È morto il fondatore della nautica moderna

Generalmente, la scomparsa di un grande imprenditore sollecita d’impulso il ricordo delle sue intuizioni, dei suoi successi, delle sue iniziative. Nel caso di Ruggiero Di Luggo, che se n’è andato all’età di 93 anni, il primo pensiero è invece per l’uomo, o meglio, per il gentiluomo. Intelligenza, sensibilità, eleganza, classe: questi i requisiti di quello che per tutti è stato, alternativamente, l’”ingegnere” o il “cavaliere” a seconda che lo si volesse appellare per la sua geniale competenza tecnica o per quel titolo al “merito del lavoro” che il presidente della Repubblica Ciampi volle conferirgli nel 2001.
Oggi, a proposito di barche, si parla quasi esclusivamente di lusso, di esclusività. Lui pensava invece, soprattutto, a una nautica popolare. E forse anche per questo, quando ragionò sul nome da dare al suo cantiere più celebre – la Fiart – si ispirò, per assonanza, alla fabbrica della “500”: l’automobile per tutte le tasche. E, infatti, è con questo stesso obiettivo che inventò “Concita”: non soltanto una barca alla portata di tutti, ma la barca che avrebbe proiettato nel futuro l’intera cantieristica europea. Già, perché questo scafetto di appena tre metri e sessanta, tale da poter essere trasportato sul tetto di una piccola utilitaria, fu il primo in assoluto ad essere costruito utilizzando un materiale del tutto sconosciuto al settore: la vetroresina. Dunque, da quel momento in poi, Ruggiero di Luggo – imitato, talvolta persino copiato – ha tracciato un lungo percorso industriale scandito da una quantità impressionante di modelli. Tutti consegnati alla storia della nautica italiana.