Il giro della Corsica con oblio

Esperienze di bordo:, storie di viaggi, crociere in mare o sul lago raccontate direttamente dai lettori di Nautica..

IL GIRO DELLA CORSICA CON “OBLIO”
4 amici, 4 giorni, 4 metri di onda

Testo di Renzo Gambi (libero adattamento dai ricordi)
Personaggi: Capitan Renzino, Sergio il secondo, Andrea, Franceschino

Pubblicato su Nautica 541 di Maggio 2007

Alla fine fu lotta vera, con il mare gonfio fra lo Scirocco e il Ponente che rispondeva, sotto un cielo nero con le trombe d’aria come quelle che prendeva “al lazo” Pecos Bill in un mio libro d’infanzia, per un ricordo indelebile ai quattro “eroi” dell’Equipaggio di “Oblio”.

Ma non fu solo mare mosso: fu Avventura, Amicizia, Allenamento, Affiatamento e ora, nello scrivere il ricordo, Affabulazione… Se mi riesce.

Andrea Parisi, Francesco Cofone, Sergio Tafani: questo l’Equipaggio che il nostro “Capitan Renzino” (pseudonimo dell’Avvocato Gambi in mare…) aveva ingaggiato per “Il Giro della Corsica in quattro giorni”.

A dire la verità il tempo concesso era un pò pochino per la rotta prevista, ma era il massimo a cui (obtorto collo) le donne (Silvia, Carla, Patrizia e Mara…) avevano acconsentito.

Partenza l’8 di agosto, “meglio se di mattina prestino, alle 9,30 – 10 massimo, perché dopo si alza il Maestrale nel canale di Piombino, e si dura fatica a prendere l’Elba”.

Così aveva detto Capitan Renzino ad Andrea: e infatti il Parisi, fedele alla sua tradizione di vivere in un fuso orario a sé stante, arrivò a mezzogiorno suonato, con il vento che seguiva il suo orologio e come da copione impietosamente rinforzava…

Barca carica con il pieno, le quattro sacche colme di magliette, asciugamani ed entusiasmo alle stelle. Equipaggio determinato, ma assai perplesso quando il motore di “Oblio” alle Rocchette segnala che la sua temperatura è già in aumento sopra la media: “Oblio” su questo non dà mai problemi, e allora “Capitan Renzino” e Sergio, per la crociera espressamente nominato “Ufficiale in Seconda”, pensano all’unico motivo plausibile; si è otturata la pompa del raffreddamento? Il “corallino” che infesta la Bruna si è avvinghiato al piede chiudendo il buco giusto, ma si arrende subito al coltello di Sergio. Si riparte tranquilli: la temperatura torna normale, e ci resta.

Quello che sale è il Maestrale, e così, per fare il canale ci vuole 1 ora e 1/2….

A punta della Vite (o Vita…) in Elba, si ferma il vento, e arriva una grandinata, con Andrea, France e Sergio che si riparano nella cabina a prua e a ridosso della plancia, mentre “Capitan Renzino” guida con i “sassi” che sbattono sulla maschera da sub e sul cappello che si è infilato per ripararsi. A Marciana Marina torna il sole, ci si ferma per il bagno, il pieno di gasolio, e una pastasciutta con il fu Ministro dell’Economia del Primo Governo Berlusconi, “habitué” del luogo…

Sembra che le “Piaghe d’Egitto” (…il corallino, la grandine..) siano finite (in realtà ci saranno anche le “cavallette rosse”…), e allora la decisione fatidica alle 16,30: si traversa per la Corsica!!!

Niente GPS, niente VHF (il “Midland” sarà installato l’estate seguente…), il cellulare che nel mezzo fra Italia e Francia perde il contatto, un motore solo (per fortuna il “Signor Volvo” è affidabile): per i 4 ragazzi è l’avventura sul mare, con l’adrenalina che scorre, mentre “Capo S. Andrea” si allontana, e “Oblio” viaggia a 22 nodi per rotta 340°, verso la mitica Giraglia, lo scoglio che segna il Nord massimo del “Dito” di Corsica.

