Il parco delle balene

Canada: il racconto di un’esperienza che non si dimentica con le balene che entrano nel vasto bacino del San Lorenzo spingendosi fino all’interno del grande fiordo dove due fiumi si mescolano fra loro e con le maree oceaniche.

Finalmente è tutto pronto per tornare al Saguenay, luogo magico appena sfiorato tre anni fa, durante il nostro itinerario sulle sponde del San Lorenzo; tutto ciò che avevamo immaginato e per cui avevamo voluto tornare è risultato vero: un luogo dai paesaggi sempre diversi, dove la “brume” sottilissima ed impalpabile crea e distrugge scenari, dove il vistoso fenomeno delle maree scandisce i ritmi quotidiani, copre e scopre fondali sabbiosi, restituendo effetti cromatici particolarissimi, come texture informali.

Ma il nostro interesse non era esclusivamente estetico: le fredde correnti del Labrador in estate rimontano le acque fluviali, rendendole così ricchissime di ossigeno e microrganismi, nutrimento per un grande numero di mammiferi marini che da giugno a settembre popolano queste acque, spingendosi fino all’interno del fiordo: balenottere comuni, balene blu, beluga e marsupiali, ed a volte anche megattere e capodogli che s’inabissano ed emergono, sbuffano e scivolano nell’acqua con una armonia che non ha pari.

Ci troviamo nel punto in cui il fiume Saguenay sbocca nel Saint-Laurent, grande arteria fluviale dove affacciano alcune metropoli del Nord America nella zona dei grandi laghi (Chicago, Toronto, Montreal ecc.), e che percorre nel suo ultimo tratto, prima di arrendersi al mare, il Quebec, regione francofona del Canada.

Il fiordo del Saguenay dalle imponenti falesie di una bellezza stravolgente è il più meridionale del mondo e raggiunge profondità fino ai 300 metri! Nella confluenza dei due fiumi, lo scontro tra tali portate d’acqua, che seguono il flusso e riflusso della marea (arriva fino a 7 metri!), produce correnti vorticose tanto da raggiungere i 7 nodi, rendendo tra l’altro pericolosa la navigazione per piccole imbarcazioni. Queste condizioni di correnti legate anche ai movimenti di marea sono state oggetto di approfonditi studi universitari, le cui deduzioni hanno dato un notevolissimo contributo alla ricerca sul motivo della presenza cospicua di cetacei e sulla loro attività quotidiana. Dal 1990 il parco marino del Saguenay-Saint Laurent, promosso da un partenariato tra il Ministero del Patrimonio Canadese ed il Ministero dell’ambiente del Quebec e gestito da molte organizzazioni regionali, protegge e valorizza una porzione rappresentativa dell’ambiente marino dell’estuario del Saint Laurent e del fiordo del Saguenay. Il parco si estende su un territorio di circa 1100 kmq e comprende il letto del fiordo a valle di Cap à l’Est, per circa 100 km e la parte nord dell’estuario del Saint Laurent, da Gros Cap à l’Aigle fino a Les Escoumin.

7 agosto. Eccoci a Tadoussac, il più grande centro del commercio di pellicce alla fine del XVI sec. In posizione strategica, proprio all’imbocco del fiordo, vi si respira una atmosfera ottocentesca, come la bellissima architettura del grande Hotel Tadoussac (costruito nel 1865), che con il forte contrasto tra il bianco del rivestimento esterno in legno e il rosso delle falde del tetto, domina tutto il villaggio e rappresenta un punto di riferimento nella spessa nebbia mattutina.

L’opportunità di godere del posto inviati dalle autorità québecoises ed ospitati da una deliziosa famiglia ci rende privilegiati. Entrare in contatto infatti con la cultura, gli usi e i costumi del luogo, ed approfondire quell’aspetto che associa il territorio al suo vivere, ci entusiasma e ci fa cogliere il vero significato del viaggiare e del navigare.

