Rocce, mare e profumo di vaniglia

Puoi viverci cent’anni, ma non finirai mai di conoscere la nostra isola. Lo dicono gli abitanti dell’isola de la Reunion.

Tutto in una cinquantina di chilometri di diametro, su di una superficie totale di 2512 chilometri quadrati. Cinquanta chilometri di roccia lavica gettata nell’oceano Indiano, o meglio figlia del fondale oceanico, dell’indomabile attività vulcanica che regola dalle profondità marine la lenta ed impercettibile deriva dei continenti. L’isola de la Réunion è una grande montagna rocciosa che dagli abissi del grande oceano si arrampica ripida e precipite fino a superare i tremila metri di quota del Piton de Neiges, che diviene una vera montagna, circondata da spiagge di sabbia candida e coperta da una vegetazione lussureggiante. Posta al largo del Madagascar, pressappoco sul tropico del Capricorno, è, assieme al più celebre arcipelago mauriziano, l’ultimo lembo africano nell’Oceano Indiano.

Girovagando per questo piccolo mondo, la sensazione più frequente è quella di non rendersi conto di dove si sia capitati. Un lembo di Africa che non è più Africa, un’isola tropicale dominata da montagne e valli degne delle nostre Alpi, desolati altipiani vulcanici che emergono d’improvviso da una fitta coltre di nubi ammassate più in basso. Cittadine, villaggi che ricordano a tratti le lontane Antille, altre volte la Francia meridionale, mentre lungo le strade si incontrano indifferentemente bianchi, creoli, indiani e cinesi. Un allegro miscuglio di razze, un cocktail di tradizioni e culture diverse, parzialmente immiscibili tra loro, divise quel tanto che basta per mantenere il proprio carattere e la propria spiccata individualità, intrecciate con le altre tanto da poter, tutte assieme, costituire quell’ambiente, quell’atmosfera, quella gastronomia così ricca, raffinata e variata che caratterizzano e distinguono l’incredibile realtà de la Réunion. Un mondo, diviso in insospettabili microcosmi, delimitati a volte dall’asprezza delle pareti rocciose, altre dalla rabbia del vulcano o, ancora, dalla vicinanza dell’oceano.

Politicamente l’Ile de la Réunion è parte effettiva della Repubblica Francese e anche questo contribuisce a caratterizzare l’immagine improbabile e contraddittoria di un’isola tropicale attrezzata di modernissime strutture sociali, efficienti ospedali ed edifici modernissimi degni di una città del “Metropole”.

Al pari di altre isole delle stesse latitudini, a la Réunion c’è una grande produzione di spezie, dai chiodi di garofano alla cannella, anche se la sua vera ricchezza è la vaniglia. Benché tutti ne conoscano il sapore ed il profumo, certo pochi immaginano la forma della pianta cui si deve questa essenza. Si tratta di una sorta di rampicante, della famiglia delle Orchidacee, costituito da più filari paralleli ornati da spesse foglie verde smeraldo di forma allungata, tra le quali spuntano i preziosi frutti che appaiono simili ad un grappolo di fagiolini. Quello che vedremo in una piantagione di vaniglia sono, dunque, alberi di altro genere che fungono da supporto per il profumato rampicante. Il processo di produzione dell’essenza dopo la raccolta del frutto è piuttosto lungo e complesso, attraverso successive fasi di bollitura ed essiccamento. Alla fine del ciclo si ottiene la “Vanille Bourbon”, considerata la migliore del mondo.

Ma la vaniglia cresce nella zona pianeggiante, tra il mare e le montagne, quegli arditi picchi che polarizzano la nostra attenzione, che catturano i nostri pensieri. L’accesso a questo regno impervio ed incantato è lungo e difficile. Lungo strade che serpeggiano sul fondo di anguste valli, o che si aggrappano alle ripide pendici rocciose strapiombanti sul corso di un impetuoso torrente, decine e decine di metri più in basso, che non sono semplici strade, ma le porte che uniscono e separano due mondi completamente diversi tra loro. Da una parte quello dell’isola tropicale, circondata da palme e spiagge bianche, dall’altra il mondo della montagna, delle pareti nere e verticali, delle giungle fittissime o degli allucinanti altipiani di lave solidificate in eruzioni recenti. E a la Réunion la montagna induce all’azione, all’avventura. Dall’ascensione al cratere del Piton de la Fournaise, alle dure randonnèe in mountain bike, allo spericolato canyoning: la discesa delle cascate con la corda da alpinismo. E poi l’esperienza mozzafiato dello spettacolare volo in elicottero attraverso le valli più strette, o, sempre più estremo, il volo con il deltaplano o il parapendio. Discesa di cascate e lanci con il paracadute a parte, l’ambiente all’interno dei “circhi” di Mafat, Cilaos e Salazie è unico ed impressionante, ancor più stupefacente nell’istante in cui si realizza di essere in un’isola tropicale nell’oceano Indiano e non al centro delle Alpi.

Torniamo al mare dunque, percorrendo una strada che costeggia un torrente nato da una cascata che si getta in un laghetto nascosto nella giungla, altro piacevole fenomeno piuttosto comune all’isola de la Réunion.

