Crociera di primavera

Esperienze di bordo n. 573, gennaio 2010: storie di viaggi, crociere in mare o sul lago raccontate direttamente dai lettori di Nautica.

CROCIERA DI PRIMAVERA

Testo di Paolo Pierantoni
Pubblicato su Nautica 573 di Gennaio 2010

4 Giugno
La barca è pronta. Rifornita di acqua, carburante, viveri e bevande. Fatti tutti i controlli di funzionalità. Pronti i due membri dell’equipaggio. Alle 14,30 il “Cagiua” mette il naso fuori dalle costruzioni del marina di Ostia, con direzione Gaeta, dove l’arrivo è previsto nella mattinata del cinque. L’inizio di una crociera è sempre un momento emozionante. La barca stacca l’ombra da terra e si avventura. Il tempo è incerto. C’è brezza leggera. Si naviga ad andatura mista vela-motore per buona parte del pomeriggio. Nella serata il vento rinforza da maestrale. Comincia una successione di groppi con improvvisi rovesci e conseguenti salti di vento che suggeriscono di mantenere una rotta molto più ad Ovest del previsto per distanziarci dalla costa. In tarda serata, dopo aver doppiato Anzio, il vento si placa; calma piatta di vento ma non di mare. Il regime fatto di rollii, nel primo giorno di navigazione, mi da un pò di mal di mare. È ormai notte. Si prosegue a motore verso il Circeo, il cui faro ci indica il percorso. Inopportunamente, l’autopilota ci molla; non tiene la prora che gli viene ordinata. Dover governare per la mia parte, nonostante il disagio e la sonnolenza, contribuisce a farmi passare il disturbo.

5 giugno
In navigazione, l’alba si preannuncia con largo anticipo. Tra le tenebre di una notte senza luna, quasi d’improvviso, si comincia a distinguere la linea dell’orizzonte. Manca ancora molto allo schiarirsi del cielo e alla dolcezza dei colori che accompagna il sorgere del sole. Doppiamo il Circeo sempre smotorando. Enrico, l’Ammiraglio, lirico, si mette a cantare una terrificante canzone di Orietta Berti. Il vigliacco sa che mi è preclusa ogni fuga. Prossimi a Gaeta e vicini alla costa, vediamo scorrere, al traverso, località splendide con piccole spiagge dai nomi evocativi: “quaranta remi”, “sbarco di Enea”, “S. Agostino” e “Ariana”, fino a che non viene doppiata Punta Stendardo e si entra nel golfo, a lento moto perché siamo in anticipo. Alle 08,00 sentiamo l’alzabandiera sulla nave americana, seguito dagli inni americano e italiano. Poco dopo chiamiamo per radio il marina che ci prega di attendere “cortesemente un minutino”. Passa più di mezz’ora e, finalmente, entriamo nel porto. L’ormeggio è sicuro, ben dotato di acqua ed elettricità, con locali igienici ben tenuti e ottima assistenza del personale. La giornata trascorre tra passeggiate, pennichelle, visite, aperitivi e trattorie. Ho con me il carnet. Il “Cacciatore di immagini” registra qualche impressione. Scopriamo, con grande delusione, che il vino imbarcato alla partenza ha perso le sue caratteristiche. È diventato una mistura rosacea, senza corpo, imbevibile. Ci approvvigioniamo di qualche altra bottiglia.

6 giugno
Gaeta è bella e caratteristica, decidiamo di prolungare la sosta. La sera paghiamo (salato) il marina. Domani dobbiamo muovere presto se vogliamo arrivare a Napoli con la luce. La giornata è serena e rilassante; lascia traccia di disegni e commenti nel carnet. L’Ammiraglio, che si rompe, preferisce un più tecnologico utilizzo del tempo. Resta a bordo e ripara l’autopilota.