E sì perchè, con partenza alle 5 del mattino, le nostre giornate si susseguono solcando le acque, con i gommoni da whale-watching o con le imbarcazioni in dotazione ai guardia-parco. Ci imbacucchiamo come fosse inverno, con tute termiche di spessore considerevole, omologate anche come giubbotti di salvataggio, perchè pur essendo in agosto, l’acqua freddissima, dai 0° ai 4°, raffredda l’aria sovrastante, rendendo la navigazione per noi mediterranei, quasi un’impresa da spedizione polare!

Usciamo quindi dalla marina e attraversiamo l’imbocco del fiordo, prestando molta attenzione al tumulto delle correnti che fa muovere le boe di allineamento-rotta come birilli. Le nostre uscite così mattiniere hanno lo scopo di facilitare incontri eccezionali, prima che le acque del parco si popolino dei turisti observateurs de baleines.

Gli avvistamenti sono innumerevoli e sempre più emozionanti, a volte sembra uno spettacolo circense offertoci da queste creature misteriose e generose, che rappresentano ormai l’obiettivo ricorrente dei nostri viaggi.

E’ facile trovare argomenti sociali ed economici per vantare i benefici dell’ecoturismo, esperienza di enorme potenziale educativo, ma qui nell’ultimo decennio, rivolgendosi ai grandi numeri è esploso in maniera tale da meritarsi ormai la definizione di vera e propria industria (da qualche milione di dollari). Attualmente ci si chiede se le barche d’escursione disturbino i mammiferi marini, nonostante il decalogo delle norme di comportamento sia abbastanza rigoroso. Al fine di verificare se ciò avviene, si stanno conducendo vari studi, che partono dalla rilevazione di reazioni sia di tipo comportamentale che fisiologiche; i risultati a tutt’oggi non danno risposte soddisfacenti: non si può ancora stabilire se si tratta di modificazioni associate ad effetti significativi sulla salute dell’animale. In attesa di rassicurazioni, l’equipe del parco marino per facilitare la coabitazione di balene e loro ammiratori, lavora sullo sviluppo di una migliore gestione di questa attività e sulla possibilità di sensibilizzare la gente durante le crociere con programmi educativi.

Alternando forti emozioni ad estatiche ammirazioni del paesaggio, (non dimenticherò mai un mattino quando l’alba, frammentando la luce sulla superficie dell’acqua, trasformò tutto in un dipinto impressionista), individuiamo immediatamente dei beluga: luminosi ai riflessi del sole, la loro candida e buffa silhouette spicca tra gli azzurri dell’acqua e del cielo. Viaggiano in genere in piccoli gruppi, probabilmente familiari: due, tre o più si rincorrono, giocherelloni e bizzarri, dove i piccoli si identificano per la colorazione bruno-grigia che schiarisce, diventando adulti. Piccoli ed agilissimi: il loro navigare è fluido e affascinante, reso ancor più sinuoso dal fatto che non hanno la pinna dorsale caratteristica dei cetacei, ma una lunga, dura e fibrosa cresta sul dorso, con cui d’inverno rompono i ghiacci, per poter respirare. Quando nuotano in superficie si vede chiaramente il classico bernoccolo che, ormai accertato dai cetologi, rappresenta lo strumento necessario per la comunicazione sociale, per la dislocazione e l’individuazione delle prede: come un vero e proprio sonar, i beluga inviano brevi ed acuti suoni, sfruttando i segnali di ritorno. Questo melone posto sulla fronte è malleabile, pieno d’olio di diversa densità che si deforma in base al tipo ed alla direzione delle onde sonore, che si originano dal passaggio di aria attraverso una sofisticata struttura collocata al di sotto dello sfiatatoio, dietro il melone.

