Il museo navale di Genova Pegli

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Una visita a Villa Doria, sede del Museo Civico Navale di Genova, consente una visione completa della navigazione nel Medioevo ripercorrendo la storia della marineria genovese dai fasti della Repubblica fino alla decadenza

Dopo cinque anni di chiusura forzata è stata riaperta al grande pubblico Villa Doria; sottoposta a preziosi lavori di restauro ma soprattutto di allestimento, la sede del civico Museo navale di Genova ha così riaperto i battenti. Per chi ha avuto modo di visitare il museo negli anni scorsi sarà senz’altro una piacevole sorpresa fare una gita a Pegli e ripercorrere le sale con la nuova esposizione. Tutto è cambiato, rispetto a prima. In precedenza infatti l’accumulo dei numerosi reperti esposti non consentiva di apprezzare il contenitore né di seguire un percorso storico ben delineato.Sulla base di una fondamentale ricerca su nuovi documenti, con la collaborazione dell’Università della Sorbona di Parigi, è stato creato un nuovo percorso storico con circa 400 tra i reperti più importanti, che si snoda attraverso le dodici sale aperte al pubblico: ben 1000 mq di superficie rispetto ai quasi 1700 totali disponibili. Un ottimo lavoro d’equipe che consente ora di avere una visione completa di ciò che è stata la navigazione nel Medioevo, ma soprattutto di ripercorrere la storia della marineria genovese dal XII al XVI secolo: dai fasti gloriosi della Repubblica alla scoperta del “Nuovo mondo”, fino all’inizio della decadenza.

I reperti visibili sono quindi ridotti come numero, ma ben selezionati ed esposti in modo da far comprendere con facilità al visitatore le tappe fondamentali dell’evoluzione storica e la funzionalità di ogni singolo elemento. Tutti i pezzi esposti sono corredati da complete e chiare didascalie e, procedendo nel percorso, non sfugge la bellezza delle sale – riccamente affrescate da Lazzaro Tavarone, Nicolosio Granello ed Ottavio Semino – che fanno da contenitore.

Al primo piano è esposto lo “Stemma”, risalente al XVII secolo, dei Patres Comunis, i magistrati incaricati della gestione e della funzionalità del porto di Genova; quindi nella prima sala sono ben messi in evidenza i magnifici globi, celeste e terrestre, di Vincenzo Maria Coronelli (1650-1718), una delle opere principali del noto cosmografo della Repubblica di Venezia. I fusi furono trovati dall’archivista A. Boscassi tra le carte antiche sciolte provenienti dalla biblioteca dell’ex convento dei Cappuccini all’Acquasola – quando nel 1866 i conventi furono soppressi – e quindi nel 1891 vennero applicati a due sfere di cartapesta ricoperte di gesso e poi inseriti in supporti ottocenteschi.

In risalto è il grande plastico in scala 1:250 che rappresenta l’arco portuale genovese nella prima metà del XVII secolo, visibile in pianta anche sulla parete. Nella sala è quindi illustrato lo sviluppo del porto di Genova con l’allargamento del Porto Reale ed il rifacimento delle mura a mare, e inoltre è esposta una scelta dei reperti venuti alla luce con gli scavi del Porto Antico ed ancora oggetto di studio, nonchè vasellame antico risalente al Medioevo. Più avanti c’è un bassorilievo che rappresenta le torri d’imboccatura del porto di Pisa, che erano sbarrate con catene per protezione. Sotto è esposto proprio un frammento delle catene, portate a Genova come trofeo di guerra quando i genovesi conquistarono Pisa nel 1287, restituite poi alla città pisana nel 1960 ed ivi esposte nel Cimitero monumentale. Una grande ancora datata tra il XIV e il XV secolo e recuperata negli anni ’20 nei pressi di Chioggia fa bella mostra di sé nella parete accanto; probabilmente era quella di una delle tante “navi tonde” dell’epoca.