La rotta studiata da “Capitan Renzino” tiene conto delle possibili alternative, con un percorso diagonale fra Capo S. Andrea e Macinaggio, da correggere a vista verso la Giraglia, con un occhio a destra verso la Capraia unico labile riferimento nella foschia del meriggio. Dopo 44 miglia e due ore di navigazione, sono quasi le sette di sera, mentre “Oblio” doppia il Nord estremo della Corsica, incendiato dal Sole che d’agosto si abbassa, e rende i colori delle torri di guardia genovesi più caldi e suggestivi…

L’ora è un pò tarda, e l’idea di scendere subito a “San Florent” è scartata, quando fra i monti verticali spunta quel gioiellino di estetica nautica che è “Centuri”. “Bellissimo”, fa il Parisi al Cofone che guarda preoccupato il fondale roccioso con presagio quantomai fondato. Si passa, piano piano, a sinistra di una piccola “meda” rugginosa, seguendo un fuoribordo che ci precede. Il porticciolo è davvero suggestivo: un piccolo “fiordo” pieno di gozzi da pesca riparato da un braccio soprafflutto che guarda verso Ovest, un ristorante appollaiato sulla roccia all’ingresso, con tanto di palma e legni freschi di coppale a perfezionare l’estetica, per niente affettata e anzi genuina…

Prima della cena, bagno in mare e doccia a poppa sulla plancetta; si esce da dove si era entrati, ma un gommone c’incrocia con la scia, e il beccheggio lieve ci fa toccare due volte l’elica sullo scoglio pochi minuti prima evitato per miracolo…

Ora, sarà bene precisare che quella fu la prima, finora unica, e mi auguro ultima volta che “Capitan Renzino” toccò un’elica sul fondale: a sua discolpa, il fatto che aveva cercato accanitamente il “Navigare Lungo Costa n. 5 – Corsica”, purtroppo finito sia a Castiglione che a Punta Ala. Con quello, sarebbe passato a destra della meda, evitando il disastro all’elica. Altro problema: l’elica di scorta (sempre a bordo, in un angolo dei gavoni) era stata sbarcata dal meccanico Enzo, senza nessun avvertimento…

Sergio, carrozziere – secondo di bordo e da sempre “maestro d’ascia” delle barche di “Capitan Renzino”, s’impegna al massimo con un sasso piatto per martello, riducendo le vibrazioni che l’elica deformata produce con il regime basso di giri.

Si ormeggia dentro, il posto è suggestivo oltre le aspettative, il ristorante è pieno di aragoste, e il vino al mirto di Corsica mette tutti di buon umore. Il GSM non “becca” sotto la montagna incombente, e così si telefona “a payement à la maison”: “Mes dames, on est en France, on est vivants, on est heureux!!!”.

Il piccolo porto è silenzioso alle due di notte, anche la piccola discoteca al chiuso ha cessato di soffiare sul mare le note di qualche pezzo “dance” di stagione…

Le ultime chiacchiere, “Oblio” accogliente, resa pulita e asciutta dal lavoro fatto dall’Equipaggio prima di andare a cena, e siamo pronti per la “nanna”. Gli “alloggi” sono stati assegnati da Sergio, che “Capitan Renzino” ha incaricato delle scelte, perché “Secondo di bordo” e perché più anziano di età. Sergio ha deciso che gli “Ufficiali” (lui e il Capitano…) occuperanno la cabina chiusa (che nel “Primatist 23” è piccola e bassissima, ma in effetti una volta sdraiati comoda e meno umida dell’esterno, oltre che ben aerata dall’unico boccaporto centrale…), e i “marinai semplici” (che secondo Sergio sono Andrea e Francesco, in quanto meno esperti delle cose nautiche…) dormiranno nell’ampio lettone costituito dal prendisole, ben chiuso dall’ermetico tendale ad archi con tanto di porta a cerniere che si affaccia sulla poppa della barca…

Tutto è silenzio dunque, nella magica notte di Centuri: ma il silenzio, purtroppo, dura soltanto fino a quando Sergio, dopo aver dichiarato di essere molto stanco, si addormenta, iniziando a “ruggire” come un leone arrabbiato, e a “sbuffare” con una potenza che evoca qualcosa a metà fra la locomotiva a vapore e un rinoceronte in corsa!!!

Capitan Renzino tenta inutilmente di ripararsi da quell’incredibile forma di “inquinamento acustico”, ma non c’è cuscino o asciugamano che funzioni, e forse non basterebbero nemmeno i tappi per le orecchie che vendono in farmacia, tale è il frastuono!

