Puo’ accadere anche d’estate

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PUÒ ACCADERE ANCHE D’ESTATE

Testo di Luciano Didero

Può accadere anche d’estate di subire un guasto che per una barca a vela può essere drammatico: la rottura del timone. E il fatto che accada non a Capo Horn ma nel nostro più domestico Canale d’Otranto, che poi tanto “domestico” non è, non toglie nulla alla drammaticità dell’evento. E aggiungo subito che, per fortuna, in questo caso non ne sono stato il protagonista ma un testimone privilegiato: cose non viste da vicino ma “sentite per radio”.

Classicamente, facciamo un passo indietro: verso la fine di luglio stavo facendo la solita faticosa risalita dell’Adriatico verso Marina di Ravenna con il mio Gran Soleil 38 “Bella sei”, che da molti anni (un po’ da masochista, direte voi) porto verso il Sud, spesso in Grecia ma quest’anno solo fino a Leuca, poche ferie.

Ma come ricordo (e mi ricordo) ogni anno, l’Italia da questa parte si può solo scendere, salvo che si viaggi sempre e solo di notte, ma non si può sempre fare. Così, quel giorno, nel primo pomeriggio stavo facendo dei bordi “piatti” (misto vela e motore, un genere che si porta molto da quelle parti), penosi ma pazienza, contro l’ondina di un metro e mezzo che scende col maestrale, puntuale come certe volte la sfortuna, che i marinai conoscono bene e che qualcuno a volte colpisce.

A un certo punto vedo non uno ma due “controllori” che m’inseguono (Guardia Costiera + pilotina CC, uno vabbè, ma due.). E in questo gioco del gatto col topo non hanno una vita facile, il gommone della Guardia Costiera, in particolare, avanza a fatica prendendo dei colpi notevoli, mentre i CC, almeno, sono all’interno. Intanto, io continuo nella mia navigazione sapendo di essere “a posto”, e del resto non avevo avuto alcuna richiesta di fermarmi, o un colpo di sirena, ecc.

Sul gommone ci sono due marinai piuttosto giovani, che quando finalmente arrivano alla mia altezza sono bagnati fradici che di più non si potrebbe, e nonostante che siamo in luglio hanno sicuramente freddo. Mi chiedono: “E’ lei che ha mandato un may day?” Incrociando le dita dico che (per il momento) non ho bisogno di soccorso.

Errore? Sì, ma solo di longitudine, perché alla mia altezza, ma circa quattro miglia più al largo, c’è una barca sui 10 metri col timone in avaria, come imparerò di lì a poco sul VHF. Normalmente non ascolto conversazioni che non mi riguardano, ma in questo caso mi hanno coinvolto e mi sento autorizzato, quindi ascolto.

I due mezzi si lanciano verso la barca in difficoltà, della quale vedo l’albero nella bruma pomeridiana, ma presto sparisce perché io continuo l’andatura per arrivare a Brindisi entro sera (il tutto stava accadendo al largo di S. Foca). Dopo pochi minuti, finalmente col mare al traverso, il gommone della Guardia Costiera e la pilotina dei CC raggiungono la barca a vela, e qui cominciano i problemi: a bordo ci sono quattro inglesi, due donne e due uomini, però i “nostri” non lo parlano. Ma soprattutto a un certo punto dal gommone viene una laconica comunicazione alla sua base a terra: “si è rotto il telecomando, per cui va solo a marcia indietro”.

Ottimo, sempre ricordando che siamo nell’Otranto e non di fronte a Rimini. Meno male che c’è anche la pilotina dei CC, che ora deve aiutarne due, la situazione si complica. Dopo un po’, forse a gesti (immagino), un po’ con qualche termine tecnico internazionale, i “nostri” e i “salvati” si capiscono, gli fanno mettere il giubbotto salvagente, che anche se non c’è un reale pericolo male non fa sicuramente. Giusta precauzione professionale.

Ma il problema è ora “che fare” della barca: viene chiamato un altro mezzo da Otranto, per organizzare il traino, ma quando arriva non appare all’altezza del compito, con il mare che nel frattempo è aumentato. E di certo non potrebbe trainare una barca di circa sei tonnellate contro mare, e che sicuramente “scoda”, verso Brindisi, troppo lontano, potenzialmente rischioso.

Il primo mezzo torna a Otranto mentre ne arriva un altro più “tosto”, e opportunamente decidono di cavalcare le onde invece di scalarle, saggia politica, e se ne vanno tutti insieme verso Sud. L’operazione ha richiesto quasi tre ore, senza rischi ma in una condizione reale, non in una esercitazione: e per fortuna che a terra c’era un ufficiale della Guardia Costiera che ha coordinato tutto il movimento dei mezzi coinvolti, con grande efficienza, devo dire, in totale quattro soccorritori più il salvato.

Più un testimone che volentieri lo può raccontare, come è giusto che sia.

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