Corsaro II, La Maddalena commemorazione di Giuseppe Garibaldi

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CORSARO II
LA MADDALENA, COMMEMORAZIONE DI GIUSEPPE GARIBALDI

Testo di Gianfranco Fialdini
Pubblicato su Nautica 546 di Ottobre 2007

Abbiamo dovuto lavorare sodo sul “Corsaro II”, per leccarci le ferite subite nell’ultima regata fatta. A parte la sostituzione della randa, che si era praticamente “aperta” sotto la violenza di un vento forza otto, abbiamo dovuto ripristinare e/o controllare l’efficienza di tutte le manovre fisse e mobili dell’alberatura, cambiare vari moschettoni, ripetere fino alla noia tutti quei controlli necessari dopo una regata così impegnativa quale è stata quella appena ultimata (Quarto-Marsala).

Adesso ci aspetta una tranquilla navigazione di trasferimento da La Spezia a La Maddalena. Le previsioni sono confuse o quantomeno non ben definite, perché l’anticiclone delle Azzorre è spostato verso nord rispetto alla sua normale posizione ed è in arrivo una perturbazione atlantica in un tempo non definito. In fondo si tratta di fare 180 miglia e ce le gestiremo al meglio.

Dopo aver fatto cambusa e il pieno di acqua, alle 16 molliamo gli ormeggi. Issiamo la randa di maestra e procediamo a motore fino alle ostruzioni. Le condimeteo sembrano, al momento, favorevoli: vento da maestrale forza 4/5, mare quasi calmo. Issiamo prima il genoa, poi la randa di mezzana e spengiamo il motore. La barca comincia a prendere velocità; carichiamo i wangler perché le rande facciano appieno il loro lavoro. La velocità è di circa otto nodi, mica male! Siamo ben assettati, la barca scivola via che è una bellezza, penso addirittura di alzare lo spinnaker!

Ci prepariamo alla manovra, sistemando il tangone e passando le scotte: quando pronti lo issiamo e contemporaneamente ammainiamo il genoa. Abbiamo alzato un triradiale medio e la manovra è riuscita benissimo, da manuale, ma da questo momento bisogna fare ancora più attenzione, con tutta questa tela a riva! Do disposizioni perché venga tenuta sotto controllo la centralina meteo: sarebbe pazzesco farsi trovare in queste condizioni da una perturbazione! Intanto la velocità è salita a 11 nodi, il mare è increspato e il “Corsaro” procede bene.

A bordo siamo tutti felici, pur facendo i debiti scongiuri, di poter effettuare una navigazione di trasferimento così appagante. Mario, che si definisce “cucchiaio d’oro”, si dà fare per preparare panini con tonno e sottaceti: qualcosa che reintegri le forze e stuzzichi l’appetito ci vuole pure!

La navigazione procede bene: la velatura è bene a segno, il timone è “dolce”, tutto sta a significare che la barca è ben equilibrata e le correzioni che via via apportiamo sono irrilevanti, se pur necessarie. Carica, scarica il tangone, braccia, orza, puggia, scarica la maestra (o la mezzana). L’attenzione maggiore è richiesta dallo spinnaker, per evitare che faccia poggiare la barca, oltre al fatto che deve rimanere bello gonfio!

Faccio una passeggiata a prora per osservare il dritto di prora, che fende l’acqua come potrebbe fare la lama calda di un coltello nel burro e mentre sono immerso in questi pensieri, mi accorgo che non siamo soli, ma con un gruppo di delfini che giocano con noi, o meglio con la prora. Si immergono, emergono, saltano, sfilano incrociandosi davanti il dritto di prora: l’acqua è molto limpida, di uno stupendo colore azzurro-verde.

Il timoniere nel frattempo ha poggiato un pò troppo, per cui si rende necessario un urlo stile “Corsaro” per dirgli di venire all’orza. A scanso di equivoci, comunque, corro verso poppa! Siamo già al crepuscolo e devo decidere cosa fare per la notte: continuare a tenere tutta questa tela a riva significa fare una guardia pesante e navigare con maggiore tensione, ma con una grande soddisfazione. Infatti scivolare così sull’acqua, a una velocità che sotto raffica ha superato i dodici nodi vale bene il sacrificio di qualche ora di sonno perso! Ed è così che mentre mi viene chiesta l’approvazione al menu della cena, ho già deciso che andremo avanti in questo modo, fino a che il tempo ci permetterà di farlo.

Stasera il tramonto è bellissimo e ci troviamo davanti a un’esplosione di fuoco: il colore del cielo mi ricorda quello dei vini della mia terra, la Lucchesia: senza dubbio spettacoli di questo genere fanno sentire l’uomo più vicino a Dio, anche se uno non crede. Continuo a tenere d’occhio il barometro (quello aneroide, che comunica visivamente meglio le variazioni), ma sembra che le condizioni siano stabili.

