Sorrento immutabile bellezza di un mare nostro

Non è da oggi che si scopre la costa di Sorrento, ma andarvi fuori dall’intenso momento estivo vuol dire trovarsi dentro una bellezza che non si dimentica.


Amiamo il mare. Ci appassiona navigare, bordeggiare lungo coste rocciose, frugare fra le falesie alla ricerca di piccole calette nascoste, incastonate tra i bastioni rocciosi. Ci emoziona sollevare il sipario azzurro che ricopre i fondali. Lasciarci andare nel blu alla ricerca di chissà quale spettacolo. E dunque, è normale, siamo sempre alla ricerca di angoli di mare lontani, selvaggi, sconosciuti. All’interno del Mediterraneo spingiamo lo sguardo lontano, verso la moltitudine di isole Greche, la difficile Turchia, le coste africane affacciate sul nostro mare. Eppure, proprio qui vicino ci sono dei luoghi di impareggiabile bellezza, anche se purtroppo violentemente maltrattati dallo sviluppo della nostra società. Uno di questi è il grande Golfo di Napoli, un imponente e grandioso anfiteatro, affacciato su di un abisso di oltre mille metri, circondato da maestosi edifici vulcanici e potenti massicci calcarei. Un luogo dalla bellezza naturalistica impareggiabile, impreziosito talvolta da coreografici insediamenti umani. Sfregiato altre volte da una incuria che non esiterei a definire criminale. Per fortuna, tuttavia, le bellezze superano gli scempi, ed il Golfo di Napoli, dopo ormai un decennio passato in giro attorno al mondo, continua ad apparirmi come un incantevole angolo di mondo, bagnato da un mare sorprendentemente ricco di spettacoli magnifici e di spunti affascinanti. Ischia e Procida chiudono l’estremità settentrionale del Golfo, abbracciando da vicino la città di Napoli che si affaccia a mezzogiorno. Sulla sagoma allungata ed imponente della penisola Sorrentina ed il caratteristico profilo della magica isola di Capri, di poco staccato da Punta della Campanella che accoglie il navigante nel Golfo di Salerno. Calcari massicci, solidi, imponenti. Rocce chiare, verticali, compatte. A picco sul mare, incise da fiordi e calette e traforate da grotte, talvolta ricche di concrezioni o tuttora attraversate dalle acque sorgive che le hanno generate. La penisola sorrentina, specialmente nel suo versante meridionale, è nota in tutto il mondo per la splendida costiera amalfitana. Alla quale però nulla ha da invidiare il versante sorrentino. Sorrento è oggi una bella cittadina, viva ed ordinata, ricca di scorci deliziosi, bei negozi, gustosissimi prodotti alimentari, come il limoncello o l’impareggiabile treccia di mozzarella. Sorrento si offre come ottimo punto di partenza per escursioni per mare e per terra anche e soprattutto in momenti lontani dal maggiore flusso turistico, quando altre località di mare appaiono tristi e desolate. Anche se probabilmente nel periodo estivo offre il meglio di sé, in virtù degli eleganti stabilimenti balneari spesso raggiungibili dall’interno degli alberghi con comodi ascensori e, naturalmente, in virtù delle condizioni meteorologiche che nel bacino del Mediterraneo, almeno in teoria, nel periodo estivo dovrebbero offrire le maggiori garanzie.

Il consiglio resta naturalmente quello di non dimenticare mai queste località nel periodo di mezza stagione, in primavera o durante l’autunno. Di considerare sempre l’idea di una vacanza a terra o in barca facendo base nei suggestivi borghetti di Massalubrense o Marina di Puolo. Saranno proprio questi soggiorni che ci permetteranno di apprezzare in pieno la bellezza della regione sorrentina. Partiamo dunque dalla deliziosa insenatura di Puolo, dove, scaldati da un tiepido sole primaverile o autunnale, avremo consumato la colazione seduti ad un tavolino proprio sulla spiaggia, dove colorati gozzetti tradizionali sono stati tirati a secco dopo una nottata di pesca. Ci dirigiamo verso ponente, verso la pronunciata punta che chiude la baia di Puolo. Le sue ripide pendici sommerse (raggiunge e supera i quaranta metri), saranno meta di una incredibile immersione subacquea, che non mancherà di offrirci incontri sensazionali. Personalmente, alla luce dei fari, mi è capitato di imbattermi in una grande cernia a caccia di preda, in un pesce San Pietro e in una rana pescatrice dall’aspetto terribile, nel corso di una stessa immersione.

