Appunti di viaggio

Esperienze di bordo:, storie di viaggi, crociere in mare o sul lago raccontate direttamente dai lettori di Nautica..

APPUNTI DI VIAGGIO

Testo di Roberto Maestri
Pubblicato su Nautica 537 di Gennaio 2007

27/07/2002 – LIGNANO
Domani si parte, il “Mithos” (un fax di Zuanelli) è pronto. Ho sistemato la luce di coperta e quella in testa d’albero. Non ho fatto la manutenzione dei martinetti. La farò al ritorno. Forse. La meta è quella dell’anno scorso: Dubrovnik. L’itinerario è diverso, l’equipaggio anche. Io ho un anno di più, uno di troppo. Prima di partire mi prende, come sempre, un sottile senso di disagio, so che passerà non appena mollati gli ormeggi. Arrivano Alvio e Catia, mi aiutano a caricare l’acqua, si sistemano a prua. Spiego un pò quello che non funziona, il resto va bene, dico. Poi tutti a cena fuori.

27/07/2002 – LIGNANO-ROVIGNO
Prima colazione con caffellatte e strudel (Forno Argento). Hanno previsto bora moderata. Doccia bollente. Si parte. 15 nodi da 90°. Subito vele a riva e siamo in foranea. Sembra una cuccagna. Poi il vento gira a sinistra di 30°, aumenta fino a 26 nodi: più che dimezzato il fiocco, un pò sbracciata la randa, il timone è un pò duro, ma per cominciare non potevo sperare di meglio. In 5 ore siamo a Novigrad e il vento muore. Andiamo a far carte. Amo Novigrad, non è colta come Parenzo, allegra come Rovigno od organizzata come Umago, ma per me è ricca di ricordi. Di quando mi lasciavano dormire ormeggiato al moletto della finanza. La parlata italiana, veneziano commerciale lo chiama Bettiza (è uno degli enclavi dove era più diffuso il nostro idioma, come Cherso e Lastovo). Ricordo quando ci sono venuto con Matteo, l’Argentina batteva l’Italia, ma lui era felice del suo “ottimo” in terza media. Ricordo con stupore e commozione il suo entusiasmo, credevo gli interessasse di meno, credevo di essere un padre attento. Il bambino diventava adolescente. Lo assaporavo e lo perdevo. Troppo velocemente. Ricordi ancora: li ritrovo nella villania del finanziere croato dell’interno, nella cordialità dell’impiegato della Capitaneria, nel sorriso del vecchio che mi addita un nuovo cambiavalute. Nel cocktail di linguaggi che ti aprono le porte di un mondo dove tante etnie, religioni e parlate cercano da sempre un difficile equilibrio. Queste diversità potrebbero essere una fonte inesauribile di ricchezza. Sono state quasi sempre motivo di odio. Andric, Bettiza, Tomizza (in ordine alfabetico) hanno trasmesso in pagine indimenticabili la pena di chi si sente partecipe visceralmente e veramente di più realtà amandole tutte pur riconoscendole incapaci di convivere civilmente. Lasciamo Novigrad. 10 nodi di termica ci portano verso sud. Un paio di bordi per evitare gli scogli. Alle 19.00 siamo a Rovigno. Cena dietro la Capitaneria. Dondoli, mussoli e Malvasia. Praticamente un’orgia.

29/07/2002 – ROVIGNO-VERUDA
Partenza con calma. Termica di poppa debole e noiosa. Proviamo a “farfalla” poi il gennaker (niente spy in 3). Due strambate e siamo a Veruda. Si fa il pieno di gasolio, poi si ancora in rada. Do fondo rivolto a nord-est in 8 metri. Litighiamo con uno svizzero. Aspettiamo il tramonto. Di notte la rada è un presepio. Domani si fa il Quarnaro.

30/07/2002 – VERUDA-ILOVIK
Si parte presto. A Veruda è piatta totale. Fuori troviamo 10 nodi di borino. Passo sopra la secca tra Capo Promontore e il faro di Porer, minimo 9 metri. Il Quarnaro è un olio. Il vento muore davanti a Unje. Gente strana quella di Unje forse a causa dell’endogamia: ho evitato per un pelo due risse. Erano tanti e tutti più giovani, mi è andata bene, o male, non so. A motore passo radente a Vele e Male Srakane. Sopra di loro due piccoli villaggi assurdi: senza ombra, senza acqua ed energia elettrica, spazzati dal vento, accecati dalla luce. Che ci fa lì la gente? Cosa pensa? Cosa vede? La barca costeggia a 6 nodi: una velocità giusta per capire, ma a volte non basta. Il vento riprende e ci porta a Ilovik alle 16.00. Il primo gavitello, quello più esposto al maestrale è libero. Lo prendiamo, lo controllo, è in buono stato. Ci si ferma qui. Cena in paese, delizioso, uguale da almeno 20 anni. Calamari ai ferri davanti al castellaccio di Sv. Peter. Nel ritorno sul tender il canale è rosa. Mi bruciano le labbra.

