GIANNUTRI, L’ISOLA SENZ’ACQUA

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Il Terzo Mondo in casa nostra.

Il 13 settembre 2017, l’Acquedotto del Fiora ha sospeso l’erogazione dell’acqua all’Isola di Giannutri. A prescindere dai motivi, peraltro tutti discutibili, è lecito, anche solo moralmente, interrompere – o non obbligare a riattivare immediatamente – un servizio di tale importanza per la salute pubblica? Ripercorriamo le tappe di questa vergognosa vicenda.

di Lamberto Ballerini

Giannutri, la più piccola e la più meridionale isola dell’Arcipelago Toscano, nonché parte dell’omonimo Parco nazionale, è da circa quattro mesi senz’acqua, poiché l’Acquedotto del Flora ha deciso di interromperne l’erogazione. Non hanno acqua i circa duecento proprietari di abitazioni, non ce l’hanno i ventuno residenti, non ce l’hanno i quattro esercizi commerciali: tutta gente che paga puntualmente Imu, Tari, Tarsu eccetera. E se continua così, non ce l’avranno neppure quei circa 40.000 visitatori che ogni anno, prendendo il traghetto da Porto Santo Stefano o partecipando alle escursioni organizzate, pagano – senza saperlo – una tassa di sbarco di 4 Euro inclusa nel biglietto (1,50 Euro al Comune dell’Isola del Giglio, di cui Giannutri è frazione; 2,50 al Parco). E pensare che sull’isola non esiste neppure una fontanella pubblica. Di toilette, poi, manco a parlarne. Per il momento, l’unica soluzione adottata da chi ha casa sull’isola fa venire i brividi: taniche da 20 litri, imbarcate all’Argentario e portate via-mare con il traghetto.

Come si è giunti a questa situazione da Terzo Mondo? Proviamo a dipanare questa incredibile matassa.

Taniche di acqua per i residenti portate due volte a settimana

Poiché sull’isola non esistono fonti di acqua sorgiva, per decenni l’approvvigionamento è avvenuto per mezzo di navi cisterna inviate gratuitamente dalla Regione, la quale, nel 2010, ha finalmente finanziato l’opera d’installazione di un dissalatore, che è stata realizzata dal Comune dell’Isola del Giglio e poi affidata in gestione alla società Acquedotto del Fiora. Primo problema: dal dissalatore si diparte una rete idrica che utilizza ancora le cisterne di epoca romana e le infrastrutture costruite negli anni ’70 – frettolosamente e solo parzialmente – dalle società immobiliari che per prime hanno edificato sull’isola, fallendo poco dopo. Per questo motivo, i proprietari degli immobili, riunitisi in un Libero Consorzio per tutelare i propri interessi, ottennero, mediante una Convenzione, di poter completare a proprie spese la rete idrica, senza peraltro diventarne proprietari. Ancora oggi, infatti, essi godono soltanto di un diritto all’utilizzo gratuito.

Quando, a settembre 2005, l’allora Sindaco del Giglio, Attilio Brothel, chiese a tutti i soggetti responsabili la consegna delle opere, il Consorzio si dichiarò subito disponibile. Tuttavia il Comune ha ritenuto di non poter procedere alla relativa presa in carico, imitato dall’Acquedotto del Fiora che, nonostante le ripetute sollecitazioni degli abitanti, non assolse neppure all’obbligo di mettere a norma l’impianto dal punto di vista igienico. Ecco perché, tuttora, il sistema idrico dell’isola è curato, per quanto possibile, dai suoi stessi abitanti che tuttavia, comprensibilmente, non sono in grado di risolvere i gravissimi problemi di un impianto letteralmente in rovina che produce esclusivamente acqua malsana. Lo ha più volte rilevato pure la ASL di Grosseto, che ne ha indicato le principali cause nelle condizioni fatiscenti delle cisterne romane di Cala Maestra e di Monte Mario, le quali risultano permeabili all’acqua piovana, ai detriti e a qualsiasi altro agente inquinante. Non solo. Essendo l’acqua prodotta dal dissalatore demineralizzata, essa stessa provoca continui danni alle tubature già vetuste, con il risultato che l’attuale dispersione è valutabile intorno al 50 per cento. Non parliamo poi di quel che esce – quando esce – dai rubinetti: un liquido marrone che gli abitanti sono costretti a filtrare a monte dei loro impianti domestici, se non altro per restituirgli una parziale trasparenza.

