Enel e Cts Insieme per Proteggere le Tartarughe Marine

Roma, 4 agosto 2009 – Da oggi le tartarughe marine hanno un amico in più: Enel. La più grande azienda dell’energia italiana, e la seconda in Europa per capacità installata, ha deciso di scendere in campo in aiuto di questi straordinari rettili marini dando il proprio sostegno al progetto Tartafriends: un’iniziativa promossa dal sep tore Conservazione Natura del CTS, associazione da anni impegnata nella salvaguardia di questi animali a rischio di estinzione e protetti a livello nazionale e internazionale. Enel darà il suo sostegno alle attività svolte dai Centri Recupero Tartarughe Marine del CTS, istituiti nel 2004 grazie ad un progetto Life Natura finanziato dalla Commissione Europea. Baricentro delle attività sarà Brancaleone (Reggio Calabria), una località della costa ionica dove sorge un importante Centro di Recupero divenuto una struttura di riferimento per il recupero e la cura di questi animali in Calabria. Tartafriends si focalizza non solo sul recupero e la riabilitazione degli animali ma anche sulla protezione durante il periodo riproduttivo. Grazie ad un servizio di Pronto Intervento Tartarughe, assicurato dalla centrale operativa di Europ Assistance, si potranno fare segnalazioni 24 ore su 24 di animali in difficoltà per richiedere l’intervento di personale specializzato. “Siamo lieti di dare il nostro sostegno questa iniziativa – ha commentato Piero Gnudi, Presidente di Enel -. E’ un progetto che rientra nel più ampio impegno di Enel a favore dell’ambiente in Italia come all’estero”. “Nei prossimi anni la pressione sulle tartarughe marine, in tutti gli stadi del loro ciclo vitale è destinata a crescere, indipendentemente dai vari scenari suggeriti per lo sviluppo futuro dei paesi del Mediterraneo – dichiara Stefano Di Marco Vice Presidente Nazionale CTS. Infatti, la crescente urbanizzazione delle coste e il disturbo dovuto al turismo sottraggono aree vitali per la riproduzione. Le imbarcazioni – continua Di Marco – sia commerciali che da diporto, sono spesso responsabili di ferite, gravi amputazioni o anche morte a causa delle collisioni. Buste di plastica e altri rifiuti, scambiati per cibo, possono causare morte per soffocamento, blocchi intestinali o altri gravi problemi. Ma la minaccia principale per la specie, tra quelle indotte dalle attività umane, è imputabile alle catture accidentali di pesca. Gli animali possono morire subito, per asfissia o uccisione intenzionale, o anche dopo esser stati rilasciati in mare a causa di fattori quali lo stress da cattura o i danni causati dagli attrezzi da pesca (ami da pescespada). Reti abbandonate e buste di plastica – conclude – possono anche diventare delle trappole mortali se gli animali vi restano impigliati con conseguente impossibilità di movimento. Per questo è importante assicurare un efficiente sistema di recupero e cura lungo le nostre coste”.

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