7 giugno
Sveglia all’alba. Alle 06,20 siamo già fuori del porto; l’intento è quello di arrivare a Napoli nelle prime ore del pomeriggio, prima della chiusura della Sezione Velica della Marina Militare ove L’Ammiraglio ha accesso. Motore a 2. 500 giri e andatura mista, mantenendo una velocità superiore ai 5 nodi. Il vento, di Scirocco, cresce sensibilmente a metà mattinata ma, successivamente, cala del tutto; si rolla il genoa. Sembra che la riparazione dell’autopilota abbia avuto successo. La bussola interna all’apparecchiatura era uscita dalla propria sede. Nel corso della Navigazione si scassa l’ecoscandaglio, che per restare acceso richiede la continua pressione del pulsante “ON”. Alle 12,30 si entra nel Canale di Procida; navighiamo a vista in condizioni di visibilità mediocre fino al Molosiglio, dove si entra alle 15,00. Troviamo assistenza all’ormeggio da parte del nostromo e dei marinai di servizio alla Sezione. Durante la manovra, dopo aver passato i cavi a terra, rimane ingranata la retromarcia al minimo e il “Cagiua” dà una botta in banchina, provocando una leggera deformazione del supporto della passerella. Qualche difficoltà con i corpi morti che sono troppo grossi per i nostri passacavi. Possiamo usufruire dei servizi igienici (quelli delle donne perché sono vuoti e più puliti) solo nell’orario lavorativo. Però, dopo la visita del Presidente della Sezione, che conosce l’Ammiraglio, ci viene consegnata la chiave dell’intera Sezione. L’ormeggio della Marina, con accanto la Lega Navale, è collocato nel centro storico di Napoli, a pochi passi da Piazza Plebiscito. Nel tardo pomeriggio, sistemata la barca e montato il tendalino, passeggiata con aperitivo in Piazza Plebiscito, appunto, in un assordante casino. La banda dei Carabinieri fa il gran finale a un concorso ippico che si è appena svolto nella piazza, per l’occasione ricoperta di sabbia e terra. Ci raggiunge una coppia di miei amici: Simonetta, architetto e ottima acquerellista, e il marito ricercatore all’Università. Ci invitano senza complimenti a cena nella loro fantasiosa, ma bellissima, casa nel centro storico di Napoli. Passiamo una bella serata. Simpatici anche i bambini.

8, 9 e 10 giugno
Sostiamo a Napoli. Il primo giorno gita in aliscafo a Procida. L’isola è bellissima e tanto vicina che non vale la pena di muovere la barca per visitarla. La più genuina e la meno turistica del golfo. In questo inizio di stagione e in giorno feriale si presenta in tutta la sua naturalezza. L’apprezzo moltissimo e disegno. Visitiamo il castello e il santuario. A Corricella, altro centro abitato dell’isola, è stato girato il film “Il postino di Neruda” con Troisi. Facciamo un pranzo luculliano – manco a dirlo – alla trattoria del “Postino”, locale ove erano ambientate molte scene. Ora rimodernato, ha perso parte del suo fascino. Nella memoria restano i terrificanti viaggi a folle velocità in salita e discesa col pulmino pubblico, su stradine su cui avrebbe avuto difficoltà a muoversi anche un mulo. A sera, torniamo a Napoli. La mattina seguente, passeggiamo per la città. Si avverte la crisi dei rifiuti. Cassonetti stracarichi. Provo disagio per l’insulto recato alla bellezza di questa città, dotata di un fascino specialissimo. La sera veniamo invitati a partecipare a una cerimonia di premiazione presso la Lega Navale. Il “Cagiua” era l’unica imbarcazione presente a rappresentare la componente navale con il suo equipaggio in “divisa”. Simonetta e il marito ci hanno fatto compagnia. Faccio qualche bozzetto. Il terzo giorno è in gran parte assorbito dalla visita a Capodimonte, museo, palazzo e giardini. C’ero stato altre volte ma ha una tale ricchezza di capolavori… La notte, la città impazzisce per i festeggiamenti dei tifosi. Il Napoli è tornato in serie “A”. Clacson, grida, balli improvvisati e un ricco spettacolo di fuochi d’artificio che ci godiamo dal pozzetto, lontani dalla mischia, fino ad ora tarda, con un bicchiere in mano.

11 giugno
Muoviamo di mattina presto dirigendo a Ischia, dove ci è stato riservato un ormeggio presso la Lega Navale. Sempre a motore per assenza di vento, ripercorriamo il lato nord del golfo. Ottima la visibilità. Mentre passiamo a sud di Procida, un grosso motoscafo, ma non è certo l’unico, ci passa vicino a tutta velocità quasi per spregio. L’osteriggio di prora è aperto, per aerare la barca. L’onda causata dall’imbecille supera la coperta. L’acqua entra nella cabina di prora infradiciando il materasso di Enrico. Non sarà facile smaltire salsedine e umidità nei prossimi giorni. All’ingresso del porto d’Ischia contattiamo il “pratico” locale, Anselmo, che solo dopo vari interventi di cortesi astanti su gommoni, ci ha finalmente fatto largo tra due file di barche consentendoci di arrivare in banchina. Acqua disponibile ma niente elettricità. Il responsabile della Lega Navale ci ha dato il benvenuto assicurando che tutto era a disposizione. Tranne i servizi igienici. Qualche difficoltà per soddisfare esigenze fisiologiche, ci siamo trovati costretti a inquinare un pò usando il wc di bordo. Pochi i rimorsi considerando che le acque del porto non brillano per trasparenza. Andiamo a spasso, disegno un pò, ma non sono contento del mio lavoro. Nel frattempo, l’efficiente Ammiraglio fa un bel pò di spesa pesante in un minimarket ben distante dalla barca. Sacramenta un pò in lombardo.

