Minerva reefs, in the middle of nowhere

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MINERVA REEFS: IN THE MIDDLE OF NOWHERE

Testo di Alessandro Manzani
Pubblicato su Nautica 545 di Settembre 2007

10 novembre 1993, da tre giorni abbiamo lasciato l’arcipelago di Vavàu nelle Tonga settentrionali in direzione della Nuova Zelanda, e ci stiamo trascinando nelle ariette di un aliseo da SE che a queste latitudini perde d’intensità.

All’appuntamento pomeridiano con Russell Radio, la radio costiera neozelan-dese, veniamo informati che tra 36-48 ore è previsto il passaggio nella nostra zona di un fronte freddo con venti da SW (guarda caso la nostra prua!) di 40/50 nodi e onda prevista di 3/4 metri. L’onda lunga dalle alte latitudini la sentiamo già e non lascia presagire niente di buono! Mettiamo a riva quanta più tela possibile per riuscire a raggiungere Nord Minerva Reef, sulla nostra prua a 120 miglia, entro il calare del buio dell’indomani; è una lotta contro il tempo che, nel caso non ce la facessimo, ci costringerebbe ad allontanarci il più possibile dai denti aguzzi di quei coralli per poter “cappeggiare” in acque libere.

L’indomani a mezzogiorno, mancano ancora 45 miglia, l’onda è decisamente formata, ma il vento è ora da NW, presagio dell’arrivo del fronte, sui 20/25 nodi e “Mowgli” fila a 7 nodi. Ma siamo sul filo del rasoio con i tempi: alle 17.30, a questa latitudine e in questa stagione, è veramente l’ultimo momento per affrontare l’ingresso di una “passe”! Federico, un amico italiano che era avanti a noi, è già ancorato e per radio ci dà il punto GPS dell’ingresso e starà in stand-by sul VHF per venire fuori con il suo grosso gommone e scortarci dentro l’atollo.

Così avviene e, alle 18.00 locali, siamo afforcati su due ancore in 10 metri d’acqua ridossati a 200 metri dal reef. Essendo alta marea, si beccheggia, ma i frangenti che sentiamo rompere sul corallo sopravento e il vento che stimiamo sui 30/35 nodi ci fanno pensare al paradiso. La notte, poi, con l’arrivo del fronte freddo e l’ululare del sartiame, ma con un beccheggio più contenuto, essendo calata nel frattempo la marea, ci fa recuperare dalla stanchezza accumulata e della tensione dovuta alla paura di non farcela e di dover essere adesso “là fuori!!”.

L’indomani, l’alba ci regala una visione da sogno: siamo ancorati nel mezzo del Pacifico meridionale, la nuova alta marea ricopre interamente il corallo circolare dell’intero piccolo atollo, tanto che si stenta a credere di avere solo 10 metri sotto la chiglia! Minerva Reefs si trova a circa 23S e 179W, quasi sul meridiano del cambiamento di data. Esso è formato da due piccoli atolli distanti poche miglia l’uno dall’altro: quello del nord, di forma ovale e interamente protetto dal corallo, con tanto di passe a NW e quello del sud, più frammentato e maggiormente ingombro di teste di corallo all’interno delle due piccole lagune e che offre un peggiore ridosso in caso di maltempo.

Contese tra Nuova Zelanda e il Regno di Tonga, sono unicamente frequentate da pescatori in cerca di riposo o da “gli uccelli d’alto mare”, come Moitessier definiva i navigatori a lungo raggio, che vanno e vengono dalle isole tropicali all’ “isola dalla lunga nuvola”: così i Maori, i primi scopritori dell’attuale New Zealand, denominavano questa lontana terra.

Nell’intervallo della bassa marea, l’intera circonferenza di corallo si scopre per un settore che, in alcuni punti, raggiunge anche i 2/300 metri di larghezza, e permette di sgranchirsi le gambe con belle passeggiate, in cerca di rare conchiglie o a caccia delle numerose aragoste che abbondano negli anfratti del corallo. Poi, l’alta marea ricopre tutto, tanto che sembra di essere ancorati in pieno oceano, che intorno agli atolli raggiunge le migliaia di metri di profondità.

Immergersi nella passe di una simile espressione della natura è qualcosa che lascia senza respiro: l’incontro con gli enormi pelagici, le mante e gli immancabili “trucks”, come i polinesiani definiscono simpaticamente gli enormi squali d’alto mare, è una sensazione che desta un profondo rispetto per quel regno animale, anche dopo anni di immersioni nei più sperduti angoli del Pacifico.

Lasciando quel paradiso di acque turchesi e calme, ci si rende conto che anche a 10 miglia di distanza, il colore della laguna è riflessa sulle nuvole sovrastanti ed è così che gli antichi navigatori polinesiani, senza l’aiuto di strumentazioni elettroniche, individuavano l’atollo altrimenti “introvabile”, se non per lo scherzo del fato, come alcuni resti di relitti lasciano ad intendere. Ciao Minerva, bella come la dea da cui prendi il nome. Ci rivedremo l’anno prossimo, quando ritorneremo verso le acque del tropico!

Per ora, la Nuova Zelanda ci aspetta… e non sarà certo un brutto posto!

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