Salvaguardia delle Barriere Coralline

La U.S. Coral Reef Task Force ha presentato il primo Piano d’Azione nazionale per la protezione delle barriere coralline. Fra le proposte (che ora dovranno essere vagliate dal Congresso): la creazione entro il 2010 di un sistema di aree coralline protette che riguardi il 20% delle barriere in acque statunitensi, e il raddoppio degli stanziamenti per la ricerca, da indirizzare anche alla mappatura e al monitoraggio dei reef in pericolo. “Siamo in una situazione davvero critica per la protezione di questo ambiente” ha dichiarato il Segretario dell’Interno Bruce Babbit, co-presidente del Coral Reef Task Force. “Il sistema di aree coralline protette accrescerà nel lungo termine la sopravvivenza delle barriere e della ricchissima comunità vivente che da essa dipende. Il piano d’azione, una volta avviato, consentirà inoltre lo sviluppo di un’economia più solida e di lunga durata, e quindi un futuro migliore per la gente che dipende da questo straordinario ecosistema”. Si stima che siano già scomparsi circa il 10% delle barriere coralline mondiali, distrutte soprattutto dall’influenza negativa dell’uomo (inquinamento, pesca eccessiva, raccolta delle madrepore, riscaldamento degli oceani) e si teme per il 60% restante nei prossimi cinquanta anni. La crisi dei reef ha dirette conseguenze anche sulla vita di molte popolazioni: le barriere coralline, che coprono appena l’1% della superficie della Terra, possono “rendere” fino a 375 miliardi di dollari l’anno. “Le barriere sono uno degli habitat più importanti della Terra e sono critici per la stabilità ecologica ed economica di molte comunità” ha dichiarato Roger Rufe, presidente del Center for Marine Conservation (CMC). I reef sono infatti anche un enorme business e generano milioni di posti di lavoro negli soli Stati Uniti, con un volume d’affari di miliardi di dollari ogni anno: oltre 1200 milioni di dollari nelle sole Florida Keys; mentre nelle Hawaii si stima che il ritorno economico di una sola riserva di appena mezzo miglio superi gli 8 milioni di dollari l’anno. Continuiamo con le cifre: il valore dello sbarcato lungo le barriere coralline dei pescatori USA supera i 100 milioni di dollari; altrettanto per la pesca ricreativa (sono stime della National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA). Nei paesi in via di sviluppo, le barriere forniscono un quarto del pescato annuale e garantiscono nella sola Asia cibo per un miliardo di persone. A rischio, insieme alle barriere, sono anche i composti farmaceutici che si vanno scoprendo a ritmi sempre più serrati negli organismi che le compongono: i reef sono infatti considerati una delle “miniere” principali di principi attivi per la cura del cancro, artrite e contro molti virus. Il Piano d’Azione pone le linee guida per comprendere meglio il funzionamento degli ecosistemi corallini e ridurre l’impatto negativo delle attività umane. Questi i punti principali: identificare e designare entro il 2010 il 20% di tutti i reef corallini americani come riserve marine, di concerto con le comunità locali di pescatori e tutte le persone coinvolte. Mappatura di tutti i reef entro il 2009 – oggi solo il 5% dei reef americani è stato schedato. Istituire un sistema di monitoraggio dei reef che sorvegli lo stato di salute dei reef americani. “Dobbiamo agire rapidamente per invertire la tendenza al sovrasfruttamento e distruzione delle barriere coralline” ha dichiarato Rufe. “Il Coral Reef Task Force è stato un modello esemplare di cooperazione tra scienziati, pescatori, opinione pubblica e governo; ma non approderemo a nulla se il pubblico, il Congresso e l’Amministrazione non approveranno gli investimenti necessari”.

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