Fuori dagli stretti

Esperienze di bordo:, storie di viaggi, crociere in mare o sul lago raccontate direttamente dai lettori di Nautica..

FUORI DAGLI STRETTI

Testo di Luciano Didero
Pubblicato su Nautica 510 di ottobre 2004

Caro Mediterraneo, sei piccolo. Bello, molto bello, ma piccolo, ma è chiaro che non è una questione di dimensioni geografiche ma di “spazi psicologici”. Il velista che pratica l’altura da qualche decennio, a un certo punto vuole guardare “oltre l’orizzonte”, specie se, tra l’altro, ha superato la cinquantina; lontano dalla pensione (purtroppo), ma ancora con abbastanza forze per navigare (per fortuna).

È anche il mio caso, e ho dalla mia dei testimoni illustri, a cominciare dal Giovanni Soldini, scrittore e non solo grande velista (Nel blu, ed. TEA, Longanesi & C.). Nelle prime pagine spiega il suo amore per la barca, perché di questo si tratta, con parole che esprimono tenerezza – quando da bambino, alle prime navigazioni si sentiva “parte importante dell’equipaggio, le albe in mezzo al mare, i sonnellini alla base della randa” – e non farebbero pensare al navigatore dei Quaranta ruggenti.

Ma chi ama il mare sa che le due cose si tengono insieme, dolcezza e ruvidezza convivono sulla stessa barca, come nella vita normale del resto. Allora capita che ad un certo punto, dopo avere portato su e giù dall’Adriatico settentrionale verso un qualche “altrove” la mia barca (“Bella sei”, un Grand Soleil 38 le cui gesta magnifico una volta l’anno), di solito verso la Grecia ma quest’anno alle Eolie, facendo viaggi tremendi a causa del poco tempo disponibile.

Nel 2002 sono andato da Ravenna alle Eolie in aprile in nove giorni, in solitario; non è proprio un primato ma è pure sempre qualcosa, e poi con tempacci non augurabili a un nemico. E con barche precedenti la Sardegna, la Corsica e le Baleari, oltre alla Croazia, che per noi è il “mare di casa” (in 12-15 ore sei già lì, pronto per il bagnetto e gli spaghetti in rada, come la grande maggioranza dei turisti-nautici).

Ma da sempre le tratte lunghe le faccio da solo, moglie e figlia arrivano dopo, con l’aereo, con il traghetto, perfino con il treno. Inevitabilmente, crociera dopo crociera, il Mediterraneo appare sempre più piccolo. Così, ad un certo punto, grazie anche ai “cattivi maestri”, tipo Velistipercaso e gli amici di Barcapulita che i lettori ben conoscono, ma anche perché ci sono tanti che ci provano e ce la fanno, certo senza pensare a Capo Horn, cominci a pensare che il mondo non finisce con il Mare d’Alboran, che tutti conosciamo dai bollettini.

E anche a me sta venendo la voglia di “uscire dagli stretti”: sto pensando a un progetto che mi permetta di “fuggire” dalle acque a noi familiari, e qui è opportuna la citazione del film Mediterraneo di Gabriele Salvatores, “dedicato a quelli che stanno scappando”, frase che non ti dimentichi più. Mia moglie non è stata del tutto contenta di sentirmi parlare “di Atlantico”, ma a questo proposito Piero Ottone, grande giornalista e scrittore (Piccola filosofia di un grande amore: la vela, ed. Longanesi & C) e navigatore, osserva che se la vela per svilupparsi avesse avuto bisogno del consenso delle nostre “signore” sarebbe rimasta un’esperienza anche più elitaria di quanto sia; pensiero che condivido.

Ci sarà da pensare a “come uscire”: Gibilterra o Suez? Al 90%, come tutti o quasi, andrò verso ovest, se non altro perché di questi tempi una rotta verso l’Asia, certo di grandissimo fascino, oltre ai problemi nautici veri e propri ha ben altri problemi geopolitici, come leggiamo sui giornali anche troppo spesso.

Ho chiesto a Lizzi Eordegh e Carlo Auriemma, che navigano negli oceani con la loro Barcapulita, cosa ne pensavano della “rotta ovest”. Si sono espressi così: “Uscendo da Gibilterra ti troverai su una specie di autostrada battuta da te e da tutti gli altri che partono per il giro del mondo. Intendiamoci, non sono migliaia, ma decine o centinaia sì.

Le tappe sono definite. Il percorso è più o meno standardizzato. Si sa quando si deve partire, si sa dove si deve arrivare, si sa quanto tempo ci si impiegherà. Non ci sono sorprese e non c’è molto da inventare”. Il libro che hanno scritto sul loro primo viaggio (Sotto un grande cielo, ed. Mursia) è, come si suole dire, “vita vera”, un viaggio possibile senza cadere nella tentazione del “facciamolo facile”, perché so che se riuscirò a partire nel 2004, all’Atlantico dovrò dare “del Lei”.

Ma ciò che conta è che anche gente del tutto normale come me, può provare a fare qualcosa del genere senza doverlo solo leggere sulle riviste nautiche. Navigare per raccontarla, dovendo spiegare ad amici a parenti “perché lo fai”, domanda che ha segnato tutte le mie strane e difficili navigazioni.

Dice Cino Ricci che quando si fanno lunghe navigazioni non ci si pone più di tanto la domanda se il mare sarà buono o cattivo: lo prendi com’è. In questo senso il mare è davvero una filosofia della vita.

sull'autore

Nautica Editrice

Nautica Editrice

Lascia un commento

Optimization WordPress Plugins & Solutions by W3 EDGE
Iscriviti alla Newsletter

Iscriviti alla Newsletter

Potrai essere aggiornato su tutte le novità sul modo della Nautica.

Grazie la tua iscrizione è andata a buon fine.