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Cannibal islands

Fiji: sole sulle bianche spiagge, sussurro del vento fra le palme, profumo di frangipane, note di chitarra ad accompagnare la luna che fa d’argento le notti.

Il profumo di frangipane sale intenso dalla collana di fiori che porto al collo. Passeggiamo scalzi senza una meta, senza preoccupazioni, lungo la spiaggia di sabbia bianca inondata dalla luce della luna piena. Avvolti in un semplice pareo, che qui chiamano “sulu”, accompagnati dal canto dell’aliseo che scende dalle palme agitate dal vento, caldo e potente, e da quello delle dolcissime melodie dei nostri amici figiani, raccolti sotto le palme con una chitarra in mano ed una noce di cocco colma di yaqona, la loro bevanda tradizionale. I nostri passi sfiorano il mare, che lentamente si ritira da questa spiaggia di sogno.

Siamo nel Pacifico! Dopo aver tanto letto e fantasticato su questo Oceano così diverso e lontano, siamo finalmente arrivati a vederlo dal vero; per scoprire il suo mare, certo, ma toccandone il cuore con l’animo del viaggiatore, non del turista. Siamo alla ricerca di uno spirito che temiamo perduto, ucciso a suon di dollari. Passeremo un mese navigando di isola in isola a parlare con la gente, incontrando vecchi e bambini, donne e capi: aperti, generosi e sempre di buonumore. Vivremo con loro, dividendo il pesce arrostito sotto la sabbia avvolto in foglie di banano; canteremo con loro bevendo yaqona e le loro parole ci riporteranno sempre al mare, al sole, alla gioia di vivere. Perché la realtà nel Pacifico è fatta solo di questo: mare, sabbia, palme, la luna e le nuvole bianchissime che si rincorrono in cielo sospinte dall’aliseo. Non è l’immaginario occidentale ad aver creato un sogno: nelle Fiji, come in tutte le altre isole del Pacifico, si vive l’oggi senza preoccuparsi del domani.

Le Fiji autentiche, quelle di sempre, quelle immuni da alberghi e da turisti, esistono ancora. Scoprirle è non difficile, ma è necessario scrollarsi di dosso la mentalità europea, saltare in barca ed adottare il “Fiji-time”, scandito dalle maree e dalle proprie inclinazioni. E’ solo così, dimenticando il significato di scadenze e programmazioni, che si può comprendere lo spirito dei Mari del Sud, quello spirito che ti induce a vagare di isola in isola sulle ali dell’aliseo, alla ricerca di una insenatura perfetta, di un angolo di paradiso fatto di mare trasparente e pesci colorati, di sole caldo, di palme inclinate dal vento; che ti porta anche a dormire sotto un tetto di stelle scintillanti, in una baietta deserta bordata da spiagge di sabbia finissima, che ti spinge ad incontrare la gente vera del Pacifico.

Oltre trecento isole, per lo più disabitate, formano questo immenso arcipelago, i cui confini sono segnati dai meridiani (177 Ovest e 175 Est) e dai paralleli (15 e 22 Sud): 800.000 chilometri quadrati di superficie, tanto quanto Francia ed Italia messe assieme, di cui soltanto il tre per cento, però, è terraferma. Poste a cavallo del 180 meridiano, si trovano dunque esattamente dall’altra parte del mondo rispetto a Greenwich: dodici fusi orari separano la vecchia Europa da questo punto del Pacifico, undici ore di differenza, quindi, con l’Italia. Il 180° meridiano rappresenta anche la linea di cambiamento di data, che i fijiani hanno artificiosamente “piegato” verso Est: questo fa sì che le Fiji siano la prima terra al mondo a vedere sorgere il nuovo giorno. Ma questo artificio, soprattutto, riunisce una nazione altrimenti divisa fra l’ieri e l’oggi.

