Mare Nostrum Scopre Relitto Aereo a Linosa

Riceviamo e pubblichiamo integralmente quanto ci comunica Mare Nostrum, in merito al ritrovamento di un relitto aereo risalente al secondo conflitto mondiale. Il Relitto Un piccolo aereo riposa su un dolce pendio da 65 a 78 metri. E’ un bimotore inglese spezzato in due parti che distano un paio di decine di metri uno dall’altro. Purtroppo non rimane molto di esso: la carlinga è quasi intera, ma i motori e la cabina di pilotaggio potrebbero essere riconosciuti ed identificati solo da qualche intenditore. La storia Risale alla seconda guerra mondiale, quando nei cieli di Linosa sfrecciavano gli aerei alleati e nemici, donando alla piccola popolazione brevi ma indimenticabili scenari di combattimenti e purtroppo, abbattimenti aerei. Gli abitanti di Linosa poco sanno o ricordano di questo aereo: sia a mare che a terra, ne sono caduti una quantità tale da confonderne le origini e gli avvenimenti a loro collegati. Ma ancora un anziano dell’´isola ricorda della sua infanzia trascorsa nel timore di essere mitragliati o bombardati dagli aerei nemici e racconta la storia dell’´aereo inglese (un Bristol) caduto in mare, proprio lì dove troviamo il relitto: un giorno l´aereo inglese sorvola il centro abitato mitragliandolo. Dalla vedetta sul Monte parte l´allarme con una richiesta di aiuto inoltrata a Pantelleria, da cui arrivano 2 aerei italiani. Questi riescono ad abbatterlo, facendolo cadere in mare e mettendo temporaneamente fine alla paura della popolazione. La Scoperta Nel 1998, quando a Linosa aprimmo il Mare Nostrvm Diving Center Linosa, in una delle tante immersioni effettuate, scorgemmo una sagoma sul fondo che somigliava ad un relitto aereo. Ai tempi, non ci dedicammo all’esplorazione più approfondita del relitto, né alla ricerca della sua storia, in quanto presi dalla nostra nuova attività sull’isola, e comunque posava ad una profondità accessibile a pochi e non adatta al nostro lavoro. Ma esso rimase nei nostri progetti futuri, conservato temporaneamente nel cassetto e tirato fuori solo nei discorsi con i pescatori ed anziani dell’isola, per riprenderne la ricerca lo scorso anno, quando intraprendemmo la subacquea tecnica, praticando l’Aria Profonda ed il Trimix. Il 2002 è l’anno in cui arriva il momento giusto per “riportarlo in vita”: l’esperienza maturata sin ad allora e le condizioni del mare di Linosa nel mese di ottobre sono ottimali per le nostre ricerche. Non ricordiamo il punto preciso, ma bastano 2 immersioni per ritrovarlo, grazie anche alla limpidezza eccezionale dell’acqua e la temperatura di 27°C che ci permettono di vederlo da almeno 20 metri più in alto e di permanere più a lungo sott’acqua. L’immersione per il ritrovamento è indimenticabile: ci allontaniamo dalla splendida parete ricoperta da coloratissime madrepore, salutando le simpatiche cernie forse abituate ormai alla nostra presenza e lasciando alle spalle il branco di saraghi in visita di questo periodo dell’anno. Ci dirigiamo verso il blu, sospesi su un fondale che degrada rapidamente con inganno. Dopo minuti di pinneggiamento, quasi non credendo più di trovarlo, scorgiamo la sagoma bianca. Dandoci reciprocamente l’OK ci fiondiamo in picchiata su di essa, ed eccolo trovato! Abbiamo giusto il tempo per fare qualche rilevamento e prendere degli appunti sulla lavagnetta per potervi ritornare in seguito. Al momento di dirigerci sulla via del ritorno, visitiamo anche la carlinga su una profondità inferiore. Qui troviamo una musdea di dimensione rilevante, una bella murena ed un paio di cernie poco timide che ne hanno fatto la loro casa. Ma è il momento di risalire e la parete sembra essere più vicina di quanto pensassimo! Fra l’emozione che ancora proviamo per il ritrovamento effettuato ed i calcoli per la risalita, ci chiediamo chissà quante volte ci saremmo passati vicini senza accorgercene! La decompressione scorre velocemente in compagnia di un enorme branco di avannotti: sembra di essere in quelle acque tropicali quando si viene letteralmente ricoperti e circondati da pesci brillanti. Nessuna corrente, la