Le isole dove nasce il sole

Honduras, una terra del Centro America, serrata tra Nicaragua e Guatemala, affacciata sul Mar dei Caraibi e con un minuscolo spiraglio aperto sull’immensità dell’Oceano Pacifico.

Un paese dominato da montagne coperte da foreste, apparizioni misteriose attraverso nuvole di foschia che salgono verso il cielo grigiastro. Dalle selve sbucano qua e là i resti dell’antica civiltà Maya, che raggiungono il loro massimo splendore a Copan, dove alte piramidi si innalzano verso la cima degli alberi che con le loro radici aggrediscono le imponenti gradinate o, appaiono improvvisamente al centro di vaste radure coperte da un prato verdissimo. Torrenti impetuosi scendono dalla cima delle montagne, attraverso gole rocciose percorse da “gauchos” a cavallo. Anche noi utilizziamo il cavallo per spostarci, per addentrarci nella selva, per seguire il letto del torrente da discendere in rafting, per gustare in pieno tutto il sapore latino-americano di questo luogo, per gustarne i piatti caratteristici nel ristorante di un piccolo villaggio, per lasciarci andare alle musiche e alle danze tipiche di questa pittoresca cultura.

Il cavallo è lento, instancabile, capace di passare dappertutto, di accompagnarci, passo dopo passo, all’interno della cultura di questo paese. Più lento dell’aereo che, per contro, riesce ad operare una magia, a scaraventarci in meno di un’ora in un mondo completamente diverso, in un mondo dominato dai colori accecanti del mare caraibico, persi tra i mille verdi del mare sotto il blu intenso ed infinito di un cielo sempre limpido. Il grigio del cielo colmo di umidità e le immense nuvole vaporose che sembravano nascere dal fondo delle vallate, sono rimasti aggrappati al continente, appena questo ha incontrato il mar dei Caraibi. L’Honduras del “continente” è rimasto lì, dietro di noi sempre più lontano dalla coda dell’aereo. Ci ha seguiti per un poco con le acque che i fiumi riversavano in mare, che per un lungo tratto continuavano a seguire il loro corso tra invisibili argini di acqua salata. Poi le prime isole sotto di noi, e appare finalmente la meta del nostro viaggio: le Bay Island.

Individuiamo subito il piccolo gruppo di isole noto con il nome di Cayos Cochinos. Le più piccole dell’arcipelago, le più vicine al continente, ma non per questo, lo scopriremo dopo, le meno affascinanti. Più lontano, verso ovest, appare la sagoma di Utila e, finalmente, la grande Roatan, l’isola maggiore, si para di fronte a noi, stretta e lunga, da ovest verso est, seguita immediatamente da Barbareta e Guanaja. Neppure un’ora è passata, e la magia è fatta: si aprono le porte del piccolo apparecchio e possiamo scendere nel nuovo mondo. Roatan ci accoglie in inglese; in Honduras ci avevano salutato in spagnolo. La popolazione è in gran parte di razza nera, di stirpe Garifunas, dalle lontane origini africane. L’isola è verdissima, coperta di foreste attraversate da poche strade che offrono magnifici scorci sulle coste ininterrottamente bordate da una sviluppatissima barriera corallina che racchiude una immensa laguna verde smeraldo.

Realizziamo immediatamente che sull’isola le strutture turistiche sono tutte di buon livello, anche se l’industria turistica non è per ora particolarmente sviluppata e non rappresenta la fonte di reddito principale, basato questo sulla pesca e sull’esportazione di gamberi ed aragoste, che saranno anche parte integrante della nostra piacevolissima dieta. Un compromesso ideale, dunque, tra comfort ed una vacanza all’insegna della natura in un luogo ancora non troppo sfruttato. Un’occasione da cogliere al volo, dato che non è difficile scorgere i primi, eloquenti segnali dell’evoluzione che attende questa magnifica isola che appare già punteggiata di cantieri e di grandi cartelli che illustrano progetti di alberghi di grandi dimensioni.

La vita a Roatan si è subito rivelata piacevole e varia, trascorsa tra lunghe passeggiate sulle incredibili e solitarie spiagge di sabbia bianchissima, interessanti tours in piroga attraverso labirinti di canali nella foresta di mangrovie. Una piccola comunità abita questa zona palustre apparentemente inospitale, in belle case di legno su palafitte. Divertenti anche le ore passate a French Harbour, la capitale dell’isola. Ma il meglio, naturalmente, si scopre con l’ausilio di una barca che ci permette di esplorare le coste. Il noleggio di imbarcazioni a vela o a motore, soprattutto per escursioni giornaliere, è sempre possibile. Converrà per questo portarsi sulla strada litoranea che costeggia la bellissima Half Moon Bay e valutare le numerose offerte di piccole compagnie locali. Assolutamente da non perdere sono le immersioni subacquee su quelli che certo sono tra i più bei fondali dell’intero Mar dei Caraibi. La visibilità è quasi sempre eccellente e le immersioni si svolgono quasi tutte lungo una impressionante e ricchissima parete corallina che cinge praticamente tutta l’isola quasi senza soluzione di continuità: resteremo affascinati da questo imponente muro dal quale ci affacciamo verso il blu del mare profondo, e dalla ricchezza di forme di vita che si accatastano le une sulle altre, alla ricerca di uno spazio vitale.

