Ritorno a Ponza

Esperienze di bordo n. 594, ottobre 2011: storie di viaggi, crociere in mare o sul lago raccontate direttamente dai lettori di Nautica.

RITORNO A PONZA

Testo di Raffaele Sandolo
Pubblicato su Nautica 594 di Ottobre 2011

Il passato e il presente nel viaggio dall’Elba a Ponza

È il tardo pomeriggio del 18 Giugno 2006. La Motonave Giraglia della Società Moby Lines, naviga tranquilla verso sud dopo aver lasciato, nel mattino, l’Isola d’Elba. I passeggeri si esprimono con idiomi diversi pregustando le delizie dell’isola di Ponza e la festa del Patrono, San Silverio. Si allontanano dall’Elba per un ritorno ai tempi passati. Col trascorrere delle ore, vivono sensazioni particolari spesso indefinibili. Le emozioni si fanno più intense mentre con lo sguardo si cercano le isole ponziane, lontano nella foschia. Le ore passano serene fra racconti di ricordi e di esperienze di vita. Si fanno dei nuovi incontri e si scoprono legami di parentela. Avvicinandosi al Monte Circeo si cominciano a intravedere Ponza con ai lati Zannone e Palmarola.

Ponza è stata negli ultimi due secoli al centro del grande movimento dell’emigrazione meridionale. Da qui sono partite molte famiglie con l’amarezza nel cuore mitigata dal grande sogno per un futuro migliore. I Feola, gli Avellino, i Morlé, i Sandolo, i Vitiello, i Mazzella, gli Aprea, i Di Meglio, i Calisi, i Rivieccio, i Coppa, i Romano sono partiti coraggiosamente verso lidi sconosciuti, sospinti da una fede profonda. Ora ritornano alle proprie radici, con una nave che naviga solo per loro, messa a disposizione dall’armatore ponzese Vincenzo Onorato.

L’isola si avvicina e i passeggeri cominciano ad agitarsi. La maggior parte sono di origine ponzese e provengono dall’Elba. Altri da Piombino e da Livorno. Altri ancora dal Veneto. Nelle loro conversazioni si sentono i riflessi della lingua materna fatta di accenti del dialetto napoletano. Molti ricordano la fatica dei loro padri fra le catene di Ponza e nel mare attorno all’isola. Sono ancora impresse nella loro mente le avventure dei loro padri nei mari lontani di La Galite, di Lagosta, della Corsica, della Sardegna e della Toscana. Riappaiono i vecchi bastimenti aragostai, attrezzati per il trasporto delle aragoste negli anni dal 1920 al 1955, come la Maria Assunta, l’Apollonia, il San Silverio, il San Gennaro e il Narduccio. Ritornando al passato si rivedono giovani, scalzi con i piedi nella polvere mentre lavorano fra filari di viti o riposano all’ombra delle palette (fichi d’india) o sudano affaticati sulle barche da pesca. Pensano al periodo passato quando Ponza era terra di confino e rivivono nella mente i vari personaggi storici “ospiti forzati” dell’isola, quali Benito Mussolini, Sandro Pertini, Giorgio Amendola, Ras Immerù e altri ancora. È sempre vivo il ricordo di Altiero Spinelli, il grande padre dell’Europa, che nel corso della sua permanenza sull’isola ebbe l’intuizione che lo porterà alla redazione, nel 1941, del “Manifesto per un’Europa Libera e Unita” (meglio noto come “Manifesto di Ventotene”), documento fondamentale del federalismo europeo.

I passeggeri di origine ponzese pensano al passato e si sentono orgogliosi di se stessi per essere stati capaci, attraverso il duro lavoro e la grande volontà di crescere, di migliorare la situazione familiare nella nuova terra dove sono nati i loro figli. L’Elba e Ponza convivono nel loro animo con un profondo legame d’amore. Il passato e il presente danno la forza di continuare e di allargare gli orizzonti.

È il tardo pomeriggio. L’immagine di Ponza appare sempre più nitida. La nave viaggia leggiadra e si avvicina al porto di Ponza superando Palmarola. Passa presso Punta Tramontana mentre si rinfrescano nella mente di molti i ricordi delle giornate di pesca a rutunno (zeri) e a castaurielle (castardelle).

C’è molta agitazione fra i passeggeri. Alcuni hanno gli occhi lucidi. Si sentono parlare delle persone, talune in dialetto ponzese, altre con accenti toscani. Bruno Sandalo con la moglie Silvia indica La Piana ad alcuni giovani, Giuseppe Morlé scambia qualche parola con la moglie Rita mentre guarda La Calacaparra, Luigi Vitiello e la moglie Anastasia conversano con amici di origine ponzese abitanti in Toscana e nel Veneto, Cesare Romano parla degli anni vissuti a Cala Feola ricordando le grotte e le case con il tetto a cupola di abbasce ‘u campo (sotto campo inglese). Anna Di Meglio mostra al nipote Cristiano la costa dell’isola con cale, calette e il Faro della Guardia. Mariotto Avellino con la moglie Raffaella parla a una signora elbana mentre Bruno Danesi, per la prima volta in viaggio per Ponza, ammira il paesaggio assieme ad amici piombinesi.

Il mare calmo, mentre il sole cala sempre più, assume riflessi dorati. Alcuni gabbiani volteggiano sulla nave, annunciando il benvenuto. Il profumo del rosmarino e delle ginestre si diffonde nell’aria calmando l’ansietà dell’attesa.

Ponza con l’aspra bellezza della natura, le espressioni colorite della gente assieme al fascino della storia di influenza greca e romana è sempre più desiderata. L’atmosfera è surreale.

Il viaggio è quasi al termine. C’è molta soddisfazione per le ore passate assieme e per la buona accoglienza avuta sulla nave.

La Giraglia gira a sinistra mentre il sole volge al tramonto. Appaiono i Faraglioni della Madonna e si cominciano a vedere i primi gruppi di case. Arriva veloce la motovedetta dei Carabinieri con la sirena spiegata, in una sinfonia di suoni, per il primo benvenuto festoso. La nave si avvicina sempre più al porto per l’attracco. Si naviga sottocosta e presso lo Scoglio Rosso si gira ancora a sinistra. Appaiono a destra lo Scoglio del Caciocavallo con la spiaggia di Santa Maria e a sinistra le Grotte di Pilato. Pian piano si scopre la Torre dei Borboni costruita a difesa del porto. Sulla collina si arrampicano case e casette con le facciate dipinte in colori diversi: insieme armonico con prevalenza di bianco, rosa, celeste e giallo. Si sentono i fuochi artificiali scoppiettare e quindi la musica che proviene dalla banchina. Una folla festosa agita le mani e chiama a gran voce i parenti in arrivo.

L’accoglienza calorosa fa nascere la gioia nell’animo dei passeggeri mentre le facce si illuminano col loro sorriso. I cuori trepidano, la mani salutano e gli occhi ricercano uno sguardo familiare.

Si comincia a vivere la festa di San Silverio anche se il 20 giugno deve ancora arrivare.

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