In acqua con le orche

Proponiamo il racconto degli incontri avvenuti fra orca e uomo, possibili in un profondissimo fiordo di Norvegia.

Il Tysfjord è un gigantesco fiordo che penetra nella terra norvegese per circa settantacinque chilometri all’altezza del 68° latitudine Nord. Formata da alti rilievi rocciosi che la neve imbianca già all’inizio dell’autunno, dimora di decine di maestose aquile di mare, è una costa aspra. Frastagliata come quella dell’arcipelago delle Lofoten che torreggia qualche miglio più al largo. Il mare da queste parti è di colore blu cobalto quando splende il sole e nero come la pece quando il cielo è coperto. Queste acque, che giungendo dai dorati ambienti mediterranei non possono non apparire tetre e poco invitanti, permettono ogni anno da ottobre a febbraio una delle più belle esperienze che possano desiderare tutti coloro che amano il continente liquido: l’incontro con la regina degli oceani, l’orca. Centinaia di queste creature penetrano nel Tysfjord sulla scia di inesauribili banchi di aringhe delle quali si ciberanno per tutto l’inverno in pacifica competizione con le reti dei pescatori norvegesi. Da tre anni, però, qualche altro natante affolla queste acque: sono le imbarcazioni da whale watching e quelle che effettuano crociere settimanali per offrire ai più curiosi l’adrenalinica emozione di fare il bagno con le orche. Unica protezione contro la temperatura del mare, che è di 6°C, una muta stagna. Le balene assassine, infatti, in linea con le attitudini loro conosciute negli oceani di tutto il mondo, neanche qui hanno mai aggredito un essere umano in acqua. Né quelle tra loro che per l’intero arco dell’anno si cibano esclusivamente di pesce, né le poche che rompono questa dieta alimentandosi di tanto in tanto con qualche foca che abita una regione costiera più meridionale del territorio norvegese.

Partecipare ad una crociera per nuotare con le orche vuol dire accettare l’idea di trascorrere il proprio tempo seguendo gli umori di questi splendidi animali, che scorrazzano in lungo e in largo per il fiordo suddivisi in nuclei familiari matriarcali. Non esiste la possibilità di itinerari giornalieri, o tantomeno settimanali, studiati a tavolino. L’unica rotta possibile è quella della navigazione a vista, guidata dalle gigantesche pinne dorsali delle orche. Quelle dei maschi adulti, che sono soliti nuotare in testa e in coda al proprio gruppo, si stagliano fino a 180 centimetri sulla superficie del mare. Nei sporadici casi in cui l’orizzonte sia sgombro dalle loro sinistre sagome scure, ci si scambia informazioni sulla loro ubicazione a mezzo di telefonino cellulare oppure si tenta di individuare sul radar un grande banco di aringhe. Quasi sempre è seguito da alcune fameliche orche.

A bordo della barca appoggio dallo scafo in alluminio, si trascorre la giornata individuando i cetacei e tentando di intuirne la direzione per precederli di alcuni istanti ed attendere in acqua il loro passaggio.

Solitamente sono gli esemplari giovani a mostrare più curiosità abbandonando temporaneamente il gruppo e avvicinandosi a quattro, cinque metri e anche meno. Per ragioni di sicurezza è vietato l’uso delle bombole. Gli incontri tra uomo e le orche avvengono così in superficie o quasi. La ridotta visibilità, che soltanto nei giorni migliori raggiunge i cinquanta metri, fa sì che spesso ci si ritrovi a tu per tu con un esemplare senza praticamente alcun preavviso. Quando il vento lo permette si ascoltano le indicazioni dei compagni di avventura che, da bordo della barca appoggio, segnalano l’arrivo di una o più orche che la cresta di un’onda nasconde allo sguardo di chi è in acqua. Ecco spuntare la figura elegante della “balena assassina”. Ma come potrebbe essere veramente tale se nei lineamenti arrotondati della sua testa pare essere stampato un eterno sorriso, quasi a tranquillizzare lo sprovveduto intruso?

La distanza ravvicinata aiuta ad abbattere ogni timore reverenziale, o quasi. Mentre l’animale ci gira intorno, nuotando sul dorso e mostrando il ventre biancastro che tanto terrorizza le malcapitate aringhe, si ha la sensazione di osservare un grande delfino con i colori di un pinguino. L’effetto rifrazione rallenta la velocità dell’azione e aggiunge altra magia al sogno che si sta vivendo. Pochi secondi paiono interminabili minuti. Improvvisa come è apparsa, l’orca senza preavviso si allontana. E’ impossibile tentare di seguirla nuotandole dietro. Non resta che attendere il suo ritorno o salire in barca e ripetere la tecnica usata per un altro incontro.

