In crociera con Muchelina

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IN CROCIERA CON “MUCHELINA”

Testo di Anja Garbin
Pubblicato su Nautica 544 di Agosto 2007

“Muchelina”, gozzo semicabinato di m 7,50, il capitano armatore e io, mozzo tuttofare, non vantiamo i quarti di nobiltà e il fascino delle barche a vela e dei velisti, ma ugualmente amiamo il mare e lo viviamo con intensità. La nostra tanto attesa e sognata crociera ha inizio a fine luglio dal Porto di La Figueirette, poco oltre Cannes: ancorché familiare, lo spettacolo offerto con il primo sole dal Parco dell’Esterel, con le sue imponenti rosse formazioni rocciose, ci strappa espressioni di meraviglia.

Con mare calmo e ad andatura da gozzo semidislocante, ci godiamo la vista della costa facendo rotta sull’isola di Porquerolles; sul GPS palmare riscontriamo i passaggi al largo di St. Raphael, del Golfo di St. Tropez e della sua lunga spiaggia bianca di Pampelonne, delle deliziose insenature di Escalet. Il desiderio di un tuffo nelle acque cristalline della baia di Cavalière ci inducono a gettare l’ancora per una sosta e per un delizioso spuntino. Il tempo bellissimo e il mare sempre calmo ci accompagnano poi per un’altra ora e mezza fino a Porquerolles, doppiando le isole di Levant e di Port Cros.

All’ingresso del porto veniamo intercettati, come di consueto, dai giovani della Capitaneria che con il gommone ci guidano al posto assegnatoci. La deliziosa isola di Porquerolles ci impone una sosta di tre giorni: in bicicletta e a piedi ne facciamo il periplo, la vegetazione è stupenda e ben rispettata, bagnarsi nelle acque color smeraldo delle spiagge di Notre Dame e d’Argent è un vero piacere, la vita in porto è improntata a cordialità anche da parte dei vicini francesi che hanno sofferto la sconfitta ai mondiali di calcio!

Dopo tre giorni di terra siamo felici di riprendere il mare, volgiamo la prua in direzione di Les Embiez. Le condizioni del tempo e del mare però dopo poco si fanno minacciose: nuvoloni neri e bassi carichi di pioggia sono davanti a noi, il mare presenta onde di oltre un metro, raffiche di vento fattosi rapidamente fresco ci costringono a indossare la giacca a vento. Consultiamo rapidamente carte e GPS e prudentemente decidiamo di riparare nel porto di St. Mandrier nella rada di Tolone. Approfittiamo per consumare un lauto pranzo innaffiato da un fresco rosé e per fare rifornimento d’acqua; nel frattempo ricompare un bel sole caldo e vicini di barca francesi, appena rientrati in porto, ci portano le ultime meteo e ci incoraggiano a riprendere il largo.

Così facciamo e dirigiamo sull’isola di Les Embiez doppiando il capo più meridionale di Francia, fatta eccezione della Corsica, l’imponente Cap Sicié: il tempo fino a poco prima minaccioso non ha incoraggiato molte altre barche a prendere il largo e noi ci ritroviamo soli a fronteggiare l’alta e aspra scogliera del capo davanti al quale le acque appaiono tumultuose. Ma “Muchelina” tiene bene il mare e noi ci sentiamo sicuri e un tantino orgogliosi di saper affrontare una prova impegnativa. Dell’isola di Les Embiez sappiamo tutto e le prime impressioni confermano ogni più favorevole aspettativa: innanzitutto il porto ci accoglie con facilità, le imbarcazioni a due a due sono affiancate da un piccolo pontile che facilita l’accesso a bordo e il disbrigo delle tante quotidiane occupazioni.

L’isola, creata da Paul Ricard, quello del famoso Pastis, è proprietà privata, costituisce parco marino ed è molto curata, con un discreto insediamento residenziale e pochi graziosi ristoranti e negozi. Un trenino turistico su gomma costituisce l’unico mezzo per percorrerla, ma è piacevole farlo anche a piedi, scoprendo riparate spiaggette e inebriandosi dei mille profumi della bassa vegetazione mediterranea. La sera prima di riprendere il mare, fanno ingresso in porto due megayacht battenti bandiera italiana: equipaggi numerosi e chiassosi passeggeri fanno incetta di tutto ciò di cui il piccolo supermercato dispone, attirandosi da parte dei francesi commenti non proprio lusinghieri. Non vogliamo scontare peccati altrui e troviamo il modo di mimetizzare la nostra bandiera!

Da Les Embiez a Cassis la navigazione è di breve durata ma suscita intensa emozione: le alte falesie di Cap Canaille e di Cap Aigle appaiono imponenti e “Muchelina” sembra sfidarle solcando il mare con spavalda sicurezza.

