UCINA: nel lavoro 2016 tutte le risposte per il Codice

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“Nel 2011 con una semplice norma, contenuta in un decreto da convertire in legge, questo Paese ha fatto scappare 39.000 barche su 160.000 ormeggi disponibili, stiamo parlando del 25% delle unità presenti in Italia. Quando poi il decreto “Salva Italia”  fu convertito, quella norma fu parzialmente modificata, ma era già tardi”. Così ha esordito il Vicepresidente di Ucina Confindustria Nautica, Maurizio Balducci, in audizione ieri in Senato sulla riforma del Codice della nautica. “Allora si disse di aver proceduto per ragioni di equità sociale, ma in realtà a pagare il conto di quelle scelte furono gli oltre 10.000 lavoratori del nostro settore che persero il posto. Con le norme si può far molto bene, ma anche molto danno, specialmente quando seguono giustificazioni – come appunto la “giustizia sociale” addotta allora dal premier  Monti – o analoghe affermazioni come la “sicurezza” e il “controllo”, che non abbiano un reale e comprovato fondamento”, ha proseguito il rappresentante dell’Associazione di categoria di Confindustria.
Un esempio calzante di come la visione burocratica sia lontana dalla realtà viene dal Bollino Blu. “Ci sono voluti anni per ottenerlo” – ha ricordato Balducci – “perché gli apparati di controllo sostenevano che le ragioni della “sicurezza” e i doveri di “vigilanza” impedivano di rilasciare una sorta di salva condotto”. In poche parole,  essere in regola al momento della verifica, non poteva voler dire di esserlo anche un domani. “Ma la scorsa settimana, al Salone Nautico di Genova, le Capitanerie di porto hanno divulgato i dati sulle infrazioni in mare dell’ultimo triennio e abbiamo scoperto che, da quando è stato istituito il Bollino blu, sono in forte diminuzione. Questo dimostra che in quel caso le parole “sicurezza” e “vigilanza” non erano supportate da reali esigenze”. Dunque l’invito al Governo e al Parlamento a reinserire nel testo quelle semplificazioni frutto del lavoro dei tavoli tecnici istituiti dalla Direzione del Trasporto marittimo.
Nell’ultimo anno e mezzo UCINA Confindustria Nautica ha svolto un ruolo di coordinamento fra le Associazioni e le Amministrazioni per l’elaborazione della bozza di testo di Riforma, essendo stata l’unica Associazione di categoria accreditata a tutti i gruppi di lavoro.
“Po i il testo condiviso, licenziato a inizio gennaio, ha subito radicali modifiche che lo hanno trasformato rispetto alla versione originaria” – ha spiegato Balducci -“ed è probabile che ancora una volta delle parole come “sicurezza” e “vigilanza”, abbiano preso il sopravvento, senza che vi fossero giustificati motivi. Non sta a noi imprenditori entrare nel merito. Quello che dobbiamo ricordare è che uno su quattro fra di noi, durante questi anni di crisi e scelte politiche sbagliate, ha chiuso l’attività”.
UCINA Confindustria Nautica ha chiesto con forza al Parlamento che le ragioni di una politica di sviluppo, abbiano quindi la prevalenza rispetto alle resistenze delle burocrazie e degli apparati. Come riporta il Sole24Ore di oggi “si tratta innanzitutto recuperare il riferimento al doppio iter tra gli attuali pubblici registri e l’istituendo Archivio telematico delle unità da diporto”.  Riportare nel testo le semplificazioni inerenti le unità commerciali,  quelle iscritte nel Registro internazionale e le attività commerciali, le nuove figure come l’assistenza all’ormeggio nei porti, la semplificazione delle iscrizioni, quelle già discusse e vagliate in materia di sicurezza, della “targa prova” e dal suo regime di impiego, un nuovo titolo professionale nazionale realmente snello, la nuova attività di “assistenza e traino” per imbarcazioni e natanti, ma liberata dai vincoli burocratici. Va anche rivista la norma sul transito nei Marina.

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