Alle tre di notte, disperato, il Capitano si arrende alla sciagura, auto espellendosi dall’alloggio ufficiali e dalla sua presunta maggior comodità…

Andrea (nei molti anni di Round Table già sperimentato come ottimo, e soprattutto silenzioso compagno di stanza…) guarda Capitan Renzino uscire dalla porticina di legno della cabina, gesticolando come fa il “Conte Mascetti” (il buon Ugo Tognazzi all’apice della sua espressività artistica) quando fa la “supercazzola” col “dopo-dopo” alla moglie, per uscire di casa. Si sveglia anche Franceschino, che per fortuna fa presente che lui è a “misura” con il divano, e che quindi il Capitano sfrattato può occupare il suo posto nel prendisole, senza bisogno di stringersi in tre…

Funziona: il resto della notte passa tranquillo, e per buona misura la porta della cabina viene non solo chiusa, ma “foderata” e “tamponata” con asciugamani e cuscini…

La mattina dopo, quando Sergio si sveglia constata, stupefatto, di essere rimasto solo in cabina; e lo è ancora di più quando, verso le sette, attraversa l’accampamento del “tonneau”, per scendere a terra in rispetto della prostata ultra cinquantenne, visto che “Oblio” non dispone di toilette…

L’Equipaggio, a colazione, passa con goliardica arguzia al contrattacco: “Che figura, Sergino! Stanotte quei tedeschi della barca accanto brontolavano come nel film di Fantozzi! “Ittaliani – Mantolino! Pasta kon di qvesto rumorre! Ti notte si tèfe spencère il motore!! Altrimenti kaputt!!!”.

Sergio incassa lo scherzo con la sua simpatica naturalezza…, e la colazione con “baguette” e “confiture” è allegra, anche se si deve pensare alla sostituzione dell’elica…

Si scende verso Saint Florent, e per fortuna si constata che in planata l’elica vibra molto meno, almeno all’apparenza empirica. Da Centuri a Saint Florent sono poco più di venti miglia, meno di un’ora di navigazione: si entra prestando massima attenzione ai fondali, verso terra piuttosto bassi e coperti di alghe (perseverare sarebbe “diabolicum”!…), e si entra per cercare, domandando in francese e in italiano (quasi ovunque inteso, in Corsica…) dov’è il meccanico, chi si occupa dei Volvo-Penta e delle eliche. Caldo bestiale, intanto, sotto la gru del cantiere che incombe: si aspetta per quasi due ore un fantomatico “Serge” al quale, complice il sole a picco, vengono imputate chissà quali parentele e connivenze con il Sergio di bordo, che in quanto carrozziere si aggiudicherebbe ora tangenti / ora sconti sul presunto affare del cambio di elica. Ma l’elica, purtroppo, non salta fuori a meno di aspettare che il suddetto “Serge le mecanique” faccia una gita a Bastia o Ajaccio, lontani e incerti siti del ricambio agognato. Si riparte allora un pò scornati, e preoccupati per la tenuta del “Signor Volvo”, che dovrà subire il ritorno delle vibrazioni sui coni del suo complicato “piedone” unico…

Per fortuna Saleccia, la mitica spiaggia, bianchissima quanto enorme, con le mucche che ti guardano da sotto gli arbusti sul limitare della laguna è talmente azzurra e bella da rimettere di buon umore tutti. Il bagno è di quelli da non dimenticare, e Capitan Renzino si gusta per un’ora piena la visione idilliaca di “Oblio” che galleggia come se fosse sospesa nell’aria, con l’ombra sulla sabbia del fondo immacolato che crea l’effetto già visto nelle più belle foto di riviste nautiche, in copertina…

Il Maestrale che comincia a rinforzare consiglia l’Equipaggio di “Oblio” a riprendere la sua “zingarata di mare” (si colga dunque l’analogia cinefila con “Amici Miei”, per sottolineare lo spirito allegro del gruppo, e la voglia di stare su di corda, che è sempre più evidente quanto si salpa cantando “Ma và a fà ‘n zum!”, o si naviga urlando sopra il motore “Bella figlia dell’amoore”…

La prua di “Oblio” punta di nuovo verso il Sud, da prima costeggiando il “Desert des Agriates”. Quando la barca entra nella ampia baia di Calvi, costeggiata dalla spiaggia con il treno che sembra voglia fare il bagno anche lui, e il Castello Genovese che sovrasta il grande e sempre affollato porto turistico, sono appena le due di pomeriggio. È presto, e ci sarebbe tempo per scendere ancora a Sud nel pomeriggio, guadagnando miglia a iosa: tanto il Maestrale non è salito molto, e poi arriva da dietro…

