VHF: Le mani nelle tasche dei diportisti

Daniele Carnevali
Scritto da Daniele Carnevali

Di assalti la nautica e i diportisti ne hanno visti, ricevuti e subiti tanti. Tutti si sono rivelati miopi, nella migliore delle ipotesi, o capaci di generare danni occupazionali, all’indotto economico e perfino all’erario, in altri casi. Quello che si profila all’orizzonte sembra uno di questi. Si prospetta infatti l’obbligo di sostituire l’apparato VHF, norma che con un blitz dell’ultimo minuto sarebbe stata inserita nella bozza di decreto di riforma del Codice della nautica. Sarebbe – il condizionale è d’obbligo! – stata voluta dal VI reparto (competente in materia di sicurezza al posto del Ministero dei Trasporti) del Comando Generale delle Capitanerie di porto e prevede la sostituzione degli apparati VHF con quelli dotati della funzione DSC (in pratica il tasto rosso che consente di inviare una chiamata di soccorso unitamente alla posizione dell’unità). Non basta, secondo la normativa vigente l’uso di questo nuovo apparato impone un esame (sì per usare la radio!), da effettuarsi presso il Ministero dello sviluppo economico, sede unica nazionale a Roma. Non c’è da stupirsi se sempre più diportisti passano alla bandiera belga, con buona pace della burocrazia più chiusa d’Europa. Non basta. I funzionari del ministero di Carlo Calenda vorrebbero inserire anche un termine di durata della licenza dell’esercizio della radio. Una norma adatta alle navi mercantili che nulla c’entra con il diporto e che fa fare passi indietro al Codice della Nautica già in vigore, che infatti non lo prevedeva.

Insomma mentre il legislatore con la legge 167/2015 ha delegato il Governo a introdurre semplificazioni alle procedure e a ridurre gli adempimenti formali a carico dei diportisti, escludendo esplicitamente nuovi costi per gli utenti, si va nella direzione esattamente opposta. Abbiamo provato a chiedere a Ucina un commento. L’associazione si è battuta per introdurre le molte semplificazioni presenti nel testo. “Su questo punto è preferibile non esprimersi al momento per lasciare spazio al confronto con le Capitanerie”, ci ha detto un rappresentante al tavolo tecnico, “confidando di avere una maggiore apertura rispetto a quanto riscontrato ad oggi”.

Da parte nostra assicuriamo ai lettori che Nautica farà tutto il possibile e darà tutto il proprio appoggio contro una norma insensata come questa. Come primo passo rivolgiamo un appello al Comandante Generale  CP. Vincenzo Melone, del quale conosciamo la sensibilità, e al ministro Carlo Calenda, di cui apprezziamo l’impegno a favore del rilancio delle imprese e lo sforzo messo in campo proprio a favore della nautica.

Paolo Sonnino Sorisio

sull'autore

Daniele Carnevali

Daniele Carnevali

Classe ’81, giornalista professionista approdato nella redazione di Nautica nel 2003. Appassionato di barche a vela e a motore, nel tempo libero si diletta a veleggiare a bordo del suo Fireball.

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