Preceduto dalle bianche scogliere alte sul mare, il porto di Cassis si schiude e ci accoglie invitante sullo sfondo delle vecchie colorate case dei pescatori che presentano ottimi ristoranti e negozi di ogni genere. Non ci sembra irriverente il richiamo alla nostra Portofino. Più si naviga verso Marsiglia e le Bocche del Rodano e più ci si espone alla violenza del mistral: implacabile soffia per una settimana impedendoci di proseguire ed anche i battelli turistici sono costretti a sospendere le uscite in mare nelle vicine calanques.

Ma Cassis offre molte possibilità di evasione: la salita al castello da cui si ha una vista imprendibile sul porto e sulla costa, le escursioni sui bordi delle calanques e la scoperta dell’entroterra usufruendo degli ottimi trasporti pubblici. Gli abitanti di Cassis, i cassidains, vivono il mare con consuetudine quotidiana durante tutto l’anno: dalla più tenera età fino a quella più avanzata non perdono occasione per una breve sosta in spiaggia, un rapido bagno nel mare raffreddato dal mistral, l’incontro con amici. La sera poi la vita sul porto è animatissima: artisti di strada, complessi jazz e giocolieri intrattengono i turisti che affollano i locali e che passeggiano lungo le banchine.

E finalmente il mistral si calma e ci lascia riprendere il mare: di primo mattino con luce radente, a bassi giri, lasciato il porto di Cassis, penetriamo per un lunghissimo tatto nello scenografico fiordo di Port Miou. Quasi tutti gli equipaggi delle barche ormeggiate lungo le pareti a picco che formano il porto così caratteristico e singolare godono l’ultimo sonno, noi scivoliamo lentamente fuori di esso, riprendiamo il mare aperto e a velocità di crociera rasentiamo le isole Riou, Calseraigne, Jarre, Mère doppiando Cap Croisette in vista di Marsiglia. La nostra meta è l’isola Frioul, ma non resistiamo alla tentazione di entrare nel profondo porto di Marsiglia, intorno al quale si sviluppa la città. In effetti l’ingresso nel porto e percorrerlo fino in fondo, sfilando davanti alle facciate dei palazzi che gli fanno da cornice, ci fa gonfiare il petto d’orgoglio: cantando a squarciagola “we are the champions” festeggiamo il raggiungimento della meta più lontana della nostra crociera.

Ma l’isola Frioul, più intima e tranquilla, in faccia a Marsiglia e affiancata all’isola-prigione del Chateau d’If, rappresenta per noi il premio e il luogo più pregiato tra quelli visitati. Il porto è delimitato dalla diga di Berry, che unisce le due isole di Pomegues e Ratonneau e che venne edificata fra il 1822 e il 1824 allo scopo di ottenere un ampio bacino di quarantena per le navi turistiche o mercantili provenienti da zone infette, completando cosi il cordone sanitario già esistente costituito dall’Hopital Caroline, sulla sommità dell’isola Ratonneau. I marsigliesi, infatti, non avevano dimenticato che malgrado lo stretto controllo con cui proteggevano la città, nel 1720 un’epidemia di peste ne aveva falcidiato la popolazione.

Con una perfetta manovra tra boa e banchina attracchiamo proprio davanti alla capitaneria, la più spartana che abbiamo incontrato, e sbrigate in fretta le solite operazioni, osservati di sottecchi dai velisti, raggiungiamo la sommità della diga e restiamo letteralmente senza fiato per la violenza del mistral che spazza il bianco calcare disseminato da una bassa vegetazione e che ci fa quasi perdere l’equilibrio. È però impossibile resistere alla tentazione di scoprire un panorama primordiale dove il mare, la luce e il vento hanno una forza prorompente e prepotente. A intervalli quasi regolari, sotto i nostri piedi si presentano gallerie fortificate che furono costruite durante i vari conflitti, la costa è molto frastagliata e forma bellissimi fiordi più o meno profondi, dove faremo dei bagni nel mare più freddo e azzurro che ci sia mai capitato.

L’altezza media dell’arcipelago di Frioul non raggiunge i 90 metri, le isole sono selvagge e disabitate, a parte la strada che costeggia una parte del porto con una decina fra ristorantini e taverne e un paio di negozi. È un ambiente semplice ma come sempre l’ospitalità è cordiale e facciamo un’ottima cena armena, ben coperti con le nostre giacche a vento, mentre il mistral mette a rischio le varie strutture e fa fischiare e sbattere gli stralli delle vele. La luna è quasi piena e inargenta un panorama toccante, con Marsiglia e la chiesa di Notre Dame de la Garde illuminate sullo sfondo.

Il ritorno avviene senza particolari problemi a tappe più prolungate e profittando per avvicinare e conoscere località e porti non toccati all’andata. Al rientro al porto di appartenenza ci aspetta l’ultimo piacere: il racconto della nostra crociera ai vicini di barca e il plauso di qualche provetto velista.

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