Una crociera sul Pogoria

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UNA CROCIERA SUL “POGORIA”

Molte persone si chiedono che cosa spinga un ragazzo a stravolgere i propri impegni universitari ed extrauniversitari pur di partecipare a una crociera addestrativa: la risposta, può sbalordire per la sua semplicità, è la passione per il mare. Cioè quel desiderio di essere a stretto contatto con la natura, navigare la notte col chiarore della luna sulle onde, prendere il sole in coperta, sentire il vento amico che ti spinge verso la prossima destinazione.

Appena mi è stato proposto un imbarco sul “Pogoria”, la nave scuola della STA polacca non mi sono sentito di rifiutare, e pur alle prese con mille impegni, ho fatto di tutto per ritagliarmi una settimana da sottrarre alla vita di tutti i giorni e concedermi questa splendida esperienza! Quando il pomeriggio di sabato 24 novembre sono arrivato al porticciolo Duca degli Abruzzi a Genova, ancora non sapevo cosa mi aspettasse, ma appena ho avvistato in lontananza il “Pogoria” sono rimasto senza parole, davvero non mi aspettavo una barca di quelle dimensioni: un brigantino di quasi 50 metri. Più mi avvicinavo e più ero incuriosito di salire a bordo! Il ponte era pieno di ragazzi che si erano imbarcati, tutti allegri ed emozionati, e tutti polacchi! Appena ho saputo che sarei stato l’unico italiano a bordo, la notizia non mi ha sconvolto, non era la prima volta che mi trovavo in una situazione simile, ero veramente ansioso di sapere come sarebbe stata la vita a bordo, senz’altro però era la prima volta che mi sentivo straniero pur essendo ancora entro i confini nazionali!

Comunque tutto l’equipaggio ha fatto in modo che mi trovassi a mio agio, e che la situazione non mi pesasse troppo. Subito dopo avermi mostrato il letto che mi era stato assegnato e avermi presentato i componenti della “guardia di lavoro” (wachta) di cui facevo parte, il comandante Piotr Kolodziejczyk mi ha spiegato come si sarebbe svolta l’attività a bordo, dall’alzabandiera delle 08.00, alle guardie di navigazione, di pulizia e rassetto, e di cucina! In men che non si dica mi sono ritrovato ad essere attivamente coinvolto nel lavoro della mia wachta, posso dire di essermi sentito subito perfettamente integrato. Un pò meno facile è stato adeguarsi alla cucina polacca, con la quale le prime volte non andavo troppo d’accordo, per il semplice fatto che le pietanze, talvolta piuttosto piccanti, non erano mai accompagnate da acqua minerale (di cui non si fa uso) ma solo da the.

Le prime ore a bordo sono volate tra esercitazioni di tutti i tipi: utilizzo dell’imbragatura di sicurezza, scalate della coffa, allarme per incendi a bordo, allarme di abbandono della nave, allarme per uomo in mare.

La mattina di domenica 25 verso le 12.00 siamo salpati alla volta della Costa Azzurra, che abbiamo raggiunto dopo poco meno di 24 ore di navigazione. Subito è stato chiaro a tutti che il “Pogoria” è una nave da addestramento velico, e allora via ad issare randa, fiocco e a orientare i pennoni per le vele quadre. Dal momento che gli ordini per le manovre erano ovviamente tutti in polacco, tutto ciò che dovevo fare era seguire come un’ombra i miei compagni, capire cosa stava succedendo intorno a me e rendermi utile facendo la mia parte. Dopo aver attentamente studiato il prospetto delle vele per impararne i nomi in polacco e aver chiesto alcune spiegazioni sulla terminologia delle manovre chiave: lascare, cazzare, tutto è sembrato più facile, quasi naturale, insomma, cominciavo a prendere soddisfazione dal capire, sebbene a grandi linee, quali fossero gli ordini e le manovre da eseguire.

Verso le 13.00 di lunedì abbiamo calato l’ancora nella rada di Villefranche sur mer, così tutto l’equipaggio, sempre rispettando i turni di guardia, è stato a piccoli gruppi sbarcato sul porticciolo grazie al tender di bordo. Molti si sono recati in treno a Nizza per una visita di poche ore, altri hanno preferito scoprire le eleganti stradine di Villefranche e bere qualcosa nei chioschetti del lungomare o della piccola marina.

La sera stessa, appena gli ultimi gruppetti erano rientrati dalla breve escursione, abbiamo fatto rotta verso il Principato di Monaco, dove siamo arrivati appena in tempo per spendere le ultime ore della giornata a spasso per i vialetti monegaschi. Quella notte ricordo di aver dormito solo poche ore, perché dalle 04.00 alle 08.00 la mia wachta era di turno e così per il breefing della mattina seguente, in quanto appartenente alla guardia smontante, ho avuto l’onore di alzare la bandiera Polacca nel suggestivo scenario del porticciolo di Monaco.

La mattinata, dopo aver terminato la pulizia del ponte del “Pogoria”, è trascorsa tra visite alla rocca, al museo oceanografico e un pò di shopping al centro commerciale di Fontville, uno degli unici posti abbordabili per le nostre tasche. Poco prima dell’ora di pranzo, come da programma, siamo salpati verso la Corsica, il bollettino meteo infatti annunciava poco vento e le nostre intenzioni erano di raggiungere Bastia entro la giornata di mercoledì 28 novembre.