31/07/2002 – ILOVIK-BRBINJ
Partenza 08.30, tempo incerto, 10 nodi di scirocco, umido, poca voglia. Parto con l’idea di bordeggiare tra Olib e Silba, ma poi proseguiamo fino a Premuda. Il vento ci dà un “buono” di 30°, e siamo quasi in rotta, Costeggiamo i Kreben da vicino, rinforza fino a 16 nodi e facciamo un pò di ginnastica. Davanti all’ingresso di Zapuntello decidiamo di rinunciare ad ancorare a Brgulje e di proseguire. Si va troppo bene! Un colpo di motore tra Molat e Sestrunj (quattro scogli) poi ancora bordi fino a Brbinj sull’Isola Lunga. Ci fermiamo qui, Catia fa una pasta al tonno: dopo quattro giorni ci voleva, beviamo Sauvignon.

01/08/2002 – BRBINJ-ZUT
Piove. I temporali ci girano intorno: attendiamo. Qualcuno parte, ma è tutto grigio e tutto bagnato: attendiamo ancora. Alle 11.00 partiamo, nella peggiore delle ipotesi rientreremo, la pressione è costante. Il vento è buono e ci porta verso sud di bolina larga. Arriviamo a Zut con il sole. Zut è talmente bella che neanche una marina per 120 barche riesce a rovinarla. Il ristorante “Festa” è gestito da ragazzi di Murter: sono molto bravi e anche un pò cari, nel lecito.

02/08/2002 – ZUT-KAPRIJE
Partiamo tardi. Un grosso motoscafo attraccato vicino a me parte prima: Roma 6667. Molla la cima di sopravento prima di quella di sottovento e del corpo morto. Ci viene addosso. Da gas e parte, senza fare danni per fortuna, evitando di 10 centimetri la cima del mio corpo morto con l’elica di sinistra. Il corpo morto alla sua destra era libero, poteva usarlo per tirarsi fuori senza problemi. Qualcuno lo fermi e gli consigli l’ippica, per il suo bene. Quando lascio Zut penso già a quando ci ritornerò. A me sembra che le sue cicale cantino meglio delle altre e che il profumo di liquirizia qui sia più forte, ma forse mi sbaglio. Andiamo a visitare la costa est di Zirje, che non conosco, poi a Kaprije. I gavitelli a NO sono tutti occupati, maledetto Agosto. Ancoriamo davanti al paese. Pasta con le melanzane, prosecco: il tramonto è “maldiviano”.

03/0/8/2002 – KAPRIJE-VIS
Partenza alle 07.00, si va a Vis: sole e vento tutto il giorno. Bagnetti al traino lascando le vele.

04/08/2002 – VIS
L’idea è quella di circumnavigare Vis in senso orario, passare tra la costa e gli scogli a est (è una zona molto bella), circumnavigare Bisevo e dormire a Komiza. Tardiamo però a partire a causa di temporali isolati. In porto ci sono 20 nodi: bora. Tentiamo lo stesso, arriviamo a punta Stoncica con 30 nodi sul naso, vi troviamo onda formata e rinunciamo. Andiamo a Komiza per 260°. Con mezzo fiocco a riva tocchiamo gli 8 nodi. Komiza è, a parte Hvar, secondo me, l’esempio più caratteristico di architettura dalmata insulare. Risente del gusto veneziano, ma non ne è sopraffatta. Il posto è strano e affascinante. Troppe case in pietra gialla, bellissime, abbandonate e semidistrutte. Vecchi squeri ridotti a rimesse. Due chiese deliziose, perfettamente conservate all’esterno, dentro sono intonacate di bianco in modo orribile. L’insegna di un vecchio casino dà ora il nome a un bar. Sul fondo casermoni osceni tipo “Tito II round”. Qui più che altrove si avverte la mancanza di qualcosa di bello, che c’era e non è stato sostituito con niente. Non si tratta di nostalgie idiote, o peggio di necrotici rancori: sono sensazioni che prendono lo stomaco.

05/08/2002 VIS-LASTOVO
Oggi faremo un trasferimento che volevo fare da tempo. Da Komiza a Lastovo passando a sud di Susac e radente a Kopijste. Giornata splendida, buon vento tutto a vela. Vado ad ancorare in fondo a Mali Lago. Finalmente trovo poca gente.