I diafani tentacoli dell’Alicia mirabilis, un’attinia tipicamente notturna, si ritraggono colpiti dalla luce dei fari, mentre i Cerianthus, anche loro simili ad anemoni, sembrano impazziti mentre catturano il plancton attratto dall’alone luminoso. Appena sulla punta scorgeremo un’altra tradizionale meta delle immersioni sorrentine: il celebre scoglio del Vervece. Sorge dal mare per pochi metri di altezza, sormontato da un fanale, indispensabile perché questa roccia, proprio sulla rotta tra Sorrento e Capri, non divenga un grave pericolo per la navigazione. Siamo circa ad un miglio dalla costa, al largo del porticciolo di Marina della Lobra, il porticciolo di Massalubrense. Sui fondali dello scoglio, a soli 12 metri di profondità, negli anni Settanta venne posata una statua raffigurante la Madonna, un’opera molto cara ai subacquei che oggi hanno i capelli bianchi ed ai pescatori locali. Ma è forse sul versante esterno, quello che guarda il mare aperto, che lo scoglio offre i fondali più belli. Pareti e risalite rocciose si susseguono l’una dopo l’altra, creano alternanze di valli e creste rocciose, adorne di grandi ventagli di gorgonie rosse e gialle. Una curiosità: solo qui ci è capitato di poter osservare alcune rami di gorgonia rossa in cui i polipi alle estremità avevano raggiunto la colorazione bianca. Un fenomeno a quanto mi consta ancora del tutto inspiegato dalla scienza.

I fondali del Vervece sono noti metro per metro a tanti e tanti subacquei estimatori della zona. Addirittura due grandi fotografi subacquei, Enrico e Rosaria Gargiulo, hanno dato i nomi ad alcuni luoghi particolarmente suggestivi, come “il viale delle gorgonie”, una sorta di piccolo canale a forma di rampa che conduce verso il fondo e presenta le pareti completamente tappezzate di splendidi rami di gorgonia gialla. Per decenni il Vervece ha avuto un posto così importante nel cuore dei marinai sorrentini, che fino ad ora, era addirittura stato rispettato dallo scempio che i datterari stanno perpetrando nell’intero golfo di Napoli. Da qualche tempo a questa parte anche le pareti del Vervece sono purtroppo state violate. Anch’esse hanno perso completamente lo splendido tappeto di asteroidi arancioni che le avvolgevano nei primi metri di profondità, anche qui, come oramai lungo chilometri e chilometri di costa in questi mari, le rocce prossime alla superficie sono state distrutte dagli scalpelli e si mostrano oggi tristemente ricoperte di alghe grigiastre. Qualcosa a cui dovremmo pensare, se veri appassionati di mare, la prossima volta che al ristorante ci troveremo ad ordinare un bel piatto di gustosi datteri.

Dal Vervece torniamo in costa. Navighiamo lungo le pareti calcaree bianche e verticali, sormontate da bastionate imponenti coperte di uliveti e macchia mediterranea. Sono numerose le cale nelle quali possiamo sostare ben protetti dallo scirocco; particolarmente meritevole di menzione è la cala di Mitigliano. Nelle pendici sommerse di quest’ultima si apre una bellissima grotta sottomarina, adatta a subacquei di provata esperienza. La spaccatura, infatti, all’inizio alta quindici metri e larga quattro o cinque, si addentra nella montagna per oltre ottanta metri, restringendosi sempre di più, seppure diminuendo tanto la profondità fino a formare due campane di aria, nelle quali potremo toglierci l’erogatore e respirare tranquillamente. La sabbia che ricopre il fondale è grossolana, e non ci sono diramazioni secondarie nelle quali infilarsi perdendo la via. Un flusso, leggero ma continuo, di acqua dolce sorgiva, porta via l’eventuale sedimento sollevato in sospensione e mantiene l’ambiente di una purezza cristallina. Ciò non toglie che ci troviamo sempre ad ottanta metri di nuoto dall’uscita e che dunque si tratti di una immersione da affrontare con tutti i crismi in modo da non cacciarsi in qualche guaio.

