La foresta incantata

Sul mare di S. Diego incrociano grandi barche ed è stata disputata anni fa la Coppa America calamitando l’attenzione del mondo. Ma sotto la superficie queste acque riservano grandi sorprese.

Le barche da pesca sono ormai all’ormeggio da più di un’ora. Il molo rischiarato dall’ultimo chiarore della luce del giorno è ingombro di canne, mulinelli, carrelli carichi di grandi pesci, raffi, borse di ogni dimensione. Per noi sta per arrivare il momento della partenza. Siamo in uno dei numerosi, moderni, attrezzatissimi, marina che offrono rifugio alle imbarcazioni nei dintorni di San Diego, in California, poco lontano dall’estremo confine meridionale degli States. Mentre prepariamo le attrezzature ci guardiamo intorno non nascondendo un certo senso di ammirazione per quello che la nautica ha qui e che manca completamente o quasi da noi. Se poi pensiamo a quanto sono belle le nostre coste…

Ci stiamo preparando a salpare per una crociera un po’ particolare: in una notte scarsa di navigazione saremo alle Channel Island meridionali, con lo scopo di immergerci nelle foreste di kelp, le lunghissime alghe laminarie che sorgono dai fondali e si sviluppano fino a raggiungere la superficie, una quindicina di metri più in alto, e per incontrare gli squali blu in mare aperto, protetti dalle solide sbarre di una gabbia. Il Bottom Scratcher parte quando è già buio e restiamo in coperta per salutare l’ultimo lampo del faro del porto prima di arrampicarci nella cuccetta e sprofondare nel sonno.

L’alba ci raggiunge con il suo aroma di pancetta soffritta quando l’ancora è già da qualche ora poggiata sulla sabbia del fondale dell’isola di San Clemente. L’isola è piuttosto brulla, le rocce giallastre scendono fino al mare, mentre la cima è ancora incappucciata da una nuvola strapazzata dal vento del mattino. La barca sembra galleggiare su di un prato scosso dall’onda lunga e potente del Pacifico: le cime delle alghe di kelp, sostenute dalle vescicole galleggianti piene di gas, raggiungono la superficie a caccia della luce del sole, e poi continuano a crescere, disponendosi orizzontalmente fino a ricoprire per intero lo specchio d’acqua della baia.

Dalla prua della barca si riesce ad individuare l’ancora senza alcuna difficoltà, appoggiata sul fondale di sabbia. Il nostro primo salto in acqua conferma questa impressione di limpidezza. I raggi obliqui del sole del primo mattino riescono a forare la superficie del mare solo dove le foglie di kelp si diradano. E sotto la superficie il mare appare ancora più assonnato che sopra: tutto segue il ritmo lentissimo e profondo della risacca, le lunghissime foglie del kelp si distendono completamente in un senso, i possenti fusti delle altissime alghe si inclinano contemporaneamente nella stessa direzione. Per alcuni secondi tutto resta immoto, congelato, poi la foresta, tutta insieme, parte all’inverso. Sempre lentamente, in un movimento solenne e maestoso. Solo alcuni piccoli pesci irriverenti stonano col resto del fondo marino: sono i pesci Garibaldi, pesciotti grandi come un piatto dal colore, manco a dirlo, rosso squillante. Rossi nel verde e nel blu di questo mare così particolare, dai movimenti scattanti e nervosi, sempre in moto, avanti e indietro, su e giù, frenetici, sono loro i veri folletti della foresta del kelp. Il colore vivace, i movimenti veloci stonano col rallenti del film della vita della foresta di kelp. Ma a ben guardare non sono gli unici ad essere colorati, né tantomeno gli unici abitanti della foresta. Un fitto sottobosco di creature marine prospera infatti alla base dei lunghi filari: troviamo tantissimi tipi di nudibranchi colorati, gorgonie rosso fuoco, del tutto simili a quelle tropicali, anemoni gioiello che ricoprono interi tratti di fondale, e poi tanto pesce. Molto spesso animali dalle spiccate qualità mimetiche, come la bellissima razza leopardo che si innalza dal fondale proprio di fronte a noi, o fitti branchi di maccarelli che di tanto in tanto attraversano la foresta. Di certo però occorrono alcuni minuti prima di riuscire ad ambientarsi, ad uscire dallo stupore che questo mondo magico riesce ad evocare.