La prima considerazione da fare riguardo a queste isole è la netta differenza fra la parte Est e quella Ovest. Gli alisei investono le Fiji da maggio a novembre, provenienti da Sud-Est: ecco, quindi, che le isole orientali (il gruppo delle Lau e le isole settentrionali come Taveuni e le Ringgold Isles) sono più ventilate, più piovose e pertanto con una vegetazione più rigogliosa. Tutta l’umidità di cui si erano caricati gli alisei nel loro lungo viaggio sull’oceano viene dunque scaricata ad Est. La porzione occidentale dell’arcipelago (il gruppo delle Yasawa e delle Mamanuca) è soleggiata ma meno ventilata. Questo il paradiso dei “sun-lovers”, ma la vegetazione è decisamente più arida. I fijani sono universalmente noti per essere la popolazione più gentile ed ospitale di tutto il Pacifico: un bel contrasto con la loro antica fama – ben meritata – di feroci cannibali! “Cannibal Islands” era, infatti, il nome affibbiato loro dai primi esploratori europei, Tasman e Cook. Nella sua lunga traversata da Tonga a Timor, dopo l’ammutinamento dell’equipaggio del Bounty, anche il capitano Bligh fuggì da queste isole inseguito da due canoe di nativi.

Passato sotto il controllo inglese nel 1874, l’arcipelago delle Fiji si è reso indipendente nel 1970. La popolazione è composta in parti uguali da fijiani e da indiani, portati sulle isole verso la fine dell’Ottocento per lavorare i campi di canna da zucchero. Più dinamici e con un maggior senso degli affari, gli indiani hanno ora praticamente il monopolio sulle attività commerciali delle isole. Le generose e ferree regole della tradizione comunitaria impongono, infatti, ai figiani di regalare ciò che possiedono a parenti ed amici, se questi manifestano il desiderio di averlo: un atteggiamento che poco si adatta alle leggi del commercio, con il risultato che gli scaffali dei negozi si svuotano… e la cassa pure. L’importanza sociale degli indiani, così come il loro numero, è andata quindi via via aumentando, fino a dare la scalata al Governo: un colpo di stato ha però riportato i nativi al potere il 14 maggio 1987.

La vita figiana, così come l’organizzazione sociale, è strettamente comandata dalle tradizioni. Centinaia di villaggi sono sparsi sulle isole, ciascuno con un proprio capo, il “ratu” – proprietario della casa più alta ed imponente di tutto villaggio – cui si fa riferimento in ogni situazione. Le case tradizionali, però, sono oramai quasi del tutto scomparse nelle grandi isole: i tetti e le pareti intrecciate di foglie di pandano sono sostituiti con le più resistenti lamiere di metallo. Per terra, stuoie intrecciate a motivi geometrici coprono il pavimento, ed è per terra che si svolge la vita familiare e pubblica. E’ la scoperta di un mondo, fatta di forme, colori, odori, voci. Quando devi partire è dentro di te.

L’aroma della collana di fiori di frangipane è dolce e persistente. Gettare la corona in mare garantisce, secondo un’antica leggenda, il ritorno in queste isole. Sulle note di Ise Lei, una nostalgica melodia cantata dai figiani agli amici che partono, ci sfiliamo la collana e, delicatamente, la posiamo in mare, lungo la scia creata dalla luna.

NOTIZIE UTILI

TEMPERATURA – La temperatura è abbastanza costante per tutto l’anno, con un’escursione dai 25 ai 30 gradi. La differenza fra le due stagioni però è netta: l’inverno (luglio-novembre) è forse il periodo migliore per visitare le Fiji; d’estate il caldo è molto intenso, complice anche la scarsa ventilazione; piove quasi ogni giorno e l’umidità è molto alta. E’ questa la stagione degli uragani, particolarmente frequenti – almeno uno o due l’anno – e devastanti. Questo in teoria. In pratica, noi abbiamo passato tutto il mese di settembre sulle isole, ed il tempo non è stato mai costante: addirittura, tutta la prima settimana è piovuto senza un attimo di tregua! Abbiamo chiesto allora a mille fijiani quale fosse la stagione migliore, ed abbiamo ottenuto duemila risposte diverse. L’unica che ci è parsa affidabile è stata quella di un anziano isolano, che ci ha raccontato come fino a qualche decina di anni fa fosse possibile prevedere con esattezza il tempo nelle settimane a seguire, mentre purtroppo oggi – per cause sconosciute – la variabilità è talmente alta che nessuno si azzarda più a fare una previsione.

ABBIGLIAMENTO – Vestiti comodi e leggeri andranno comunque bene in ogni momento; non dimenticate però una leggera cerata per i momenti di pioggia! Sempre a proposito di abbigliamento, è necessario un piccolo avvertimento per le signore riguardo al senso del pudore dei locali, acquisito in anni di indottrinamento missionario: niente topless e pantaloncini corti, per capirci, soprattutto nella visita ai villaggi locali. Un “sulu” (pareo) colorato risolverà ogni problema.