Ma Sergio, che a Calvi c’è già stato, è giustamente perentorio: “Ragazzi, vi dico che vale la pena di fermarsi a cena qui; questa è un pò la Saint Tropez della Corsica, c’è la Ronda della Legione Straniera, è divertente, caratteristica ed elegante. Tutti sono d’accordo, e allora si fa un bagno veloce con panino in rada, per poi entrare (ore 15,30) subito nel porto, dove si sa che è difficilissimo trovare posto se si torna la sera al tramonto, e dove comunque non è neanche possibile effettuare prenotazioni dell’ormeggio. Capitan Renzino si presenta, munito dei documenti di bordo, all’Autorità Portuale, e con fatica ad “Oblio” viene indicato di ormeggiare nella zona dello scivolo, vicino al molo di sopraflutto. È molto caldo, ma il posto è ugualmente invitante, e le cose da fare non mancano: lavare la barca (sempre!), tendere gli asciugamani per asciugarli al sole pomeridiano usandoli anche come “rinforzo laterale” del tendalino, cambiare le lire in franchi. È proprio dal cambia valute che arriva il consiglio “doc” sul ristorante: ne indica due soli; uno sul porto, subito verificato ma già esaurito dalle prenotazioni dei diportisti-buongustai, e uno sulla graziosa stradina interna del centro storico, qualche gradino più in alto della banchina, affollata di colori, odori, architettura e negozi, il tutto molto gradevole. Si cena dunque al “Magnolia”, che è sì il ristorante dell’omonimo Hotel, ma che con il suo grande albero al centro del bel giardinetto quieto si dimostra all’altezza della raccomandazione: la cena con il “menù degustazione” è davvero buona, il pesce è fresco e cucinato in maniera raffinata, e il rapporto qualità/prezzo è ineccepibile (la Corsica è sempre un pò cara, si sa…).

Nel pomeriggio Sergio, gentilissimo ed entusiasta contagioso come sempre, aveva regalato ad “Oblio” una splendida canna da acqua (una sistola) con tanto di pistola per fermare il flusso e dare pressione. Capitan Renzino, da prima protestando per l’eccesso di generosità (le spese a bordo vengono divise in parti uguali…), accetta il regalo “in nome e per conto” della barca, alla quale porta un morboso affetto, e nell’occasione accantona la gelosia, perché se lui si sente il “fidanzato” della barca, Sergio è quasi lo “zio”….

Il giro fra i negozi multicolori, la garrula bellezza del luogo, la corsa in “trenino” (in realtà un trattore con vari rimorchi, truccato da treno e presente anche in altri porti della Corsica, come Bonifacio e Porto Vecchio, con ardue salite da rimontare…), e la bevuta della staffa, chiudono la serata, bella e rilassante.

Per combinazione, accanto ad “Oblio” c’è una barca toscana, con gente conosciuta, e il salotto, aiutato dall’alcool e dalla luna, si protrae fino a tarda notte…

La mattina seguente, Sergio fa la spesa (baguettes, fromages e apricots…) di buon’ora, mentre “Oblio” si accosta al distributore che sta per aprire “à sept heures du matin”. Si carica Sergio al volo dalla banchina, e si salpa: ci sono tante miglia da fare; la meta è Bonifacio (?!) in fondo all’isola, e siamo ad appena un terzo della costa ovest, misurando dal Nord del “Dito”, ora alle spalle. La Girolata, nella parte Nord del Golfo di Porto, quella mattina è un pò deludente, con acqua verdastra che dopo Saleccia fa storcere la bocca, ma si capisce che al tramonto, con meno barche, il luogo può essere molto suggestivo, oltre che una specie di porto naturale. Bagno rapido, e si costeggia il golfo enorme, verso Porto: in alto, sopra le nostre teste appaiono rosse e frastagliate “les Calanches”, con forme immaginifiche, e finanche una “finestra di roccia” attraverso la quale passa il sole del mattino. Il fiume di Porto, con la torre di guardia genovese, è bello anche nella calura del giorno, e altrettanto la roccia bianca accanto alla spiaggia di sassi, così liscia da farci lo scivolino, dopo che è stata bagnata dagli spruzzi dei tuffi!

