Da La Spezia a Dar Es Salam

Esperienze di bordo:, storie di viaggi, crociere in mare o sul lago raccontate direttamente dai lettori di Nautica..

DALLA SPEZIA A DAR ES SALAM

Riccardo Poletti

Mio padre era stato incaricato dalla “Clemna”, importante cantiere navale spezzino, di trasferire il rimorchiatore “Amy Konishi” dalla Spezia a Dar Es Salam e il 10 agosto, alla cena per il suo compleanno, mi ha chiesto se volevo e potevo far parte della spedizione che sarebbe durata 22-25 giorni. Sì! È stata la mia immediata risposta; poi valutando il periodo di chiusura di ferragosto ho constatato che mi sarei potuto assentare per quel periodo senza pregiudicare il mio lavoro.

Il giorno dopo sono andato a visitare l’ “Amy Konishi”, che è un rimorchiatore attrezzato per il posizionamento, il recupero e la manutenzione delle boe; è infatti dotato di una potente gru e di uno scivolo poppiero, è lungo circa 30 metri, largo 9 con un pescaggio di circa 3 metri, stazza lorda 230 tonnellate, stazza netta 69 tonnellate; ha due motori Deutz MWM da circa 800 HP cadauno, 2 gruppi elettrogeni da 70 kW, uno da 30 kW (motori Perkins), una pompa anticendio da 125 HP, il bow thruster (l’elica trasversale prodiera), pilota automatico, 2 radar, il GPS, il VHF ed il GMDSS (non utilizzabile perché la nave era ancora senza nominativo internazionale definitivo). L’equipaggio era formato da: comandante (mio padre), direttore di macchina Angelo Bergonzoli (persona di eccezionale esperienza e capacità come ha avuto occasione di dimostrare), Omari Bakari e Michael Mtenga (funzionari del governo tanzaniano) e da me stesso.

Il giorno 14 agosto alle 18,20 partiamo con a bordo viveri per tutto il viaggio, 20 tonnellate d’acqua e 83 di gasolio. Nelle prove in mare dei giorni precedenti avevamo potuto constatare che i consumi erano di circa 5 tonn/giorno alla velocità di 12 nodi e di circa 3 tonn/giorno alla velocità di 10 nodi; ovviamente abbiamo scelto la seconda soluzione che ci garantiva oltre che una buona riserva di combustibile anche un minor affaticamento dei motori. Le condizioni meteo erano ideali con un vento fresco di poppa che ci ha accompagnato fino a capo Guardafui.

Il 16 agosto alle 14,30 abbiamo passato lo stretto di Messina sempre con condizioni meteo buone.

Il 18 agosto abbiamo chiamato Augusta radio che ha rifiutato la comunicazione adducendo che non le era stato comunicato il nostro nominativo provvisorio, al contrario di quanto ci avevano assicurato i funzionari della Telecom prima della partenza!

Alle 14,35 al traverso di capo Litinos (Isola di Creta) ci siamo diretti verso Port Said. Benché mio padre mi avesse detto che il popolo egiziano è un popolo orgoglioso, ospitale e gentile, ho avuto l’impressione di trovarmi in mezzo a persone ben diverse che ci hanno assillato fino all’uscita del Canale.

Il Canale di Suez che è lungo circa 90 miglia viene attraversato generalmente in convoglio con incrocio tra i convogli di direzione opposta ai Grandi Laghi Amari.

Noi l’abbiamo passato fuori dal convoglio, partendo il 21 agosto alle 10,00 ed arrivando ad Ismailia alle 15,00 dove abbiamo trascorso la notte; alle 10,00 del giorno dopo siamo ripartiti e siamo arrivati a Suez alle 15,00.

La nostra navigazione nel canale si è svolta nelle ore diurne ed ho così potuto ammirare questa colossale opera tenuta in funzione da costanti operazioni di dragaggio e manutenzione. Notevole è la differenza tra la sponda di levante, sabbiosa, disabitata con i residui bellici testimonianti la guerra dei sei giorni, e la sponda di ponente in gran parte verde e ben tenuta.

La navigazione proseguiva con vento e mare in poppa ed una temperatura intorno ai 40° ed il 27 agosto siamo usciti dal Mar Rosso e siamo entrati nel Golfo di Aden; dal momento che non davamo notizie da 5 giorni abbiamo cercato di comunicare con le stazioni costiere senza risultato, siamo entrati in contatto con il Jolly Platino della linea Messina spiegandogli la nostra situazione e pregandolo di fare una telefonata per noi ma, a questo punto, si è interrotta la comunicazione!