06/08/2002 – LASTOVO
Giornata turistica, visita di tutte le baiette di Veli Lago e Mali Lago. Sono di una bellezza indescrivibile. Facciamo gasolio a Ubli e ci trasferiamo a Portoroz. In questo posto da favola, due anni fa sono stato vittima di una colica renale. Era la prima e non sapevo che pesci pigliare. Lorenza è andata a cercare col tender qualcuno che mi desse una mano. Ha trovato un neolaureato giovanissimo e commovente, assolutamente convinto del giuramento di Ippocrate che aveva fatto. Ma la colica non passava e la cosa più logica era andare a Vela Luka in ospedale. Ha fatto tutto Lorenza, da sola, senza aiuto. Promossa sul campo capitano. Il burbero addetto alla banchina mi ha accompagnato in ospedale con la sua “Uno” scassata. Non ha accettato neanche una birra. Due giorni dopo stavo meglio. Esemplari per pulizia il piccolo ospedale di Vela Luka e per cortesia il suo medico e le infermiere. Diamo ancora. 40 metri di catena. Attendiamo una perturbazione importante. Seguono 4 temporali.Lampi in tutto il cielo. Raffiche oltre i 40 nodi. Un 40 piedi ara e cerca di venirci addosso, poi si traversa e incattiva le ancore. Con pazienza, tempo, e tanta acqua sistemiamo tutto,ma ho dovuto salpare e a questo punto ,col buio,non so più dove la butto. Tocca a noi arare per 2 volte: troppe alghe per la “Bruce”. Finalmente l’ancora prende, ma ormai non ci fidiamo più e attendiamo l’alba bagnati in pozzetto. La mattina si libera un gavitello. Il sole e il vento asciugano tutto rapidamente, ma le previsioni sono bruttine e siamo stanchi: dormiremo qui anche stanotte.

07/08/2002 – LASTOVO
08/08/2002 – LASTOVO-MLJET
Calma piatta. Siamo senz’acqua, mi sono lavato troppo. Andremo a Pomena, che spero più attrezzata di Polace. Arriviamo presto. Prendiamo il corpo morto di un ristorante. Mendichiamo acqua: 40 litri ci sono concessi. Si va a visitare il parco: ben tenuto, bellissimo, troppa gente, siamo di nuovo vicino a costa. Al ritorno è montato maestrale, risacca tremenda, le bitte soffrono come contro Mike Tyson, mai più Pomena, ma di notte si dorme.

09/08/2002 – POMENA-DUBROVNIK
Domani arriva Lorenza. Scirocco fino a 20 nodi. Un bel bordo fino a costa e poi 7 ore con vento e mare sul naso con randa e motore. Sono nervoso perché l’appuntamento è al Marina Aci e non avrò modo di avvertire se non trovo posto. Catia mi invita all’ottimismo. Un pò di attesa, ma l’ormeggio c’è, buono anche e vicino alla colonnina dell’acqua e dell’elettricità. Siamo arrivati, la prima metà del viaggio è finita. Complimenti all’equipaggio: bravi, disponibili, precisi. I migliori che ho avuto. Stasera andiamo in città vecchia. La prima volta che sono venuto a Dubrovnik era nel ’66. In tutta la città eravamo noi tre, io Vincenzo e Anto e dieci americani che abbiamo trovato seduti sulla scalinata della chiesa armati di chitarra. Cantavano Blowing in the wind e altro. Abbiamo chiesto il miglior ristorante, adesso non esiste più. I camerieri in pieno Agosto vestivano smoking di sartoria. Abbiamo mangiato un dentice da 2 chilogrammi e bevuto Scilavka quanta se ne può bere a vent’anni. Abbiamo pagato Lit. 1.500 a testa.

10/08/2002 – DUBROVNIK
Diamo una sistemata alla barca. Bèh, Alvio e Catia sono due ospiti da non perdere. Arriva Lorenza. Ha lavorato come un asino fino a venerdì sera ed è in piedi dalle 05.00, ma l’aspetto è buono. Una doccia e via in città vecchia. Per Dubrovnik non ci sono aggettivi, solo paragoni. Quello più calzante, pur con la dovuta distanza è quello con Venezia. Meno imponente, eclettica, varia, ricca e storica, ma il profumo del fascino è lo stesso. Quando si approcciano dal mare città come queste, il pensiero va ai levantini del ‘600 ‘700 che venivano qui per la prima volta e vedevano queste mura incastonate su una costa verde e varia: immagino il loro stupore.