Andrea è sempre più arrossato: mentre si scende verso Sud, con il sole in fronte, e nonostante le cremine protettive al 6, 12, 24 etc. che la Silvia gli ha dato a Castiglione, il Parisi assume un colore vagamente, anzi decisamente “arancione”! Per questa caratteristica, causata dal traumatico cambiamento fra l’ufficio dell’Interscambio e la vita in mare aperto, l’Equipaggio lo ribattezza “l’Aragosta”…

Si scende, si vola a 25 nodi giù per la Corsica, che sembra non finire mai, nonostante il “taglio” sui golfi di Sagone ed Ajaccio, forse a torto ritenuti meno belli degli altri: ma la scelta è obbligata. Bonifacio appare verso le 16,30 in tutto il suo splendore, con il bianco delle falesie alte 100 metri, e la “Madonnina” incastonata fra le rocce a salutare chi entra nel golfo profondissimo e sicuro.

Capitan Renzino è raggiante, quasi saltella sul ponte mentre dirige il timone di “Oblio” verso l’interno del porto, con Parisi che lo calma a stento, ricordandogli che dopo più di cento miglia percorse, sono a corto di gasolio…

Nemmeno un’attesa di mezzora, al caldo e con una goletta enorme e prepotente che “frega il turno” (stile Conte Gran. Lup. Mannar. Farabutt di fantozzesca memoria) al distributore, riesce a demotivare l’Equipaggio di “Oblio”.

Tanto che si decide di continuare la navigazione, per portare “Oblio” 30 miglia più a Nord, sul lato Est dell’isola, fino a Porto Vecchio, guadagnando strada.

Casomai, si decide, a Bonifacio si torna con un taxi, per cenare e sentire la musica di “Maurino” storico frequentatore del “Porto di Mare” (il locale del Cofone a Firenze) quell’estate in “stagione” sull’isola…

La costa oltre Bonifacio, doppiato Capo Pertusato con il faro noto anche come “Il Semaforo” (perché chi si appresta a “fare le Bocche” verso la Sardegna si accorge proprio lì come vanno le cose, e se è il caso di traversare…), è bellissima ma molto insidiosa. Basta il ricordo della “Semeillant”, la corrazzata francese affondata nell’800 sugli infidi scogli a fior d’acqua di Lavezzi, a convincere Capitan Renzino che il passaggio fra le cento e più mede va fatto a velocità ridotta (14 nodi), in piedi sul sedile di timoneria, e con Franz Cofone a prua, appollaiato a mò di polena, con gli occhi a monitorare il fondale che si va ad affrontare. Tutto liscio: a fianco passano (purtroppo) quasi inosservate le imboccature degli splendidi golfi di Santa Manza e Rondinara, ma Capitan Renzino non esita a “rinverdire” il ricordo di un soggiorno settembrino con Silvia e la piccola Ilaria, entrando nella quieta ed accogliente baia di Santa Giulia: là ci si accorge che Andrea ormai ha lo stesso colore delle boe da spiaggia, anzi è un pò più fosforescente ancora… I soprannomi e i paragoni più irriverenti si sprecano, ma “l’Aragosta” resta a galla, imperturbabile, stupito che le creme di protezione 6, 12, 24 e 48 messe la mattina a Calvi non lo abbiano salvato dalla clamorosa cottura, durante molte miglia percorse con il sole in fronte…

Si riparte per Porto Vecchio, sono le sette di sera, il “Mistral” che sfocia dal lungo fiordo sfida l’aerodinamica prua di “Oblio”, e dopo quasi 140 miglia percorse in un giorno l’Equipaggio vede la meta, l’arrivo di tappa. Meta? Arrivo? Macché! Ormai lo spirito degli zingari del mare si è impadronito dei quattro naviganti, e quando il Cofone dice che è un peccato aver “saltato” la notte di Bonifacio, la risposta è automatica: “…E che problema c’è? Si sale col “trenino” alla città alta di Porto Vecchio, si prende un taxi (35 km…), si cena là, si suona con Maurino, e lui poi ci riaccompagna stanotte alla barca!”. Detto e fatto: Maurino a Bonifacio c’è davvero, e sfodera la sua voce “Blues” da negro-bianco di San Frediano, per salutare l’Equipaggio di “Oblio”.

