Trionfo Ad Auckland

Auckland ha salutato i suoi eroi, dividendosi in due per qualche ora. Dal municipio, per tutta Queen Street, fino all’anfiteatro allestito in riva al mare, due ali di folla, assiepata dietro i quattro chilometri di transenne, ha atteso dall’alba che la coppa passasse. Il primo grande applauso scrosciante, il primo lancio di stelle filanti, di coriandoli sparati in alto da pedardi dirompenti, si è avuto pero’ per gli italiani. Preceduti dagli sbandieratori di Arezzo, seguiti da una quindicina di Ferrari rilucenti, gli uomini di Luna Rossa hanno sfilato, elegantemente abbigliati, preceduti da un Patrizio Bertelli, entusiasticamente intento a fotografare tutto e tutti. Poi, scortati da maori armati, i neozelandesi di Black Magic, accomodati su moderni pick up, e salutati da grida inni, spari, trombe ad aria compressa, orchestrine improvvisate, qualsiasi cosa insomma, che potesse con un rumore altisonante, dimostrare affetto e simpatia. Ma il delirio,totale si è scatenato all’apparizione di lui Sir Peter Blake, l’eroe nazionale, appoggiato all’urna contenente la ragione di tutta questa grande festa: la Coppa America. Ha salutato a braccia alzate, per tutto il percorso, ammiccando di tanto in tanto alle facce più familiari, coperto da ogni tipo di carta lanciata dalle finestre, dalle transenne, dal cielo. Poi, una volta sul palco, ha ringraziato il popolo neozelandese per l’appoggio sia morale che materiale e ha dato inizio alla premiazione culminata con l’equipaggio dei kiwi in adorazione della coppa.

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