Un’officina disonesta

Esperienze di bordo:, storie di viaggi, crociere in mare o sul lago raccontate direttamente dai lettori di Nautica..

UN’OFFICINA DISONESTA

Testo di Ezio Liberati

Questa storia è una delle tante avventure di mare e di vita quotidiana, ma voglio raccontarla per spingere i neofiti e la gente in buona fede, e sono un’infinità, a prendere le dovute precauzioni prima di affrontare quel terribile e splendido elemento che è il mare.

A volte la passione di noi “navigatori” acceca e quella del mare è tale che, se veramente innata e profonda e se non è accompagnata da scienza ed esperienza, può portare ad eccessi di imprudenza, capaci di mettere a repentaglio la barca e la nostra stessa incolumità.

Andando per mare ci sono un sacco di cose che si imparano quando si naviga con gli occhi aperti e soprattutto con la testa sulle spalle.

Il mare bisogna viverlo ed amarlo, ma non dimenticare di quali armi dispone e cercare di evitare gli imprevisti che può generare, non significa avere paura, ma soltanto un pò di cervello.

Ci sono poi quelle brave ed ingenue persone che, come il sottoscritto, si cercano i grattacapi con il “lanternino”.

Senza dilungarmi troppo in vaghe considerazioni che per il lettore lasciano il tempo che trovano, posso dire che gli insegnamenti che cavai fuori da una mattinata nera, nera, furono i seguenti:

  • A bordo, per ogni evenienza, bisogna essere in grado di fronteggiare ogni tipo di avaria meccanica o elettrica.

  • Non fidarsi mai di meccanici “generici” che promettono lavori eseguiti a regola d’arte, a basso costo e senza alcun tipo di garanzia.

  • Per un’imbarcazione monomotore che non possa far uso dei remi, deve essere presente anche un motore ausiliario.

Dopo tanti sacrifici avevo finalmente comperato una barca, coronando così il sogno di una vita intera.

Ero diventato il possessore di un cruiser Shetland modello Black Prince, un 7,50 metri cabinato dalla linea molto filante motorizzato con un entrofuoribordo diesel.

Tutto cominciò nel maggio 1998, quando su consiglio di un amico, incaricai un’officina di Fiumicino, della quale ignoro volutamente il nome, di procedere alla manutenzione che precede ogni varo dopo il rimessaggio invernale.

Nulla di straordinario, quindi, solo facili operazioni che richiedono poche ore di manodopera e una spesa tutto sommato accettabile, a garanzia di maggiore affidabilità, economicità, minor consumo di carburante e minor rischio di guasti imprevisti.

Il mio propulsore, un BMW Marine D190 turbodiesel con sole 460 ore di funzionamento, richiedeva quindi soltanto un “tagliando” completo comprendente i seguenti lavori: sostituzione dell’olio motore con relativo filtro a cartuccia, sostituzione filtri gasolio e separatore Racor, pulizia filtro dell’acqua di mare e filtro aria aspirazione, sostituzione della cinghia degli ausiliari (pompa acqua e alternatore), sostituzione cuffie e anodi sacrificali del piede poppiero, smontaggio e pulizia dello scambiatore e controllo generale ai vari organi meccanici ed elettrici.

Da neofita, non avevo idea di quanto poteva costare un tagliando di manutenzione su un’imbarcazione, ma quando mi sono visto presentare un conto da saldare di L. 1.200.000 sono rimasto estremamente colpito dall’elevatissimo costo dei ricambi e della manodopera, ma ero talmente accecato dalla voglia di uscire finalmente in mare con la mia nuova barca, che pagai il tutto in contanti senza battere ciglio e senza che mi venisse rilasciata alcuna ricevuta fiscale o fattura.

Mi attendeva dunque la mia prima vera crociera, una bella traversata di 27 miglia tra Fiumicino ed Anzio, porto dove avevo deciso di ormeggiare per l’estate.

Dopo aver controllato le dotazioni di sicurezza, caricato le batterie e aver fatto doverosamente scaldare il motore, mollai le cime, ingranai l’elica; un pescatore mi guardò intento ai suoi attrezzi, ricambiai lo sguardo con l’aria di colui che và…, accesi il VHF sul canale 16 e appuntai l’ora: erano le 09:50 di mattina.

Il motore prese regolarmente i giri mentre a lento moto risalivo la corrente per portarmi verso l’imboccatura della Fiumara Grande.

Non nascondo che avevo paura, perché neofita e solo, ma soprattutto perché l’uscita del Tevere, anche per i piloti locali più esperti, rappresenta sempre un’incognita, per via della ridotta profondità delle acque e specialmente quando soffiano i venti di levante, ma fortunatamente il tempo era splendido ed il mare liscio come l’olio.

Appena fuori dalla Fiumara diressi per 136° iniziando a forzare l’andatura.

