Mille chilometri di sorprese

New South Wales: un mare quasi tropicale fino al limite delle acque fredde affacciate sull’Antartico. Vi abitano squali diversi dal più diverso comportamento.

All’onda lunga dell’Oceano si somma un’onda corta, nervosa, montata dal vento fresco da Sud che da ieri soffia deciso lungo la costa del New South Wales, Australia orientale. Galleggiamo su e giù con le onde sotto un cielo plumbeo, gravido di pioggia, in attesa che Ron Hunter, il nostro accompagnatore, ci raggiunga. Intorno a noi una mezza dozzina di barche circola lentamente: stanno pescando. Squali.

Scivoliamo sotto le onde seguendo la cima dell’ancora verso il fondo. L’acqua è torbida, la luminosità è scarsa, per non dire nulla; pinneggiamo veloci verso il sommo di The Pinnacle, una secca a diverse miglia dalla costa, in pieno Pacifico: è il territorio dei gray nurse sharks. La discesa sembra eterna. L’acqua intorno a noi si fa grigia, poi nera e ancora non scorgiamo il fondo. Poi, dopo che il mare, se possibile, si è fatto ancora più nero, le rocce lisce e nude della secca si materializzano dal nulla. Grandi ombre scure sfilano a quattro-cinque metri da noi, al limite della visibilità; di fronte, più spesso alle spalle, vanno e vengono con lentezza, osservandoci, per sparire con un rapido guizzo appena si sentono scoperte. Sulla sagoma scura si staglia netta una fila di denti impressionante ed un occhietto che segue attento ogni nostro movimento: è il primo incontro con i grey nurse sharks. “Squali timidi”, così ci hanno detto.

“Già, timidi” continuiamo a ripeterci davanti ad una tal chiostra di denti. Siamo noi ad essere timidi, all’inizio: proviamo ad avvicinarci con cautela, ma gli squali ci evitano; un po’ più di decisione e gli squali… fuggono! Viene in mente una massima di Zio Paperone, editore del giornale di Paperopoli: “Un cane che morde un uomo non fa notizia; un uomo che morde un cane sì”. Questo, in confronto, è uno scoop! Dopo pochi minuti la situazione si fa ridicola: per rubare una foto nuotiamo come tre forsennati dietro agli squali, mentre questi scappano come lepri!

Oltre mille chilometri di costa del New South Wales si affacciano sull’Oceano Pacifico: dai 28° ai 38° di latitudine Sud e cioè da un mare quasi tropicale, ricco e colorato di coralli ed anemoni e pesci pagliaccio, alle soglie delle fredde acque dell’Australia meridionale affacciate sull’Antartico. Destinazione troppo spesso ignorata dal turismo subacqueo che si ferma allo splendore tropicale della Barriera Corallina australiana, le coste del New South Wales nascondono invece un curioso miscuglio di organismi tipici delle acque fredde e di abitanti delle calde acque tropicali adattati per sopravvivere a temperature più rigide. L’incontro di queste due realtà è sorprendente, il risultato strabiliante.

Le Solitary Islands, una manciata di isolette sgranate a Nord di Coffs Harbour, ad un centinaio di chilometri dal confine con il Queensland, presentano in pieno questa contraddizione: coloratissimi pesci pagliaccio condividono il loro ambiente con gli “old wife”, curiosi pesci striati caratteristici delle acque fredde, e con il wobbegong – buffo squalo genericamente simile ad un nostro gattuccio ma di dimensioni assai superiori – che siede immobile sotto le rocce o sul fondo del mare. Immobile ed indifferente, tanto da permetterci di scattargli diverse fotografie con il tubo di prolunga 1:1 a diretto contatto con la sua pelle: solo dopo verremo a sapere che il wobbegong è talmente imprevedibile nelle sue reazioni da essere l’unico squalo cui nell’acquario di Sydney venga dato da mangiare non con le mani ma con un bastone!

Più a Sud, Forster è il punto di partenza per vedere un altro tipo di squali: i grey nurse sharks. The Pinnacle è il loro territorio abituale ma difficilmente le condizioni metereologiche consentono l’immersione, al contrario delle più famose ed accessibili Seal Rocks che salgono dal fondo dell’Oceano a poca distanza da una costa incredibilmente bella e disabitata. E’ qui, più che in tanti altri posti, che l’europeo si rende conto di quanto vasta sia l’Australia e quante poche persone la abitino: una spiaggia sterminata e bianchissima come questa, affacciata sull’Oceano e fiancheggiata da boschi, montagne e laghi, nel nostro emisfero sarebbe costellata di ville, strade, centri ricreativi. In Australia, invece, nulla: la natura è lasciata indisturbata, vuoi perchè la coscienza ecologica di questa gente è sensibilissima, vuoi anche perchè gli australiani sono talmente pochi (dodici milioni in tutto, concentrati per la stragrande maggioranza nelle grandi città) che proprio non riuscirebbero, nemmeno volendo, ad occupare le migliaia di luoghi selvaggi che ovunque caratterizzano questo continente.

Niente mare ma tanta natura e tranquillità nelle colline a Nord di Sydney dove è possibile vedere gli ultimi ornitorinchi selvatici nel loro ambiente naturale: saranno una decina, lungo il tratto di fiume cristallino che costeggia la “fattoria-albergo” di Riverwood Downs, ed appaiono brevemente all’alba ed al tramonto mentre vanno a caccia di piccoli crostacei.

