175 anni fa nasceva Enrico Alberto d’Albertis, ufficiale di marina, navigatore, scrittore, etnologo e filantropo italiano, il suo spirito avventuroso lo portò a legare la sua vita al mare e ai viaggi e a farne un modello di cultura scientifica, tra i fondatori del primo Yacht Club d’Italia e a bordo dei suoi due cutter il Violante e il Corsaro viaggiò nel Mediterraneo e nell’Oceano Atlantico seguendo la rotta intrapresa quattrocento anni prima, da Colombo. Nacque a Voltri nel 1846, dopo aver frequentato il collegio di Moncalieri si iscrisse a quello della Marina di Genova, nel 1866 come guardiamarina partecipava alla battaglia di Lissa, in seguito s’imbarcò sulle corazzate Ancona e Formidabile. Quattro anni dopo decise di lasciare per sempre la marina militare per entrare a far parte della marina mercantile e nel 1871 al comando dell’Emilia, condusse il primo convoglio italiano attraverso il canale di Suez.
Grande, magro, la pelle abbronzata dalle lunghe crociere, la barba folta ed ispida, i capelli abbandonati in una simpatica noncuranza, folte le sopracciglia con due intelligentissimi occhi, così lo ricorda Artemare Club con le foto prodotte, il suo nome è legato all’Argentario e alle sue isole. Nell’anno 1875 il capitano Enrico d’Albertis navigando nel Mar Tosco approdò a Giannutri incontrando nell’isola solo i due fanalisti del faro di Capel Rosso, grande esperto nel tracciare meridiane, né costruì cento tré in tutto il mondo, ne realizzò una sul muro di una casupola che sorgeva presso il moletto della cala Spalmatoio, per uso dei pescatori. Innamoratosi del luogo il D’Albertis cercò di comprare l’isola ma senza successo, riuscì però a prendere la Torre del Campese all’isola del Giglio come sua residenza.
Spinto dalla propria indole avventurosa fino al 1880 d’Albertis si dedicò quasi ininterrottamente alla navigazione da diporto percorrendo in lungo e in largo il Mar Mediterraneo a bordo del suo yacht Violante. Nel 1879, con Vittorio Augusto Vecchi “Jack La Bolina”, il conte Ponza di San Martino, il marchese Doria e pochi altri fondò il Regio Yacht Club Italiano, il guidone del suo yacht, una stella bianca in campo azzurro, è stato per anni l’emblema del Club. In questo periodo ebbe luogo anche il primo dei suoi tre viaggi intorno al mondo. Dal 1882 si dedicò a crociere più impegnative, per le quali utilizzò un’imbarcazione più grande, il Corsaro che lo portò fino a El Salvador, per la traversata usò copie, da lui stesso ricostruite, degli strumenti di navigazione in uso nel XV secolo vale a dire il quadrante, l’astrolabio nautico, la balestriglia. L’impresa che gli valse la nomina a capitano di corvetta della riserva fu impegnativa e al ritorno fu aiutato nella navigazione dalle navi scuola della Regia Marina. Tra il 1895 ed il 1896 fece il suo secondo viaggio intorno al mondo, egli anni successivi visitò l’Italia e altre zone dell’Europa nel 1900 avvia il periodo Africano, visitando l’Africa orientale e poi effettuando il periplo del continente africano, successivamente compie il suo terzo ed ultimo viaggio attorno al mondo, allo scoppio del primo conflitto mondiale collabora volontariamente al servizio di pattugliamento del mar Tirreno, ottenendo la croce di guerra. La residenza ufficiale del capitano era a Genova nel Castello di Montegalletto, ma si rifugiava volentieri anche nella Torre del Campese del Giglio. Scompare nel 1932, lasciando in dono al comune di Genova il suo maniero e tutte le collezioni ivi contenute, ora Museo delle Culture del Mondo.
Tanti i libri scritti su di lui e sulle sue imprese disponibili nella biblioteca di Artemare Club nel Corso antico di Porto Santo Stefano, tra cui i volumi “Un girovago pintor di meridiane, contenente le sue realizzazioni per scandire il tempo, lastre marmoree incise o dipinte ad acquarello a rappresentare le ore, enigmatici bacini metallici con annotazioni astronomiche, globi su colonnine avvolti nelle tenebre della notte o nella luce del giorno e “La sfida della conoscenza – Alberto I di Monaco e Enrico A. d’Albertis” che raccoglie un’antologia di racconti tratti dai libri di due navigatori che contribuirono con i loro viaggi per mare al progresso delle conoscenze oceanografiche.