11/08/2002 – DUBROVNIK
Piove che Dio la manda. Lui avrà le sue buone ragioni, come sempre. Io, come sempre, non le capisco.

12/08/2002 – DUBROVNIK-POLACE
Il tempo sta migliorando: si parte. Con noi partono in molti. Vorrei andare a Saplunara su Mljet, ma quando sono fuori mi rendo conto che dovrei affrontare un mare residuo forza 4 e venti nodi a 45°. Ci provo, ma è troppo per me, poggio allora e andiamo a Polace. Qui, sulla superficie di questo “quasi lago alpino” comunicante con il mare circa ventidue anni fa, quando non c’era nessun inquinamento luminoso, per l’unica volta in vita mia, ho visto il firmamento specchiarsi e distinto sull’acqua l’Orsa maggiore.

13/08/2002 – POLACE-LASTOVO
Torno a Lastovo, la giornata è bella ma senza vento. Attracchiamo al corpo morto di un ristorante a Veli Lago.

14/08/2002 – LASTOVO-VELA LUKA
Temendo di non trovare posto a Palmizana decidiamo di fermarci a Vela Luka. Ci concediamo uno splendido bagno a Prznjak. Alle 15.00 non c’è più un posto in banchina. Alle 18.00 la baia è piena di barche. Non voglio pensare a un temporale, la pressione è discreta.

15/08/2002 – VELA LUKA-PALMIZANA
È andata bene. Partiamo presto, alle 10.00 monta vento da NO fino a 11 nodi, ci porta a Hvar. Troviamo un posto a Palmizana alle 12.30. Alle 15.00 non ce n’è già più. Le toilette sono congestionate. Bambini italiani e cani tedeschi ululano in banchina. Giovani francesi ballonzolano su una barca a nolo con lo stereo a tutto volume. Un terzo delle persone ha una strana protesi a un orecchio e parla da sola. Eppure il GPS me lo conferma, sono a Palmizana. Decidiamo di andare a Hvar con il battello. Il primo parte alle 18.00, fino ad allora devono riportare in città i numerosissimi giornalieri! Torniamo alle 18.30: c’è già la coda, come per entrare al Louvre! Rinunciamo. Ho già visto a Hvar il bellissimo mercato del pesce ridotto a un bar; non la vedrò sepolta dai turisti. Uno spago in barca e prosecco. Verso le 22.00 in banchina ci sono solo le barche e due tedeschi. Sento di nuovo il rumore del vento e un grillo.

16/08/2002 – PALMIZANA-MASLINICA
L’obiettivo è Maslinica su Solta. Troviamo 15 nodi da NO, che ci portano quasi allo stretto tra Solta e Brac; poi gira a bora e cresce fino a 35. Prendiamo due mani e avvolgiamo più di metà fiocco. Lorenza mi domanda cosa facciamo se aumenta ancora. Le rispondo che credo di no. Arriviamo alle 14.00. Un bruttissimo ceffo, peraltro abile e gentile, ci passa il corpo morto e ci aiuta a ormeggiare. Maslinica è una bomboniera. Nel piccolo mandracchio non c’è ombra di sacchetti di plastica e lattine di birra. Le barche locali sono tutte pulite e in ordine. Le tirelle di ormeggio mi ricordano quelle di Trieste. Questa è la Dalmazia che volevo rivedere. In una modesta Konoba mangiamo benissimo.

17/08/2002 – MASLINICA-ZIRJE
L’idea è di andare a Kaprije, ma il vento mi costringe più ad ovest e ripieghiamo su Stupica Vela su Zirje. Gran bel posto, hanno messo una ventina di gavitelli. Spago in barca. Domani torno a Zut.

18/08/2002 – ZIRJE-ZUT
Tento di ormeggiare davanti a Dragisina dopo una splendida veleggiata: troppa gente. Troviamo invece un gavitello a U. Strunac, di fronte alla marina ACI. Tuona e lampeggia verso Murter, ma probabilmente qui non arriva.

