Oltre l’orizzonte

Esperienze di bordo:, storie di viaggi, crociere in mare o sul lago raccontate direttamente dai lettori di Nautica..

OLTRE L’ORIZZONTE

Testo di Maurizio Pezzopane

Lasciarsi alle spalle la terraferma e fare rotta verso l’infinito, il silenzio rotto solo dal sibilo del vento e dall’acqua che scivola sulla carena, il senso di pace che si prova a rimanere soli, la sottile vena di timore che affiora di fronte all’azzurro indistinto sono solo alcune delle sensazioni e delle immagini che la natura offre al navigante. Come non aver provato almeno una volta navigando a vela, mistero, senso di precarietà e di sfida, riscoperta del coraggio, temi così cari al linguaggio dell’anima. Prende forma pian piano la dimensione necessaria per realizzare la fuga verso l’ignoto stranamente simile al senso di sperdizione che a volte avvertiamo in noi.

La dimensione spirituale del navigante come scenario principe dove rappresentare i dolori, le conquiste, le fughe e i ritorni attraverso naufragi e la scoperta di nuovi mondi, è stata mirabilmente descritta da Conrad nella “Linea d’ombra” e da Melville in “Mobi Dick”. Nel primo, l’autore descrive l’avvicinarsi della tempesta evocando continue attinenze con le asperità interiori attraverso immagini di coste sconvolte e profondità oscure che emergono, contrapponendo senso di sopravvivenza e spirito di avventura. In queste pagine prende vita la metafora più intima che lega la forza della natura marina, insondabile e imprevedibile, con le angosce, i tormenti, le aspirazioni e i sogni che si agitano in ogni animo. Proprio come navighiamo sulla superficie, ignari dei pericoli delle profondità e degli elementi, così la letteratura addita l’apparenza come copertura fragile e mutevole a significati compiuti pronti a riversarsi con la loro irruenza in ogni momento nel mondo reale. Il comandante Akab alla ricerca di Mobi Dick insieme alla sua aura diabolica rappresenta lo sguardo scettico sugli uomini alla ricerca della balena come simbolo di verità che, ammantata di caratteristiche umane, diventa l’anello di congiunzione che lega l’uomo alla natura. La sconsiderata ricerca della lotta, lo sprezzo del pericolo al limite dell’autodistruzione traducono il desiderio spasmodico di andare oltre, di piombare giù nelle profondità con il cetaceo, di allontanarsi dalle ragioni dell’uomo. A volte seguire le strade della spiritualità spinge al confine della follia e così lo spirito di caccia trasfigura cacciatore e preda in un unico intento. Akab non vuole cacciare, vuole conoscere. Non ha rispetto per la balena ma per il mistero che lei custodisce e a cui non può avvicinarsi se non a prezzo della propria vita. Non vuole far parte del mondo degli uomini, vuole salpare verso il profondo e per far questo distrugge la sua vita e quella del suo equipaggio perché non c’è rinascita senza distruzione. E’ proprio questo che realizziamo tra l’acqua calma e cristallina, veleggiando silenziosi verso il nulla: andiamo oltre. Oltre l’apparenza. Con la nostra buona dose di scetticismo.

La cultura di ogni popolo è ricca di miti, fiabe, leggende che intrecciano al mare i destini di uomini coraggiosi che rispondono al richiamo dell’ignoto. Senonché ogni uomo, nella vita quotidiana, risponde a questo richiamo rispettando responsabilità, affrontando difficoltà, vincendo resistenze. Navigare in mare diventa così la più potente metafora alla vita, tra apparenza in superficie e mistero profondo, tra sole splendente e buio imminente, natura spietata e spirito di sopravvivenza, poetica dell’invisibile e ragione, tra destino e autodeterminazione. L’Odissea e la Bibbia, due tra i più grandi libri di mare, esaltano l’uomo pescatore, navigante, conquistatore, che rimane a contatto con l’elemento acqua alla ricerca della terra promessa del popolo ebreo o del ritorno all’isola natia di Ulisse. Ma l’imprevedibilità è dietro l’angolo, sia che si tratti del canto ammaliante delle sirene che in forma salvifica, dell’apertura delle acque del Mar Rosso o ancora del battesimo alla vita spirituale accolti nelle acque del Giordano ma comunque lungo le tortuose strade che percorrono gli uomini dotati di una insaziabile sete di verità.

Salpare ha il valore di accettare i rischi, la solitudine, il mare aperto, per dirigersi verso un nuovo mondo al di là dell’orizzonte, senza soluzione di continuità, proiettato sulla nostra anima. Tutto quello che apprezziamo in barca è frutto della nostra immaginazione, tutto quello che vediamo è stato prima sognato, il vento, il mare, il cielo carico di pioggia sono immagini che provengono da un bagaglio universale di simboli e miti. L’acqua è quindi un ritorno a tutti i valori che hanno spinto popoli moderni e antichi a cercare con la prua verso l’invisibile, accettandone i rischi, di dare un significato alla propria esistenza, di trovare un posto in questo sterminato universo, non fidandosi delle apparenze e degli approdi facili e scontati. Andare per mare in silenzio esprime il desiderio di ascoltare e ritornare all’acqua amniotica cercando in essa le risposte a domande che sino a oggi sono rimaste senza risposta.

Dicevamo, andare per mare per andare oltre, ma verso dove? Alla ricerca di quelle forze invisibili che dentro di noi e oltre l’orizzonte, sicuramente complici, esaltano le nostre forze e mettono a nudo le debolezze. Il mondo dell’invisibile popolato di entità impalpabili come i sogni, le immaginazioni, gli intuiti, incombe sul mare, anch’esso sogno. Proprio perché nasconde dritto a prua, perché sprofonda sotto lo scafo, perché a poco a poco cela la terra, richiude il solco lasciato dalla nave senza lasciare traccia del suo passaggio, inganna senza raggiungere il miraggio dell’orizzonte vicino, spinge con il vento che capriccioso poi cambia direzione fino a svanire. la poetica del marinaio fatta di inganni, esaltazione, abbattimento, euforia, pericoli e misteri ci è necessaria per capire che rotta sta prendendo la nostra vita, per ricordare che l’attimo presente è più importante dell’obiettivo, che tutto passa, e quale nuova avventura intraprendere per sentirsi al tempo stesso, piccola parte di un’armonia cosmica in cui riscoprire il senso di una nuova armonia nella propria vita e destinatari di un “karma” che tradisce ovunque la sua presenza per indicarci la via. Sia che si tratti dell’arca di Noè che del peregrinare di Ulisse o la dannazione di Akab, come forme diverse della stessa personalità soggiogata tra santità e dannazione, alla spasmodica ricerca di salvezza.

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