Un ormeggio particolare…

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UN ORMEGGIO PARTICOLARE…

Testo di Andrea Andreotti
Pubblicato su Nautica 545 di Settembre 2007

Ormeggiare a Myconos non è facile per nessuno. Lo spazio ridotto, il fondo pessimo tenitore, massi sommersi e altri ostacoli vicino alla banchina, oltre ai traghetti che regolarmente ti spedano l’ancora, rendono l’ormeggio quanto mai difficoltoso. Se poi vi sono anche 30 nodi di Meltemi al traverso il tutto diventa una vera avventura. Come la nostra.

Siamo partiti da Naxos con un mare tanto grosso che i traghetti fra le isole sono fermi. Di risalire contro vento il canale fra Mikonos e Delos non è nemmeno da immaginare, per non parlare dello stretto Canale di Delos che lo separa dall’isola di Rinia. Siamo così costretti ad aggirare da Ovest l’isola Rinia per poi, girato Capo Via, traversare sul porto di Mikonos. Con la costa sottovento! Tenendoci abbondantemente larghi arriviamo finalmente, seppure ben sbattuti e inzuppati, all’entrata del porto, dove il vento e l’onda sono tali che una grossa nave in uscita modifica la propria rotta per lasciarci entrare, evitandoci il rischio di finire sugli scogli sottovento! Siamo dentro alla fine! Ora potremo riposare…

Il Meltemi continua a soffiare senza sosta, ma almeno qui non ci sono onde. E sembra esserci anche discreto spazio per l’ormeggio. Le barche sono poche e questo ci consola, perché manovrare il nostro Nelson 46, chiglia lunga, in un porto affollato e ventoso non è davvero un piacere.

Bene. Giù l’ancora, ben sopravvento, calumo abbastanza teso per cercare di limitare lo scadimento della prua sotto vento, retro veloce per arrivare rapidi in banchina. Ci siamo quasi…

“Fermo! Fermo! La banchina sporge sott’acqua! Dai avanti!”.

Adesso capisco perché quel tratto di banchina era così libero! I soliti ingenui!

Niente paura, si riparte un pò più a sinistra, dove non sembrano esservi ostacoli sommersi. Ancora, retro veloce, si sfiora la banchina e uno dei nostri salta a terra con la cima in mano pronto a bloccare la poppa contro lo scarroccio. Sembra fatta. Ordino a prua di mettere in tensione l’ancora, ma purtroppo ci si accorge che non ha agguantato! Si deve rifare tutto. Dico all’amico a terra di mollare la cima e si torna fuori per risistemare l’ancora.

Questa volta sembra tenere. Banchina, cima a terra presto afferrata dall’amico sul molo. Il vento soffia sempre forte e non è facile tenere ferma la poppa che sembra allontanarsi dalla banchina nonostante gli sforzi per trattenerla di chi sta a terra. Resomi conto della cosa “Molla!” urlo a chi sta manovrando l’ancora in modo da potermi avvicinare in retro, solo che l’ordine viene capito dall’amico in banchina che, molto zelante e probabilmente felice della cosa non riuscendo più a trattenere la cima, si affretta a buttarla in acqua! La barca immediatamente sbandiera con la poppa riportandosi in mezzo al porto! Irripetibili gli improperi contro chi a terra se ne sta ora fermo a guardarci un pò stupefatto.

Si riparte. Per fortuna siamo l’unica barca in manovra e abbiamo una certa libertà. E per il momento non vi sono traghetti in arrivo.

Nuova manovra. Bene o male si arriva in banchina, la barca è sempre in balia del forte vento, e si getta nuovamente la cima all’amico a terra. La poppa rischia però di battere in banchina ed allora mentre grido a prua di recuperare catena do un colpo di marcia avanti. L’amico a terra, che dopo gli improperi subiti mai più si sognerebbe di mollare la cima la segue diligentemente e finisce… in acqua! La barca torna a partirsene sottovento. Panico! Con un uomo a mare tutto diventa più difficile, anche se chi è caduto in acqua, da buon nuotatore, se la sta cavando egregiamente. Non abbiamo però tempo per lui, l’importante è fermare questa dannata barca che sembra voler fare ciò che vuole.

Marcia avanti, prua al vento, controllo dell’uomo a mare e inizio nuova manovra. Sarà quella buona? L’amico, risalito fradicio in banchina, è pronto a riprendere la cima che dopo un’ennesima manovra riusciamo a gettargli. Forse perché il vento si è un pò ridotto o forse perché l’esperienza insegna e altri errori non potevamo fare, riusciamo finalmente a ormeggiare la barca.

Ci sentiamo tutti un pò Fantozzi, ma con un solido spring sopravvento e i traghetti che per il momento non si vedono possiamo allegramente mettere fine all’avventura con una bella bottiglia di Ferrari!

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