Da guardare con attenzione il bel modello didattico di una galera genovese del XVIII secolo proveniente dall’arsenale di Genova, realizzato quando ormai questo tipo d’imbarcazione stava per essere definitivamente abbandonato in favore delle più moderne “navi”. Vicino sono esposte le preziose riproduzioni di alcuni vecchi piani di galera (XVII sec.) e di significativi documenti medioevali relativi a dotazioni delle galere e decreti che ne stabiliscono le dimensioni, contratti di prestito marittimo per svolgere viaggi, di assicurazioni o di noleggio, relazioni di ammutinamenti, contratti di pace e statuti di città.

Molto particolare risulta la Sala degli Argonauti, allestita con una moderna struttura centrale in cedro rosso che richiama alla tradizione navale costruttiva genovese, dove la chiglia è la spina dorsale e le ordinate sono le costole del “corpo” della nave. È una rappresentazione schematica di quello che si può considerare una “nave tonda” del XV secolo, realizzata a cura di uno sponsor in collaborazione con il museo, proprio per creare un padiglione espositivo che sposasse l’immagine culturale con quella commerciale in occasione delle “Colombiadi”; quindi è stata donata al museo stesso. Viene utilizzata come supporto per importanti reperti d’epoca: una bella polena, uno splendido fanale, i pannelli decorativi della poppa di una antica galera, armi ed armature del XVII sec. appartenenti ad ufficiali e soldati delle “rembate” e provenienti dall’arsenale della Repubblica genovese, nonchè alcune bombarde su slitta e forcella del XIV secolo.

Nelle diverse sale sono esposti anche alcuni splendidi quadri d’epoca che illustrano la città di Genova e la sua flotta, come la “veduta” di Stefano Grasso, la rappresentazione di G. Bordone e il “fatto d’arme” di G. Vigne.

Una sala è dedicata ai viaggi di Cristoforo Colombo, ben dettagliati in un grande pannello illustrativo, ed alle splendide ricostruzioni di Enrico Alberto D’Albertis – risalenti alle grandi celebrazioni del IV centenario della “scoperta del Nuovo Mondo” – della “nao Santa Maria” e delle “caravelle Pinta e Nina”; in evidenza una copia del XIX secolo della prima carta nautica, il “planisfero nautico” realizzato nel 1500 da Juan de La Cosa, il pilota che navigò con Colombo, contenente le nuove terre; in essa sono riprodotte molte caravelle e naos ed è una delle poche fonti iconografiche cui si può fare riferimento. All’ammiraglio genovese è naturalmente dedicata un’intera sala in cui sono esposti tra l’altro una riproduzione del “globo terrestre di Norimberga” del 1492, opera del boemo Behaim, ed il famoso ritratto dell’ammiraglio, attribuito a Ridolfo Ghirlandaio.

Perno della nuova esposizione è senz’altro la collezione di carte nautiche in pergamena, che hanno rappresentato una componente di base della “rivoluzione nautica” del Medioevo, e Genova è stata sede di una ricca produzione di alcuni dei migliori cartografi, tra cui i Maggiolo, J. Martines, M. e V. Prunes; tra queste spicca la carta nautica del Mediterraneo e dei mari adiacenti, eseguita nel 1561 da Jacopo Maggiolo.

Nell’ultima sala è da rilevare la presenza di un prezioso vascello votivo veneto da 48 cannoni della metà del XVII secolo, proveniente dal Santuario di N.S. di Acquasanta; seppur non troppo rifinito nello scafo, esso risulta estremamente curato nell’attrezzatura con dettagli di estremo interesse. Tutte le manovre fisse e correnti sono riprodotte con eccezionale fedeltà ed in perfetta scala, tanto da consentire studi precisi in questo specifico campo; certamente è opera di un uomo di mare dell’epoca, probabilmente un gabbiere che ben conosceva queste attrezzature. Un’altra vetrina contiene alcuni strumenti di navigazione tra cui spicca una bussola a secco eseguita da S. Catalini nel 1720, delle ricostruzioni di strumenti (astrolabi, balestriglia, quadranti) del XVI secolo eseguite da E.A. D’Albertis, nonchè un minuscolo (4 cm di diametro) e prezioso notturlabio, anteriore al 1582, usato dai naviganti per conoscere l’ora durante la notte.