12 giugno
La mattina inizia presto con affannosa ricerca, da parte di Enrico, di un posto dove fare la cacca. Lo vedo allontanarsi dalla barca munito di carta igienica e, chissà perché, di una pila. Percorre la banchina a gambe strette dirigendosi verso la biglietteria dei traghetti. Tornerà sollevato e un pò sconvolto dall’esperienza. Il suo racconto sulle condizioni del cesso e su quel che segue è epico. Non riusciamo a smettere di ridere. Scendendo a terra ci rendiamo poi conto che, proprio davanti al nostro ormeggio, c’è un ben fornito negozio di alimentari che avrebbe evitato la faticata della sera prima per portare a bordo gli acquisti. Alle 08,00 circa lasciamo l’ormeggio e usciamo diretti a Ventotene. Calma di vento e navigazione a motore. Nel pomeriggio entriamo nella incantevole Cala Rossano, che confina a sud con il Porto Romano interamente scavato nel tufo. Troviamo assistenza e un eccellente ormeggio su nuovissimi pontili galleggianti con acqua ed elettricità ma, indovinate un pò, mancano servizi igienici, non ancora costruiti. Nel porto l’acqua è talmente trasparente che quasi non se ne percepisce la superficie, tale da scoraggiare anche il più urgente fai da te. L’ormeggiatore ci consiglia di affidarci alla cortesia del bar-ristorante del porto ove, non si sa mai, ci prenotiamo per la cena. Anche a Ventotene sono stato più volte. È un posto speciale e carico di storia. Dall’esilio di Livia, la scandalosa sorella di Augusto, al confino, per i politici condannati dai tribunali speciali fascisti. A un miglio di distanza lo scoglio di S. Stefano, con il penitenziario borbonico progettato, mi pare, dal Vanvitelli. Non so rinunciare al piacere di un lungo bagno con snorkeling.

13 giugno
Approfittando del mio sonno profondo, Enrico, mattiniero, si dedica a un’escursione fotografica. Tornato a bordo ci dedichiamo alla barca. Dobbiamo fare rifornimento. Accompagnati in gommone dall’ormeggiatore fino al distributore, scopriamo un cartello annunciante che il gasolio è terminato. L’Ammiraglio smadonna robustamente, sempre in lingua celtico-lombarda. Decidiamo di anticipare la partenza per fare una sosta intermedia a Ponza per il pieno di gasolio. Alle 11,00 circa molliamo e, con andatura mista, aiutati da un buon venticello, dirigiamo verso Ponza dove ci ormeggiamo a un pontile scelto a caso vicino al distributore, non senza un attimo di ansietà per una mia strusciata di prora, senza conseguenze, in fase di accosto. Prima dell’ingresso, abbiamo informato la Capitaneria di Porto delle nostre intenzioni: ci hanno caldamente ringraziato. Evidentemente non sono abituati a simili manifestazioni di correttezza marinara. Prima di ripartire, ci informiamo se sia possibile passare tra Ponza e l’isolotto di Gavi per accorciare la rotta. Ci rispondono che non c’è problema! Ci fidiamo. Il passaggio in quel budello roccioso avviene in apnea. Abbiamo ripreso a respirare normalmente solo quando ne siamo usciti con la visione di mostruosi scogli subacquei che sembravano tanto vicini da toccarli con la mano. Finalmente un pò di vento ci consente di spegnere il motore, ma al tramonto la brezza cala e lo riaccendiamo. Bellissimo tramonto, si prosegue con calma per tutta la notte.

14 giugno
Sempre a motore, perdiamo prima il faro del Circeo, poi siamo accompagnati verso Ostia dal Faro di Anzio e, fatto uno slalom tra i pescherecci, senza ulteriori eventi, ci presentiamo davanti a Ostia dove trionfalmente entriamo alle 09,00. Rassetto e a casa.

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