Penso al mare

Esperienze di bordo n. 581, settembre 2010: storie di viaggi, crociere in mare o sul lago raccontate direttamente dai lettori di Nautica.

PENSO AL MARE

Testo di …
Pubblicato su Nautica 581 di Settembre 2010

Respiro. C’è qualcosa nell’aria che mi fa sentire il profumo della primavera. Piccoli chicchi gialli sulle mimose, il sole che tramonta sempre più tardi.

La nostra barca a vela (un Dufour 36) giace ancora sull’invaso per il riposo invernale ma tra poco sarà di nuovo in acqua, pronta a farci vivere magiche giornate di libertà totale. Punto di osservazione privilegiato per ammirare in silenzio albe e tramonti indimenticabili.

Penso all’estate di due anni fa. Fine Luglio: si salpa con rotta su Elba e Corsica. Il nostro equipaggio è composto, come sempre, da me, mio marito Alberto e nostra figlia Valentina. È bello partire senza avere idea di quando si tornerà, senza pianificare, senza scadenze. Concetti tuttavia duri da accettare per una ragazza di quindici anni che lascia a casa amici e “fidanzatino”. La vacanza diventa un negoziato, le telefonate pressanti del fidanzatino stendono una cortina di nubi che vanno ad offuscare la bellezza di spiagge come quella di Saleccia in Corsica. Un ultimatum ci piomba sulla testa: “vi concedo Ferragosto, non un giorno di più”.

Trascorriamo il quindici Agosto a Capraia, ultimo paradiso che ci separa dalla dura realtà del rientro. La sera i fuochi d’artificio su un orizzonte incontaminato ci fanno sognare.

Alberto controlla il bollettino meteo su internet. Sul Tirreno settentrionale si prevede pioggia e vento da sud-est sui quindici nodi in intensificazione. Non sono previste burrasche. Guardiamo gli occhi imploranti di Valentina, la situazione non ci sembra preoccupante, ci bagneremo un pò.

La partenza è prevista per le cinque del mattino del sedici Agosto dal porto di Capraia, rotta Bocca di Magra. Io e Valentina rimaniamo a dormire nella cabina di prua, dopo qualche ora daremo il cambio al timone ad Alberto.

Mi sveglio con una strana sensazione di fastidio allo stomaco. Senza capire esattamente cosa mi stia succedendo mi avvio verso il tambuccio e lo apro. Una mano gelida mi dà uno schiaffo talmente forte da svegliarmi. Mi rendo conto che non è una mano ma un’onda che mi riporta alla realtà. Guardo Alberto, è al timone legato e zuppo. La barca sbanda pur navigando senza randa, con il fiocco rollato a metà. “Voglio che stiate sotto coperta!”, è quello che riesco a capire attraverso l’urlo del vento a ventotto nodi. Torno di sotto e sveglio Valentina. Non riesco ad aprire l’armadio e a piegarmi per prendere i vestiti, un senso di nausea mi attanaglia lo stomaco (non ero io quella che non aveva mai sofferto il mal di mare?). Guardando fuori vedo montagne color piombo che ci inseguono da poppa stagliandosi su un cielo anch’esso di piombo. Spariremo sotto o saliremo? Come un piccolo tappo di sughero saliamo su ogni cresta per poi discendere e salire ancora come in un assurdo luna-park. Tutto intorno ha i colori cupi della tempesta. Guardando meglio, scorgo una macchia gialla a sinistra. È un traghetto della Corsica Ferries che ci passa accanto. Noto le persone sul ponte che ci guardano. Cosa penseranno di noi? Il traghetto si allontana lasciandosi dietro una larga scia di schiuma bianca. Provo un senso di abbandono.

Non ce la faccio più, devo prendere una boccata d’aria. Apro il tambuccio, il vento soffia a trenta nodi e mi investe. Alberto urla di stare attenta ma prima di capire un’onda ci piglia sulla fiancata facendo rovesciare la barca. L’albero è in acqua, il pozzetto inondato, un mare di acqua salata si riversa sotto coperta. Dov’è Valentina? Dov’è Alberto? Dove sono io?

Buio totale, poi una voce mi chiama. La barca si è raddrizzata, quanto tempo è passato? Alberto non ha più gli occhiali, anche il cellulare non c’è più. Decidiamo di fare rotta su Livorno.

Mi siedo a gambe incrociate sul pagliolato con gli occhi chiusi e cerco di respirare (lo yoga insegna qualcosa?). Gli organi interni però non sono al loro posto, lo stomaco è in gola. Dopo cinque ore di navigazione a una media di otto nodi arriviamo in porto. Valentina e Alberto sono stati perfetti marinai, anche io spero, anche se tremo talmente da non riuscire ad afferrare le cime che mi vengono lanciate all’ormeggio. Siamo salvi, la nostra barca ce l’ha fatta!

Guardo le mimose fiorite facendo un profondo respiro. Penso al mare. No, l’amore che nutriamo per lui non muore veramente mai.

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