L’isola dei picchi gemelli

Lord Howe: quasi per caso, nel 1788 fu scoperta un’isola, verde di vegetazione e smeraldina di mare, a 370 miglia a oriente dell’Australia.

Non penso si possa dire che serve un’ abilità particolare per scoprire una piccola isola come Lord Howe Island, sperduta nell’immensità dell’Oceano Pacifico. Piuttosto è meglio parlare di una gran fortuna, soprattutto in tempi in cui non esistevano ecoscandagli ed altre diavolerie in grado di avvisare i nocchieri che il fondale oceanico, diverse migliaia di metri più in basso, stava lentamente risalendo fino a solo qualche centinaio dalla superficie, lasciando presagire la possibilità che da qualche parte, perduta nel blu, prima o poi, potesse comparire qualche terra. Anche una piccola isola… La stessa piccola isola che apparve all’equipaggio del comandante Henry Lidgbird Ball, mentre faceva rotta dall’Australia a Norfolk Island con il suo H.M.S.Supply.

Correva l’anno del Signore 1788, e il comandante Lidgbird Ball sbarcava sull’isola, prendendone possesso nel nome della corona britannica ed intitolandola all’Ammiraglio Richard Lord Howe. Era un paradiso naturale sconosciuto all’uomo, ricco di una lussureggiante vegetazione e di numerose specie animali.
Per alcuni decenni l’isola venne utilizzata solo come luogo di sosta nel corso delle lunghe navigazioni, finchè nel 1834 vi si fermò il primo nucleo di coloni stabili. Si trattava di agricoltori ed allevatori che vendevano il loro cibo agli equipaggi delle navi di passaggio. Fu solo nel 1900 che venne realizzata una regolare coltivazione di palme per arredamento, che diede una certa fama all’isola ed innescò lo sviluppo del turismo. Uno sviluppo limitato, si intende, visto che ancora oggi non esistono strutture di una certa dimensione.

La natura ancora integra di Lord Howe Island ha fatto sì che potesse essere inserita nella “World Heritage List”. L’aspetto esteriore dell’isola, caratterizzata dai suoi due picchi gemelli, chiarisce senza tema di smentite la natura delle sue origini. Sono stati i capricci di un vulcano, attivo qualche milione di anni fa, a far sì che oggi, nell’immensità del blu intenso dell’Oceano Pacifico, si trovi questa minuscola scheggia di verde e smeraldo. Come già accennato, l’isola di Lord Howe si erge da un plateau sommerso che si sviluppa dalla Nuova Zelanda per oltre 1600 miglia in direzione nord, spingendosi fin nel cuore del Mar dei Coralli. Un paio di ore di aereo da Sydney sono necessarie per avvistare dall’alto i due magnifici picchi gemelli incappucciati da altrettanti nuvoloni candidi e gonfi come zucchero filato. Siamo ormai ad oltre 370 miglia al largo della costa orientale australiana, nel cuore dell’Oceano Pacifico. Dall’alto, attraverso il finestrino, cerchiamo invano di individuare la forma di Middleton reef, che dovrebbe affiorare a 140 miglia a settentrione. Un’altra guglia di lava che non è riuscita a superare la superficie dell’oceano e che è oggi il regno dei coralli.

Un ciuffo rigoglioso di vegetazione ricopre completamente l’isola. Lascia scoperte le ampie chiazze nere delle imponenti falesie rocciose, mentre il biancore delle onde indica chiaramente la presenza del reef: la barriera corallina di Lord Howe Island, la barriera corallina più meridionale del mondo. Una barriera viva e prospera in un luogo dove non dovrebbe esistere, dove deve la sua sopravvivenza alla presenza di una corrente tropicale di acqua calda e limpida. Dunque, tutto accadde sette milioni di anni fa, quando una serie di eruzioni vulcaniche sul fondo dell’oceano si rincorsero fino in superficie generando la piccola isola. Ora tutto è tranquillo. I fragori del vulcano non sono neppure un ricordo, e gli unici rumori sono il canto degli uccelli ed il fragore lontano delle onde che si rompono contro la barriera.