Con questa esposizione Genova torna quindi ad avere un supporto fondamentale per la comprensione della cultura marinara ligure, determinante – proprio per il periodo compreso tra i secoli XII e XVI – in tutto il bacino del Mediterraneo, di cui si era avvertita la mancanza nelle grandi celebrazioni colombiane dello scorso anno. Una gran parte dei reperti è ancora in magazzino, in particolare tutti quelli relativi ad epoche successive al XVI secolo e fino ai giorni nostri, di cui il museo è ben famoso specialmente per la sua collezione di acquarelli e di modelli. È stata però una scelta obbligata per poter realizzare un’esposizione didattica; si è voluto con questo anche sollecitare le autorità preposte al reperimento di un’ulteriore ed adeguata sede espositiva per poter accogliere ed esporre tutti i preziosi reperti ancora conservati. Si sta guardando infatti alle palazzine del Porto Vecchio di Genova, recentemente restaurate per le manifestazioni colombiane ma ancora inutilizzate nonostante le spese sostenute, a dimostrazione della poca sensibilità per l’utilizzo degli impianti pubblici; ci sarebbero infatti, nei piani alti dei Magazzini del Cotone, oltre 3000 mq già attrezzati per ospitare o esporre reperti di valore.

Sicuramente però l’attuale Direzione del museo troverà la forza ed il carattere per procedere nella sfida di completare l’allestimento museale sino ad arrivare al nostro secolo, anche se necessita ancora molto lavoro per poter arrivare all’esposizione completa dei reperti relativi alla storia moderna, che faranno di questa sede uno dei più importanti musei europei per la sua completezza. Ma certamente la riapertura di questa prima sezione indica già una precisa scelta d’intenti.

Il primo nucleo del Museo storico navale di Genova ebbe come sede il Palazzo Bianco, dove tra il 1908 ed il 1911 furono riuniti e sistemati tutti i reperti risalenti alla Repubblica. Nel 1922 l’ingegnere Fabio Garelli donò al Comune di Genova la propria raccolta di modelli, quadri, stampe, libri e disegni che, come “Collezione navale garelliana”, venne sistemata presso la Scuola di ingegneria navale a Villa Cambiaso. Nel 1929 tutti questi reperti di proprietà comunale, unitamente alla preziosa donazione fatta da Gio Batta Bibolini nel 1923, vennero riuniti a Villa Doria di Pegli, scelta come nuova sede del museo, e sistemati dall’allora direttore delle Belle Arti, Orlando Grosso, coadiuvato dall’ing. Garelli.La bella villa di Pegli, ereditata per via materna nel lontano 1590 da Giovan Andrea Doria, è un impianto pre-alessiano a sviluppo orizzontale e con logge angolari, risalente alla prima metà del XVI secolo; anticamente era circondata da un’ immensa pineta e un grande giardino scendeva dall’edificio fino al mare. Le sale e le logge sono decorate ad affresco con scene mitologiche e grottesche; successivi rifacimenti ottocenteschi ne hanno modificato l’aspetto originale. Nel 1926 fu acquistata dal Comune di Pegli e dal 1930 è sede del Civico museo navale di Genova.

Il materiale raccolto in questa sede oggi consta di oltre cinquemila opere, di epoca compresa fra il XII secolo e l’ età contemporanea, ed è in grado di offrire un’ampia documentazione della storia della marina genovese e ligure nonchè delle marine italiana ed europea. Estremamente ricche sono le collezioni di dipinti, in particolare acquarelli, quelle di modelli navali, la documentazione originale direttamente proveniente dai cantieri; assai significativi anche i libri antichi e le stampe, le armature ed in particolare le opere specializzate in navigazione.

Museo Navale di Genova – Pegli
Villa Doria, Piazza Bonavino, 7 – tel 010-6969885 – fax 010-5574701
e-mail: museonavale@comune.genova.it

Articolo di
Mario Marzari

Pubblicato su Nautica 379 di novembre 1993

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