L’atmosfera mistica dell’ambiente si impadronisce immediatamente del subacqueo. Nuotando sospesi nell’acqua limpida penetriamo nella foresta, e lo sguardo può correre lontano, lungo gli altissimi filari verdognoli che danzano sulle note del respiro della risacca. E’ inevitabile: la nostra attenzione è catturata dalla suggestione dell’ambiente, siamo ipnotizzati dalla sensazione generale di pace, di quiete, di serena malinconia che vive la foresta alle prime luci dell’alba. Ci muoviamo lentamente attraverso immaginari sentieri fra le radici degli alberi del regno di Nettuno. Forse per la prima volta dall’inizio della nostra carriera di subacquei giramondo ci sentiamo davvero nel Mondo del Silenzio. E ci muoviamo con delicatezza, lentamente in questa magica foresta sommersa. Continuiamo per lungo tempo ad essere ipnotizzati dalla solenne danza delle foglie, abbandonate, come noi del resto, alla dolce potenza della risacca. Poi il freddo inizia a farsi sentire, l’aria nelle bombole inizia a scarseggiare e arriva il momento di tornare ad occuparsi di questioni più pratiche. La risalita dura poco più di un minuto e sulla coperta del Bottom Scratcher gli altri subacquei stanno consumando la colazione. Sono quasi tutti californiani, loro, dunque per loro l’immersione nel kelp non è certo una novità, al contrario, rappresenta il quotidiano. Attendono ansiosi e un po’ emozionati quello che è il pezzo forte della nostra crociera: l’immersione con gli squali.

La tavola è già sparecchiata quando salpiamo l’ancora, ed è un bene, perché mano a mano che ci allontaniamo dal ridosso dell’isola le onde dell’Oceano si fanno sempre più potenti. Onde lunghe, dal profilo arrotondato, come se montagne gigantesche stessero passando sotto la superficie di un mare immoto. Il Bottom Scratcher si arrampica faticosamente su per la salita, arriva in cima, si inclina decisamente prima su un fianco, poi sull’altro, e solo allora inizia la veloce discesa verso la valle d’acqua che si è improvvisamente aperta sotto di noi. Si ingavona un po’ quando raggiunge il fondo, rolla ancora due volte e poi riprende faticosamente la salita…

E così si va avanti, navighiamo verso un punto in pieno Oceano, miglia e miglia lontani da terre e da isole. Non sono riuscito a capire se ci stavamo recando in un punto particolare, come il comandante tentava di convincermi, o se più semplicemente ci stessimo soltanto allontanando dalle coste. Il fatto sta che dopo poco ci fermiamo e l’equipaggio inizia la pasturazione sbriciolando in acqua maccarelli surgelati. “Utilizziamo fino a duecento chilogrammi di pesce per una crociera di due giorni”, mi spiega Bob Cranston, uno degli ideatori di questo eccitante safari sottomarino. Starà alle correnti portare lontano il nostro messaggio, portare a tiro dei fini sensi degli squali questi odori, questi sapori per loro così attraenti, e a permettere loro di risalire fino alla fonte. Intanto a bordo si passa il tempo scommettendo sull’ora di avvistamento del primo squalo: ognuno punta qualche dollaro e sceglie un orario della giornata, al vincitore tutta la posta! E gli squali non si fanno attendere troppo: un’oretta e la prima pinna fende la superficie nell’agitazione generale. Fa un paio di giri attorno alla barca e poi tenta il primo attacco alla cassetta entro la quale è contenuto il pesce che un marinaio sta macerando con un bastone. Pochi minuti ed ecco gli altri, sempre più numerosi, sempre più vicini alla barca, sempre più confidenti.