Una delle cisterne romane

Ma torniamo all’Acquedotto del Fiora che, dopo aver preso in carico la gestione del dissalatore, ha ripetutamente affermato che la sua competenza finisce lì, in quanto pretende di considerare che la successiva rete sia privata. Ma che quest’ultima definizione sia palesemente scorretta lo dimostra il fatto che di tale rete fanno parte le cisterne che dal 2004 appartengono al Demanio dello Stato e che recentemente sono state trasferite al Comune del Giglio. Fatto sta che, in forza della sua presa di posizione, l’Acquedotto si è rifiutato di contabilizzare l’effettivo consumo dell’acqua per unità immobiliare e ha rigettato tutte le richieste di allaccio singolo – circa 70 – avanzate dagli abitanti dell’isola; ha invece utilizzato un unico contatore, in corrispondenza dell’impianto di dissalazione, intestandolo arbitrariamente al Consorzio, il quale, come tale, non ha mai richiesto né sottoscritto un contratto di fornitura di acqua. Ciò nonostante, a partire da maggio 2015, esso si è visto recapitare le fatture per tutta l’acqua erogata, compresa quella dispersa, vedendosi inoltre attribuito il compito di contabilizzare e ripartire tra le 183 utenze allacciate alla rete i singoli consumi ed esigere il pagamento delle relative quote. Ma come può il Consorzio di Giannutri – che in ogni caso è un‘associazione non riconosciuta e neppure un condominio – reggere finanziariamente il rischio legato all’eventuale mancato pagamento di bollette dei singoli o farsi carico dei compiti propri degli enti che gestiscono gli acquedotti?

Nel tentativo di trovare una soluzione, a gennaio 2016 l’Autorità idrica Toscana, il Comune del Giglio, l’Acquedotto del Fiora e il Consorzio si sono riuniti sotto l’egida del Difensore civico regionale, raggiungendo le seguenti conclusioni: il sistema idrico di Giannutri deve essere restaurato e riattivato con la partecipazione al progetto delle autorità preposte; il carico economico relativo alla realizzazione delle opere deve essere ripartito, in parti uguali, tra il Comune dell’isola del Giglio, i proprietari degli immobili di Giannutri e l’Autorità idrica Toscana. Tutto a posto? Niente affatto, poiché, il successivo testo del protocollo d’intesa ha fissato impegni assai vaghi a carico delle istituzioni coinvolte, senza offrire alcuna indicazione circa i tempi e i costi; al contrario, ha introdotto impegni immediati e concreti a carico del Consorzio e dei consorziati. Per esempio: la gestione della rete nella fase transitoria, fino alla realizzazione e al passaggio della nuova rete al Gestore unico; il riconoscimento del debito nei confronti dell’Acquedotto del Fiora; il pagamento di tutte le fatture pregresse e future; la rinuncia al contenzioso pendente con il Comune dell’Isola del Giglio, finalizzato a ottenere il rimborso dell’energia elettrica prodotta e pagata direttamente dal Consorzio per far funzionare il dissalatore per oltre tre anni. Manco a dirlo, tutti gli emendamenti presentati per migliorare i contenuti del documento sono stati respinti. Per esempio: lo spostamento del contatore a valle della seconda cisterna di accumulo e l’assistenza nella gestione della fatturazione ai singoli. A queste condizioni-capestro, il Consorzio come tale non poteva firmare il protocollo, così come ha ritenuto di non farlo gran parte dei proprietari degli immobili.

Intanto, l’Acquedotto del Fiora si è fatto più pressante e, a maggio 2017, ha mandato un primo avviso di messa in mora per avvertire che, nel perdurare della situazione di mancato pagamento, avrebbe provveduto a staccare l’utenza e a interrompere la produzione di acqua. Di fronte al pericolo imminente di venire privati del bene primario, alcuni residenti hanno presentato un ricorso (ex art. 700 del Codice di Procedura Civile) al Tribunale di Grosseto, perché emanasse un’ordinanza con la quale intimare all’Acquedotto di non staccare l’acqua sull’isola e al Comune di realizzare le opere necessarie. Ma il giudice, nella sua pronuncia di fine di agosto, non ha riconosciuto i requisiti di necessità e urgenza per quanto riguarda la prima cosa e si è dichiarato incompetente per la seconda, pertanto, il 13 settembre, l’Acquedotto del Fiora ha interrotto la produzione di acqua a Giannutri.

Sono stati presentati esposti al Prefetto di Grosseto, che ha invitato il Sindaco Sergio Ortelli a intervenire per quanto di sua competenza, e, a metà del mese di ottobre 2017, è stato presentato ricorso al Tribunale delle Acque, sollecitandolo anche a prendere le necessarie misure cautelari, quali l’immediata ripresa della produzione idrica nelle more del giudizio pendente.

Il Tribunale ha fissato al 16 gennaio 2018 la prima udienza di merito, anticipando all’11 gennaio quella per esaminare ed eventualmente accogliere le istanze cautelari.

In attesa delle sentenze continuiamo a domandarci: il sindaco non dovrebbe rappresentare gli interessi dei suoi amministrati, al di là di qualsiasi contenzioso di natura privatistica? Non dovrebbe intervenire immediatamente, nel periodo necessario alla definizione della controversia, assicurando l’approvvigionamento idrico sull’isola con qualsiasi mezzo, per esempio con navi cisterna? Non operando in tal senso, non interrompe un pubblico servizio? Può forse farlo l’Acquedotto del Fiora, sospendendo l’erogazione delle risorse idriche su un intera porzione del territorio comunale?

Gli abitanti di Giannutri vorrebbero pagare l’acqua che arriva alle loro case, ma in modo equo e senza correre il rischio di contrarre malattie.

Seguiremo la vicenda fino in fondo.

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