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Tabarka Un certo Mediterraneo

Tabarka: una crociera sulla costa tunisina, toccando l’isola de La Galite.

“Acque limpide e pescose” è la formula di rito dei dépliant turistici di tutto il mondo, dal promontorio di Portofino al litorale di Rimini. Nessuno ci crede veramente; tanto più in Mediterraneo, visto da tutti come un mare limpido, sì, ma certamente non più ricco di pesce come lo era forse un tempo.

Nel mio caso il “pescoso” emergeva dal dépliant delle immersioni di Tabarka, cittadina costiera tunisina vicina al confine con l’Algeria: “Branchi di cernie, dotti, saraghi, corvine e saraghi faraone che ancora si lasciano tranquillamente avvicinare dall’uomo”. Un dépliant scritto da un sub, sicuramente, e si sa che i racconti dei subacquei, come le bolle d’aria che emettono in profondità, si gonfiano man mano che salgono in superficie…

Dal mare di Tabarka, insomma, non mi aspettavo davvero nulla di più di qualche bella immersione mediterranea. E malignamente addirittura qualcosa di meno, vista la scarsa visibilità con cui il mare di giugno ci stava accogliendo alla nostra prima immersione. Pochi minuti più tardi, qualche metro più in basso, ed eccomi invece a… difendermi dalle insistenti attenzioni di un dotto che arriva a mordicchiarmi le pinne, mentre un paio di grosse cernie brune, appena più diffidenti, si fermano ad una distanza di poco superiore in attesa paziente, forse, che dalla tasca del mio GAV esca fuori qualche offerta di pesce. Straordinario: è l’unico aggettivo che riesco a formulare mentre mi aggiro fra i massi della dorsale rocciosa scortata da un branchetto di saraghi fasciati, mentre solitari saraghi faraone proseguono per la loro strada senza degnarmi di uno sguardo. Poco più avanti da una frattura della roccia si presenta un drappello di corvine che prosegue in ranghi serrati la sua passeggiata sottomarina. Tutt’intorno, cernie. Così recita il quadernino di immersione, dopo la prima discesa nelle… limpide e pescose acque di Tabarka: “C’era una volta il Mediterraneo. Un mare limpido e ricco di pesce di scoglio e di passo. Come questo di Tabarka, insomma – limpidezza esclusa, ma pare sia un fenomeno temporaneo Oggi ho finalmente visto quanto videro i subacquei di venti-trent’anni fa. Quanto può essere bello il Mediterraneo… e quanto potrebbe tornare ad esserlo!”

Se la secca delle cernie è sicuramente l’appuntamento-clou delle immersioni di Tabarka – i cui fondali nascondono peraltro anche un ramo di corallo nero – la zona di immersione più famosa è sicuramente La Galite, mitica isola ad una trentina di miglia dalla costa. L’acqua limpidissima e la grande quantità di pesce ne fanno da sempre una delle mete da sogno, prima dei pescatori subacquei ed oggi dei sub ricreativi. Nell’ampio seno dell’isola giace il relitto di una nave, spesso visitato da branchi di ricciolette. Per immergersi a La Galite è necessario mettersi d’accordo con un centro immersione a terra (le immersioni, come in tutte le acque tunisine, sono consentite solo sotto la guida di istruttori locali), che organizzano crociere sub ma anche spedizioni a terra, un diving-safari di due giorni con pernottamento in tenda sull’isola.

Ad appena un paio d’ore di macchina dalla capitale Tunisi, Tabarka – che ha un aeroporto internazionale dove atterrano voli diretti da Milano e da Roma – è ad appena una ventina di chilometri dal confine con l’Algeria. Come sempre, il confine è solo una linea immaginaria: stesso paesaggio, stessa macchia mediterranea, di qua e di là. E diventa difficile collocare quello che si legge sui giornali con ciò che si presenta davanti agli occhi; impossibile pensare che al di là di quella linea il mondo piombi improvvisamente nel Medio Evo. Nulla della travagliata storia attuale algerina travalica la frontiera persa fra arbusti di rosmarino e lentisco: al di qua del confine, un mondo tranquillo e ordinato, mare, sole e tranquillità.

Solo due ore di automobile separano Tabarka dalla capitale del paese. Al di là del finestrino il paesaggio muta radicalmente di volto: da piatto e arido com’è nelle vicinanze di Tunisi, il suolo si riveste lentamente di un manto erboso che sottolinea l’ondeggiamento delle colline e che bruscamente, passato il letto di un torrente segnato dai cespugli di oleandro in fiore, si tramuta in foresta di pini e di querce da sughero. Proprio il sughero è una delle risorse principali di Tabarka, assieme al corallo rosso che in città viene in parte lavorato.

Per la strada, bimbi e donne si muovono da un paese all’altro a piedi, gli uomini spesso sul dorso di muli ed asinelli. Le macchine sono poche: “Costano parecchio per noi tunisini”, ci confida Amina Chenin, professoressa di francese all’università di Tunisi. “Così la gente, soprattutto in campagna, non potendosela permettere gira a piedi: i bambini spesso camminano per chilometri per raggiungere la scuola. Il nostro, comunque, è oggi un paese economicamente e politicamente stabile: per questo non risentiamo dell’integralismo islamico che tormenta la vicina Algeria. Lo dimostra anche la condizione della donna, per la legge assolutamente paritaria rispetto all’uomo. Tradizionalmente, però, è sempre questa a fare i lavori più pesanti, a raccogliere l’acqua dai pozzi e a portarla a casa, mentre gli uomini si radunano nei bar a bere il tè e a fumare”.