Giunge il momento di calare in acqua le gabbie. John e Joe iniziano a prepararsi: indossano una muta in maglia d’acciaio che li proteggerà dai morsi degli squali. Le maglie sono state ideate da tre grandi della cinematografia subacquea americana all’inizio degli anni ottanta: Marty Snyderman, Howard Hall, Bob Cranston avevano l’esigenza di girare al sicuro ma al di fuori della gabbia. L’espediente funzionò egregiamente e gli uomini potevano farsi mordere senza alcun danno, naturalmente solo da animali di piccola taglia, visto che la maglia protegge dai denti, ma nulla può contro la possente stretta delle mascelle che, nel caso di un grande esemplare, sono in grado di rompere le ossa degli arti di un uomo. “Questo è quello che senti mentre ti mordono”, mi dice Joe stringendomi forte un avambraccio tra le mani. Pochi minuti di preparazione e siamo in acqua. Uno dei due subacquei protetti dalla muta speciale ci accompagna nella gabbia proteggendoci le spalle e lo spettacolo comincia. L’uomo appollaiato sul tetto della gabbia ciba gli squali con le mani, li accarezza, li abbraccia, si lascia mordicchiare. Una quindicina di pesci ci girano intorno, appaiono e scompaiono dal blu. Sono tutte verdesche, note alla scienza con il nome di Prionace glauca, agli Yankees come blu shark. Sono eleganti, dal bel colore grigio azzurro, si muovono lentamente, senza scatti bruschi, senza mostrare segni di nervosismo sintomi di quello stato noto come frenesia alimentare. John e Joe, a sera, confermeranno questa impressione: animali potenti, eleganti, mai particolarmente aggressivi. Benchè gli incontri avvengano in pieno Oceano, loro hanno imparato a riconoscerli. Da segni, graffi, cicatrici, hanno dato loro nomi e soprannomi.

All’interno della gabbia, intanto, la vita di noi “umani” è impossibile: la risacca scuote la barca che si traversa trascinata dal peso della gabbia che subisce a sua volta violenti strattoni. Un attimo per decidere, uno sguardo che chiede approvazione scambiato con Joe e sono finalmente fuori, cullato da quella stessa onda che fino a poco fa mi sballottava malamente.

E’ piacevole seguire il nuoto elegante degli squali. Non si avverte alcuna situazione di pericolo: visti da sotto le onde, mettono molta meno paura di quanto non ne mettesse quella pinnetta che poco fa vedevamo fendere la superficie. Ma ad un tratto l’incantesimo si rompe, il loro nuoto diventa irrequieto, agitato, frenetico… ancora pochi secondi e dal blu appare una sagoma diversa, uno sguardo feroce, una impressionante serie di denti in mostra. Il piccolo mako arriva nuotando velocissimo, cambiando bruscamente direzione, addentando tutto quanto gli capita a tiro. Anche gli uomini con la maglia d’acciaio si avvicinano alla gabbia… Ma per fortuna “Lui” sparisce, inghiottito dall’abisso dal quale è comparso, e la danza con i gentili squali blu può anche continuare.

NOTIZIE UTILI

San Diego è facilmente raggiungibile con i voli della della Delta Air Lines, con servizi giornalieri da Roma e Milano.

Il primo e più importante consiglio da dare ad un viaggiatore che si avvicina alla California è quello di affittare una macchina. Ce ne sono per tutte le tasche, ma attenzione, non dimenticate la carta di credito! Da sfatare il luogo comune che gli americani mangino male: a San Diego ci sono degli ottimi ristoranti, sia di pesce che di carne, che di solito in America è davvero deliziosa. Non può mancare una visita allo ZOO che è il più grande e moderno del mondo. Stessa cosa si può dire per l’acquario con i famosi numeri delle orche. Da non perdere neanche i musei della zona di Balboa, tra cui quello in cui sono custoditi i resti di Lucy il primo essere eretto di cui siano stati ritrovate tracce. Per chi ama gli acquisti, da non mancare Orton Plaza con i suoi numerosi negozi ed il Sea Village, con botteghe artigiane e di americanate varie.

Numerosi sono gli indirizzi per chi ha desiderio di immergersi: il “Loise Ann” è una barca che esce da San Diego per due immersioni da effettuare nella mattinata. Il telefono è: 619-7921903; per ripetere la crociera raccontata nel testo rivolgetevi a Bob Cranston 4841718.

TOUR OPERATOR
Ricerca nel database

sull'autore

Nautica Editrice

Nautica Editrice

Lascia un commento

Optimization WordPress Plugins & Solutions by W3 EDGE
Iscriviti alla Newsletter

Iscriviti alla Newsletter

Potrai essere aggiornato su tutte le novità sul modo della Nautica.

Grazie la tua iscrizione è andata a buon fine.