Coppa America Scoperte le Barche

Finalmente i veli sono caduti anche dalla barca dei neozelandesi. Non è cambiata molto dalla configurazione delle appendici dall’unveil del 21 gennaio, il bulbo forse è diverso, ma ha sempre quella sua forma molto schiacciata, per abbassare il centro di gravità ed è molto lungo, una cinquantina di centimetri in più rispetto a quello di Luna Rossa, che invece mostrava, anche questa volta un bel disegno di Romolo Ranieri, un altro pirana, più grande, più cattivo ed in posizione più centrale, giusto alla radice della pinna. “Darà loro una grande stabilità,- ci dice Claudio Maletto del team Progettuale di Luna Rossa- perche’ ha il peso più spostato in basso, ma anche un maggiore attrito rispetto al nostro che ha una sezione più tonda. La cosa più strana è pero’ la posizione delle alette che sono molto più avanzate rispetto a quelle di tutti gli altri. Puo’ voler dire che hanno necessità relative anche al centraggio e comunque essendo un bulbo cosi’ anticonvenzionale, avranno sperimentato che in quella posizione favoriscono anche la scia di rilascio dei vortici. E’ certamente poco adatto alle andature di bolina ma più favorevole in quelle di poppa. E’ quindi una soluzione molto estrema che potrebbe avvantaggiarli, ma solo in particolarissime condizioni. Lo scafo è da vento forte per andature larghe, ha uno spoiler molto più lungo e questa prua molto particolare, con questo volume immerso molto spostato in avanti che ad un certo regime comporta una minor resistenza, ma non copre certamente tutta la gamma di velocità che troveremo. La pinna è abbastanza simile nelle due barche, la differenze più notevoli sono date dalla geometria del trim tab, la parte mobile articolata che sta a poppa della deriva che nella loro barca ha una forma rettangolare, mentre da noi è trapezoidale. Il loro timone è più largo alla radice ed è più rastremato con gli stessi nostri problemi di manovrabilità. Quello che rimane molto diversa ed innovativa è la forma dello scafo con questo ginocchio molto secco che allunga il galleggiamento” Andrea Avaldi, che ha curato le connessioni delle appendici aggiunge: “Le alette centrali funzionano come se avessero la pinna più lunga quando sbandano, funziona pero’ meglio dietro anche se si va incontro a problemi di fissaggio strutturale. Ieri le abbiamo viste e non mi sono sembrate molto agili nelle virate, hanno una grossa inerzia “

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