Estate 2004

Esperienze di bordo n. 582, ottobre 2010: storie di viaggi, crociere in mare o sul lago raccontate direttamente dai lettori di Nautica.

ESTATE 2004

Testo di Fabio Mislei
Pubblicato su Nautica 582 di Ottobre 2010

Dopo una fallimentare esperienza di vacanze di gruppo con un Club Nautico, decido di tornare al vecchio sistema detto “lupo di mare” ovvero vacanza in solitario.

Mi muovo da anni con un Open di 24′ di un noto cantiere italiano (Cranchi) motorizzato con 280 HP a benzina che mi ha portato, tra le altre mete, a navigare per 2.000 chilometri fra le isole della Grecia, Isole Eolie, Sardegna etc.

Quello che voglio raccontarvi ora è la mia dimostrazione di come con un minimo di inventiva si possa rimediare in mare aperto a un guasto dovuto alla disonestà di un meccanico che sarebbe potuto costare caro.

Partiamo, a fine luglio, destinazione Cecina con “Blue-Moon” a rimorchio, destinazione ” Periplo della Corsica” – equipaggio: “Anto (la mia compagna) e Trilly (una cagnetta rompiballe trovata in autostrada qualche anno prima) e io naturalmente. Capitano, signore e padrone di cotanto bastimento.

Arriviamo a Cecina, mare forza 5, non si va. Passeggiata sul porto, incontriamo un signore anzianotto con annesso “canino” (in Toscana i cani piccoli li chiamano cosi).

Trilly sembra subito pronta a prostituirsi, tanto che anche noi si fa amicizia con il nonnetto, il quale ci presenta altri suoi amici che renderanno piacevoli i tre giorni che restiamo li in attesa di condizioni meteo più umane. Li ricompenseremo con diverse bottiglie di prosecco sottratte indegnamente dalla cambusa.

Ore 6.30 del mattino si parte, il meteo dice che si può.

Con una carena così viaggio a 26 chilometri di crociera come fossi sul velluto, meno di due ore e siamo a Macinaggio (compresa sosta per giocare con un branco di tursiopi e prendere per i fondelli Trilly, che vorrebbe saltare già per capirci qualcosa (io credo che non sappia di essere un cane).

Rabbocco di benzina 70 litri (poco tutto sommato), Anto compra il pane, frutta fresca, qualche porcheria da una bancarella di dolciumi e si riparte.

Rotta per 360°. Non mi dilungherò sulle meraviglie di questa isola fantastica perché non basterebbe tutto il giornale di “Nautica”, mi limiterò a citare l’incanto di Centuri, una mangiata di cozze a St. Florent, dove ho rischiato l’ammutinamento durante la notte dovuto a una fisiologica eliminazione di “gas di combustione” e il pernottamento all’interno di una baita di Lavezzi, dove un equipaggio di tedeschi con un “Cata” di 14 metri, dopo aver tentato di ancorare per più di un’ora, anche trascinando ancora e catena a mano, si sono rassegnati a dormire di traverso con mezzo “Cata” sulle rocce!!

Lì ho capito perché hanno perso tre guerre!!

È ora di rientrare in continente, e qui viene il bello. A metà strada, circa in prossimità di Capraia, c’è mare formato.

Sento il “Blue Moon” stranamente stabile, appoppato, ho la buona abitudine in navigazione di attaccare ogni tanto la pompa di sentina, cosi per scrupolo, vedo che butta acqua. Troppa.

Metto in folle, sollevo il prendisole, il Volvo è immerso in un metro d’acqua, problema!!

Se l’acqua arriva alla centralina sono nella m…. enta… Anto vede mezzo Mar Ligure dentro la barca e si spaventa. A Trilly non gliene può fregar di meno (come si conviene a un cane acefalo!!).

L’acqua entra attraverso il motore, spengo e il flusso si arresta, rassicuro la ciurma che già stava chiamando il 1530. La pompa fa il suo dovere.