piacevole temperatura dell’acqua, lo spettacolo delle ricciolette a caccia che apriva il branco come un sipario per richiudersi alle loro code, costituiscono il gran finale della nostra immersione. Seguono ad essa un’altra serie di immersioni di ricognizione, effettuate stavolta con un team completo di divers ed assistenza di superficie, tutti componenti dello staff Mare Nostrvm (Danilo Genovese-Trimix Diver, Tatjana Geloso-Trimix Instr. e Roberto Catalano-“Lo Studente”) per recuperare ulteriori informazioni e dettagli, definendo così il profilo d’immersione ideale. L’immersione proposta sul Relitto Ci si ancora sulla boa precedentemente posizionata ed ancorata sul fondo fra i due pezzi del relitto. La discesa avviene comodamente lungo la cima (miscela di viaggio: aria fino a 45 metri), per raggiungere il fondo di 70 metri (miscela Helair 40/60) e con qualche colpo di pinne una parte di telaio ed i motori, che si trovano alla profondità maggiore. Qui si immagina come sia avvenuto l’affondamento, dove possano essere le eliche, e ci si chiede come possa essere posizionato esattamente questa parte dell’aereo, dato che i motori sembrano esserne staccati. Frugando fra i pezzi di lamiera, si può anche toccare i 73 metri. Dopo circa 5 minuti, ci si dirige verso la carlinga, che anche un bambino saprebbe riconoscere e che forse rappresenta la parte più piacevole, data la presenza di pesce e la forma assai più familiare. Il tempo scorre fino ai 12 minuti di runtime pianificati e ci si dirige verso la cima di risalita, e ad una velocità di 10m/min. osserviamo dall’alto i numerosi pezzi disseminati nell’area di caduta: facciamo il cambio gas speculare a 45 metri, sostiamo un minuto a 39 metri e poi a 24 metri, per poi passare all’EAN40 a 21 metri. Effettuiamo le tappe di decompressione per 2 minuti rispettivamente a 15 metri, a 12 e a 9 metri ad una velocità di 3 metri al minuto fra una tappa e l´altra; a 6 metri sostiamo per 4 minuti ed in prossimità troviamo la bombola di ossigeno appesa sotto la barca, che sostituisce per ulteriore sicurezza la nostra miscela in decompressione per i 13 minuti di deco a 3 metri. [Profilo pianificato ABYSS] La temperatura dell’acqua sul fondo in estate/autunno è di circa 19-20°C (con i 26° di superficie) consentendo di effettuare l’immersione comodamente anche con una muta semi-stagna. In inverno la visibilità come per la temperatura si riduce in maniera rilevante: dai 50 metri estivi ai 20 metri del mese di gennaio, quando nell’acqua vagano gli organismi planctonici e pelagici, dalle forme tanto buffe quanto affascinanti, che distolgono l’attenzione dei sub dal “freddo” (16°) della decompressione. Il seguito Non abbiamo pressocchè nulla di certo riguardo la storia del relitto, del suo pilota, di come e perché sia caduto, a parte le storie confuse e raccontate dagli isolani. Le ricerche però continuano e presto avremo notizie più certe e dettagliate, che saranno rese pubbliche, come ad esempio sui -i pezzi di armamento, le eliche e quanto di più affascinante può offrirci un relitto inviolato. I fondali di Linosa nascondono ancora tanti misteri, relitti che riposano indisturbati sui fondali sino ad ora quasi irraggiungibili. Ma per gli appassionati di scoperte ed avventure, con un po’ di esperienza nelle immersioni profonde, di sicuro rappresenta un’area da esplorare.  Nel mentre, per la stagione 2003 il Diving Center Mare Nostrvm Linosa propone il relitto parzialmente scoperto come uno dei punti d’immersione dedicati agli appassionati praticanti e brevettati TRIMIX. Seppur il relitto da solo possa per i più esigenti anche non giustificare un viaggio a Linosa, di sicuro lo faranno i suoi fondali con le sue profonde secche mozzafiato (con sommità a 36 metri su fondali di 70-80 metri), rigogliose di vita e circondate da acque limpide, che insieme all’organizzazione logistica Mare Nostrvm, regalano un soggiorno a Linosa ricco di emozioni. Per informazioni scrivere a info@marenostrumdiving.it o telefonare al 328.1698697. Sito web: www.marenostrumdiving.it

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