La “baleine blanche” è una delle specie di cetacei che vocalizza di più, possedendo appunto questo eccellente sistema di comunicazione: è simpaticissimo e divertente udirle interpretare il loro vasto repertorio di brontolii, sibili, squilli, strombettii, e gorgheggi, tanto da farle soprannominare dai navigatori del secolo scorso, in verità un po’ spaventati, canarini di mare. Non è difficile che qualcuna, spinta dalla curiosità si avvicini e, indugiando sospesa nell’acqua, si fermi a scrutare con una smorfia enigmatica ed elusiva, emettendo suoni irriproducibili, vi assicuro: è un’esperienza indimenticabile!!

La popolazione di balene bianche che vive stabilmente nell’estuario e nel golfo del Saint-Laurent è considerata geograficamente (è probabile anche geneticamente) isolata rispetto alle altre che si trovano nelle regioni circumpolari (le quali sono migratorie), e la più meridionale nella ripartizione mondiale. Essa è stata dichiarata specie in via d’estinzione; la caccia è considerata responsabile del declino di una popolazione stimata a parecchie migliaia d’individui fino alla fine del secolo passato. Ma nonostante la caccia commerciale sia finita negli anni ’50, e quella sportiva e di sussistenza sia stata vietata negli anni ’70, la popolazione stenta a crescere. In ragione della presenza di prodotti chimici nelle acque e di patologie osservate negli animali morti, si crede che il problema maggiore risieda nella lunga esposizione a sostanze tossiche d’origine industriale ed agricola. La elevata concentrazione di contaminanti rilevata, i cui effetti vengono bioamplificati nella catena alimentare, provoca mortalità per tumori e difficoltà nella riproduzione e nella crescita. A questo proposito il Gremm, Gruppo di Ricerca ed Educazione sull’Ambiente Marino, congiuntamente al WWF Canada ed al Ministero della Pesca e degli Oceani, hanno redatto un piano di recupero, in cui si indicano una serie di misure volte a ridurre l’inquinamento ambientale e le cause di disturbo, con l’obiettivo che la popolazione dei beluga del Saint-Laurent divenga sufficientemente numerosa e in uno stato tale che gli eventi naturali e le attività umane non costituiscano più una minaccia per la loro sopravvivenza.

Il Gremm attivo da più di dieci anni è un organismo volto all’educazione per la protezione dell’ambiente marino e alla ricerca scientifica sui mammiferi marini della zona del Saguenay-Saint Laurent. Questa vocazione educativa da qualche anno si è espressa nel Cimm, Centre d’Interprétation des Mammifères Marins di Tadoussac: un museo che rappresenta l’introduzione ideale alla conoscenza dei cetacei e del loro ambiente. Esposizione interattiva, molto divertente soprattutto per i bambini e molto ben studiata nella configurazione spaziale e nei contenuti, permette di entrare in contatto con il mondo delle balene coinvolgendo tutti i sensi recettivi: si possono toccare i fanoni, ascoltare i canti delle balene in diretta, attraverso un idrofono posto nel fiordo (per poi fare la comparazione tra le “voci” delle diverse specie), tutto supportato da documentazioni fotografiche e cinematografiche, e dove alla fine del percorso, i bambini sono liberi di esprimersi attraverso disegni o piccoli scritti, raccolti ed esposti in uno spazio appositamente dedicatogli.