Le prime ore di navigazione sono sicuramente state molto rilassanti, a poche miglia dalla costa francese abbiamo issato qualche vela, per la verità senza molti risultati, dato che la nostra velocità era di circa 2 nodi l’ora, così verso sera il capitano ha dovuto optare per l’avviamento del motore di bordo.

Durante la notte il “Pogoria” ha coperto buona parte della distanza tra Provenza e Corsica, e la mattina seguente Cap Corse era già ben visibile davanti a noi, così abbiamo potuto spegnere i motori e proseguire a vela, o almeno queste erano le intenzioni, infatti la bonaccia ci ha fatto restare quasi immobili per circa tre ore, durante le quali chi non era di turno non ha esitato a sdraiarsi a prua per prendere il sole.

I ragazzi polacchi quasi non credevano ai loro occhi, la temperatura era intorno ai 20 gradi e le notizie che arrivavano da Varsavia, dove da qualche giorno le nevicate si erano intensificate, li rendevano ancora più felici di trovarsi in crociera nel Mediterraneo.

Mentre attraccavamo nel “porto nuovo” di Bastia, davanti alla motonave della SNMC, parecchi curiosi si sono soffermati ad ammirare le nostre manovre ma soprattutto l’eleganza del nostro brigantino, che certamente non passava inosservato.

Bastia non ci si è presentata nella sua veste più turistica, ma forse, lontano dalla stagione estiva, le sue piazze, i suoi vicoli restituiti agli abitanti del luogo, ci hanno mostrato la vera vita dei corsi. Durante la serata, poiché il clima mite lo permetteva, praticamente tutto l’equipaggio si è intrattenuto sul ponte, e secondo la più classica tradizione polacca sono subito saltate fuori chitarre e bottiglie di vodka che hanno rallegrato quello che si è poi rivelato il party migliore di tutta la crociera.

Quando ho cominciato il mio turno di guardia, alle 02.00 precise, i festeggiamenti erano ancora in corso ma ormai si erano trasferiti dal ponte al calduccio della sala mensa. Nonostante tutto, la mattina seguente ogni elemento dell’equipaggio era puntualmente presente per l’alzabandiera, anche se in verità pochi ricordavano come si fosse concluso il party della notte appena trascorsa.

Verso le 11.00 della mattina abbiamo preso il largo per far ritorno sulla costa ligure, abbandonando l’intenzione di far prima rotta verso la vicina Porto Ferraio. Durante il primo pomeriggio abbiamo issato qualche vela, con le quali effettivamente abbiamo fatto poche miglia, così verso la mezzanotte quando ormai tutti coloro che non erano di turno dormivano profondamente è suonato l’allarme per posto di manovra generale.

In quel momento giuro che avrei voluto far finta di niente, insomma, alzarsi così all’improvviso, indossare pantaloni e giacca da navigazione, è stato un vero stress, tuttavia circa 10 minuti più tardi il centro nave brulicava di ragazzi impegnati ad ammainare le rande e i fiocchi, e io naturalmente ero uno di loro. Al termine della manovra, il capitano ha voluto tenere un discorso a poppa, sottolineando il fatto che andare a vela non è mai troppo rilassante e che i sacrifici fanno parte della normale vita di un buon marinaio, e quindi anche della nostra, visto che a parte gli ufficiali di bordo il resto dell’equipaggio era costituito solo da ragazzi.

Il giorno dopo, venerdì 30, mentre la mia wachta era impegnata nel turno di cucina, il capitano mi ha mandato a chiamare e, vista la mia passione per il lavoro in plancia, mi ha chiesto di tenere i contatti via radio con la Capitaneria di porto per chiedere l’autorizzazione a dare alla fonda nella rada di Portofino.

Quando la manovra si era ormai conclusa, insieme al primo ufficiale sono andato all’ufficio della capitaneria per portare un elenco dell’equipaggio e altri documenti del “Pogoria”, e così subito dopo, in anticipo rispetto agli altri ragazzi, mi sono finalmente potuto concedere una vera colazione italiana in un caffè della rinomata “Piazzetta”.

Il sole splendeva alto sull’elegante borgo ligure, che sicuramente è stato all’altezza della sua fama, purtroppo però la nostra sosta è stata veramente rapida, infatti poco prima dell’ora di pranzo avevamo già completato le operazioni di reimbarco.

In breve tempo abbiamo coperto le 12 miglia che ci separavano dalla città di Genova e nel primo pomeriggio stavamo entrando nel porticciolo Duca degli Abruzzi, là dove 6 giorni prima era cominciata la nostra avventura.

Questo è in breve il resoconto della mia esperienza sul “Pogoria”, che indubbiamente è stata entusiasmante sia per i posti che abbiamo visitato ma soprattutto per l’opportunità di vivere a stretto contatto con tanti coetanei polacchi con i quali durante la navigazione è nata una buona amicizia.

A tutti voi che prendete in considerazione l’idea di chiedere un imbarco sul “Pogoria” o su altre tall ships non posso che dire “buon vento”, assicurandovi che non mancherete di assaporare le emozioni che è difficile descrivere in poche righe ma che sicuramente a bordo avrete la possibilità di vivere in prima persona.

I ragazzi dai 16 ai 25 anni che si vogliono imbarcare, possono rivolgersi a: STA-Italia (STA-I); e-mail staitaly@inwind.it; tel. 010 2543652; fax 010 2516168; indirizzo: c/o YCI; Porticciolo Duca degli Abruzzi; 16128 Genova.

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