Svelati i Segreti dei Due Finalisti della Louis Vuitton Cup e del Defender

Tre anni di lavoro, di prove, di attese sono sotto gli occhi di tutti, nel giorno più atteso della Louis Vuitton Cup. Per l’Unveiling Day anche il tempo di Auckland ha dato il meglio di sé, mentre Alinghi, Oracle BMW Racing e Team New Zealand scoprivano le loro carte. La prima barca a svelarsi è Alinghi SUI-64, dopo una conferenza stampa con Rolf Vrolijk e Grant Simmmers. Si tratta dello stesso scafo usato dalla squadra svizzera sin dal primo Round Robin. A parte la sorridente mucca, disegnata sul bulbo e il suono dei corni alpini, che accompagnava la svestitura, SUI-64 mostra un timone molto piccolo, stretto e profondo. In compenso, la ‘lamà della chiglia è più larga, e anche l’albero è posizionato più a prua (rispetto alla chiglia) in paragone alle altre due barche che vedremo in seguito. Il bulbo sembra abbastanza simile (almeno in apparenza) a quello già utilizzato dal Team New Zealand nel 2000, con alette posizionate a circa due terzi del bulbo, verso poppa. “I teli non nascondono le barche ma il cammino della progettazione” esordisce Vrolk Vrolijk, mentre Grant Simmer invita a “non soffermarsi solo su appendici e chiglia ma a considerare i piccoli dettagli, come qualcosa che davvero fa la differenza nelle prestazioni di una barca”. Il co-ordinatore del team progettuale parla di 1.100 ore, spese tra tank testing, verifiche e prove in acqua. “SUI-64 è figlia di questo lavoro”. “La barca è molto stretta e molto a U, rispetto a quelle della generazione precedente”, spiega Vrolijk. “Le appendici non sono particolarmente diverse da quelle che tutti avete visto nel 2000 ma abbiamo lavorato tanto sui dettagli, perfezionando ogni singolo aspetto anche di rig e vele. A proposito siamo stati i primi a pensare alle rande squadrate in alto, che oggi vedete su tutte altre barche. Credo che noi abbiamo premuto sull’accelleratore per primi e gli altri cercano di starci dietro”. La cerimonia di Oracle BMW Racing è molto più breve, informale e concisa. USA-76 mostra un timone più largo e una pinna più sottile e rastremata. Le alette sono posizionate bene a poppa del bulbo. Bruce Farr è sorridente e soddisfatto: “Negli ultimi tempi abbiamo fatto molti lavori per migliorare la barca, le appendici, le vele e il rig. Spero che miglioreremo anche in acqua per battere Alinghi e Team New Zealand. ” Se osservate le differenze tra USA-76 e Alinghi SUI-64 vedrete anche che in nostro bulbo è più corto e più spesso, con un diverso posizionamento delle alette. Siamo anche più stretti di loro, specialmente al galleggiamento”. Farr prosegue dicendo che barche simili all’aspetto possono produrre prestazioni molto diverse e viceversa. Last but not least tocca ai padroni di casa ‘gettare le carte’. Non avendo dichiarato quale barca userà in Coppa America, il defender è obbligato a mostrare entrambi gli scafi NZL-81 e NZL-82, riservandosi il diritto di comunicare il prescelto, soltanto al prossimo Declaration Day del 10 febbraio. Accompagnate dalla musica di Loyal, diffusa da altoparlanti per tutta la base, le due barche escono dall’acqua, come due mitologiche dee nere. Il pubblico kiwi è presente dietro le transenne, insieme agli uomini chiave dei challenger. Impossibile trattenere lo stupore: Il Clip-on esiste, eccome! Elegantemente incorporata allo scafo, la famosa appendice è una realtà. Lo scopo è quello di aumentare la lunghezza dinamica della barca senza infrangere le regole di Classe. Tom Schnackenberg ci tiene a chiarire che il nome scelto per l’appendice è Hula (Hull appendage). Per rientrare nelle regole, le due Hula, montate su entrambi gli yacht sono separate dallo scafo da alcuni millimetri. Cominciano circa un metro dietro la chiglia e proseguono fin dietro il timone, aggiungendo, effettivamente volume nella sezione poppiera dello scafo. Clay Oliver, uno dei progettisti dirà in seguito che la Hula è parte del progetto sin dall’inizio. “Siamo partiti dall’idea che volevamo una barca veloce, elegante e lunga. Non si è trattato di aggiungere qualcosa a uno scafo già esistente ma di immaginare un disegno ideale. Il problema era come realizzarlo. Questa è la soluzione. Non è il clip-on; è lo scafo, che è già stato pensato, progettato e disegnato nel modo e nella forma che volevamo”. Altra caratteristica distintiva sono i bulbi delle barche kiwi, entrambi molto, molto più lunghi di quelli dei challenger. Tom Schnackenberg ammette di non avere fatto richiesta al comitato stazzatore per il clip-on ma che la soluzione è stata approvata e che hanno ottenuto un regolare certificato. Dallle ore 08.00 di questa mattina inizia il ‘no change period’ per challenger e defender. Terminate le finali Louis Vuitton Cup, però, le barche ritornano a essere oggetto di stravolgimenti e modifiche. Non teme il padrone di casa di vedersi copiata l’idea? “Non è facile perché necessita di tanto lavoro e di una lunga progettazione; per noi nasce con la barca stessa. Sappiamo comunque che i challenger possono contare su ottime risorse e non escludo che riescano a fare qualcosa di simile”. Le Finali Louis Vuitton Cup, al meglio di sep te regate iniziano sabato 11 gennaio alle ore 13.15. In acqua, per la più attesa delle prove scendono Alinghi SUI-64 e Oracle BMW Racing USA-76.

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