Nel seguire dei giorni, tra le uscite in acqua e le innumerevoli attività organizzate, ci sentiamo completamente immersi in questo universo ancora molto misterioso, ma il parco offre anche altri mondi fantastici: i fondali subacquei, che nella diversità biologica di questa porzione di regione marina, rappresentano un’ecosistema di grande valore. Les Escoumin si propone, con Le Centre des Loisirs Marins, come il polo più importante del parco per le immersioni subacquee. Con una organizzazione invidiabile si tengono corsi, si istruiscono gli appassionati sull’ambiente marino e si effettuano immersioni guidate dai biologi del centro, che illustrano la grande ricchezza di organismi tipicamente atlantici, ma di dimensioni abnormi: grandi stelle dai tentacoli multipli, spugne coloratissime, oloturie dai comportamenti alimentari eclatanti, come la cucumaria che uno alla volta porta i suoi tentacoli in bocca per filtrare il plancton depositatosi sulle ramificazioni, attinie simili ai nostri pomodori di mare, ma grandi quanto una zucca, anemoni piumosi alti 40/50 cm. Il diving, bellissima costruzione tipicamente nordica e posto su costoni di roccia granitica rosa (che sembrerebbe la Sardegna se gli abeti e le betulle non arrivassero a specchiarsi nell’acqua!), è arricchito anche di sentieri e belvederi tappezzati di mirtilli e lamponi, dai quali è possibile, anzi facile scorgere “les rorquals” che si attardano sbuffando nelle calette, o il passaggio di piccole famiglie di beluga e marsupiali che incrociano grandi navi da carico.

Le immersioni si effettuano da terra e sono tutte sotto costa: la parete scende rapidamente a profondità non superiori ai 20 metri, con una visibilità variabile dai 15 ai 30 metri, secondo le stagioni e le condizioni meteo. La dominante verde smeraldo dell’acqua rende l’atmosfera quanto mai attraente: potremmo lasciarci coinvolgere nel magico oblio di queste creature che ondeggiano nelle forti correnti, se il gelo non si impadronisse piano piano delle estremità dei nostri arti, riportandoci alla realtà!! Ormai pienamente coscienti della eccezionale capacità canadese organizzativa e di valorizzazione delle risorse, non ci siamo meravigliati quando, un giorno, abbiamo assistito a “L’odissèe inèdite” bella manifestazione che mandando in onda (via cavo) in diretta le immagini subacquee, permetteva la comunicazione tra gli spettatori ed i biologi in immersione, che mostrando gli organismi marini ed il loro ambiente, in contemporanea rispondevano alle domande che gli venivano poste dalla sala video.

Sono gli ultimi giorni del nostro viaggio, torniamo a Tadoussac, ci attende una nuova esperienza: possiamo sorvolare con un idrovolante il territorio del parco e speriamo di vedere delle balene dall’alto o qualche gruppo di beluga. Nessuna balena in avvistamento, ma è una scoperta: la foresta boreale si estende incontrastata, e di tanto in tanto piccoli laghi sembrano strapparle porzioni di territorio; la bellissima spiaggia del villaggio, dopo un promontorio si ripropone con vere e proprie dune di sabbia finissima dalla quale i bambini scivolano giù con grande divertimento, e mi ritrovo ad immaginare gli stessi paesaggi in inverno, quando il ghiaccio abbraccia le rocce e le rende flottanti, se le porta via e cambia loro di posto.

Ma non vogliamo perdere gli ultimi possibili avvicinamenti con l’oggetto della nostra passione. Usciamo dal porticciolo ed oltrepassiamo Haute-Fond Prince (faro posto al centro del fiume), per scorgere la sagoma del piccolo e grazioso faro dell’Ile Rouge, accompagnati da un lamento di sottofondo che, ci hanno poi spiegato, era il canto di una moltitudine di foche grigie, che sdraiate sulle rocce affioranti si chiamano e socializzano emettendo questi suoni simili ad ululati, tanto da far loro attibuire il nome di “le loup marin”. Ma ecco una balenottera comune con il suo piccolo dirigersi verso di noi, ci fermiamo, spengiamo il motore e aspettiamo, seguendo le indicazioni del codice etico del whale-watching. S’inabissano a una ventina di metri da noi… chissà dove riemergeranno. L’attesa nella calma di una luce chiara e brillante, amplifica i nostri respiri..ma una ombra scura di fianco al gommone richiama la nostra attenzione, e senza avere il tempo di capire, eccola qui riemersa a 3 metri da noi… guarda, la bocca in posizione semiaperta, s’intravedono appena i fanoni, si vede la pelle del dorso picchiettata dal colore blu-nero-grigio che il controluce del sole quasi al tramonto rende argenteo. Ma dove sarà il suo piccolo…ma, ma… qualcosa sotto la prua del gommone ci fa barcollare, tratteniamo a stento le macchine fotografiche, e rimettendoci in piedi, la potenza sonora del “souffle” ci inonda prima di una doccia d’acqua vaporizzata! Tra lo sconcerto e l’entusiasmo di una simile avventura, capiamo che il piccolo di balenottera, seguendo la mamma nella sua inesperienza, è emerso toccando con la coda la prua del gommone e, pur avendo la coscienza che simili situazioni minacciano le normali attività delle balene, come abbiamo illustrato, le emozioni di questi attimi sono incontenibili e, muti, ci trasmettiamo lo stesso pensiero e la stessa speranza: che queste creature possano sopravvivere a tutte quelle avversità che l’uomo ha creato loro.

