Capitani perniciosi

Esperienze di bordo n. 617, settembre 2013: storie di viaggi, crociere in mare o sul lago raccontate direttamente dai lettori di Nautica.

Capitani perniciosi

Testo di Nicola Napoli
Pubblicato su Nautica 617 di Settembre 2013

Il comandante Queeg, magistralmente interpretato da Humphrey Bogart nel film “L’ammutinamento del Caine” (1954), era affetto da un disturbo mentale che lo rendeva inabile al comando: personalità paranoica.

Per “personalità” intendo quell’insieme di manifestazioni esteriori che rivelano le “strutture fondamentali” di un soggetto. Le possibilità di trovarci alle prese con un simile individuo, affetto da grave anomalia psichica, su una nave da guerra, sono senz’altro remote; non così l’eventualità di partecipare a una crociera sotto il comando di uno “strano” skipper di professione, amico o parente. Lasciando da parte le specifiche competenze, che diamo come certe per non complicare eccessivamente il discorso, può risultare interessante conoscere alcuni dei “tratti caratteriali” più comuni e le probabili condotte che saranno esibite dal nostro capitano. L’unico mezzo che abbiamo a disposizione per valutarne il “temperamento” è la semplice osservazione con un minimo di intuito; la maniera in cui si esprimerà sarà la cartina di tornasole di un certo modo di essere.

Umore allegro, ottimismo, facilità nei rapporti interpersonali sono senz’altro dei buoni ingredienti apprezzati in ogni compagno di viaggio e, tanto più, in chi ci comanda visto il ruolo aggiunto di “direttore d’orchestra” che inevitabilmente assume lo skipper. L’augurio di trovarsi a bordo un tale buontempone asseconda la legittima speranza di una vacanza varia e divertente: il risultato positivo sembrerebbe assicurato.

Dipende. Un “carattere espansivo” è indubbiamente gradevole ma fino a certi limiti, oltre i quali è indice di un disordine affettivo, deleterio per le conseguenze ad esso collegate. L’euforico “congenito” tende, per sua natura, a minimizzare le difficoltà, a sorvolare i problemi; sempre iperattivo e onnipresente darà la precedenza alla quantità piuttosto che alla qualità degli impegni presi e le soluzioni adottate saranno tanto veloci, quanto poco ponderate. Va da sé che un simile atteggiamento che può oscillare da vaga superficialità a vera irresponsabilità, incide negativamente sull’affidabilità della barca e sulla sicurezza della navigazione. Manutenzione aleatoria, cambusa carente, serbatoi semivuoti, mezzi di soccorso assenti o inefficienti sono, in genere, le mancanze più diffuse. A questi difetti fa riscontro, l’altra faccia della medesima medaglia, un’inesauribile capacità di organizzare sfide di tutti i tipi: da improvvisate navigazioni notturne e repentine partenze, in barba a bollettini meteorologici poco rassicuranti, a traversate eccessivamente onerose per l’inadeguatezza dell’equipaggio e del mezzo. Se qualche santo misericordioso prende a cuore gli incauti tutto può terminare gioiosamente con bevute e canti, ostentati nel modo più rumoroso a disposizione, con il palese intento di comunicare al resto del mondo il proprio vitalismo, causa l’insopprimibile bisogno di sentirsi valorizzati attraverso una ridondante “visibilità”. Nessuna esperienza, per quanto dura, ammaestrerà questi inguaribili “festinanti”, sempre pronti a coinvolgere, grazie a spiccate doti di persuasione, ignari compagni di viaggio in qualità di spettatori e inconsapevoli testimoni delle loro prodezze.

Polarmente opposti per indole e comportamenti i soggetti tendenti alla malinconia. Vittime di soffusi sensi di colpa, avviliti da sentimenti di inadeguatezza e incapacità, indecisi nell’agire per timore di sbagliare, eccessivamente sensibili al peso del dovere, spiccheranno fra gli altri per l’umore mesto e l’espressione ansiosa. Con tale fardello sull’anima non possiamo dargli torto. I risultati, sul piano dell’affidabilità e in condizioni normali, saranno senza dubbio migliori (per una tendenza al controllo ripetuto associata a certe forme ansiose) di quelli dei loro colleghi “su di giri”, ma l’atmosfera a bordo non sarà delle più spensierate e l’incertezza che li attanaglia non darà rapidità e univocità alle loro decisioni. Restii a demandare incombenze e ad assegnare ruoli, per scarsa fiducia nel prossimo, si accolleranno, con encomiabile (se non fosse fuori luogo e misura!) senso di sacrificio, il maggior numero di compiti necessari alla conduzione della barca con il risultato di trovarsi soli nei momenti più difficili e pericolosi.

La terza tipologia, contraddicendo la legge della metà virtuosa, si inserisce fra le due precedenti, ma ne assume solo esteriormente gli aspetti deteriori con integrazioni modali ben definite. Generalmente appartati e sussiegosi daranno poco spazio all’ampliamento dei rapporti umani; esteriormente tranquilli non avranno mai la gaiezza degli euforici, cupi e taciturni non proveranno la remissività espiatoria dei depressi. Gli instabili affettivi si distinguono per repentini cambi d’umore che possono avvenire anche più volte nella stessa giornata senza motivazioni apparenti. Riservati e di poche parole non tarderanno ad esplodere in occasioni di stress, quando cioè è utile la massima freddezza per non creare situazioni caotiche, in cui tutti fanno tutto senza logica né metodo. Incuranti e incapaci di formare e informare adeguatamente la loro “ciurma” lasceranno che siano il caso e la situazione a sottolineare le insufficienze operative per poi apostrofare i maldestri con invettive da bettola portuale. Sono spesso gli involontari registi e attori di spettacoli caricaturali (inconfessato divertimento pubblico) messi in scena al momento dell’ormeggio: imprecazioni contro uomini e dei, esasperazione, rabbia, sono il condimento di manovre fallite che vengono ripetute in un crescendo di confusione generalizzata. Temuti dai compagni e schivati dai vicini adotteranno un orgoglioso ritiro che assomiglia più all’isolamento che alla solitudine.

Consigli?

Non potendo sottoporre i nostri futuri capo-barca a test mentali per sapere in anticipo il nostro destino è opportuno, specialmente in vista di crociere impegnative, conoscere prima e “sul campo”, con qualche uscita di prova, l’equilibrio interiore del comandante che ci accingiamo a prendere come guida, considerando che anche la miglior preparazione tecnica può essere inficiata da scompensi psichici, con risultati rovinosi sia sull’armonia che sulle prestazioni del gruppo.

sull'autore

Nautica Editrice

Nautica Editrice

Lascia un commento

Optimization WordPress Plugins & Solutions by W3 EDGE
Iscriviti alla Newsletter

Iscriviti alla Newsletter

Potrai essere aggiornato su tutte le novità sul modo della Nautica.

Grazie la tua iscrizione è andata a buon fine.