Accelerai progressivamente per agevolare la planata fino a circa 3100 giri/minuto, corrispondenti ad una velocità effettiva di poco inferiore ai 20 nodi, un regime del tutto prudenziale che può essere indicato come regime medio continuativo a fronte dei 3800 giri/minuto di potenza massima consentita.

Iniziavo ad apprezzare la scelta che avevo fatto, la barca filava che era un piacere e tutto andava per il meglio, tanto che cominciai ad apprezzare il panorama meraviglioso delle nostre coste.

La costa di Castelfusano mostrava già i suoi caratteristici colori, tra il verde della vegetazione tipicamente mediterranea che si protende sino quasi a lambire l’acqua cristallina e il colore giallo intenso delle sue spiagge deserte.

Insomma, ero così tranquillo che chiamai la mia ragazza con il cellulare indicando per mezzodì il mio arrivo ad Anzio.

Non avevo però fatto i conti con il destino, quando a due miglia al traverso di Torvajanica, un forte rumore metallico mi tolse il fiato.

L’ago della temperatura dell’acqua di raffreddamento balzato in un momento fin oltre i 100°C confermò la mia diagnosi: rottura della cighia in gomma che comanda l’alternatore e la girante dell’acqua dolce.

Il rumore assordante del cicalino di emergenza rendeva il tutto ancora più difficile.

Una copiosa quantità di acqua bollente e rugginosa fuoriuscì dallo scambiatore di calore, finendo in sentina e danneggiando irrimediabilmente la pompa ad immersione.

Avevo il cuore in gola, ma non spensi il motore, lo lasciai girare al minimo fino a quando la temperatura dell’acqua iniziò a scendere lentamente fino a stabilirsi intorno agli 80°C.

Dopo aver aperto tutti i cofani del pozzetto per permettere un’adeguata ventilazione del vano motore, notai che la cighia si era letteralmente disgregata in piccoli pezzi di gomma.

Chiamai subito con il cellulare l’officina di Fiumicino, spiegando l’accaduto e chiedendo assistenza, sempre con tono pacato e soprattutto con l’educazione che a volte bisognerebbe tralasciare, ma come risposta ebbi soltanto: “…non si preoccupi, proceda al minimo e vedrà che non accadrà niente al motore, cerchi di chiedere aiuto a qualche imbarcazione in transito e si faccia trainare fino a qui…”.

Chiusi la chiamata e decisi di fare da solo.

Notai che la temperatura dell’acqua era ormai lontana dalla zona di pericolo, ingranai la marcia avanti procedendo al minimo dei giri circa 550-600 giri/minuto.

Come aumentavo leggermente il regime del motore, la temperatura saliva vertiginosamente verso la zona rossa con una rapidità disar- mante.

Alle 12:00 chiamai di nuovo la mia ragazza, che nel frattempo era arrivata ad Anzio, per spiegarle la situazione ed avvisarla che avrei tardato.

Alla velocità di circa 3-4 nodi avrei impiegato più di 3 ore per percorrere le 15 miglia che mi separavano da Anzio, ma ormai era una questione personale e dovevo necessariamente risolverla da solo, per questo evitai di chiamare soccorso con il VHF attraverso la segnalazione di urgenza Pan-Pan.

Mi avvicinai per precauzione a meno di mezzo miglio dalla riva, prestando la massima attenzione alle secche di scogli che affiorano minacciosi tra Lido dei Pini, Lavinio ed Anzio, riuscendo ad arrivare in porto alle 17:10, sfinito (non avevo acqua da bere a bordo), ma estremamente soddisfatto, orgoglioso di aver compiuto una piccola impresa e soprattutto senza aver danneggiato il motore.

Il giorno successivo su consiglio del sigor Alfredo Rinaldi della Cooperativa Ormeggiatori di Anzio, contattai l’officina autorizzata VM motori marini Motormare di Nettuno (Roma) nella persona del titolare signor Maurizio, il quale con rapidità, gentilezza e competenza, riscontrò che la cinghia di distribuzione non era stata sostituita (i bulloni della staffa di supporto dell’alternatore non erano stati allentati, si presentavano integri e con evidenti segni di corrosione, al pari della girante della pompa dell’acqua e delle cuffie del piede poppiero).

Nessuna quindi, delle operazioni di manutenzione che avevo commissionato all’officina di Fiumicino era stata effettuata.

La mia ingenuità e la buona fede avevano messo a repentaglio la barca e la mia stessa incolumità; basti pensare al richio che avrei corso se un incendio si fosse sviluppato nel vano motore.

Dopo pochi giorni di attesa per ordinare le suddette cuffie in Germania, perché da tempo irreperibili in Italia, ricominciai la vacanza con in più una storia da raccontare…

sull'autore

Nautica Editrice

Nautica Editrice

Lascia un commento

Optimization WordPress Plugins & Solutions by W3 EDGE
Iscriviti alla Newsletter

Iscriviti alla Newsletter

Potrai essere aggiornato su tutte le novità sul modo della Nautica.

Grazie la tua iscrizione è andata a buon fine.