Spingiamoci fino alla costa occidentale, alla ricerca di un porto turistico: è in questa zona dell’isola, infatti, a ridosso dei venti più forti, che si stanno sviluppando sempre più le strutture per la nautica, la pesca d’altura e le attività subacquee. Alcuni anni fa la manovra della “defiscalizzazione” diede un grosso impulso allo sviluppo della nautica a la Réunion e ad altri possedimenti d’oltremare. Si trattava in effetti della possibilità offerta ai cittadini di investire in varie attività l’importo che altrimenti avrebbe dovuto essere versato per il pagamento delle imposte. Questo ha portato allo sviluppo di una flotta di barche charterizzabili per piccole crociere o pesca d’altura, con base nel razionale porticciolo turistico di St. Gilles. Da qui, un mattino siamo partiti per una giornata di pesca: al largo, tra le 5 e le 12 miglia dalla costa, su fondali tra i 600 e i 1500 metri di profondità, sono state sistemate una serie di boe. Le boe e le cime d’ormeggio fungono magnificamente da polo d’attrazione per piccoli crostacei, molluschi ed altre specie che permettono così l’innescarsi della catena alimentare. Il sistema funziona davvero: nove pesci tra dorado e thon banane sono stati il nostro bottino di una mattinata con le canne in acqua. Segno evidente della ricchezza di questo tratto di oceano Indiano.

E l’esplorazione subacquea dei fondali dell’isola non poteva proprio mancare. Saint Gilles è la nostra base di partenza. Le guide del centro di immersioni ci spiegano che non dobbiamo aspettarci una barriera corallina vera e propria dai fondali de la Réunion, che non è stato l’incessante lavorio dei minuscoli polipi che ha innalzato le terre al di sopra del mare: siamo su di un’isola vulcanica, questo non va dimenticato. E così sorvoliamo i coralli che ricoprono le rocce nere, le decorano, le abbelliscono, danno loro un aspetto fragile, delicato. Dal canto loro le rocce laviche sono variamente articolate. Affilate dorsali corrono parallele tra loro formando piccoli canyons percorribili in immersione, si incrociano dando luogo ad archi sottomarini abbelliti da gorgonie o da fluttuanti anemoni. Tra tutte le immersioni effettuate, una in particolare ci è rimasta impressa: la discesa sui fondali della “Roche merveilleuse”, una serie di panettoni rocciosi poggiati su di un fondale di circa quaranta metri e completamente ricoperti di enormi ventagli di gorgonie. Non è mancata neppure l’emozione della discesa su di un relitto: l’ “Hainsiang” ci aspettava poggiato in assetto sulla sabbia del fondo a cinquanta metri, avvolto in una fitta nuvola di pesce. L’ultima immagine di una vacanza avvincente e divertente.

NOTIZIE UTILI

Politicamente la Réunion è Francia a tutti gli effetti, è bene comunque avere con sé il passaporto. Il fuso orario è anticipato di tre ore rispetto all’Italia. I collegamenti sono assicurati dall’Air France via Parigi. Per informazioni contattare la compagnia presso gli uffici di via Veneto 93 a Roma, tel. 4885563 oppure 4818741.

Per l’alloggio è consigliato orientarsi per una sistemazione nei pressi di St Gilles, il miglior punto di partenza per le uscite di pesca d’altura. Da segnalare, dunque, l’Hotel St Alexis, proprio sulla spiaggia bianchissima di Boucan Canot (44, Route de Boucan Canot 97434 Saint Gilles les Bains Tel. 262-244204 fax 00262-240013), oppure l’Hotel Maharani, gestito direttamente da Monsieur Apavou, uno dei più bravi pescatori dell’isola (28, Route de Boucan Canot, 97434 Saint Gilles les Bains, tel. 00262-345300).

I più importanti riferimenti per la pesca d’altura sono i seguenti:

– Reunion Fishing Club, 60 Chemen des Sables St Gilles. tel. 243610 fax 243710 (sig. Leguen);

– Agora Voyages, Rue du General de Gaulle St Gilles. tel. 243464 fax 243679 (sig. Bogreau);

– Hotel Stern Liberte, Boulevard Hubert Delille St Pierre tel. 257000 fax 350141 (sig. Porcel).

Per chi vuole vivere le delizie della talassoterapia un nuovo indirizzo a Saint Denis: Thalassarun, Rampes de Saint-Francois, 97400 Saint Denis, tel./fax 00262/301515. Sullo sfondo esotico della Residenza Alberghiera Les Jardins de Bourbon, Thalassarun propone bagno turco, idromassaggi, sauna, doccia multi-getto, impacchi d’alghe, musicoterapia. Cure di 3/5 giorni. Forfait da 280 a 380 franchi.

Segnaliamo per le immersioni il CREPS, Enceintre Portuaire, Saint Gilles, Le Bains, tel. 262-244012 o 455070.

Da ricordare la possibilità di uno splendido sorvolo in elicottero dell’isola: informarsi presso Helilagon o Heli Reunion.

Per ulteriori informazioni rivolgersi al Comité du Tourisme de la Réunion, 23 Rue torrette, 97482 St Denis, tel. 00262-210041, fax 202593, oppure alla Maison de la France, Ente Nazionale Francese per il Turismo, via Larga 7, 20122 Milano tel. 899/199072, fax 02/58486221, e-mail info.it@franceguide.com.

E la Réunion è anche su Internet: la-reunion.web.france.com

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