La fame dei naviganti, però, incombe come non mai (sono le 9,30 di sera), sembra, più che impellente, atavica, e allora ci si siede al “Restaurant Le Voilier”, che anni prima aveva ospitato la famigliola di Capitan Renzino. Come sempre (in mancanza di donne…), anche perché l’albergo “Oblio” costa poco, si cena con “Aragoste e Champagne”. Stavolta si esagera, e se ne carica due sulla pastasciutta e una come secondo, a testa! Esagera anche il ristoratore, al momento del conto: quasi un milione di lire (al cambio col franco…), la cena per i quattro, che si pentono della “spacconata gastronomica”, e capiscono che, mentre la rotta si riavvicina verso casa, le “Piaghe d’Egitto” ricominciano. Le cavallette sono, in questo caso biblico-marino, rosse invece che verdi!

La notte è fonda, quando si lascia l’ultimo localaccio del Porto di Bonifacio, l’ultima birra, l’ultima chitarra: e il pericolosissimo Maurino ci trasporta, fra le insidiose curve di Corsica, fino a Porto Vecchio, dove “Oblio” è ferma sull’ancora. Purtroppo, la mattina dopo, ci si accorge che rimediare alla mancanza di posti “dando fondo” vicino alla gru è stato un tragico errore. La trappola è scattata, l’ancora di “Oblio” è prigioniera sotto qualche “catenaria” inamovibile, e i tentativi di liberarla cambiando angolazione, inclinazione e tensione non riescono. Bisogna partire, l’orologio gira e si sa che il maltempo è in arrivo: ma è domenica, e i negozi di nautica sono chiusi. Alla fine Capitan Renzino ci riesce, fa aprire un venditore di ancore (lire cinquantamila circa al cambio con il franco…), si fa prestare una grossa cesoia per recuperare almeno parte della catena, stringe il “grillo” del nuovo “ferro” e salpa.

Forse c’è stata troppa prudenza (a bordo c’è comunque l’ancora di scorta, quella a ombrello che aveva servito il “Sea Horse”, ma in mare non si sa mai.

La volata verso il Nord, con un cielo che si rannuvola ma con il mare calmo fino a Campoloro (o Taverna), sfila senza intoppi, mentre “Oblio” scatena la planata sui trenta nodi di crociera.

Sono le 13,30 a Campoloro, quando si è finito di fare carburante, e ci si prepara a traversare. Lo Scirocco rinforza, e ci sono altre barche a motore italiane, più grosse di “Oblio”, che rinunciano ad affrontare il mare, preferendo affrontare lo sgradevole olezzo delle alghe putride che affliggono il porticciolo, annullando ogni velleità estetica, peraltro non eccelsa, del luogo.

Assemblea a bordo: è quasi Ferragosto, e se il brutto tempo annunciato ci blocca per diversi giorni, dopo le senti le donne che ci aspettano!!!… Non c’è scelta, bisogna salpare, consapevoli del rischio, diciamo così, “calcolato”…

Si esce col vento al mascone verso dritta, e quando l’onda è più grossa, si poggia al traverso: il riferimento è Pianosa (rotta per 58°, poco meno di 50 miglia) per poi proseguire in Elba, e infine girare verso Castiglione, la Patria, “Itaca”!!

Ogni poggiata, con lo scafo di sette metri in bilico, e la bussola che gira, può costare un errore di rotta, e Capitan Renzino lo sa bene…

Sente la responsabilità che pesa nelle sue mani più del timone duro di “Oblio”, e cerca all’orizzonte il basso profilo di Pianosa. Eccola! Dritta sulla prua della barca, presa piena, nemmeno ci fosse stato il mirino nella bussola!

È un sollievo, ma dura poco, perché il mare si arrabbia di brutto, sale e aggredisce “Oblio”, che salta agile come una gazzella, ma forse altrettanto impaurita. Si decide di passare a Nord di Pianosa, per avere un pò di ridosso, sperando che nessuno esca in mare per spararci, a difesa del carcere di massima sicurezza che affligge l’isola! (Per inciso: il pensiero dell’avv. Gambi in proposito è che i Boss vanno messi nella Pianura Padana, magari con il fossato pieno di coccodrilli intorno, ma che è inutile sprecare una perla del Tirreno per farci zappare sopra i mafiosi o i brigatisti!…).

Ma il bello, anzi, il brutto, deve ancora arrivare! Da Ponente, con la maglia viola come Batistuta quando si butta a corpo morto dentro l’area di rigore arriva l’uragano!

Come è piccolo il nostro guscio di noce; come sembrano pochi i nostri 175 cavalli quando sono in corsa con i cavalloni di tre/quattro metri che rompono in salita!… In poche parole: che paura!