Siamo in pochi sull’isola: solo 280 residenti stabili e un massimo di 350 turisti alla volta. L’attrazione maggiore di questo incantevole piccolo mondo, il suo fascino più grande sta forse proprio nel mare che lo circonda o, più probabilmente, nell’interazione tra il mare e la terra, tra le acque e le romantiche baie sabbiose, le onde e i bastioni di roccia vulcanica, la risacca ed il reef corallino che arriva a spezzarne la forza.

Le giornate per noi trascorrono piacevoli e veloci, tra un’escursione naturalistica attraverso le foreste, l’impegnativa ascensione ai picchi gemelli, una partita di golf o una uscita in barca dedicata alla pesca d’altura. Sotto di noi, sotto la chiglia della barca, la superficie del mare nasconde le bellezze del pianeta subacqueo. Superata una pass aperta nella barriera, ci tuffiamo in acqua, ed iniziamo ad esplorare una serie di canali paralleli tra loro aperti nei coralli. Una barriera corallina un po’ particolare, costituita da molti coralli di colore scuro, sovente dalla forma lamellare, incisi da grandi canali e traforati da mille tunnel e passaggi sommersi. Gli anfratti sono ricchi di pesci. Più di ogni altro ci colpisce un grande pesce pappagallo dal colore blu intenso e dotato di un caratteristico, grande bozzo sulla testa. Dalla bocca spuntano due minacciosi denti bianchi: scopriamo però che il nostro amico è goloso dei ricci dalle spine robuste che rompiamo con il coltello e che gli offriamo. Restiamo ad osservarlo mentre termina il suo pasto, circondato da piccoli talassoma intenti a litigarsi gli avanzi.

Proprio al centro di una vasta area sabbiosa un elegante movimento attira la nostra attenzione: una ballerina spagnola, un grande nudibranco dal colore rosso fuoco che si sposta con ritmiche contrazioni del mantello che rendono l’animale simile, appunto, alla gonna vermiglia di una ballerina di flamenco. Il tempo per poche fotografie, prima che la delicata creatura, evidentemente spossata dalla grande fatica, scenda lentamente ad immobilizzarsi sulla sabbia del fondale.

Un fondale strano, quello di Lord Howe, un mare strano. Un mare che non ha ancora deciso se abbandonare il colore grigio delle acque dei quaranta ruggenti, per l’azzurro vivace dei mari corallini, che non sa se dare la precedenza agli animali che vengono dal freddo, o a quelli che saranno propri del mare caldo, del tropico australiano. Un mare che muta a pochi metri di distanza, che passa da fondali di nuda roccia battuti dalla corrente, a tratti con delicati giardini di corallo abitati dai caratteristici e coloratissimi pesci di barriera. Forse, chissà, siamo nel laboratorio dove il vecchio Nettuno ha fatto le sue prove prima di generare la Grande Barriera Corallina australiana.

NOTIZIE UTILI

Per raggiugere Lord Howe si può volare Qantas da Roma o Milano fino a Sydney, e di qui proseguire con un volo interno della stessa compagnia. Per informazioni rivolgersi allo 06/486451.

Per recarsi in Australia è necessario il visto facilmente ottenibile presso il consolato di Milano 02/76013330 o l’ambasciata di Roma.

Il fuso orario è di +9 ore rispetto all’Italia.

Il clima varia tra i 18°C e i 26°C.

Diverse le possibilità di alloggio, molto spesso dotate di uso di cucina. E’ facile fare la spesa nei due supermercati dell’isola ed è consigliabile per qualche serata particolare andare a cena al ristorante Capella Lodge, tel. 2901922.

Da dire, a proposito delle serate, che se cercate un posto mondano Lord Howe non fa proprio per voi. Tutto è facile sull’isola, ci si sposta con biclette noleggiabili ovunque o a piedi, i telefoni si trovano facilmente, i residenti sono tutti gentili e disponibili. In ogni albergo si trova una grande quantità di dépliant sulle iniziative cui si può partecipare o sui servizi disponibili. Consigliabile programmare qualche immersione subacquea: al centro di immersione Pro-Dive troverete un ambiente simpatico e una grande professionalità. Per ulteriori informazioni ci si può rivolgere all’Australian Tourist Commitionas.

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