Navigando l’America

Esperienze di bordo:, storie di viaggi, crociere in mare o sul lago raccontate direttamente dai lettori di Nautica..

NAVIGANDO L’AMERICA

di Claudio Rizzo

Volo AZ 642 dell’8 novembre 1999, finalmente l’America!

Ma non l’America dei “fast food” o l’America del “business”, bensì l’America da navigare…

Da venticinque anni, appena posso, organizzo navigazioni su fiumi, laghi e mare, insieme ai soci del mio club, che conta aderenti in tutta Italia. Abbiamo navigato nel Baltico tra Germania, Danimarca, Svezia e Norvegia, praticamente tutto il Mediterraneo persino parte dell’Oceano Atlantico nei raids “Genova-Londra”, “Genova-Casablanca” e “Genova-Palos”. Negli ultimi anni, realizziamo queste avventure durante il mese di dicembre, sperimentando le strutture inox con protezioni anteriori in policarbonato che, montate sui nostri gommoni hanno reso possibile la realizzazione di navigazioni sempre più impegnative con temperature -15/-20°C, come è avvenuto nell’ultimo raid sul Danubio, nello scorso dicembre.

Nella vita le casualità sono determinanti e molte decisioni sono frutto di incontri, il resto dipende da noi stessi. Circa tre anni fa, venne nel mio ufficio un insolito personaggio di cui avevo sentito parlare: Ugo Conti, ingegnere, italiano naturalizzato americano che con un gommone smontabile armato a vela aveva attraversato l’oceano Pacifico e che aveva scritto il libro: “Una storia d’amore con il mare” edito da Mursia, dove racconta la sua avventura con dovizia di particolari.

La sua richiesta era di produrre due grandi tubolari, ma la nostra conversazione divenne in breve, un’accesa dissertazione imperniata sulle rispettive esperienze, focalizzando il tutto sul suo progetto di costruire un enorme gommone su cui trascorrere vacanze e vivere avventure in mare. Ci immergemmo nel progetto che consisteva in una struttura di tubi in alluminio cabinata; in pratica, una grande ogiva carenata che doveva essere supportata da due grandi tubolari che avevano l’onere di far galleggiare il tutto e navigare; sgonfiandoli, poi, di consentire all’enorme Ufo di essere trasportato su un carrello stradale. Non credo che qualcuno abbia mai progettato e nemmeno immaginato un oggetto di metri 10×4, atto a permettere comode crociere in sicurezza, il tutto trasportabile dietro un’auto su carrello stradale. Ugo l’ha pensato, anzi l’ha progettato dettagliatamente prima sul computer e poi su carta da disegno con ogni particolare.

Dopo aver messo a punto il progetto abbiamo dato il via alla parte più interessante: l’inizio dei lavori. Io, nel mio laboratorio e lui nel suo attrezzatissimo maxibox a San Francisco.

Finalmente dopo innumerevoli contatti epistolari e telefonici è pronto l’Ufo e sono pronto a partire per l’America. Mentre salgo sull’aereo mi sento pervaso da emozioni ormai dimenticate: dovrò affrontare l’incognita di navigare in acque sconosciute e nel contempo collaudare un nuovo tipo di imbarcazione frutto di un sogno, diventato realtà, del mio amico Ugo. Il volo è stato bellissimo: ho vissuto un giorno lunghissimo partendo alle h 10,00 di Milano e arrivando alle h 16,40 di San Francisco, sorvolando Francia, Gran Bretagna con cielo coperto, ma ho avuto la fortuna di ammirare dall’alto l’Islanda, la Groenlandia bianche e lucenti e gran parte del Canada, con le sue distese pianeggianti di varie sfumature di marrone intervallate da striature di ghiaccio e neve.

San Francisco è esattamente come nei film e telefilm americani: la popolazione multirazziale, migliaia di case fatte di legno intonacate all’esterno e all’interno tali da sembrare in muratura con stili coloniali, le innumerevoli salite attraversate dai famosi “cablecar” che costituiscono sicuramente una delle attrazioni turistiche più curiose.

La villa di Ugo è posizionata nella parte occidentale della Baia al vertice di una collina e questa posizione consente di avere una vista spettacolare: di fronte San Francisco, in primo piano Alcatraz, sulla destra il Golden Gate Bridge e sulla sinistra il Bay Bridge. Ero ansioso di vedere l’Ufo finito, ma dovetti aspettare il giorno seguente per ammirarla alla luce del sole.

Il 9 novembre fu il mio primo giorno a bordo del battello che Ugo ha battezzato Aria. Al primo sguardo rimasi a bocca aperta e durante tutta la mattinata, trascorsa a navigare all’interno della Baia, non riuscii a smettere di osservarla nei minimi dettagli, compiacendomi con Ugo per la realizzazione delle soluzioni tecniche dell’imbarcazione.

Durante il mio soggiorno ebbi la fortuna di ammirare diversi aspetti di quella baia così affascinante: la maestosità dei ponti, dei grattacieli, Alcatraz, l’ex prigione più famosa del mondo, gli animali selvatici che ci attorniavano: i leoni marini che si mostravano nelle loro esibizioni più divertenti nell’acqua, gli aironi e le cicogne che passavano da una sponda all’altra, le foche e i falchetti, i cerbiatti sotto casa, le aquile alte nel cielo… era come essere in un bellissimo sogno e invece sono stato a contatto con un mondo reale, ma del tutto diverso. Sogno di tornarci al più presto possibile…

I giorni passano e l’ora della partenza si fa sempre più vicina, il 747 Alitalia si fa sempre più reale. Il rientro in Italia questa volta sarà quasi tutto al buio, il che non è tanto male, anche perché è al buio che puoi immergerti meglio nei tuoi sogni e il prossimo sogno da realizzare sarà di navigare “l’America” partendo da Sacramento seguendo il fiume S. Joaquin, fino alla baia e poi, via per la costa della California fino ad arrivare in Messico, per avvistare le balene. Per adesso è un sogno, ma spero che presto tutto diventi realtà.

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