Quando gli animali sono troppo occupati a cacciare aringhe e non degnano di uno sguardo chi è in acqua, non resta che uno stratagemma per attrarre la loro attenzione. Chi scrive lo ha vissuto con non poca apprensione nell’Haukoy Fjord, un braccio minore del Tysfjord, benché avesse avuto pochi minuti prima l’emozione di trovarsi a tu per tu con una femmina di orca lunga sei metri. Aggrappati ad una fune siamo trascinati dalla barca appoggio allo scopo di provocare un bel po’ di schiuma per stuzzicare la curiosità dei cetacei precedentemente avvistati nei paraggi. Come non sentirsi un’esca? E se da un momento all’altro il capo di uno di questi predatori infrangesse la muraglia di bollicine che azzera la visibilità e si abbattesse con la propria forza devastante su di me? Mi pento di quello che sto facendo e cerco di consolarmi pensando che è un espediente già usato con successo mille volte. Anche questa volta va bene. O almeno così giudico il fatto che non accada nulla. Goran, un amico svedese “habitué” del Tysfjord, con cui ho condiviso queste emozioni, si è visto una volta inseguire da un minaccioso maschio adulto lungo nove metri dopo che gli aveva nuotato dietro con successo per scattare una fotografia. Raggiuntolo, l’orca si è accontentata di toccargli con la bocca le pinne per poi allontanarsi.

“In questi momenti può venirti in mente”, commenta Goran concitatamente, “che nello stomaco di alcuni suoi simili sono stati trovati i resti di squali bianchi. Ma poi l’attrazione esercitata dalla bellezza di queste creature è tale da vincere ogni paura”. Penso a queste parole mentre dopo una giornata trascorsa ad osservare un’orca accudire amorevolmente il proprio figlio, con la pelle ancora rosata dal sangue del parto, cala la sera nell’angusto Fugle Fjord poco più di un canale nel maestoso dedalo del Tysfjord. Il mare si fa sempre più agitato e ovunque incrociano come fantasmi le lugubri figure di decine di orche, più scure delle tenebre che stanno scendendo. Restiamo soli in compagnia degli spruzzi emessi dai loro sfiatatoi.

NOTIZIE UTILI

Il viaggio. SAS e Alitalia volano giornalmente a Oslo da Milano e Roma (via Milano o Copenaghen). Con la compagnia scandinava si prosegue per Bodo (collegamenti plurigiornalieri).

Da Bodo proseguimento in corriera per il Tysfjord. Il tragitto è bigiornaliero, dura quattro ore e mezzo.

Crociere con le orche del Tysfjord: sono proposte dall’organizzazione Stromsholmen (indirizzo: N-6494 Vevang, Norvegia, tel. 0047-71298174; fax 0047-71298318) a bordo della M/S “Falkoy” lunga 22,80 metri e dotata di una barca appoggio di 27 piedi usata per andare a nuotare con le orche.
Il “Falkoy” ospita dodici passeggeri in quattro cabine doppie e una quadrupla con due bagni. Dotato di compressore, corrente a 220 V, 2.000 litri di acqua fresca, motore diesel con velocità di undici nodi, riscaldamento centralizzato, radar, GPS, VHT, telefono GSM, il “Falkoy” offre due tipi di crociera, entrambi di sei giorni. La prima che prevede la presenza di un cuoco e la pulizia degli alloggi, è per dieci persone; il secondo per dodici passeggeri richiede la preparazione diretta dei pasti e la pulizia degli spazi sociali.

Noleggio di muta stagna, pinne, maschere e boccaglio per l’intera crociera. Possibilità di immersioni (complementari all’esperienza di nuotare tra le orche) tra relitti e drop-offs abbondanti di vita marina.

Viaggi organizzati nel Tysfjord finalizzati all’osservazione delle orche sono proposti dalla Seiviaggi di Milano.

Per ulteriori informazioni sui viaggi con le orche del Tysfjord rivolgersi a: Studio Consulenza Viaggi, piazza Mancini 4, 00196 Roma, telefono 06/3220211, fax 06/ 3220142.

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