SUB – “Le isole del paradiso ritrovato”, così le definiva un vecchio slogan pubblicitario: niente di più vero per gli amanti del mare in tutte le sue dimensioni. Perché sott’acqua le Fiji nascondono un tesoro di pari, se non superiore, bellezza rispetto all’ambiente superiore. Forti correnti spazzano le acque, fornendo la linfa vitale che ha permesso alle coloratissime alcionarie – senz’altro l’entità simbolo di questi fondali – di ricoprire reef e pareti in uno sterminato soffice tappeto multicolore. Ci siamo immersi per ore nelle ricchissime acque figiane: il paradiso dei fotografi subacquei esiste, e si trova nella laguna di Beqa, un’ isoletta a Sud dell’isola principale di Viti Levu, dove la profondità non è mai eccessiva e le alcionarie sono coloratissime. Più impegnative ed entusiasmanti le immersioni nelle acque del Somosomo Strait, tra Taveuni e Vanua Levu, a Nord: qui la corrente è notevole, ma è proprio grazie ad essa che le pareti sono così incredibilmente ricche di vita. “White Wall”, senz’altro una delle immersioni più singolari del mondo, ne è un esempio: la parete è ricoperta completamente ed esclusivamente da alcionarie bianchissime, tanto da dare ai subacquei l’impressione di visitare una montagna innevata! I sub possono fare riferimento, per questa ed altre mille splendide immersioni, a Matagi Island, una splendida isola privata dedicata quasi esclusivamente a loro (Matagi Island, PO Box 83, Waiyevo, Taveuni, Fiji – Telex 00701-8287, Fax 679-880.274). Per chi volesse una vacanza totalmente all’insegna del pesci, la “Matagi Princess” effettua delle lunghe crociere sub. Un altro indirizzo utile per i subacquei è lo “storico” Dive Taveuni, il primo diving ad aprire nelle Fiji (Matei Post Office, Taveuni, Fiji – telex 00701-8277 Lesuma, fax 679-880.466).

CHARTER – La Fiji Yacht Charter Association(PO Box 2313, Suva, Fiji – fax 679-351.010, telex 00701-2376) è in grado di offrire informazioni su tutte le barche disponibili per charter nell’arcipelago. Affittarle senza skipper è impossibile per legge alle Fiji: la navigazione è troppo difficile in queste acque ricche di reef, spesso non segnalati dalle carte nautiche. Dianne e Warwick Bain, skipper ed armatori del “Seax of Legra” (PO Box Waiyevo, Taveuni, Fiji – fax 679-880.466, telex 00701-8277) operano nella parte Nord-orientale delle Fiji, facendo base a Taveuni. Questa è forse la zona migliore per chi va in barca: per quanto più umida e piovosa della parte occidentale, le isole del gruppo settentrionale offrono, nel periodo invernale che va da maggio a novembre, gli alisei costanti da Sud-Est, ideali per la navigazione. La zona occidentale delle Fiji è più soleggiata ma meno ventilata e si è spesso costretti a lunghi trasferimenti a motore.

Taveuni, l’isola-giardino delle Fiji, con le sue cascate di acqua dolce all’interno dei boschi di palme, con le sue alte montagne ed il lago vulcanico bellissimo e quasi inaccessibile, è il punto di partenza per le crociere. Di qui si fa vela verso Matagi, un antico cratere vulcanico affondato in un mare turchino e ricco di pesce, oppure verso gli atolli delle Ringgold Isles, dove gli unici abitanti sono soltanto pochi uccelli marini; oppure ancora verso l’isola di Qamea, dove l’editore americano Malcolm Forbes ha costruito un albergo esclusivo per “happy few”.

IL VIAGGIO – Air New Zealand collega Roma e Milano alle Fiji via Isole Cook. Dall’aeroporto di Nadi si potranno raggiungere tutte le destinazioni nell’arcipelago con l’efficiente flotta della Fiji Air o della Sunflower Airlines.

Chi volesse maggiori informazioni, può rivolgersi al Fiji Visitors Bureau (GPO Box 92, Suva, Fiji – fax 679-300.970, telex 00701-2180).

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