Appello di Marevivo a Tutte le Forze Politiche per Togliere lo Zolfo dai Combustibili Marittimi

Stessi limiti per i mari italiani e del Nord Europa Roma, 31 luglio 2013 – L’Aula della Camera ha iniziato in questi giorni la discussione per recepire la Direttiva 2012/33/UE che riduce il tenore di zolfo dai combustibili marittimi nei mari europei. La Direttiva prevede, però, due diverse velocità: una riduzione più stringente per i Mari del Nord Europa (Canale della Manica, Mare del Nord, Mar Baltico) e una più blanda per gli altri Mari che bagnano le coste europee, tra i quali l’Adriatico, lo Ionio, il Tirreno e l’intero Mediterraneo. Dal 1 gennaio 2015 lo zolfo verrà praticamente eliminato nell’Europa del Nord, dove il quantitativo della sostanza responsabile delle piogge acide e altre forme di inquinamento e di impatto sulla salute dovrà scendere allo 0,1%. Alla stessa data negli altri mari sarà consentito un tenore di zolfo del 3,5% che scenderà allo 0,5% solo dal 1 gennaio 2020. Questa differenza con i Mari del Nord Europa è incomprensibile, considerata l’antropizzazione del Mediterraneo, il suo valore ambientale e la presenza di un patrimonio storico artistico che non ha uguali al mondo. Il degrado inarrestabile di tutte le antiche città costiere, ad iniziare da Pompei, è dovuto principalmente all’opera corrosiva dei composti dello zolfo trasportati dalle brezze marine. Marevivo si appella a tutte le forze politiche italiane e alle associazioni ambientaliste per modificare la legge di recepimento annuale delle Direttive europee, la n. 1326/AC in modo che il Governo sia obbligato ad adottare gli stessi parametri dell’Europa del Nord. A norma dei Trattati, tutti i Paesi europei sono liberi di modificare i limiti e le soglie previste dalle Direttive nel senso più garantista rispetto agli obiettivi. Le stesse tecnologie che si apprestano ad utilizzare gli armatori e le industrie interessate dell’Europa del Nord sono disponibili anche in Italia (dove in alcuni sep tori siamo anche all’avanguardia) e non si vede perché non possano essere impiegate e diffuse nei nostri Mari e nell’intero Mediterraneo, accelerando la sostituzione del petrolio e dei suoi peggiori derivati che ancora impestano gli scogli e le sabbie come ben sanno i bagnanti.

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