NOTIZIE UTILI

Quando andare: in estate inoltrata, luglio/agosto. Le balene frequentano questa regione da giugno a settembre, di conseguenza l’attività di whale-watching si svolge soprattutto in questi mesi. E’ possibile, inoltre, effettuare crociere alla scoperta del fiordo magari associate all’osservazione delle balene, offerte da numerose compagnie, con partenza sempre da Tadoussac, di durata variabile da una a quattro ore e ad un costo dai 15 ai 50 $ canadesi, per persona e con imbarcazioni di vario tipo, a seconda dello spirito d’avventura di cui si dispone: dagli Zodiac (di dimensioni impressionanti!) a velieri, o grossi pescherecci riadattati.

Si deve comunque segnalare che le rive del Saguenay sono un parco, uesta volta terrestre, ricchissimo di sentieristica, per tutti gli appassionati di trekking, dai più facili della durata di circa due ore, ai più difficili di oltre tre giorni, con la possibilità di riposare in rifugi o camping, ed associare le escursioni a trasferimenti in gommone. Altra attività di plein air molto ben organizzata è il kayak, eventualmente con guida, con il quale si può vivere veramente un’esperienza memorabile, ma per la propria sicurezza si consiglia di seguire alla lettera le prescrizioni delle guide (per prenotare 001.418.544.7388 a cominciare dal 1¡ aprile).

Per le immersioni invece, è necessario un brevetto internazionale riconosciuto; è consigliabile, per la temperatura dell’ acqua che oscilla tra 2/5° anche in estate, utilizzare una muta stagna o semistagna completa di guanti e calzari pesanti da noleggiare anche sul posto. All’interno del parco marino, a Les Escoumin Le Centre des Loisirs Marins è il diving più organizzato ed offre i maggiori servizi: guida subacquea, noleggio attrezzature di tutte le misure, stazione d’aria, boutique, informazioni meteo, tavole di marea, sale riunioni e proiezioni, servizi di soccorso.

Visti e vaccinazioni: nessuno; è sufficiente il passaporto in corso, ed è valida la patente italiana. E’ consigliabile stipulare una polizza assicurativa, visto che in Canada l’assistenza sanitaria non è gratuita.

Valuta: il dollaro canadese.

Abbigliamento: il tempo è molto variabile con temperature che oscillano tra i 15/25° di giorno e i 10/16° di sera. Quindi si consiglia un nostro abbigliamento autunnale; per le escursioni nautiche, le stesse compagnie mettono a disposizione tute termiche, omologate anche come giubbotti di salvataggio. Ricordiamo che la corrente elettrica è a 110 volt.

Il fuso orario è di 6 ore in meno rispetto all’ora solare italiana.

La lingua ufficiale è il francese, ma l’inglese è molto diffuso.

Come andare: il Quebec è la più grande regione canadese, la cui capitale è Montreal, collegata con l’Italia con voli giornalieri diretti (Canadian Airline tel. 06/ 4818041). Si può raggiungere la città di Quebec con un volo interno, per poi proseguire in autobus fino a Tadoussac.

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