Ancora più avanti, punta Campanella e lo scoglio staccato antistante, insieme alla prospiciente punta di Montalto, delimitano il magnifico seno di Ieranto, estremità della Penisola sorrentina, spartiacque tra il golfo di Napoli ed area naturalistica protetta. Ieranto è il classico ancoraggio dei vostri sogni: protetto da moltissimi venti dalle maestose bastionate di roccia, ampio, dal fondale buon tenitore. Purtroppo frequentatissimo in piena estate. Sia Punta Campanella che Scoglio a Penna, di fronte a punta Montalto, offrono immersioni splendide, con cadute ricche di rigogliose gorgonie, movimento di pesce di passo nelle stagioni primaverili e nuvole di castagnole sospese nel blu intenso del mare.

Doppiata punta di Montalto, navighiamo nell’ampia baia di Marina del Cantone, facilmente raggiungibile da terra mediante una comoda strada dal paesino di Nerano. Oltre si aprono due minuscole calette, due veri gioielli del nostro mare: la cala di Recommone e il fiordo di Crapolla. Vale ancora una volta lo stesso consiglio: andateci fuori stagione, concorderete con me che si tratta di due luoghi di sogno. Di fronte alla costa sorge dal mare l’isola di Isca, sormontata dalla villa del grande de Filippo. Sul versante esterno dell’isolotto si apre, sotto il livello del mare, una grande grotta. La profondità è esigua e all’interno della grotta si sbuca in un ampio laghetto sotto l’ampia volta rocciosa. E’ dunque un luogo adatto anche a subacquei poco esperti. Così come lo è la grotta dello Zaffiro, che ha una struttura analoga e si apre nelle rocce della costa proprio di fronte all’isola. Oltre, scorgiamo il profilo degli isolotti conosciuti con il nome dei “Galli”, e seguiamo con lo sguardo l’ardito profilo della costa che va verso la città di Salerno. Inizia qui la costiera amalfitana, meta, speriamo, di un prossimo itinerario.

NOTIZIE INUTILI

Arrivare a Sorrento in auto è molto facile e veloce: dalla Roma-Napoli si prende il raccordo per la Napoli-Pompei-Salerno. Si percorre l’autostrada in direzione di Salerno, e si esce a Castellamare di Stabia. In 25 km di strada costiera si è a destinazione. Possibile, volendo, utilizzare il treno fino a Napoli e di lì proseguire in Circumvesuviana.

Dove alloggiare
La scelta dell’albergo in questa zona è estremamente ampia. Una delle soluzioni che personalmente preferisco è quella dell’Hotel Baia di Puolo, proprio di fronte al mare. Dispone di un ottimo ristorante, parcheggio custodito, pontile e spiaggia privata. Nel piccolo porticciolo potrà trovare un buon ricovero una piccola imbarcazione.

Ristoranti
Anche qui avremo l’imbarazzo della scelta. Da consigliare l’Antico Franceschiello e la Taverna del Pescatore a Massalubrense. Il Caruso e Lo Sperone a Sorrento. Per un’ottima pizza si consiglia da “Cicciotto” a Massalubrense. Ottimo davvero il “Delfino” in località Monticchio.

Nautica
Tutti i problemi del diportista troveranno rapida ed efficace soluzione rivolgendosi al mitico Liberato Meo, della cooperativa Marina della Lobra con base al porticciolo omonimo (tel. 081-8089380). Tra i servizi della Cooperativa possono annoverarsi scivolo e gru di alaggio, molo d’approdo e rada per ormeggio a boe custodite.

Immersioni
A fianco dell’Hotel Cala di Puolo, da oltre dieci anni opera il Diving Center Cala di Puolo. Il centro immersioni è dotato di imbarcazioni proprie e di un ingente parco attrezzature disponibile a noleggio. Offre servizio di guida subacquea e di istruzione.

Charter
Per una crociera nelle acque della penisola a bordo dell’Hiram, un catch di 16 metri attrezzato anche per l’immersione subacquea, con base a Castellammare di Stabia rivolgersi a Antonio Corrado 0330-313525 oppure Marco Pietrolongo 081/ 7611745.

Per ogni informazione riguardo un soggiorno a Sorrento ed immersioni nelle sue acque rivolgersi alla Diving Tour/Il Mondo a Strisce, corso Italia 118, 80067 Sorrento, tel 081/8072900 r.a. fax 081/8071819 0330-313525 oppure Marco Pietrolongo 081/ 7611745.

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