Il 29 agosto alle 8,00 al traverso di Capo Guardafui, siamo entrati in Oceano Indiano dove vi è l’incontro del monsone del SW con i venti del Golfo di Aden: il mare ribolle, cambia di colore e poi il monsone prevale e si assesta con un vento forza 8 ed uno stato del mare da molto agitato a grosso (6-7). Le onde si infrangevano sul ponte di comando e sulle ciminiere dalle quali entrava acqua in sala macchine: si provvedeva a chiudere le aspirazioni ed aprire la porta della sala macchina che accede all’interno della tuga. Riducevamo i giri dei motori; ci sembrava di navigare in un sommergibile. La nostra velocità reale, anche a causa di una corrente contraria di 3-4 nodi, si riduceva a circa 3 nodi. Il mal di mare cominciava a imperversare in particolare sui due tanzaniani. Anche il pilota automatico è andato in avaria.

Il 30 agosto il direttore di macchina constatava che non avevamo più acqua dolce perché le onde avevano aperto una valvola a sfera a prora e l’autoclave aveva pompato fuori tutta l’acqua dolce. L’impeto delle onde aveva divelto la campana e piegato il suo sostegno. La prora era praticamente sempre sommersa dalle onde e l’acqua aveva riempito il pozzo catene e, filtrando dal tambuccio, aveva invaso i locali equipaggio. Il 31 agosto alle 04,00 andava in avaria il gruppo elettrogeno di dritta; alla sera siamo riusciti a comunicare con le M/N MSC Adele e MSC Augusta che hanno trasmesso i nostri messaggi in Italia e ci hanno dato conferma della trasmissione; fortunamente c’è ancora chi sente lo spirito di solidarietà marinara. Il 1 settembre alle 02,30 anche il secondo gruppo elettrogeno andava in avaria e il 3 settembre alle 00,20 andava in avaria anche il gruppo elettrogeno piccolo. Eravamo a circa 80 miglia a nord di Mogadiscio ma l’idea di andarci non sorrideva a nessuno di noi. Mentre il direttore di macchina continuava a lavorare sui gruppi ci si organizzava per fronteggiare questa nuova emergenza, trasferendo una pompa a mano da prora alla sala macchine per pompare il gasolio dai doppi fondi alla casa di servizio e collegando il generatore del motore della pompa alle batterie per ricaricarle.

Le avarie ai gruppi elettrogeni riguardavano le pompe di iniezione che erano sigillate con la scritta “in caso di non funzionamento non togliere i piombi ma chiamare il tecnico” che nel nostro caso avrebbe dovuto venire non con i pezzi di ricambio ma con delle corone di fiori!

Nel libretto di istruzioni della Perkins si raccomanda di non smontare le pompe di iniezione pena la perdita della garanzia! Meno male che il nostro direttore di macchina non ha esitato a smontarle e, adoperando i pezzi dei tre gruppi elettrogeni, è riuscito a ripararne due. Alle 05,00 avevamo nuovamente in funzione il gruppo elettrogeno piccolo e, benché fossimo senza acqua dolce, senza pilota automatico, con mare agitato forza 5, il nostro morale è salito alle stelle e, fino all’arrivo, ci siamo adoperati per rendere presentabile il rimorchiatore anche se la prora e le ciminiere sembravano sabbiate.

Finalmente sabato 6 settembre alle 08,30, ormeggiati in banchina a Dar Es Salam, abbiamo fatto rifornimento d’acqua. Commovente è stato l’incontro di Bakari e Michael con i loro parenti. Qui abbiamo avuto l’occasione di conoscere Nicola Colangelo, esperto imprenditore spezzino da tempo in Tanzania, che ci ha ospitato ed aiutato a risolvere i nostri problemi e a conoscere questo giovane paese che oltre alle ben conosciute isole di Zanzibar e Pemba ha mille altri posti di immenso interesse.

sull'autore

Nautica Editrice

Nautica Editrice

Lascia un commento

Optimization WordPress Plugins & Solutions by W3 EDGE
Iscriviti alla Newsletter

Iscriviti alla Newsletter

Potrai essere aggiornato su tutte le novità sul modo della Nautica.

Grazie la tua iscrizione è andata a buon fine.