Scopriamo grandi rami di corallo nero, gorgonie di ogni colore, ma, soprattutto, una incredibile quantità e varietà di spugne di ogni tipo e di ogni colore. Enormi esemplari a forma di barile, tanto grandi da potervisi nascondere all’interno, altri simili a ramificazioni dal colore rosso squillante, altri ancora dal colore rosa pallido, dalla trama sottile, delicata, trasparente alla luce dei raggi di sole che l’attraversano con facilità… Ve ne sono ovunque, non occorre cercarle. E più in basso, dove il mare è ancora più blu, si vive l’emozione dell’incontro con i grandi pesci, con i barracuda, con le aquile di mare che tanto frequentemente abbiamo incontrato, con i tonni o con gli agili carangidi. Quando l’aria e il decompressimetro segnalano che è tempo di risalire, l’immersione non è ancora finita: rimontiamo di quota fino al limite superiore della barriera corallina, nel regno degli animali tanto forti da resistere alla violenza delle onde, nel regno delle madrepore, dei coralli di scogliera, delle caratteristiche gorgonie caraibiche a forma di felce. E si è nel regno degli appassionati di osservazione dalla superficie, che qui trovano un vero paradiso.

Esplorati i fondali di Roatan, per i sub più incalliti, è giunto il momento di partire. Partire in barca alla scoperta della parte nascosta delle altre isole dell’arcipelago.

La Bay Island Aggressor fa parte di una delle più grandi ed importanti flotte di barche attrezzate per il charter subacqueo e si spinge fino alle isole più lontane. A nostro avviso le più interessanti, sia per quanto riguarda la parte subacquea che per quella esterna, sono quelle del piccolo arcipelago di Cayos Cochinos. Si tratta di un gruppo di atolli che si alternano a isole vulcaniche seppellite dalla rigogliosa vegetazione tropicale. Molte sono disabitate, su altre ci sono tipici villaggi di pescatori, una o due offrono piccoli e romantici resort racchiusi nella magia di questo splendido ambiente naturale. Anche i fondali non ci lasceranno di certo delusi: l’acqua non è così limpida come a Roatan, ma la ricchezza e la varietà di bizzarre forme di vita minuta hanno davvero dell’incredibile. Incredibile come il contrasto tra i colori accecanti dei Caraibi e il mistero delle nebbiose foreste dell’interno, dove sicuramente torneremo alla fine del viaggio per ammirare ancora una volta i resti dell’antica società Maya.

NOTIZIE UTILI

Il passaporto senza alcun visto è sufficiente per entrare in Honduras, che non richiede peraltro alcuna vaccinazione. Per raggiungere la capitale, San Pedro Sula, occorre necessariamente fare scalo a Miami. Il periodo migliore per recarsi a Roatan va da gennaio a settembre, mentre da ottobre a dicembre il clima è un po’ più piovoso. Le possibilità di alloggio sono molteplici e adatte a tutte le tasche. Per chi vuole risparmiare e non ha paura di partire un po’ alla ventura, è bene sapere che sul posto, sia a French Harbour che nella zona di Half Moon/West End bay, si trovano moltissime soluzioni economiche in piccoli resort simpatici e puliti. Convenzionale, non particolarmente costoso e gestito dal divertentissimo Romeo Silvestri, un italiano naturalizzato honduregno, il Romeo’s resort, dove è tra l’altro operante un efficientissimo centro di immersioni. Se invece alloggiate nei pressi di Half Moon bay, rivolgetevi per le immersioni al “West end divers”, gestito da due ragazzi italiani bravi e professionali. Da non mancare una capatina sulla spiaggia di West End, dove alcuni danesi hanno aperto un simpatico ristorante con alcune camere disponibili. Hanno anche una capanna su un albero, per gli amanti della privacy! Ad ogni buon conto non dimenticate una grande quantità di spray antizanzare. Da non dimenticare neppure una pantagruelica cena al Romeo’s restaurant, affacciato sul porto di French Harbour. Per ulteriori informazioni rivolgersi all’Ambasciata dell’Honduras e ufficio del turismo, via G. Vico 40, Roma, tel. 06/3207236.

Alcune agenzie alle quali rivolgersi

Per prenotare una crociera a bordo dell’Aggressor rivolgetevi a:

– Scubatour di Roma, tel. 06/8077469, fax 8088990
– Seafari Adventures di Monza, 039/839031, fax 324346
– Press Tour, piazza Grandi 9, Milano, tel. 02/76111069, fax 714447.

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