferno, accessibile da terra per via di una galleria scavata nel tufo in epoca romana ed oggi in parte crollata. Attenzione al centro della cala ai resti di un bastimento affondato qui qualche decina di anni or sono.

Da Cala dell’Inferno scorgiamo oramai lo scoglio di Aniello Antonio, che si erge dal mare oltre punta Nera, di fronte alla spiaggia ciottolosa dello Schiavone. Si può passare in barca tra lo scoglio grande e i piccoli che lo circondano, sarebbe bene tuttavia evitare per il rischio di investire qualche bagnante o subacqueo che si trovi in quelle acque. Di fronte alla spiaggia dello Schiavone si erge il maestoso arco naturale, detto anche lo scoglio di Spaccapurpo. Attraversabile lo scoglio, diventa in estate meta di decine di barche che sembrano trovare gusto nel passare e ripassare attraverso l’arco: meglio dare fondo un po’ più lontano per evitare di essere disturbati dal via vai. Due gruppetti di scogli affioranti chiudono da un lato e dall’altro la piccola ma deliziosa cala dell’Ebreo, a sud dell’omonima punta. Il fondale di 5 metri garantisce un comodo ormeggio e la spiaggetta sassosa ci offre un po’ di relax. Oltre si apre l’ampia cala Gaetano, ben ridossata dal maestrale. Anche qui un basso fondale sassoso consente un facile ancoraggio per una giornata tranquilla.

Siamo così all’estremità settentrionale dell’isola, in prossimità dell’isolotto di Gavi. Attenzione nel passaggio tra punta dell’Incenso e Gavi. Un gruppetto di scogli affioranti rende il passaggio pericoloso. Occorre tenersi più vicini a Gavi che a Ponza. La profondità del canale è di 4 metri e non è escluso che non conoscendo il passaggio non sia conveniente fare il giro largo. Il versante di ponente di Gavi offre una bella e facile immersione, un itinerario a bassa profondità che termina in una stretta e profonda grotta. Bellissimi anche i fondali dello Scoglio Rosso e degli altri scoglietti affioranti nel canale tra Gavi e Zannone.

Doppiata la punta Incenso, ci troviamo a cala Felci, dove troveremo ridosso dai venti meridionali e una piccola spiaggia affacciata su acque particolarmente trasparenti, rese ancora più invitanti dal biancore delle rocce del fondo. Oltre cala Felci, completamente esposta al maestrale, troviamo cala Fonte, uno degli angoli più suggestivi di Ponza. La caletta è raggiungibile da terra molto facilmente, e vi si trova una sorta di minuscolo porticciolo ricavato utilizzando la protezione di un grande scoglio vicino a terra: lo scoglio di tufo è stato nei secoli scavato dai pescatori che vi hanno ricavato depositi e vasche per mantenere in vita il pescato. Eccoci a cala Cecata, in realtà un ampio tratto di costa rettilineo, con andamento pressappoco da est a ovest fino alle rocce di punta Papa. Qui nei paraggi si trovano due dei punti d’immersione più rinomati dell’isola: il celebre relitto di un mezzo da sbarco americano affondato da una tempesta durante l’ultima guerra, proprio sotto la punta, e una meravigliosa secca che al largo sale da sessanta a trentacinque metri, riservata ai più esperti ma davvero ricca di ogni ben di Dio.

Oltre punta Papa, quasi un’unica grande baia divisa in due, troviamo cala dell’Acqua e cala Feola, sotto all’abitato di Le Forna. Le due cale offrono una ottima alternativa all’altro versante per rifugiarsi quando soffiano i venti del II quadrante. Siamo nel punto in cui l’isola è più stretta: solo 200 metri tra un versante e l’altro. A Cala Feola si trovano le celebri e bellissime piscine naturali, in realtà due profonde insenature chiuse ed accessibili da mare attraverso uno stretto passaggio praticabile da piccole barche. Di qua Palmarola dista solo 4 miglia.

