Risciacqua con metodo la barca

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RISCIACQUA CON METODO LA BARCA

Testo di Cesar Gilberto Sebok
Pubblicato su Nautica 514 di febbraio 2005

Nella vita e nel mare ciò che insegna l’esperienza è duro, ma rimane.

Immagino quella povera gente seduta ai remi della galea, per secoli e secoli. Coperti di sale. Salmastro che vola con l’aria e gli spruzzi, salmastro dell’aria stessa che si deposita giorno e notte. Sul corpo, negli occhi, sulle panche dei rematori. Salmastro che ossida i chiodi, che brucia e risecca il legno tanto quanto il sole. I rematori deperiscono. Le barche deperiscono. L’unico sollievo viene dal cielo, la benvenuta pioggia, che dà pace alla sete, ma che anche arresta il logorio della barca. Siamo nel mare Mediterraneo. Devo confessare che quelle erano barche! Sono certo che c’era sempre un padrone, un armatore, un nostromo, che pregava per un pò di pioggia, e si preoccupava per il bene di quei legni che durassero. L’intera galea fosse sempre allestita e pronta per affrontare il mare, il vento, la guerra, il commercio e anche il semplice volare sull’onda.

Oggi nel complesso gigante della natura poco è cambiato. la nostra barca forse non è di legno, ma viene soggetta agli stessi logorii, allo stesso vento salmastro, agli stessi spruzzi d’acqua di mare. I materiali plastici ne soffrono, l’acciaio inossidabile si ossida, l’alluminio s’indebolisce, l’elettronica pericola. Strano, vero? Perfino il vetro soffre l’attacco del sale. Sapevi che i resti di sale intaccano in forma irreversibile un finestrino, un oblò di vetro, se non si risciacqua sovente con acqua dolce?

Il sale possiede effetti negativi su tutto ciò che ne viene in contatto. In primo luogo sappiamo che corrode i metalli. È meno conosciuto il fatto che intacca tutto l’esterno della barca. Il gelcoat per esempio. Il plastico sottile, brillante, e a volte fragile che ricopre esternamente la vetroresina. L’importanza è la bellezza!

È per questa ragione che il brillo delle fiancate, che mai ricevono molta luce diretta dal sole, deperisce con il tempo. Diviene opaco. Non per i raggi ultravioletti, ma per il sale che si deposita modificando la struttura chimica del plastico.

Il sale cristallizza e diviene come sabbia, causando abrasione.

Consuma per erosione il teak delle coperte e dei pozzetti.

Ho visto con gli anni l’assottigliarsi dello spessore del teak fino a limiti che mi obbligarono alla sua completa sostituzione.

Per altro il sale è igroscopico. È capace di condensare l’acqua dell’atmosfera quando l’umidità è alta. Il sale si mescola anche con la rugiada nella notte, e la trasforma in acqua salata. Penetra un pò ovunque, corrode, ossida, modifica la struttura e l’aspetto dei materiali plastici, danneggia i circuiti elettrici ed elettronici.

Vedo ragazzi tornare dalla regata e smontare la barca senza lavarla. Vedo le vele impregnate di sale. Vedo la domenica sera arrivare gli yacht al pontile e la gente correre in macchina. Nessuno rimane a risciacquare la barca. Vedo anche barche non nuove in vendita, che hanno pochi anni in mare e sembrano relitti. Dove sono andati tanti soldi e tanti sogni?

Se si vuole mantenere in ordine l’amata barca, se si desidera poter venderla a un giusto prezzo e non svalutarla, è necessario risciacquarla con acqua dolce ogni volta che si fa ritorno dal mare, o sovente se non si usa.

Ricorda bene: l’attacco del sale produce danni irreversibili.

Vedi come lavar via il sale dalla barca.

Potrai pensare che è un pò stupido pretendere di insegnarti come si lava una barca. Ma non è come lavare un’automobile!

Per primo devi spruzzarla tutta con acqua dolce, con un getto di pioviggine sottile come vaporizzatore, cercando di bagnare dappertutto, anche innaffiando le superfici dal di sotto e dai fianchi.

I cristalli di sale si sciolgono in qualche minuto, ma non subito. Cerca di arrivare con lo spruzzo più in alto possibile, sull’albero e sul sartiame.

Dopo che tutto è ben inzuppato d’acqua, aspetta qualche minuto per dare tempo ai cristalli di sale di sciogliere.

Infine, con un getto d’acqua consistente, risciacqua un paio di volte, sempre cominciando dall’alto fino in giù le fiancate dello yacht.

Usa un getto d’acqua abbondante. Non troppa pressione per evitare che penetri nella giuntura dei boccaporti e dalla ventilazione, andando a finire giù nei motori. Potrebbe essere rovinoso. Almeno i vetri vanno poi asciugati con la pelle scamosciata. Risciacquare sovente la barca deve diventare un’abitudine piacevole. Un passatempo. E come carezzarla.

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