Mentre ci guida alla scoperta della Tunisia archeologica, di cui è una vera esperta facendo parte di un gruppo di archeosub che collabora con il Ministero, Amina ci mostra nella campagna tunisina coppie di cicogne appollaiate su tetti, comignoli e pali della luce. Falchi, poiane, nibbi e aquile del Bonelli volteggiano in cielo in cerca di piccoli mammiferi, roditori e altri uccelli più piccoli. L’ex- “granaio di Roma” conserva ancora nella sua campagna ricordi tangibili della sua storia antica: celebre è Bulla Regia, una cittadina resa famosa dalle sue case, costituite da una unità interrata, abitata in estate per ripararsi dalla calura, e da un’altra, identica, edificata sopra il suolo e abitata nelle stagioni più fresche. Altrettanto interessante è l’antica e ben conservata Dougga: templi, terme, il foro, il Campidoglio, ritenuto da molti fra i più bei monumenti della Tunisia. E soprattutto gli splendidi mosaici – molti dei quali sono oggi esposti al Museo del Bardo di Tunisi – che riacquistano vivacità e colore con appena una goccia d’acqua dolce. Ma nel cuore degli amanti del mare, di Dougga rimane impressa la Piazza dei Venti, il cui pavimento è solcato da una enorme rosa che indica la direzione e il nome latino dei venti.

Tabarka per tutti, dunque: dal velista, all’amante del golf, a quello dell’arte o della tintarella, questa minuscola cittadina ha per ciascuno molto da offrire. Se il clima è mite per tutto l’anno, il periodo migliore per un soggiorno va da maggio a novembre. Siete pronti a partire?

NOTIZIE UTILI

Formalità d’entrata in Tunisia per i diportisti: al primo porto di sbarco è necessario compilare un unico modulo di dichiarazione d’entrata, sul quale la polizia apporrà il visto. Questo documento servirà come permesso di libero accesso per 6 mesi di navigazione effettiva e, presentato a ogni richiesta delle autorità negli altri porti, evita ogni ulteriore formalità. Documenti da presentare: certificato di nazionalità e di assicurazione della barca; passaporto dei passeggeri in corso di validità, lista dei materiali a bordo. Non è necessario alcun visto né vaccini particolari.

L’isola de La Galite: gli yacht privati provenienti da paesi stranieri possono sostare nelle acque dell’isola per non più di 24 ore, quindi devono procedere verso la terraferma (Tabarka è a 32 miglia di mare) per sbrigare le formalità di ingresso. Assolte queste, è possibile tornare a La Galite senza richiedere ulteriori permessi, ma non è consentito immergersi ( ameno di non avere una guida tunisina). A La Galite è consentito pescare (liberamente con il bolentino e, con permesso, alla traina); non a Galiton, che invece è parco nazionale.

Il porto turistico Montazah Tabarka: porto riparato da tutti i venti, il Montazah Tabarka (Posizione: 36° 57′,2 N – 08° 45′,3E a 100 miglia dalla Sardegna, 65 da Biserta e 96 da Sidi Bou Said) accoglie fino a 95 barche dai 6 ai 40 metri, attraccate poppa al molo. Profondità: da 2.5 a 4.5 metri. Servizi: acqua, elettricità (220V e 380V), linea telefonica in preparazione. Servizi: docce con acqua calda e bagni in banchina; carburante (stazione all’entrata del porto, aperta tutti i giorni tranne la domenica), meccanico. Capitaneria di Porto: Port de Plaisance Montazah Tabarka, BP n.123, 8110 Tabarka. Tel.: 00216-8-644.599, fax: 643.595

Servizi turistici di Tabarka: club nautico, centro di pesca e di immersioni; tennis, centro di equitazione, campo da golf di 27 buche con club house privata; centro di animazione invernale, centro di talassoterapia. A Tabarka esiste anche un’università estiva, un centro culturale, un teatro all’aperto e da anni vi è organizzato un festival internazionale dal titolo “non voglio abbronzarmi, idiota!”

Charter in Tunisia: a Tabarka Tunisie Sailing opera con un catamarano Jeantot Privilege 43 di 13 metri con 5 cabine doppie e 4 bagni con acqua calda, e il motoryacht Smeraldo 36 (Tunisie Sailing, Societe de Location et de Charterisation de Yachts, Citè El Habib, app. 17 bloc B, 2045 les Berges du lac, Tunisi. Telefono 00216-761.777/552; fax:761.866).

Per le immersioni: il centro Aquamarin-Tabarka è fra i più attrezzati per le immersioni in questa zona. Il centro è ospitato all’interno di uno degli alberghi più prestigiosi della cittadina, Abounawas Montazah. Due le imbarcazioni del centro, costruite appositamente per le immersioni in Francia e motorizzate con turbodiesel da 240HP. Le zone di immersione si raggiungono in 10-20 minuti di navigazione al massimo.

Da leggere: Mongi Gharbi “Tabarka – sites et cites de Tunisie”, Editions de la Palme, anche in edizione italiana. E’ ricco di informazioni storiche, economiche e culturali sulla regione e zeppo di indirizzi e notizie utili.

Artigianato locale: i tappeti, intrecciati qui a Tabarka nei numerosi laboratori sparsi nella cittadina. Il sughero, di cui Tabarka è principale porto di imbarco per il materiale raccolto nelle foreste delle montagne del Kroumirie, alle spalle della città. La Societe Nationale du Liege (tel.: 00216-8-644.511) ha creato un museo in cui si possono osservare i diversi momenti della lavorazione del sughero. E inoltre il corallo, raccolto ancora oggi lungo questo litorale: sono molti i negozi in città che vendono monili, collane e spille di questo prezioso materiale…

Per maggiori informazioni: Ente naz. Tunisino del Turismo: via Baracchini 10, Milano. Tel. 02-86453026 o a Roma: via Sardegna 17, tel. 06-4823662, fax: 06-4821934.

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