19/08/2002 – ZUT
La tappa più lungo: circa 1 miglio. Andiamo alla Marina di Zut alle 10.00. Saliamo in cima a vedere il panorama, poi bagnetti e pennichelle. Alla sera spago a bordo. Ormai l’interruttore è girato. Non viaggio più per rilassarmi, per arrivare. L’andare ormai è fine a sé stesso. Il tempo della veglia è tutto mio. Il resto sono dettagli. Il lavoro, il ritorno, gli altri, sono su di un altro pianeta. So che questo stato di grazia sarà breve, ma ora è totale e lo gusto profondamente. Immancabilmente al viaggio per mare si sovrappone il viaggio spirituale. Riaffiorano pensieri, ricordi, si legge un pò di più, anche di più impegnativo. Ci si ferma ad assaporare una frase, si può chiudere il libro e meditare. Ho letto una cosa breve di Tolstoj, “Il male viene dal Nord” di Tomizza, riletto alcune pagine dello Zarathustra, “Scritti morali” Epicuro introdotti e tradotti da Carlo Diano, curati da Giuseppe Serro. L’amore del cattedratico per il filosofo preferito è probabilmente superiore anche alla dottrina, per fortuna. Il curatore dell’edizione BUR chiude una nota sulla vita di Epicuro citando dieci righe di Nietzsche a me note e il cerchio si chiude. Inutile per me, dilettante domenicale dissertare sulla coerenza formale del pensiero dei grandi. Le loro idee sono come le onde del mare, sono come il vento. Ti insegnano qualcosa avvolgendoti, scuotendoti, portandoti alla deriva. Per farti ritrovare più stanco, più completo, migliore e con qualcosa di più in tasca.

20/08/2002 – ZUT-IZ
Voglio tornare a Iz, manco da cinque anni. C’è poco posto, ma non dovrebbe essere troppo gettonata. Arrivo e trovo un buon posto, ma alle 18.00 la baietta è talmente piena che non si vede più l’acqua. Iz ha il fascino dell’isola abitata tutto l’anno, come Isto. Si parla degli Illiri (oltre 2000 anni fa). Un documento del 1530 certifica la presenza dell’unico grosso centro di pentolai (pentole in coccio) della Dalmazia. Un certo Pepi Petrovic ne continua la tradizione con gusto e tenacia.

21/08/2002 – IZ-MOLAT
Tempo brutto, le previsioni parlano di temporali isolati. Telefoniamo a casa: chi doveva partire non partirà, i rientrati hanno avuto più problemi di Achab. Partiamo lo stesso, ma questa volta ci va male e il temporale isolato è sopra la nostra testa. Felpe, calzetti, cerate e stivali come da manuale. Il vento non va oltre i 26 nodi, ma si vede poco. Bordeggio tra l’Isola Lunga e Sestrunj. Devo evitare due affioranti a nord di Iz e una secca a sud di Zverinac. Calano presto sia il vento che la pioggia, ma siamo stanchi e bagnati. Ci fermiamo a Molat (paese), hanno messo alcuni corpi morti in banchina. Aiutiamo dei tedeschi, che mollando il timone in manovra, hanno rotto i frenelli. Ci asciughiamo, asciughiamo la roba. Quando andiamo a dormire è tutto a posto. Di notte un altro temporale.

22/08/2002 – MOLAT-ILOVIK
Ancora brutto. Ancora temporali isolati. Partiamo: la meta è Ilovik. Vorrei lasciare a dritta Isto e Premuda per mantenere l’opzione di andare a Sansego. Siamo circondati dai lampi, è nero dappertutto, c’è un pò di chiaro solo verso Ilovik. Arriviamo alle 12.00 con il sole. Le nuvole svaniscono. Bèh un pò di fortuna ci vuole!

23/08/2002 – ILOVIK-VERUDA
Questa notte mi sono alzato con il mal di pancia, alle 07,00 non era ancora passato, me la vedo brutta. Ilovik-Veruda sono 39 miglia e il vento va nella nostra stessa direzione e alla nostra stessa velocità: non ci resta che andare a motore; non si respira e la pancia è in crisi. Arriviamo alle 15.00, pieno di gasolio e poi in rada: sono sfinito.

24/08/2002 – VERUDA-LIGNANO
La maledizione di Montezuma continua. L’unica cosa che mi interessa ora è rientrare. Affronto le ultime 60 miglia con tutto l’ottimismo e l’energia che mi resta. Il vento è buono e dura tutto il giorno. Alle 20.00 sono a Lignano. La guardia medica mi dice che è un virus, mi fa un’iniezione e mi dà qualche consiglio. Domani pulizie. Bisogna reinventarle queste ferie, c’è troppa, troppa gente in giro e quelli in più non sono i più competenti. Non basta sapersi muovere decentemente. Un buon ancoraggio non ripara da abbordi notturni e in banchina, per stare tranquilli, bisogna aspettare che arrivi sia quello che ti starà a destra, che quello che ti starà a sinistra. Il gavitello è forse la soluzione migliore, ma va controllato; meglio ancora passare una cima in più nell’occhiello del plinto. Probabilmente mi attrezzerò con un gruppetto elettrogeno. Ora godiamoci qualche buon week-end autunnale, poi col freddo tirerò su il “Mithos”.

A gennaio si ricomincia a sognare l’estate.

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