In pochi minuti, il gorgoglio rassicurante di esaurimento acqua ci consola momentaneamente.

Ora devo capire cosa è successo, ma il motore è sul “caldino” e nel vano motore di un Turchese 24′, una volta alloggiato un V8, non è che resti tanto spazio, anche perché io sono un “farfallino” di un metro e ottantacinque per 80 chilogrammi abbondanti!!

Per farla breve il meccanico che mi aveva fatto il rimessaggio invernale non aveva tolto l’acqua dal monoblocco, la quale gelando aveva buttato fuori due tappi del monoblocco (per fortuna non ha rotto lo stesso).

Non si è mai capito come i tappi siano andati persi, fatto sta che in primavera, prima di rimettere la barca in acqua, il mio zelo mi fa scoprire il guaio, riporto la barca dal meccanico, lamentando la scarsa professionalità, dopo qualche inutile tentativo di scaricare responsabilità si offre di rimediare.

Il giorno dopo è tutto pronto. Uso la barca per 40-45 ore ed è ora della Corsica. Morale ha sostituito i tappi con quelli automobilistici uguali di diametro, ma di ferro, non di inox, la corrente galvanica e il sale hanno corroso il metallo e fatto un buco come sigaretta, problema!!

Il tappo bucato si trova proprio sotto un supporto del motore, ci vorrebbe la mano di un bimbo di 2 anni per accedervi, in più il “mistral” ci sta spingendo verso la scogliera, ci passa a pochi metri un Calafuria con su una coppia, Anto chiede se ci possono trainare almeno a ridosso, non possono, hanno amici che li aspettano a Capraia per l’aperitivo!!

Voce del verbo arrangiarsi. Prendo la copertina di Trilly, la stendo sul motore, aggiungo due teli da mare da lavare, le pinne mie e di Anto (avevo pensato di mettere sotto anche il botolo ma Anto non ha voluto) mi ci sdraio sopra con la pancia e a testa in giù cerco di capire come risolvere.

Potrei mettere dentro al buco un bulloncino di otto con un pò di pasta di alluminio (ho sempre con me di tutto e di più) ma dopo vari tentativi capisco che proprio non c’è spazio tra monoblocco e supporto, cazz….

Idea! Anto dammi una delle mie magliette, un martello e il manico della chiave a “T”. Il mozzo esegue. Trilly mi salta sulla schiena per curiosare, ma scappa subito appena mette una zampa su una testata (ancora caldina eh!).

Appallottolo la maglietta, la spingo fra motore e supporto poi a martellate la presso lì in mezzo, un minuto circa per restituire al mare il pesce che avevo mangiato a mezzogiorno, finisco il lavoro di martello e finalmente mi rimetto in piedi.

Nel frattempo sento che l’ancora che avevo preventivamente filato con tutti i 30 metri di catena ha “preso”. Pericolo scogliera scongiurato.

Metto in moto, il motore mi regala lo splendido borbottio del V8, dalla t shirt esce una goccia d’acqua ogni 15-20 secondi; Con i potenti mezzi tecnologici di bordo abbiamo risolto un problema non esattamente semplice. Anto mi regala un sorriso e mi dice “Siamo una Squadra”. Sono commosso!! La Trilly rompe le balle ma a problema risolto riesco a perdonarla.

Il resto del rientro fila liscio come l’olio, c’è posto ancora per 6 delfini che giocano con la nostra scia.

Da allora, purtroppo, sono succedute tante tristi circostanze, mi serbo però nel cuore e con qualche lacrima il ricordo di quei momenti felici nonostante tutto.

Ad Anto, a Trilly e a Blue-Moon mando un grazie e un grosso bacio per avermi regalato tante emozioni, e non è poco per chi come me ha passato da un pò i 50.

P.S. Al meccanico approssimativo mando il mio cordiale… VAFFA!!

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