Ma chi ha la responsabilità della “nave”, e delle vite umane che le sono affidate, deve rimanere lucido, e scegliere la migliore soluzione possibile. L’ultima virata, davanti a Punta dei Ripalti, per mettersi in poppa lo Sciroccone infuriato che picchia e si alza dal mare contro il nuovo Ponente che è in arrivo, si presenta davvero critica: c’è il rischio di precipitare giù da uno di quei muraglioni di schiuma, di ingavonarsi e riempire la barca di acqua, con gli scogli che incombono a poche decine di metri…

Capitan Renzino si volta indietro, incontra le facce dei tre amici che chiedono insieme una risposta e la sicurezza. La decisione è presa: “Mettetevi tutti e tre a poppa, con il sedere sul prendisole e i piedi sul divano; reggetevi bene e non mi parlate per nessun motivo”.

È una “surfata” pazzesca, per tre miglia sulla cresta dell’onda, sempre attento a vedere il tunnel più dolce per scendere sull’onda seguente senza farsi seppellire nella schiuma, dosando i giri del “Signor Volvo” per tenere l’assetto più costante possibile. Il Golfo di Porto Azzurro si apre infine benevolo, le onde si spianano fino a scomparire, e nella luce ormai plumbea “Oblio” si ancora nella Cala di Legnaia, vicino a Cala Nova. Solo allora Capitan Renzino può allentare la tensione, e fra le pacche e i complimenti per la traversata si rende conto di essere stanchissimo, quasi distrutto. Comincia finalmente a piovere, anzi, a diluviare, e piovono fulmini mentre si telefona alle donne per tranquillizzarle, dire loro che siamo in salvo, all’Elba, vicini ad un porto sicuro. Nella luce intermittente dei fulmini, con “Oblio” chiusa e telonata versione “U-Boot”, si arranca fino al porto, e ci si infila alla meglio fra due barche più grosse, con le gomme del benzinaio a poppa.

Sulle banchine i marinai della Capitaneria di Porto corrono su e giù urlando come nei film americani catastrofisti: “Burrasca in arrivo, rinforzate gli ormeggi!!”. Capitan Renzino e il marinaio Cofone, indossate le cerate norvegesi (gialle, storiche in casa Gambi…) escono per sistemare un doppio telo su “Oblio”, perché l’acqua è così forte da passare l’unico montato, di solito ben impermeabile e sufficiente…

A bordo si legge, si riposa, e si ascolta la burrasca che a tratti sembra scuotere e quasi sollevare la barca dall’acqua…

La sera si cena al Delfino (offre il Capitano …stavolta!), e poi si sta sulla spiaggetta di sassi vicino al molo del traghetto, perché è spuntata una chitarra che, si sa, per il Gambi ed il Cofone è meglio delle Sirene di Ulisse!…

Sergio va a bordo, è stanco (…l’età!!), ma “Oblio” sale e scende come una giostra, e la cena del Secondo di Bordo torna in mare con imprevista urgenza…

La mattina dopo l’Equipaggio si desta per i rumori e i discorsi dei vicini di barca, e con una manovra al fulmicotone (roba da giocare il Jolly a “Giochi senza Frontiere”…) mette “Oblio” in assetto di navigazione, puntando con decisione la prua sul Porto di Casa, Catiglione della Pescaia. Il mare è ancora grossotto, sempre da Scirocco nonostante la “sberla” presa da Ponente, ma è una bazzecola rispetto al giorno prima…

Lo Scirocco “smolla” all’altezza di Punta Ala, le Rocchette ci salutano, e l’arancione del Bagno Somalia ci dà il bentornati a casa. All’entrata del porto, la sorpresa più bella: all’ordine di Sergio, con il fischio prolungato di rito, l’Equipaggio si schiera sul ponte per il “Saluto al Capitano”. Un gesto bellissimo, che ha il significato profondo del rispetto e della gratitudine per chi ha guidato il Gruppo, e lo ha riportato a casa dopo le avventure e le non modeste difficoltà affrontate.

I quattro Amici si sentono più amici, più forti, più consapevoli dopo aver affrontato il mare insieme, dopo aver impresso nella mente una memoria collettiva: un’esperienza di vita, un valore da custodire.

Chi non ha paura in mare è uno sciocco; chi affronta la paura e la supera è un uomo – anzi – UN MARINAIO!

Vostro Affezionatissimo “Capitan Renzino”

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