Abbiamo visto all’orizzonte la Gorgona e la Capraia, ora possiamo vedere sia Livorno che l’isola d’Elba: stiamo andando veramente forte! Unico rumore lo sciabordio dell’acqua contro le fiancate, il soffio del vento, il suo impatto sulle vele, il suono d’arpa del sartiame. In questi momenti stare al timone di una barca che fila a oltre dodici nodi con la sola forza del vento ti fa sentire forte, potente, ti fa vedere le miserie esistenti sulla terra lontanissime anche se di fatto la terra è al tuo orizzonte, ti fa apprezzare ancora di più questo piccolo scomodo mondo dove più che il grado che rivesti contano le tue qualità, il rispetto che hai delle persone che hai con te e la stima, se ne hai, che queste hanno per te.

Per la cena ho passato la guardia al mio secondo. Mario ha preparato della pasta con le sarde e un polpo in guazzetto veramente eccezionale. Non andrò in cuccetta: non riuscirei a dormire. Controllo nuovamente il barometro e approfitto di essere sottocoperta per mettermi addosso qualcosa di pesante. Siamo nel mese di giugno, ma le notti in mare sono sempre umide, per cui è bene prendere delle precauzioni.

Mi sistemo alla meglio vicino al timoniere, ma il vento sta calando e anche la velocità è ormai scesa a 10 nodi: mi domando se sia il caso di optare per una navigazione più tranquilla: alla fine decido di proseguire così e la scelta si rivela giusta: verso le due di notte il vento, che ha ripreso vigore, mi risveglia dal sonno nel quale, malgrado le buone intenzioni, ero caduto.

Mi stupisco di vedere quasi tutto l’equipaggio desto e in coperta, ma il secondo mi spiega che tutti non hanno saputo resistere al desiderio di fare un’ “invelata” come non capita spesso e senza l’assillo della gara. Resto stupito, ma per poco. Sento provenire dall’interno della barca un odore di sfritto d’aglio a cui saranno aggiunti a tempo debito gli spaghetti e mi sorge il dubbio che sul “Corsaro” si pensi solo a mangiare…!

P. S. Il “Corsaro II” è arrivato alla Maddalena poco dopo le dieci. Per caso sulla banchina c’erano il Presidente Pertini e, poco più distante, l’on. Berlinguer. Fui sorpreso dalla sua figura minuta. La decisione di navigare di notte così invelato non deve incoraggiare a seguire questa strada. Di notte è sempre bene ridurre la velatura, per evitare spiacevoli imprevisti. Bisogna poi osservare che l’equipaggio del “Corsaro” era in quell’occasione di 12 persone, tutte ben addestrate e in grado di fare fronte a ogni evenienza. Per navigare così invelato fu sufficiente ricordare alla squadra di comandata di dormire vestiti (scarpe incluse), in modo da essere pronti “al fiammifero”.

CARATTERISTICHE TECNICHE E BREVI CENNI STORICI
Il “Corsaro II” è stato costruito nel Cantiere Navale Costaguta di Voltri (Genova) nel 1960 e varato nel 1961. Disegno di Sparkman & Stephens. Quando invelato ricorda il gabbiano. Lunghezza fuori tutto m 20,90 – Larghezza massima m 4,87 – Immersione m 2,92 – Dislocamento 42 tonnellate – Superficie velica mq 205/420 – Armamento a yawl, con i due alberi alti rispettivamente m 25 e 12, 50. Varato il 5 gennaio 1961, ebbe quale primo comandante l’olimpionico Agostino Straulino, all’epoca Capitano di Fregata, in previsione della partecipacione alla Tanspac (Transpacifica). Una curiosità: sul “Corsaro II” imbarcò quale ospite anche il Dott. Beppe Croce, presidente dello Yachting Club Italiano, che completò l’organico: tre guardie di quattro uomini per quattro ore di servizio e altrettante di “comandata”, durante le quali si dorme vestiti, sempre pronti alla chiamata. Dell’equipaggio faceva parte anche il guardiamarina Gianfranco Battelli, che da ammiraglio di squadra sarebbe stato a capo del SISMI. La regata si svolse da Los Angeles a Honolulu. Partenza il 4 luglio 1961 e arrivò a Honolulu il giorno 11, con una media di 8,6 nodi. 4° arrivato su 13 concorrenti. Altri comandanti del “Corsaro II” sono stati il Capitano di Fregata Piero Bernotti, che ha scritto un libro sulla sua esperienza (2° arrivato alla Newport-Plymouth nel 1963) e il capitano di Vascello Ugo Foschini (detto Baffo di Ferro), che vinse la regata Lisbona Bermuda nel 1964. Il “Corsaro II” è ancora in attività per l’addestramento degli allievi dell’Accademia Navale.

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