La costa occidentale di Ponza è convessa, al contrario di quella orientale, chiusa su se stessa, dunque più esposta e frastagliata. Bellissima la zona dei faraglioni di Lucia Rosa che offre anche una certa protezione dai venti del I e II quadrante. La profondità dell’insenatura di fronte alla spiaggia di Lucia Rosa varia tra i 4 e i 15 metri. Divertente esplorare i fondali dei faraglioni con maschera e pinne. Sfortunatamente anche qui dovremo fare i conti durante la bella stagione con numerosi natanti che navigano in immediata prossimità delle rocce. Come detto questa è una delle zone più belle dell’isola, e offre una grande varietà di morfologie e minuscole calette incastonate tra le rocce, dove è possibile trovare un po’ di privacy. Ed eccoci ora nella zona frastagliatissima dei faraglioni, alta e spettacolare sul mare, che coi conduce fino a capo Bianco e poi alla grande spiaggia di Chiaia di Luna. Chiaia di Luna, affacciata su Palmarola e protetta da una falesia alta più di cento metri, è raggiungibile da terra attraverso un tunnel scavato nel tufo in epoca romana. Il seno offre riparo con venti del I e II quadrante. Proprio sulla spiaggia un ristorante delizioso: Giacomino a Chiaia di Luna.

Dobbiamo ora navigare verso sud fino all’espostissima zona di punta della Guardia, estrema propaggine meridionale dell’isola, prima di tornare ancora sul versante orientale. Una volta passati sotto al faro della Guardia, sovrastato dai 280 metri di quota del punto più alto dell’isola, dirigiamoci verso la zona dei Faraglioni del Calzone Muto, dove troveremo due o tre piacevoli spiaggette. Più avanti, i faraglioni della Madonna, simili ad una singola e sottile lama che esca verso il mare aperto. Qui un certo numero di passaggi e passaggetti subacquei, archetti rocciosi e grotticine fanno la gioia dei sub alle prime armi, purtroppo però il passaggio di barche rende la cosa piuttosto pericolosa. Al largo di punta della Madonna si trovano gli scogli delle Formiche, che nascondono i fondali più belli e ricchi di Ponza. Troveremo grotte subacquee e passaggi spettacolari a pochi metri, e bellissime gorgonie. Addirittura la scorsa primavera vi abbiamo incontrato un grande tritone che si aggirava sui fondali. Prima di rientrare in porto fermiamoci per una visita alle piscine romane. Antichi murenari che dall’esterno sembrano essere ridotti ad una semplice grotta scavata nel tufo. Entrando all’interno scopriamo invece che la piscina principale è solo il centro di un complesso sistema di canali artificiali scavati nella roccia che hanno il compito di mantenere ossigenata l’acqua all’interno della vasca. Una geniale opera d’ingegneria, così efficiente che ancora oggi le vasche sono caratterizzate da acqua cristallina e libera da sedimenti. Dopo 2000 anni è un buon risultato. Abbiamo così completato il nostro giro di questa straordinaria isola, che anche oggi, al tramonto, si tinge di rosa.

NOTIZIE UTILI

Per chi non disponesse di una imbarcazione propria, in grado di fare la traversata dal continente, Ponza è raggiungibile partendo da diversi porti, dipendentemente dalla stagione. Si può partire con la Caremar (0771-80565) in traghetto o in aliscafo da Formia. Poi con la linea Mazzella (0771-80261) in traghetto a Terracina, e con la Vetor (06-9845004) da Anzio in aliscafo. Stagionale il traghetto Caremar da Anzio e il catamarano Medmar da Fiumicino, o la Pontina Navigazione (540247) da San Felice Circeo. Moltissime e differenti le possibilità di alloggio sull’isola: tipica la soluzione di affittare una camera in case locali. Per mangiare c’è anche l’imbarazzo della scelta. Noi ci siamo recentemente leccati le dita dopo una meravigliosa cena al ristorante Acqua Pazza, proprio in piazzetta, tel 0771-80643. Abbiamo invece passato una serata romantica, soli con le onde e la luna al ristorante da Giacomino a Chiaia di Luna, proprio sulla spiaggia tel. 0771-80240. Per le immersioni vi segnaliamo l’efficientissimo centro d’immersioni Ponza Diving Center, proprio sulla banchina del porto vecchio. Dotato di un’imbarcazione chiusa, comodissima d’inverno, e due aperte, il centro opera sull’isola da ormai dieci anni. Dispone di docce e spogliatoi, e offre servizio di accompagnamento, istruzione e noleggio attrezzature.

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