Nuvole

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NUVOLE

Testo di Gaspare Bertolini
Pubblicato su Nautica 520 di agosto 2005

“Qualsiasi cosa tu sogni di fare falla. Perché l’audacia ha veramente in sé genio, potere e magia” (W. Goethe)

Penso che quello che ho sognato, progettato e realizzato sia tale da essere pubblicato su una rivista che da sempre si è occupata di autocostruzione. Molti sono gli autocostruttori ma molto meno sono gli autoprogettisti e autocostruttori.

Avete capito bene mi sono occupato anche del progetto. Il progetto di un motoscafo di 7 metri e 40 con cabina di prua per 2 posti letto, che non debba concedere nulla alle esigenze di una barca di serie (accontentare un maggior numero possibile di acquirenti) ma che doveva essere principalmente la mia idea di motoscafo, la barca di un’artista, un’idea libera di barca. Certamente doveva galleggiare, navigare, planare, non doveva sbattere sulle onde, e andare veloce anche con una potenza relativamente piccola (meno cavalli, meno costi, meno consumi).

La scommessa si faceva sempre più audace.

Ho cominciato, a scolpire i primi modelli di polistirolo (si proprio scolpito, dato che il progetto è stato affrontato con la mentalità di un artista che deve scolpire la sua opera d’arte) i primi calcoli di peso, le prime prove in acqua. Le prove di sforzo semplici intuizioni di robustezza (usando un materiale leggero potevo irrobustire la struttura senza accrescere eccessivamente il peso finale). Quindi leggerezza e robustezza = compensato marino, listelli di abete e resina epossidica. Risultato: un motoscafo di 7 metri e 40 che pesa solamente 750 chilogrammi e che con 115 CV vola a 40 nodi lasciando tutti a bocca aperta. Il tutto sembra semplice ma non lo è stato, ci sono voluti ben 10 mesi di duro lavoro.

Ma diamo un ordine al progetto (intuizioni costruttive):

  • Realizzato il primo modellino di polistirolo mi sono ricavato le dime delle varie paratie tagliando il modellino in varie sezioni (una ogni 50 centimetri in reale).

  • Quindi ho costruito un secondo modellino con un cartoncino dal peso in scala simile al peso del compensato che dovevo usare per costruire, usando le dime ricavate dal modellino precedente, simulando la costruzione in vero.

  • Reso impermeabile il modellino con resina epossidica, ho iniziato le prime prove in acqua con il posizionamento dei vari pesi (in scala): motore, equipaggio, benzina, acqua… in modo da verificare i volumi immersi, la linea di galleggiamento, la tenuta di mare? incognita.

  • Si inizia, compro i primi fogli di compensato marino e taglio le paratie.

  • Individuo il posto dove iniziare i lavori: sotto una tettoia nel giardino di casa.

  • Realizzo lo scalo in abete e inizio a montare le paratie, la “nuvola” comincia a prendere forma, monto dei distanziatori (listelli 4×4 avvitati di testa fra le paratie) in maniera da avere liberi i bordi esterni delle paratie e poter controllare le forme dello scafo e apportare le dovute correzioni (a proposito la carena è una “V” con una elevazione dei madieri costante di 24° e ali stabilizzatrici senza pattini di sostentamento (intuizione d’artista) risultato: va bene allo stesso modo (forse anche meglio).

  • Dopo aver sistemato per bene le paratie ho cominciato a perimetrarle con listelli di abete di cm 6×3 incollati e avvitati con viti d’acciaio inox (solo di quelle da 3 centimetri ne ho consumate in totale circa 2.500).

  • Sono passato quindi alle scasse per la chiglia e i correnti (cm 3×3) per le quali ho usato un seghetto alternativo, sega, raspa e molta cartavetrata.

  • La vista delle paratie con la chiglia e i correnti incollati e avvitati per un autocostruttore penso sia una libidine, ma quando si completa la copertura con il compensato della carena e delle fiancate ci si sente in capo al mondo.

  • Ma subito dopo ci si presenta con il primo “grosso” problema, girare la “nuvola”: svito lo scalo da terra con un cric per auto, lo sollevo e piazzo delle ruote sotto di esso, faccio uscire la “nuvola” dalla tettoia. Nel giardino per fortuna ci sono due pini marittimi dove piazzo un paranco nel primo e una ritenuta nell’altro (tutta l’operazione è stata svolta da tre persone in 5 ore) aiutandomi con il cric e il paranco riesco a metterla sul fianco.

  • Smonto lo scalo e lo piazzo dall’altra parte in maniera da appoggiarvi nuovamente la “nuvola” sopra e riportarla sotto la tettoia.

  • Si continua: realizzo le scasse e monto i correnti dell’opera morta, completo la copertura con il compensato, realizzo il divano, le cuccette e la tuga (un solo pezzo di compensato curvato con un paranco).

  • Finalmente siamo a buon punto. I dubbi si fanno più insistenti: uscirà dalla stradina? Il motore sarà sufficiente? Il peso finale sarà stato calcolato per bene?

Il varo è avvenuto il 10 agosto, due giorni prima delle ferie, sì perché sono un operaio che lavora 8 ore al giorno in litografia e che durante la costruzione della “nuvola” ha lavorato 13/14 ore al giorno, ma la fatica è sparita appena “Nuvole” ha toccato l’acqua. Fantastico (genio, potere e magia) avevo proprio ragione: va come il vento, mi sento sulle nuvole!

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