Un Museo della Pirateria nella Repubblica di Haìti

Il progetto per un Museo della Pirateria nella Repubblica di Haìti è stato presentato nella nuova sede della libreria “Il Mare” in via del Vantaggio 19, poco distante dalla vecchia di via di Ripetta. Costantino Meucci, chimico esperto di conservazione, ha presentato il progetto per la creazione del Museo della Pirateria a Ile-à-vache per conto del Ministro del Turismo della Repubblica di Haìti. Il progetto è inserito nell’ambito dello sviluppo turistico di quelle zone approfittando della convenzione con l’Unesco per la protezione del patrimonio archeologico subacqueo mondiale. Nelle cronache dell’epoca si riporta che nelle acque della Isla Vaca, l’odierna Île-à-vache, famosi bucanieri avevano stabilito la loro base operativa, giacché l’estensione della barriera corallina e le frequenti secche all’interno della baia di Les Cayes garantivano una difesa naturale dagli attacchi dei vascelli della marina inglese e spagnola impegnate nella caccia ai pirati. L’isola divenne, così, un centro nevralgico per tutte le attività di pirateria che videro il loro massimo momento di gloria nei decenni a cavallo del XVII e XVIII secolo. È storia che nel 1669 il famoso bucaniere Henry Morgan si ormeggiò con una flotta di dieci vascelli al ridosso della Isla Vaca per festeggiare il sacco della città di Portobello. Ma la fortuna, si sa, è spesso alterna e riserva sorprese spesso sgradevoli: nel bel mezzo dei festeggiamenti, infatti, per un banale incidente la fregata Oxford, nave ammiraglia della flotta, esplose affondando in breve tempo. Il Capitano Morgan si salvò, insieme a pochi marinai, e l’anno successivo ritentò il colpo, ma ancora una volta la Île-à-vache non gli fu favorevole poiché una violenta tempesta fece naufragare la nuova ammiraglia, il vascello da 40 cannoni Jamaica Merchant, sulle scogliere coralline che circondano l’isola. Cosa contenessero ambedue le navi, quali ricchezze trasportassero, è oggetto di leggende e racconti che riferiscono di ricchi tesori, di casse colme di dobloni e di gioielli, forzieri con lingotti d’argento e pietre preziose, e quant’altro la fantasia dei cercatori di tesori può inventare. Ed è a questi pirati contemporanei che si devono i saccheggi e la distruzione di parte del patrimonio archeologico subacqueo del Mar dei Caraibi e in particolare di Haiti. Nell’intento di salvare il patrimonio haitiano, nei primi anni del 2000, una spedizione internazionale facente capo alla Texas State University, compì una ricerca nelle acque della Île-à-vache individuando numerosi relitti e riassumendo i risultati conseguiti in un documentario dal titolo Captain Morgan Mystery Ships, ma il progetto di creare un parco marino sotto l’egida dell’UNESCO non vide mai la luce. A distanza di dieci anni da quell’esperienza, il Governo Haitiano dà vita a un nuovo progetto articolato in più fasi che mira a determinare la reale consistenza dei diversi siti presenti nelle acque attorno alla Île-à-vache e la possibilità reale di preservarli mediante l’attuazione di interventi conservativi da realizzare sia in situ, sia in laboratori appositamente attrezzati. Non è più la ricerca dei tesori dei bucanieri o delle prove concrete della loro presenza nell’area, ma un’azione volta a creare gli strumenti per la conservazione del patrimonio archeologico subacqueo nazionale, e, attraverso questa, lo sviluppo economico e turistico di un’area che si distingue anche per la sua bellezza e per l’integrità del suo ambiente subacqueo. È una realtà che Île-à-vache sia un sito nel quale si trovano numerosi resti di naufragi storici, così che le sue coste sono considerate un vero museo naturale. L’obiettivo del Governo è, quindi, quello di creare sia un museo tradizionale sulla terraferma, sia un museo subacqueo al cui interno possano essere visitati e ammirati tutti quei resti storici che possono essere sottratti alla distruzione operata dalla forza del mare e dai trafugatori clandestini con un’attenta e moderna attività dio ricerca, studio, conservazione e valorizzazione. Questo progetto non è che il primo passo di un lungo percorso, ed è forse un modo di operare che possa aprire la via a un nuovo modo di vivere l’archeologia subacquea nel Mar dei Caraibi. In questo primo anno, l’attività pratica prevede lo studio e la documentazione di un relitto di vascello affondato sulla barriera della Punta dell’Abacou e la progettazione del Museo della Pirateria consistente in due sezioni: una sede museale a terra nella quale si collocherà il laboratorio di restauro, e un museo subacqueo ove sarà riproposto il sito del naufragio oggi non visitabile e correttamente conservabile a causa delle forti correnti oceaniche che investono l’area.

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