Tappa obbligata è Sydney: la città più bella del mondo sulla cui splendida baia si specchiano l’avveniristica Opera House ed il bel ponte sospeso. Che lo crediate o no, anche a Sydney si fanno delle gran belle immersioni: parola di Kevin Deacon, fotografo subacqueo di fama mondiale che proprio qui ha il suo quartier generale. Dall’antico nome della città, Port Jackson, prende il nome un buffo squaletto australiano: spigoloso come una scatola, docile come un cagnolino, è solo una caricatura disneyana del terribile mangiatore di uomini.

Anemoni bianchissimi si nascondono sotto la superficie di Jervis Bay, splendida baia sterminata dai ricchi fondali dove, in inverno, si danno convegno le seppie giganti (arrivano ad un metro di lunghezza) per la riproduzione. Fra le alghe del fondo, spesse e carnose, si nascondono due pesci straordinari: il leafy sea-dragon ed il weedy sea-dragon, due cavallucci marini di quaranta centimetri di lunghezza, presentano sul corpo mille appendici simili a foglie che li rendono praticamente impossibili da scorgere nelle alghe. Non alga ma vera pianta è la Posidonia australis, unica sorella della nostra Posidonia oceanica endemica del Mediterraneo: finita dall’altra parte del mondo rimanendo caparbiamente attaccata alle sue rocce per tutta l’eterna deriva del continente australiano, è di aspetto assolutamente identico alla sua sorella originaria e come essa riveste un ruolo assai importante nell’ecologia del suo mare.

Proseguendo ancora verso Sud, a tre-quattro ore di automobile da Jervis Bay (attenzione ai limiti di velocità, la polizia stradale utilizza anche automobili “civili” come pattuglie ed è inflessibile!) si giunge alla piccola Narooma: qui ha sede una stazione del National Park Wildlife Service che gestisce e protegge Montague Island, riserva naturale ad una mezz’ora di navigazione da terra. Nei mesi di ottobre e novembre l’isola diventa sede di una strana colonia di foche: sono soltanto maschi! Provengono dalle isole dello Stretto di Torres, che divide la Tasmania dal continente australiano, e non sono riusciti a crearsi un proprio harem. Sconfitti ed offesi, ma pronti a rifarsi la stagione successiva, hanno scelto l’esilio dorato di questa splendida isoletta granitica che dividono con una comunità numerosissima di gabbiani e di pinguini: questi ultimi, chiamati fairy penguins, sono i più piccoli del mondo e gli unici a vivere in Australia. Pescano tutto il giorno decine di miglia al largo di Montague Island, spingendosi spesso al di là della piattaforma continentale, ed ogni sera ritornano infallibilmente ai loro nidi celati sotto gli arbusti fittissimi che ricoprono l’isola. Scalano le rocce granitiche più scoscese e lisce con la loro buffa andatura, attenti a scorgere qualsiasi movimento nella penombra che segue il tramonto. Hanno poco da temere: su quest’isola abita soltanto il ranger del parco, immerso notte e giorno nella serenità di uno spicchio di paradiso.

NOTIZIE UTILI

IL VIAGGIO: Da Roma e Milano partono gli ottimi voli Qantas (per informazioni tel: 06-486.451) per Sydney. Per gli spostamenti interni, voli Ansett e un’automobile a noleggio.

IMMERSIONI: specialista dei Grey nurse sharks è Ron Hunter del Fisherman’s Wharf di Forster, ad un paio d’ore di macchina a Nord di Sydney (0061-65-547.478). La splendida Jervis Bay è servita dal Jervis Bay Dive Centre (cui si è affidato anche David Doubilet del National Geographic per il suo servizio sui mari australiani): tel. 0061- 44 – 417.113. Per immergersi alle Solitary Islands: Jetty Dive di Coffs Harbour(tel. 0061-66-522.422), e Dive Quest di Mullaway. A Sydney il punto di riferimento per i subacquei e soprattutto per i fotosub è Kevin Deacon, fotografo di fama mondiale, ed il suo negozio Dive 2000 (tel: 0061-2-953.7783; fax: 0061-2-953.5942).

DA VEDERE: gli acquari di Sydney, Oceanworld di Manly ed il famoso Sydney Aquarium. Riverwood Downs, ultimo rifugio dell’ornitorinco (fax: 0061-49-947.047). Montague Island, l’isola delle foche e dei pinguini (telefonare al National Park Wildlife Service di Narooma per informazioni sulle visite guidate: 0061-44-415.255).

LE STAGIONI: Sono naturalmente invertite rispetto alle nostre: l’estate corrisponde al trimestre dicembre-febbraio; l’autunno a marzo-maggio; l’inverno a giugno-agosto e la primavera al trimestre settembre-novembre.

VISTO E VACCINAZIONI: E’ necessario il visto, ottenibile con facilità presso l’ambasciata Australiana (sede a Roma, corso Trieste 2C, tel. 06-852721). Non è necessario alcun vaccino.

PER INFORMAZIONI: contattare l’Australian Tourist Commission (Nick Costantini, via Don Luigi Sturzo 7 – 20056 Grezzago (MI) – tel 02-92010872) oppure il New South Wales Tourist Commission, 140 George Street, The Rocks, Sydney NSW 2000 (fax 0061-2-9311424).

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