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Albertoni (confindustria Nautica): Basta Alla Guerra delle Fiamme Gialle

Dopo l’ultimo verbale in Sardegna contro un francese che – a norma di legge, in quanto cittadino estero – non aveva pagato la tassa sulle barche, esplode la rabbia degli operatori che hanno visto il crollo delle presenze turistiche. “Pronti ad arrivare al blocco dei porti”. “La filiera della nautica non può permettersi anche i comportamenti approssimativi degli apparati di polizia, capaci di comportare danni incalcolabili al turismo nautico e alle stesse casse dell’erario e dare il colpo di grazia a un comparto che, solo pochi giorni fa, un’indagine pubblicata sul Corriere della Sera definiva come uno dei primi fra i trenta sep tori manifatturieri investendo nei quali l’Italia può ripartire e sopravanzare la locomotiva tedesca”. Non usa mezzi termini il Presidente di UCINA Confindustria Nautica, Anton Francesco Albertoni, nel commentare quello che viene vissuto come l’ennesimo ingiustificato exploit della Guardia di Finanza. Non sarebbe un fatto isolato, infatti, il caso verificatosi in Sardegna di un verbale inflitto a un cittadino residente all’estero per il mancato pagamento della tassa di possesso delle imbarcazioni, “tassa che sia la norma di legge, sia la Circolare 16E dell’Agenzia delle Entrate – in maniera molto chiara – applicano ai soli cittadini italiani”, in qualunque parte del mondo tengano la barca, ma non agli stranieri che soggiornano in Italia e anche se immatricolano l’unità nel nostro Paese. “Né sono più tollerabili atteggiamenti da parte di uomini in divisa all’insegna del , come appena ieri si sono sentiti dire alcuni francesi in navigazione a Sant’Antioco, nella Sardegna meridionale” – aggiunge un furibondo Albertoni – “caso che si aggiunge alla cacciata della barca di Abramovich dalla Costa Smeralda avvenuta il giorno prima, sulla base del cosiddetto decreto anti-inchini che, invece, dopo la disgrazia della Concordia riguarda le navi da crociera”. “Siamo in uno stato di polizia del mare che viene giustificato anche con la necessità di dare un colpo all’evasione, ma dobbiamo rilevare che ogni modalità di azione alternativa e meno invasiva che abbiamo proposto non è stata neanche presa in considerazione” – prosegue il presidente di UCINA – “a cominciare dall’istituzione di un registro telematico delle imbarcazioni che renderebbe di punto in bianco non più necessari gli abbordi in acqua. Adesso, poi, dopo la caccia alle streghe ci mettiamo anche l’applicazione fai-da-te delle leggi”. A causa di questa miopia, negli ultimi due anni il sep tore ha perso 20.000 addetti fra diretti e indotto che fanno apparire persino le gravi vertenze sindacali all’attenzione della stampa ben poca cosa. E non centra la crisi economica, cha infatti ha inciso per un 20% sull’export di imbarcazioni italiane, mentre il mercato domestico ha perso il 90% delle vendite. Non va meglio alla filiera turistica che secondo l’Osservatorio Nautico Nazionale a giugno registra un -35% delle barche in transito rispetto all’anno precedente. “Il tutto nell’assordante silenzio degli stessi media, del Governo nazionale e regionale, della politica, delle istituzioni tutte”, sostiene UCINA. “Ma se sarà necessario andare oltre i gesti simbolici, imprenditori, addetti e operai della nautica, compattamente, sono pronti ad arrivare al blocco dei porti nazionali” – si associa il presidente di Assomarinas, Roberto Perocchio – “se l’alternativa è chiudere o continuare a licenziare daremo battaglia in ogni modo”.

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